Siamo noi a promuovere Jovanotti e Plan de Corones?

6 maggio 2019

Siamo noi a promuovere Jovanotti e Plan de Corones?
(Chi è Jovanotti? Cos’è davvero il Plan de Corones? E chi è che parla di tranquillità e silenzio?)
di Michil Costa

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Dare risposte giuste e veritiere su percezioni soggettive è complesso. Quello che possiamo fare è provare a porci le domande giuste. Sono varie le domande riguardo il concerto di Jovanotti sul Plan de Corones. Le tante polemiche, con ogni posizione radicata e ferma su un sì o un no, non aiutano di certo a comprendere la situazione. “Mormora la gente mormora, Falla tacere praticando l’allegria”, canta il rapper. Una delle tante domande da porci è chi è questo cantautore. Lorenzo Cherubini inizia la sua attività con del pop leggero, è un ragazzo sbarazzino che compone musiche e testi senza molte ambizioni, ma si contraddistingue subito per la grande energia che lo aiuta ad arrivare presto al successo. Con il passare del tempo l’artista trova un buon equilibrio, ha molte cose da dire, non parla più solo ai ragazzini. È il suo pensiero positivo a lasciare bei messaggi, trascinati da una forza comunicativa straordinaria. Compone un brano importante, Il Cuore, un urlo straziante, una voce di protesta che motiva chi, con l’attentato a Falcone, si sente avvilito in uno Stato che sembra aver perso la lotta contro la mafia. Jovanotti continua a prendere posizione, si impegna in uno stile artistico molto particolare, alza il dito, si arrabbia, ma non pontifica. Comunica in modo bello, ottimista. L’altra domanda da porci è cos’è il Plan de Corones. È una montagna? Sì certo, una grande massa di terra e roccia che si eleva sopra i terreni circostanti con delle pendici variamente inclinate si definisce montagna. Ma è anche una montagna nel senso di luogo di pace, silenzio, introspezione?

Michil Costa

Personalmente non frequento molto il Plan de Corones, ma è chiaro che se cerco quiete e pace non vado certo a Disneymount, un luogo caotico con tanto di museo. In origine il museo era il luogo sacro alle Muse, un istituto creato per promuovere la cultura e mantenere uomini di lettere e di scienze, uno spazio di cose insigni per eccellenza, rarità, antichità. Il suo museo per elevare lo spirito umano, Messner l’ha chiamato il quindicesimo Ottomila. E allora la domanda è: perché in un luogo caotico sopraelevato un museo sì e un concerto che promuove buone vibrazioni no? Mi vien da pensare che la verità è come il sole, fa bene finché non brucia. A Plan de Corones, oltre al museo, ci sono ristoranti, impianti, un’altalena gigante, un villaggio indiano, giochi e divertimenti, un parco arrampicata, ristoranti con cucina asiatica, pizzeria con cucina, il ristorante di uno chef blasonato e pluristellato, shop, scuole sci e pure lunghe e belle piste da sci. Per paradosso, la domanda giusta la si trova proprio sul sito Plan de Corones: che gusto hanno le montagne? Ecco, Plan de Corones offre tutto tranne il gusto del silenzio. Un luogo così, se cerchi la calma e la pace dello spirito, lo eviti. E un’altra domanda sorge spontanea: in un luogo in cui masse di persone vanno per divertirsi, perché non potrebbe esibirsi un artista che canta di amore e di comunione? “La canzoni non devono essere belle, Devono essere stelle, Illuminare la notte, Far ballare la gente”. Punto. E come si fa a non essere d’accordo?

Ampliando un po’ il discorso, giungo alla conclusione che si possono concentrare molteplici attività in luoghi già fortemente antropizzati, e che i luoghi deputati al silenzio rimangano tali, protetti e tutelati. Nella speranza che tra detrattori contrari e adulatori radicali si trovi armonia, consapevoli che tanto è più forte la concordia quanto più facile è battersi per la discordia, aspettiamo che la grande campana della Concordia su quel monte rintocchi non sono solo per Messner e Jovanotti ma per chi si pone le giuste domande, sempre. Una cosa l’abbiamo capita: tutta questa pubblicità agli strateghi di Plan de Corones, a Messner, al concerto di Jovanotti, male non ha fatto. La domanda ultima è: e se fosse questo quello che hanno cercato?

Lorenzo Jovanotti

Michil Costa
E’ un albergatore ed ambientalista ladino, a Corvara in Alta Badia gestisce l’hotel La Perla e il Berghotel Ladinia assieme alla sua famiglia, a Bagno Vignoni invece l’Albergo Posta Marcucci.

Dal 1997 è presidente della Maratona dles Dolomites, la granfondo ciclistica che ogni anno supera le aspettative: oltre 30.000 domande di iscrizione per un numero chiuso di 9.000 partecipanti, la chiusura al traffico di tutti i sei passi dolomitici, 6 ore di diretta sui canali RAI, tre i percorsi possibili: il percorso Maratona con 138 km, il percorso Medio con 106 km e la Sellaronda con 55 km.

Ma la sua storia inizia qualche anno prima, a 17 anni scappa di casa, vuole girare il mondo e arriva a Londra dove fa il dj di musica rock. Poi arriva la conversione e torna a casa. Apre la Stüa de Michil, il primo ristorante gourmet nelle Dolomiti. Da un primo disastro, la svolta: la Süddeutsche Zeitung gli dedica un servizio, e la Stüa de Michil sfonda. Nel 2006 arriva la stella Michelin.

Michil Costa

Oggi il suo impegno va ben oltre la gastronomia gourmet: “Una volta le montagne per me erano un ostacolo, credevo bisognasse riempire la vita di cose, ma non è così. Assieme ai nostri collaboratori stiliamo il bilancio del Bene Comune, non più il profitto quale unico parametro di valutazione per il successo dell’azienda, bensì valori quali la dignità dell’essere umano, la solidarietà, l’eco-sostenibilità. Niente più strudel di mele in estate, o frutti di bosco in inverno. Le decisioni si prendono insieme ai Gruppi Direzionali, secondo una democrazia interna“.

E’ stato presidente dell’Union Generela di Ladins dal 2005 al 2008, unione dei ladini delle Dolomiti per la promozione dell’unità linguistica e culturale. Si batte per la salvaguardia dell’ambiente, delle Dolomiti, per più coscienza e meno scempi. Nel 2008 e nel 2013 si candida nella lista VerdiGrüneVërc. Sogna un turismo più sostenibile, la chiusura al traffico dei passi dolomitici un paio di ore al giorno, più bici e meno moto, più dolcezza e meno prezzi dumping.

Con la Costa Family Foundation onlus, la fondazione di famiglia nata nel 2007, sostiene progetti solidali per la difesa dei diritti dei minori, in Africa, India e Afghanistan, perché “l’illusione più grande che abbiamo, è quella di pensare che tu sei lì ed io sono qui. Ogni nostra azione ha un impatto sul pianeta, su di noi, sull’altro. Nessun uomo è un’isola”.

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Siamo noi a promuovere Jovanotti e Plan de Corones? ultima modifica: 2019-06-16T05:14:55+01:00 da GognaBlog

24 pensieri su “Siamo noi a promuovere Jovanotti e Plan de Corones?”

  1. 24
    Marco says:

    La vera domanda è: perchè, caro Jovanotti, devi fare un concerto proprio a plan de Corones? Questo non lo ha mai spiegato.

  2. 23
    Alberto Benassi says:

    Forse ai fans di Jovanotti gli sono venuti a noia i concerti in uno stadio?
    dopo un pò del resto viene a noia tutto, quindi bisogna rilanciare per mantenere pieno il portafoglio.

  3. 22
    Alberto Benassi says:

    …per dire quella del disturbo agli animali fa ridere

    buon per te che ridi! ridere fa sempre bene.
    Non è un problema di quota ma di ambiente, di luogo.

  4. 21
    Paolo Panzeri says:

    Una proposta per quelli in disaccordo col concerto.
    Se in tre o quattro raccogliete un po’ di zecche, ormai facili da trovare, e vi aggirate fra la gente fans-fans facendole cadere… il successo è garantito.
    Ma non prendetele troppo ad est: hanno brutte malattie.

  5. 20
    Sergio Bella says:

    Posso capire tutte le critiche ai concerti in quota…magari con un po’ di raziocinio in più…per dire quella del disturbo agli animali fa ridere…per fortuna i nostri fondovalle sono pieni di fauna tanto quanto le cime…anzi…dove abito io abbiamo anche alcuni orsi…indi per cui anche i concerti in fondovalle son da vietare? Sicuri che un concerto a Brunico sia, tecnicamente, meno impattante sulla fauna di un a kronplatz…ho qualche dubbio…sbizzarritevi con l’etica

  6. 19
    Alberto Benassi says:

    anche io sono un appassionato di concerti nei ho visti tanti: Roma, Milano, Firenze, ect. Un concerto è un bel momento.
    Ma sinceramente non capisco perchè si debba fare un concerto, con tutto quello che comporta in un luogo naturale. Quando ci sono luoghi ideali come  stadi, piazze, teatri.

  7. 18
    gio says:

    io continuo a pensare se mai dovesse venire un temporale di quelli seri a meta’ concerto…quante ipotermie fra gli spettatori che si presenteranno in infradito e bermuda?????
     
     

  8. 17

    Sinceramente non saprei se dichiararmi pro o contro quest’evento. Credo nel silenzio dei monti e nel rispetto dell’altrui udito (animali compresi), ma sono anche appassionato di musica ascoltata e suonata, e mi è pure capitato di suonare in rifugio a 2500m di quota più volte (Rif. Kostner al Vallon, nel gruppo di Sella, Pian dei Fiacconi in Marmolada e altri…). Ovviamente i nostri watts non erano neppure paragonabili a quelli di una band di professionisti del calibro di Jovanotti,, ma ci è capitato di scorgere nel pubblico anche chi non approvava e quindi (soprattutto in rifugi CAI) abbiamo evitato di replicare. Quello su cui non giurerei è che la musica ad alto volume possa spaventare gli animali selvatici che vivono sulle pendici del Kronplatz, abituati come sono a frastuini ben più invasivi. Vivo in un luogo piuttosto remoto e non ho mai notato, anzi me ne sono sorpreso le prime volte, che cervi, volpi, rapaci e camosci siano molestati quando ascolto o suono musica a volume anche molto alto. Non voglio dire che si divertano ma neppure posso dire che fuggano o si comportino diversamente da quando c’è silenzio, che ovviamente sono la più parte delle giornate. In quanto alle persone, possono evitare di andarci.  I miei figli ci andranno e li capisco. Io non ci andrò e loro mi capiscono.

  9. 16
    C.R. says:

    Pianificazione e condotta di una gita, “scala europea pericolo concerti”:
    1 debole: musicisti che salgono in rifugio a piedi e che suonano classica, oppure un coro. 
    5 molto forte: concerto di Jovanotti .
     

  10. 15
    Alberto Benassi says:

    Io stimo Jovanotti, ma questa ostinazione di fare il concerto dimostra la sua ignoranza di cose di montagna. Non vi è luogo meno adatto e bisognerebbe astenersi da questo “simbolico colpo di grazia” proprio per incominciare a considerare con quanto poco rispetto è stato trattato questo luogo.

    Lui afferma che un luogo non ha più diritto di un’altro.
    Un bosco, un prato, una spiaggia, non hanno più diritti di uno stadio, di una piazza.
    Questo non è vero! Non è vero perchè questi luoghi naturali hanno delle problematiche ben diverse da uno stadio.
    Prima di tutto ci sono essere viventi che li abitatno e dei decibel di Jovanotti ne fanno sicuramente a meno.
    Se Jovanotti afferma questo,  è un ignorante patentato oppure è in malafede.
    Ora, Pian de Corones è un luogo oramai alla malora. Ma è un’inizio. Da qui non si sa dove si puole arrivare.
    I principi caro Jiovanotti contano.
    Quindi mister Cherubini che fai tanto il bravo ragazzo, fallo veramente.

  11. 14
    Andrea says:

    Io stimo Jovanotti, ma questa ostinazione di fare il concerto dimostra la sua ignoranza di cose di montagna. Non vi è luogo meno adatto e bisognerebbe astenersi da questo “simbolico colpo di grazia” proprio per incominciare a considerare con quanto poco rispetto è stato trattato questo luogo.

  12. 13

    Era per dire che non sapendo certe cose se ne possono fare altre anche strettamente collegate alle prime.
    Quella sul calabrone è vera e piuttosto autorevole.
    Maggiolino e colibrì non c’entrano.

  13. 12
    Renato Bresciani says:

    Sottolineo quanto dice Fabio e non sto a ripeterlo ( solo una nota di nostalgia: nel ’65 ho trascorso- come marconista del 6° Alpini- 3 mesi a Plan de Corones; c’era solo una funivia , che non arrivava nemmeno sulla cima: credo che ora sia usata per trasporto materiali ). Quello che NON dovrebbe poter volare è il Colibrì.
    Renato

  14. 11
    Paolo Panzeri says:

    Che io sappia, me lo aveva detto la mia prof di scienze al liceo, forse non è il calabrone, ma un insetto che non cambia da 200 milioni di anni: il maggiolino-
    Sbaglio o ormai la disinformazione impera.
    Però un progettista di elicotteri ne dovrebbe sapere di più della mia prof.
    Boh!

  15. 10
    Luciano pellegrini says:

    essere o non essere…  E’ l’ambiente che si adatta all’uomo o è L’UOMO CHE SI ADATTA ALL’AMBIENTE? Ai posteri l’ardua sentenza!

  16. 9

    Secondo autorevoli testi di Tecnica Aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del proprio corpo, in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare.
    I. Sikorsky

  17. 8
    Matteo says:

    Faccio fatica a capire si possa sostenere o accettare la logica del “se un posto è già un cesso, allora non è grave renderlo ancora peggiore”…però il giudizio su chi sostiene o accetta questa logica mi pare evidente: o è un cretino o è in malafede!

  18. 7
    sergio bella says:

    woody allen says:…con un nome cosi non potevi che andar di battute…ridicolo…tu di che vivi? di pensieri? le azioni valgono uguale fatte a milano o in badia…e a milano ed in badia son partiti dalle stesse situazioni “ambientali” ma a milano non c’è più nulla in badia qualcosa ancora si…ma a quanto pare a milano si posson fare i danee senza taante paturnie in badia no? montanari avidi di soldi? tanto quanto te caro comico… 😉 

  19. 6
    Alberto Benassi says:

    bravo Mister Cherubi. Avevi bisogno anche di questi soldi…???
     
    Dove lo organizzerai il prossimo concerto?  Nella Valleè Blanche ?  Tanto anche li è tutto sputtanato visto che ci arriva la funivia.
    Un ghiacciaio mica ha più diritti di uno stadio. Se non sbaglio è questa la TUA giustificazione.

  20. 5
    woody allen says:

    E’ stato un errore straziare così il Plan de Corones. Farci cantare Jovanotti è uno strazio ulteriore. Se continuiamo così perché non creare il primo centro commerciale (ovviamente aperto anche la domenica) in quota?
    Quanto alla Maratona delle Dolomiti e a tutte le altre idiotissime iniziative ciclistiche attorno al Sella & dintorni, perché cercate di spacciarcele come iniziative ecologiche? Ma ci pigliate per scemi? Secondo voi in val Badia o nelle altre valli i ciclisti che vengono dalla pianura come ci arrivano? Forse col teletrasporto? No, ovviamente: ci arrivano in auto e, ovviamente, inquinando.
    Quindi, per favore, montanari avidi di soldi e personaggi ambigui e falsi come Michil Costa, abbiate almeno l’onestà di stare zitti e non cercate di pigliarci per il culo!
    L’onesta? Che ingenuo! Da gente come voi, e Jovanotti, è chiedere troppo…
     

  21. 4
    RF says:

    personalmente ho trovato l’uscita di Messner imbarazzate e la difesa di Jovanotti anche. Plan de Corones è come l’arena di Verona o il parco Sempione, un non posto antropizzato al 100%. Ben venga il concerto di Jovanotti, chissenefrega, onestamente. Ma dov’eravate (o dov’eravamo) quando si girava questo scempio a Plan de Corones? Adesso è troppo tardi… Jovanotti è una distrazione per minus habens
     https://www.youtube.com/watch?v=hi3wq7bFwpI&t=48s
     

  22. 3
    Luca Visentini says:

    Oh, che sensibili, Jovanotti e Costa!

  23. 2
    Fabio says:

    Il Plan de Corones sarà anche popolato da sciatori e rifugini: ma il tutto fa un casino insignificante se comparato a quello di un concerto, e alle cinque si spegne. Un concerto in cima al panettone (che è in un punto bello strategico) farà scappar via tutti gli animali in un raggio che va dal lago di Braies a Bressanone. Inoltre, il discorso “già che è un angolo di montagna un po’ sputtanato, allora diamoci dentro” è veramente ipocrita: perché dopo il Plan ci sarà un’altra montagna da colonizzare a scopo commerciale, prima con le aree attrezzate, poi con le navette, poi con le baitine con la musica rock di fuori e poi, “tanto ormai”, un bel rave party da centomila watt.

  24. 1
    Alberto Conserva says:

    Sono daccordo. Ci sono luoghi di montagna ormai fortemente antropizzati, dove lo svolgimento di un evento di massa, nulla aggiunge e nulla toglie ad una condizione ormai consolidata. Credo sia interesse di tutti che certi eventi concentrino in quei luoghi una tipologia di frequentatori della montagna che farebbe più danni, se si sparpagliasse in contesti ancora allo stato naturale.

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