Silycon Party

Silycon party
di Bettina Zagnoli
(già pubblicato il 18 settemre 2018 su ilfattoquotidiano.it)

Spessore 3, Impegno 3, Disimpegno 3

   

C’erano una volta le bambole gonfiabili. A tal proposito mi viene in mente una scena film L’aereo più pazzo del mondo, dove non c’era proprio una “femmina” ma un pilota automatico (se volete ridere riguardate la scena). Difficilmente oggi si acquistano quei surrogati buffi perché anche in questo settore si sono verificati cambiamenti significativi.

Facciamo un passettino indietro: negli anni ’50, in Germania, fu messa in commercio una bambola dal nome Lilli, reperibile non solo nei negozi per adulti, ma anche presso bar e tabaccherie. Ovviamente era di piccolo formato e ricordava una femme fatale dei fumetti, disegnata da Reinhard Beuthien per la rivista tedesca Bild-Zeitung. Non c’era nulla di male ad acquistare questa mini doll, che veniva soprattutto regalata come gag per gli addii al celibato.

 

Successivamente nei sex shop si trovavano bambole che si gonfiavano (appunto) come un salvagente ed erano penetrabili: bocca e vulva erano “aperte” per provare emozioni diverse dall’autoerotismo tradizionale. Oggi, questo tipo è prevalentemente acquistato, anche nella versione maschile, per party o per regali divertenti. Al loro posto, spendendo poco meno di 100 dollari, si può acquistare su Amazon una bambola senza vestiti, ma con un viso grazioso, misure 88/63/88, altezza 160 cm, piedi con smalto perfetto e mano in posizione scettro o Federica.

Il materiale è pvc e simil-silicone. Francamente, spendendo un po’ di più, meglio un masturbatore virtuale come iFukChapeau alla semplicità e al chiaro significato del marchio. Non entro troppo nei dettagli ma, con gli occhiali in dotazione – che non sono quelli de Il monello – si interagisce con la fleshlight e si può “realizzare” un amplesso perfetto: si scarica l’app, si personalizza la femmina immaginaria, la sua vagina, il corpo, la pettinatura. Sono disponibili anche le versioni virtuali delle pornostar del momento, quindi gli orgasmi sono assicurati. Se volete saperne di più, ecco il sito www.lovebotz.com: a me sembra piuttosto quello di un’azienda di utensili di design per carpentieri. Diciamo che anche in questo caso, sempre di “fai da te” si tratta.

 

Tornando alle bambole, molto clamore ha suscitato la notizia dell’apertura di una casa d’appuntamenti a Torino, per chi vuole, appunto, provare il sesso al silicone. Trovo la cosa audace e divertente, anche se – mi perdonino i gestori – dopo l’onda mediatica, credo che non sia roba da italiani. Si vergognano ancor oggi a entrare in una boutique erotica, figuriamoci se non temono di essere visti quando entrano in un bordello di sex dolls. Per non parlare del bambolo (a mio parere orribile, poco sexy ed effeminato) che può essere cavalcato da qualche avventurosa signorina. Almeno così si mormora. Invece sono convinta che sia sempre dedicato a un utente maschile. Se però avesse le sembianze di Burt Reynolds ai tempi d’oro, sarebbe più attraente, no?

 

 

Un’altra considerazione che mi sovviene è: perché mai le donne devono giudicare o irridere chi prova un’esperienza simile? Magari sono le stesse che spesso utilizzano vibratori a 24 velocità o dildi formato extra large. Quindi lasciamo che anche i maschi si divertano. Purché non diventi una dipendenza o una patologia.

C’è da dire che le bambole di oggi sono realistiche sì, ma molto pesanti e infatti a Torino mica si spostano dal letto e si devono lasciare stese. Insomma tutto è discutibile, ma facciamoci una risata. Il mondo dei sex toy, anche quelli maschili, è affascinate, in continua espansione e smettetela di dire che chi li prova è perché non ha un buon partner. All’ultima fiera di Hannover incontrai Rocco Siffredi, che era lì per lanciare un oggetto masturbatorio di design ultra mega galattico.

Traete voi le conclusioni o citofonate Siffredi.

0
Silycon Party ultima modifica: 2018-11-12T04:27:15+01:00 da Totem&Tabù

6 pensieri su “Silycon Party”

  1. 6
    paolo panzeri says:

    Andrea, anche tu non metti la firma, spero che nessun alpinista prenda sul serio questo articolo di una donna forse piena di complessi e continui a scalare considerando il sesso come parte del vivere di ogni essere che si muove in maniera autonoma sulla terra… ma sempre in sicurezza! 🙂
    Comunque l’italiano è un popolo di bacchettoni, magari tanti son pedofili o deviati nel  perverso, ma bacchettoni tutti, sia etero che omo.
    Io non capisco il perché e cerco di riderci sopra, per non rattristarmi: possibile che tanta gente sia ridotta così?
    Con tutte le belle cose che ci sono!?!?!?

  2. 5
    Andrea.S says:

    Certo che se questo è il modo di trattare il sessi degli alpinisti, stiamo tutti freschi. Sono finita su questo blog cercando notizie che nulla hanno a che fare con i temi qui trattati, ma me ne vado subito, perché mi sembra di essere finita in un mondo parallelo e unicamente autoreferenziale che mi ha spaventata. Buona giornata.

  3. 4
    paolo panzeri says:

    Regole di base mai pubblicate dal cai o dalle guide per garantire di non mettere a rischio la sicurezza di una cordata mista in parete.
    Per fare sesso con la propria donna in un bivacco in cengia bisogna sempre assicurarsi.
    In sosta è più facile e di solito veloce, ma non bisogna mai togliere tutta l’imbragatura ed è meglio restare in piedi.
    Tutte le attività orali non richiedono particolari sicurezze.
    Info tratte da indagini e riscontri pubblici; gli strumenti pesano e son poco igienici: non si usano.

  4. 3
    Andrea.S. says:

    Certo che se qualcuno sente il desiderio di trombare con un manichino di plastica, deve avere dei problemi seri.
    Perché invece di acquistare uno degli oggetti che l’articolo vuole pure spacciare per utili e divertenti, costoro non si recano urgentemente dallo psicoanalista o dallo psichiatra?
    Io non so in quale contesto viva la Sig. Zagnoli ma se io regalassi a un compleanno una bambola gonfiabile al festeggiato/a, credo che verrei presa per inferma mentale. Altro che regalo divertente…
    Credo anch’io che il momentaneo successo del sesso sintetico e di prestazione sia collegato all’indotto economico che genera piuttosto che al reale piacere che può dare.
    Ummh, un sextoy per maschi progettato dai tedeschi della Mercedes mi fa solo paura e orrore. Quelli non scherzano, fanno tutto sul serio, hanno solo sbagliato nome alla “soluzione finale”, infatti sembra che la fine non esista.
    Almeno Cominetti credeva di farlo con la sua amica. Coraggiosa e comica testimonianza per nulla volgare!

  5. 2
    Rossana.M. says:

    Cominetti dice bene. Si cerca di fare passare i problemi sessuali, che evidentemente molti hanno, con sistemi consumistici che escludono il naturale iter delle cose. Infatti il sesso ha nientemeno che il compito di garantire la sopravvivenza della razza umana, se lo spogliamo di tutti gli ammennicoli di cui la moderna società lo ha voluto agghindare. Si cerca di ottenere il massimo piacere dalla pratica di ogni cosa, come e pure arrampicata sintetica e sci su neve sparata alla bisogna, dimenticando che un sano ritorno alle origini potrebbe solo giovare. Mi stupisco che un tema come questo non venga commentato con lo stesso fervore adoperato dai molti sapientoni da pareti nord, sci estremo e bonattismo, perché questo è un tema che riguarda tutti. Gli alpinisti di grido forse non fanno sesso?

    Esilarante il racconto del primo rapporto sessuale! Ma Cominetti, perché un libro non lo scrivi davvero?

     

  6. 1

    Non so se pensare che la scelta di pubblicare questo articolo, per me demenziale, sia dovuta al fatto di voler mettere ulteriormente davanti ai nostri occhi l’idiozia dell’autrice (di cui mi sono letto pure altri scritti avendo oltremodo confermato il mio giudizio iniziale su di lei), oppure se serve a toccare un tema: il sesso, che ci riguarda tutti.

    E in un sito che parla prevalentemente di alpinismo ci sta pure in quanto si tratta di una pratica assolutamente naturale che come tale ho sempre personalmente vissuto senza particolari problemi.

    Argomentando sapendo di essere compreso paragono il sesso “di prestazione” allo sci su neve artificiale o all’arrampicata sulla resina. Sono attività che creano business e quindi sono seguite dai media e soprattutto da molti adepti ma hanno i loro limiti. Mentre le attività naturali che l’uomo può espletare o subire, limiti non ne hanno e lasciano spazio ai sogni e alle visioni da svegli.
    Non mi riferisco alle difficoltà tecniche di queste attività sintetiche, perché i tempi degli slalom diminuiscono e i gradi di arrampicata crescono, ma alla sensazione che la Natura fa vivere a chi l’attraversa costantemente, anche quando ci spaventa e ci fa sentire delle nullità. Sono reset che fanno bene allo spirito, esattamente come una bella scopata, che ci fanno progredire e ci aiutano a educare meglio i nostri figli: il nostro futuro sul pianeta e chissà dove.

    Dal punto di vista pratico confesso che il sesso con la plastica l’ho provato anch’io una volta e la cosa fu talmente eclatante che, da buon grafomane, mi scrissi un racconto per non dimenticarlo. Un celebre scrittore me lo voleva usare per l’incipit di un suo libro, ma rifiutai perché vorrei usarlo per uno mio. Eccolo:
    Credo che la vita di ognuno si sviluppi a seconda dei fatti e le situazioni che l’ hanno caratterizzata. Io ad esempio, ho avuto quello che credevo fosse il mio primo rapporto sessuale, con il sedile della macchina di mio padre e questo credo abbia condizionato a lungo le mie relazioni con l’ altro sesso.
    Ero con un’ amica più grande di me e l’unico posto sicuro dove potere almeno provare a fare del sesso era il garage dove era parcheggiata l’Alfa Romeo di famiglia, sedili neri di pelle e reclinabili, una rarità per l’epoca.
    Dopo varie manovre la mia amica si ritrovò finalmente sotto di me sdraiata sul sedile e seminuda.
    Il mio timido tentativo di penetrazione avvenne in maniera quantomai improbabile, visto che quella che credevo essere la morbida vagina della mia amica era invece l’intersezione tra schienale e piano del sedile dell’auto che il nostro agitarci estivo aveva reso umido e caldo.
    Complice l’agitarsi di lei e della vera pelle del sedile, il mio rapporto avvenne quindi con la macchina e non con la mia amica, ma io non lo sapevo e lo scoprii dopo anni, quando lei me lo raccontò ridendo come una pazza e io capii tante cose sulle donne e… sulle automobili. Infatti volevo fare il pilota di rally.
     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.