Simon Messner

Simon Messner
(da planetmountain.com e informazioni private)

La giuria del Premio Meroni ha superato l’ostacolo psicologico che sfavorisce i “figli d’arte” e ha insignito Simon Messner del premio per l’alpinismo 2019. Gli ha riconosciuto infatti quella mancanza di motivazioni professionistiche che lasciano all’alpinista i più ampi spazi di libertà. Le imprese del giovane Messner sono legate a quella tradizione che non parla di numeri, di difficoltà, di tempi, nella profonda convinzione che l’alpinismo non è misurabile e tanto meno soggetto a paragoni, perché ogni avventura rimane unica e a se stante. Un esempio perciò di quale possa e debba essere l’atteggiamento dei giovani verso l’alpinismo e l’ambiente naturale. Un esempio che giunge da uno di loro.

Lecco. Manolo consegna a Simon Messner il premio Stile Alpino 2019

Il 26 luglio 2019 il 28enne sudtirolese Simon Messner con il 31enne austriaco Martin Sieberer ha completato la prima salita del Black Tooth 6718 m, la montagna immediatamente accanto all’inconfondibile Muztagh Tower nella regione del Baltoro (Karakorum pakistano).

Poco meno di un mese prima, il 29 giugno, Simon Messner aveva salito in solitaria il Toshe III, una montagna di 6200 metri che si erge sopra la valle Bunar a sud-ovest del Nanga Parbat, conosciuta anche come Geshot Peak. Simon era lì assieme a Günther Göberl, Robert Neumeyer e a suo padre, il celebre Reinhold. L’idea iniziale era di tentare la cima insieme, ma poi a causa delle difficili condizioni di neve gli altri hanno scelto di non procedere.

Racconta Simon “Questo giugno il tempo è stato molto instabile, quasi ogni pomeriggio ha piovuto o ha nevicato… anche questo è stato un fattore importante per il team e mi ha convinto a provare in stile veloce e leggero, per non essere preso dal maltempo. E ha funzionato. Anche se ho dovuto battere traccia tutto da solo, a volte fino alle ginocchia! Che bella montagna. Non conosco nessuna cima di 6200 metri che ha così tanti seracchi come il Geshot Peak”.

Sion Messner inizia la sua salita solitaria all’inviolato Geshot Peak. Foto: Robert Neumeyer.

Dopo una partenza notturna dal campo base avanzato a circa 4600 metri, Simon raggiungeva la vetta alle 9.30 di mattina. A dispetto di qualche preoccupazione per la neve un po’ instabile, la discesa non gli ha dato problemi. Simon Messner conclude il racconto con l’osservazione che “La cosa bella è stato vedere la popolazione locare della valle di Bunar gioire per la “loro” montagna che era stata appena salita. Al rientro ho ricevuto corone di fiori in ogni villaggio, bellissimo!”.

In seguito Simon ha proseguito il suo viaggio con l’amico Sieberer. I due hanno raggiunto il ghiacciaio Younghusband all’inizio di luglio. La loro piccola spedizione aveva anche un terzo membro, il 27enne austriaco Philipp Brugger. Una prima salita di acclimatamento fino a 5200 metri rileva che la prevista linea di salita – la lunga cresta di roccia e ghiaccio che porta da est a ovest tentata dagli alpinisti tedeschi Felix Berg e Matthias Konig nel 2016 – sarebbe troppo pericolosa. Il trio quindi sceglie una linea sulla parete sud-sud-ovest e raggiunge la base della parete seguendo l’avvicinamento sul ghiacciaio utilizzato dai francesi nel 1956 durante la seconda salita della Muztagh Tower. Dopo aver installato una corda fissa su 20 m di ghiaccio ripido (WI5+), riscendono al campo base per riposarsi.

Nonostante i compagni non siano sufficientemente acclimatati, decidono di sfruttare le buone previsioni ed effettuano un primo tentativo il 21 luglio. Il ghiaccio sottile e la neve bagnata e pesante rallentano la salita e a mezzogiorno decidono di bivaccare, per poi riprendere la salita quando fa più freddo. Ma poiché le temperature non si abbassano sufficientemente, la mattina successiva rientrano al campo base.

Un bivacco sul Black Tooth

Qui constatano che le previsioni del tempo danno stabile e coperto per i successivi quattro giorni. Così decidono di fare un secondo e ultimo tentativo. Brugger non si sente sufficientemente acclimatato e rinuncia. Dopo soltanto un giorno di riposo, il 24 luglio Messner e Sieberer ripartono. Alcuni piccoli episodi segnano un inizio poco propizio: il cuoco non si sveglia in tempo e i due fanno colazione con Snickers e Coca Cola, poi durante l’attraversamento del ghiacciaio Sieberer cade in una pozza d’acqua ghiacciata. Ciò nonostante riescono a raggiungere il precedente bivacco alle 8 del mattino. Dopo questi 1200 metri di dislivello, si riposano e ripartono alle 4.20 la mattina successiva. Per risparmiare tempo salgono molti tratti in conserva, e all’alba raggiungono il nevaio superiore che si rivela molto più ripido del previsto.

“Martin stava salendo da capocordata” racconta Simon “quando ci siamo resi conto della ripidità per la prima volta. Accidenti, era più ripido del previsto! Non c’era tempo da perdere, quindi abbiamo continuato a salire in conserva per circa 250 metri su ghiaccio ripido attorno ai 55-60°. Il ghiaccio duro e scheggiato era coperto da uno strato molto instabile di qualcosa che non definirei né ghiaccio né neve… l’arrampicata sembrava estremamente insicura! A un certo punto eravamo troppo stanchi per salire in sicurezza e per fare sosta sul ghiaccio marcio le nostre tre viti da ghiaccio non erano assolutamente sufficienti. Rimaneva solo un’opzione, la strada verso l’alto”.

In vetta al Black Tooth, selfie di Martin Sieberer e Simon Messner

I due completano la lunga sezione ghiacciata e arrivano alla cresta superiore alle 8.30 circa. Finalmente sicuri, ma esausti, scendono circa 60 metri e raggiungono una cengia, troppo piccola per piantare la tenda ma sufficiente per consentire ad entrambi di sdraiarsi e riposarsi durante il giorno.

Alle 4 del mattino seguente ripartono per la vetta, lasciando il materiale da bivacco sulla cengia per essere più leggeri: superano alcuni sbalzi ripidi e una torre di roccia (M5). Nevica, la visibilità è pessima ma continuano verso l’alto, raggiungendo la cima alle 13.00. Per scendere devono attraversare ripidi pendii carichi di neve. Si slegati per non farsi trascinare a vicenda in caso di caduta, poi iniziano le calate.

Muztagh Tower (a sinistra) e Black Tooth con il tracciato della salita (a destra) e della discesa di Sieberer e Messner.

Dopo 6 corde doppie le nuvole si alzano un po’, quanto basta per rendersi conto che stanno scendendo nella direzione giusta. Disarrampicano dove possibile, ma la stanchezza inizia a farsi sentire. “Stavamo diventando sempre più lenti e non avevamo molto materiale, soltanto un piccolo chiodo sull’imbrago di Martin. Mentre il sole tramontava, ha piantato il chiodo in una roccia che sporgeva dalla neve e ha iniziato a costruire una sosta. Ero troppo stanco per controllarlo e mi sono attaccato alla sosta. Nel momento in cui Martin ha iniziato la doppia, ho sentito un forte, brusco strappo sul mio imbrago. Ho fissato gli occhi perplessi e spalancati di Martin. Il chiodo non aveva tenuto e non appena Martin aveva messo il suo peso sulla sosta, il chiodo era uscito quasi portandoci giù entrambi”.

Dopo questo spavento raggiungono la base della parete al buio, senza altri intoppi. Si riposano un po’, sciolgono neve e bevono per la prima volta dopo molte ore, poi riprendono la marcia sul ghiacciaio, arrivando in qualche modo al campo base alle 3 del mattino.

Simon Messner impegnato nella prima invernale dell’Innerer Hahlkogel. Foto: Hansjörg Auer.

Altre salite di Simon Messner
Non si arriva a fare imprese di questo genere se non si ha una lunga esperienza alpinistica. Però, tra le sue salite, abbiamo notizia solo di due. Il 29 gennaio 2018, assieme a Hansjörg Auer, Simon Messner sale  in 1a invernale la parete nord dell’Innerer Hahlkogel, nell’Oetztal, mentre il 15 agosto 2019 con Barbara Vigl apre Ice Age, una via d’arrampicata sulla parete ovest di Punta del Pin nelle Dolomiti di Braies (VIII-, 200 m).

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Simon Messner ultima modifica: 2020-03-21T05:27:51+01:00 da GognaBlog

1 commento su “Simon Messner”

  1. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    Zero commenti. Il povero Simon non suscita lo stesso interesse mediatico del padre.
    Ciò depone a suo favore.
    😷😷😷  (sto sogghignando; non si vede perché ho la mascherina…)
     

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