Ski-orienteering

Ski-orienteering

La mancanza di vette inviolate non è davvero un limite per l’alpinismo di oggi. Rischia di esserlo solo quando c’è un matrimonio perverso tra il recente azzeramento della vetta (indotto prima dal free climbing e poi dall’arrampicata sportiva) e la frequente mancanza di fantasia. Ma ci si può sempre stupire.

Se, passeggiando in un bosco d’inverno, magari sull’Altopiano del Renon o sulle Alpi Sarentine, vi capitasse di imbattervi in uno sciatore munito di uno strano leggìo legato sul petto e contenente carta e bussola, non spaventatevi: non siete capitati per sbaglio sul set dell’ultimo film di 007, ma avete semplicemente incontrato uno «sci-orientista».

Lo sci-orientamento o ski-orienteering, nato nei paesi scandinavi agli inizi del secolo come mezzo di spostamento e divenuto poi disciplina sportiva negli anni Trenta, propone un modo nuovo e diverso di muoversi con gli sci, coniugando insieme lo sci di fondo escursionistico e l’orientamento vero e proprio. Per la pratica di quest’attività, oltre alla normale attrezzatura da fondo, servono una bussola, una carta topografica e uno speciale leggìo, utilizzando i quali lo sciatore deve individuare diversi punti di controllo segnati sulla mappa, unirli in una sequenza ben precisa, fino a raggiungere la meta nel più breve tempo possibile.

Nelle competizioni l’organizzazione provvede a battere con la motoslitta un vero e proprio dedalo di piste che si intrecciano tra loro, seminando qua e là una serie di punti di controllo o «lanterne», costituiti da una cuffia di nylon color bianco/arancio, dove i concorrenti devono attestare il loro passaggio, timbrando un apposito cartellino. A tutti viene poi consegnata una speciale carta topografica a colori (scala 1:10.000 – 1:15.000) dove, oltre a essere segnate le caratteristiche del terreno interessato, sono riportati anche in colore verde i tracciati delle piste e tutte le lanterne, simboleggiate da un cerchietto, numerate e unite con una linea, fino a formare un percorso completo. La carta e la bussola sono posizionate sopra il piccolo leggìo di plastica e fibra di vetro che viene fissato al petto dello sciatore, per consentirgli di leggere costantemente la carta in movimento, mentre le mani impugnano i bastoncini. A questo punto l’abilità dello sciatore sta nell’attenta lettura della carta, nella scelta dell’itinerario più veloce (che non sempre è il più diretto) per concatenare le lanterne e poi nel tradurre il tutto nella pratica sul terreno, cercando di non commettere errori per non perdere tempo prezioso.

Nicolò Corradini, atleta delle Fiamme Oro di Moena, che è stato anche campione del mondo, ci rammenta che «... tre componenti sono fondamentali nello sci-orientamento: una buona preparazione fisica, uno specifico allenamento tecnico/orientistico e soprattutto una grande capacità di concentrazione nella lettura della carta. Alcuni atleti ricorrono addirittura al training autogeno prima della gara».

A livello individuale si può anche sciare su neve fresca, per il proprio diletto, ma normalmente tutte le competizioni si svolgono su percorsi battuti. Questo determina una differenza nella tecnica utilizzata e quindi anche nell’attrezzatura e nell’abbigliamento.

Daniel Alexandrov, che è stato responsabile del reparto sci da fondo di un importante supermarket dell’articolo sportivo, ci spiega che «… normalmente nelle gare su percorso si usa la tecnica di skating o passo pattinato, che richiede attrezzatura e abbigliamento da gara di fondo, mentre in neve fresca si ricorre alla tecnica classica o passo alternato, che implica invece un’attrezzatura da fondo escursionistico, con scarpa più massiccia, sci più largo e abbigliamento più classico».

Di conseguenza ai patiti dello skating sono consigliati sci con vocazione per la competizione grazie alle loro doti di leggerezza e scorrevolezza. L’abbinamento ideale agli sci leggeri e scorrevoli è dato da un attacco particolarmente rigido e quindi adatto alla pratica dello skating e da una scarpa con sistema Energizer, che permette di ottimizzare l’energia trasmessa durante la fase di spinta dello skating. L’abbigliamento qui richiede libertà di movimento e per questo è d’obbligo una tuta intera in jersey elasticizzato. Per chi predilige invece la tecnica classica è da preferirsi uno sci più lungo e più morbido del cugino da skating, abbinato ad un attacco anch’esso più morbido e adatto al passo alternato e ad una scarpa dalla suola particolarmente flessibile. Importantissimi sono infine i bastoncini, che devono essere alti come quelli da skating e assolutamente non di metallo per non disturbare la bussola, magari in fibra di carbonio.

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Ski-orienteering ultima modifica: 2020-03-07T05:07:39+01:00 da GognaBlog

6 pensieri su “Ski-orienteering”

  1. 6
    Alberto Benassi says:

    Forse nella mai vita son rimasto bambino e ho sempre giocato.

    e ti sembra poco?!?!
    cicco bao  la fortuna!!

  2. 5
    bruno telleschi says:

    La velocità è un virus che sorprende gli uomini a loro insaputa e li costringe a correre con qualsiasi mezzo, anche con gli sci. Per evitare il contagio conviene circoscrivere qualche zona rossa e limitare i movimenti al suo interno.
     

  3. 4
    Paolo Gallese says:

    È una bella attività, che sia per gareggiare o meno. In qualunque stagione, in un bosco, oppure per essere sicuri di raggiungere un luogo preciso.
    Io e i miei colleghi cerchiamo di diffonderlo il più possibile tra i bambini (perlomeno cercavamo, dati i tempi). Ed è bello vederli stupire di non aver bisogno di cellulari per muoversi, anzi di scoprirsi più precisi.
    È poi, confesso, a me una volta ha salvato la pelle… 

  4. 3
    Nicolò Zuffi says:

    Sci-orienteering, fratello minore della Corsa-orientamento (semplicemente orienteering) è ancora una disciplina poco praticata in Italia.Praticamente le competizioni si svolgono quasi esclusivamente in Trentino A. Adige e Veneto. La scarsità di neve di questi ultimi anni costringe spesso a rimandare o annullare le gare, il che è fortemente frustrante perché l’organizzazione è molto complessa e costosa: Predisposizione della mappa di gara, sopralluoghi e tracciatura dei percorsi su mappa, battitura delle piste in aggiunta a quelle esistenti per il normale sci da fondo, organizzazione logistica e di accoglienza. Il tutto con grande anticipo sullo svolgimento della competizione che alla data prefissata in calendario (un anno prima) potrà presentare condizioni meteo-ambientali inadatte o negative. La nostra lunga penisola praticamente esclude la partecipazione di atleti del centro-sud, per cui il numero dei partecipanti si riduce a una stretta cerchia di appassionati che si contendono il podio nelle diverse categorie divise per età. Risulta pertanto abbastanza probabile conquistare un Titolo Nazionale, pur non possedendo doti di tecnica sciistica e orientistica di altissimo livello. Nicolò Corradini,quattro volte Campione del Mondo di Sci orientamento, quattro volte vincitore di Coppa del Mondo, diciannove volte Campione d’Italia, è stato una perla rara nel panorama italiano che ha prodotto atleti di buona levatura in campo internazionale, senza però raggiungere i risultati sensazionali di Corradini, ma comunque notevoli per una nazione mediterranea . Nello Ski.O è naturalmente consentito uscire dalle piste o tracce battute, quindi in neve fresca, per raggiungere il punto di controllo successivo(lanterna) per abbreviare il percorso (la scelta non sempre risulta vantaggiosa). Mi è capitato di vedere Corradini scendere in pendii e canali ripidi in neve fresca profonda con la disinvoltura di chi è dotato di sci d’alpinismo, mentre io mi affannavo a scendere con prudenti diagonali.

  5. 2
    paolo says:

    Quando si corre si guarda solo per terra, se si gareggia si guarda in basso per tutto il tempo e la cartina è lì sotto, in bella vista in vita, e pure gli strumenti di navigazione.
    Strani gli sport di montagna, in quasi tutti si guardano e vivono poco le montagne.
    Per me vagabondare è molto più bello, regala conoscenza e serenità di se stessi nell’infinito che ci circonda.
    Però qualcuno ha sempre il bisogno di provare a “vincere” qualcosa, ma c’è anche chi vuol vincere se stesso, poveretto non sa chi è.
    Io che sono competitivo dalla nascita, quando mi hanno dovuto estrarre col forcipe, mi domando chissà che gare facevo e per quali motivi talvolta le vincevo .   
    Forse nella mai vita son rimasto bambino e ho sempre giocato.

  6. 1
    Gabriele says:

    Gli anni in cui ho praticato lo ski-o sono stati i più stimolanti e divertenti della mia vita. Riuscirei a ripercorrere mentalmente quasi ogni gara. Bellissimo sport, purtroppo la carenza di neve rende sempre più difficile la sua pratica.

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