Ski spirit

Ski spirit

Non ho letto una quantità eccessiva di libri sullo sci libero, non quanto di alpinismo e arrampicata. Anche perché in effetti ce ne sono molti meno. Credo perché, quando si diverte al massimo grado, la gente non è in grado di raccontare ciò che ha vissuto se non recitando le solite espressioni, bellissimo, meraviglioso, ecc.

In alpinismo e in arrampicata è più facile avere motivi di racconto ed è più difficile divertirsi davvero. Su quei terreni verticali perfino l’arrampicata plaisir tenta di mascherarsi da avventura, complici il vuoto, le difficoltà, i chiodi magari un po’ lontani. Il rischio di incidenti e l’adrenalina delle situazioni visibilmente avventurose favoriscono l’attitudine al racconto e la necessità di condivisione con un pubblico. Quante decine di migliaia sono i titoli dedicati alla pratica della montagna e dell’alpinismo? Quanti articoli sono mai stati scritti sulle riviste di tutto il mondo?

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Più difficile rendere atmosfere e magia dello sci libero, quando l’avventura spesso si trucca da plaisir, cioè il contrario di quanto avviene su roccia e ghiaccio. Un pendio di neve è estremamente invitante, scintilla sotto i nostri occhi e ci affascina come un miraggio davvero edonistico, ci promette di esaltarci, ci giura di farci godere, farci sentire vivi… per poi magari fregarci nel modo più subdolo.

Dicevo dunque di non aver letto molti racconti o libri di sci, forse anche per via della mia formazione classica e antica, forse perché lo sci non è mai stato in cima alle mie migliori capacità. Ma un libro lo ricordo bene: si tratta di Polvere profonda, 40 anni di sci estatico, valanghe e saggezza ambientale, dell’americana Dolores LaChapelle, edito da White Planet nel febbraio del 2000 (titolo originale Deep powder snow, Kiwaki Press, 1993).

Il traduttore Luca Gasparini, mio amico, mi aveva fatto una dedica: L’armonia è concetto non facile perché non è sbilanciato verso una delle sue parti, materia/spirito, profondo/superficie, banale/segreto, intuito/ragione. Tanti auguri.

Dolores LaChapelle scia ad Alta Utah, primi anni Sessanta
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Non potevo avere introibo migliore per il mondo che mi si stava aprendo con l’inizio della lettura. Alla fine non potevo che concordare con Gasparini quando scriveva: “Sicuramente mi colpì la visione, anche filosofica, del perché sia così unico sciare in neve profonda… questo libro non è interessante, è il libro dei libri sullo sciare in quel modo”.

L’aggancio culturale con il filosofo norvegese Arne Naess è evidente, ma quella di Dolores non è imitazione di uno stile di vita, è la pratica quotidiana di tendere a quella semplicità di movimento e di azioni che, mentre da un osservatore è giudicata essere quanto di più vicino alla perfezione, fissa il protagonista dell’azione nell’assenza di qualunque pensiero.

Dolores Greenwell in LaChapelle (nata a Denver, Colorado, il 4 luglio 1926 e mancata nel sonno nella sua casa sulle San Juan Mountains, Colorado, il 21 gennaio 2007)
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Recentemente ho letto il libro di Giorgio Daidola, Ski spiritsciare oltre le piste, edito da Alpine Studio, Lecco, marzo 2016, che tra l’altro si è aggiudicato il podio al prestigioso premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti per la sezione “Alpinismo: imprese, vicende storiche, biografie e guide”.

Torinese, oggi docente all’Università di Trento, negli anni Ottanta Giorgio Daidola ha introdotto in Italia il telemark, il più antico modo di sciare, nato nell’Ottocento in Norvegia per consentire di curvare, poi dai più trascurato in favore di altri stili. E’ nelle pagine di Dimensione sci, una rivista che ha fatto epoca, che Daidola (che ne era il direttore) ha fatto rinascere e coltivato per trent’anni il telemark, “lo sci che libera il tallone e la mente”.

Nel libro, a metà tra la biografia e la guida, Daidola spiega come il telemark sia anche ottimale per esplorare e vivere la montagna, perché “lo sci non è solo autostrade della neve ripetitive e affollate e ci si svela un mondo nuovo se lo si percorre scivolando”.

Giorgio Daidola inizia la discesa a telemark dal Muztagata 7546 m (Sinkiang). Foto: Marco Brayda.
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La lunga vita alpinistica del prof. Daidola è riassunta in un libro di 334 pagine alla cui fine se ne vorrebbe ancora: avventure su avventure, viaggi dopo viaggi in ogni parte del mondo vicino e lontano. Dagli angoli più disparati delle Alpi e Appennini fino all’Albania, dalla Nuova Zelanda al Muztagata, dalle Rocky Mountains ai raid in Karakorum, dallo Hielo Norte in Patagonia agli Ottomila e altre decine di location. Dai domestici fuoripista di Chamonix alle discese che più remote non si può, quelle che richiedono vere e proprie piccole spedizioni per essere realizzate. C’è perfino qualche brevissima eccezione di eliski. Perché “Sognare non costa nulla. E finché si sogna c’è voglia di vivere, di conoscere, di scrivere. Finché si sogna c’è soprattutto voglia di sciare”.

Lo stile di racconto è abbastanza essenziale, preciso nell’esposizione dei particolari del viaggio, ricco di impressioni proprie e dei compagni di avventura: la perenne ricerca, quella di una vita, di ciò che Daidola chiama ski spirit, un atteggiamento, uno stile, forse una regola, di certo un destino.

Grandi sono le differenze con Dolores LaChapelle, perché Daidola è più concreto, più realista e realizzatore. Un po’ come paragonare Emilio Comici a Riccardo Cassin.

Anche per Daidola l’età è stata fonte di maturazione: l’agire perde ansia collezionistica e acquista decisione verso l’obiettivo della semplicità, come si evince da una delle ultime pagine del libro, quando ci racconta del suo piccolo sogno, costruirsi una breve ma perfetta discesa proprio davanti a casa, a Frassilongo, un comune di 333 abitanti della provincia di Trento con buona parte della popolazione Mochena.

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Il tracciato è pronto: una cinquantina di metri davanti a casa, esposti a nord. L’estate scorsa l’ho migliorato tagliando cespugli e curando il tappeto erboso, immaginando ancora una volta come sarebbe apparso il pendio con la neve. Pro­prio come facevano i seri compilatori di guide scialpinistiche di inizio secolo, che andavano a studiare il terreno in estate, prima di provarlo in inverno. Sono soddisfatto del mio lavoro: se, per grazia di Dio, quest’inverno nevicherà, riuscirò a ina­nellare ben nove curve chiuse e rotonde, di quelle fuori moda che permettono una discesa lenta e controllata, centellinando il piacere di ogni grammo di neve spostata. Le prime discese saranno in neve fresca poi, risalendo a scaletta il pendio, il tracciato si trasformerà in una pista battuta. Una battitura ben fatta, decisamente migliore di quella meccanica e brutale dei battipista con i puzzolenti motori a gasolio. Si tratterà di una pista sinuosa, con repentini cambiamenti di pendenza, con il salto facoltativo di un piccolo muretto, con magre betulle che fungeranno da porte naturali.
Ogni giorno, indipendentemente dal tempo, andrò su e giù più volte. Le risalite a scaletta serviranno per battere la neve, per studiarla, per vivere il piacere di immaginare la curva per­fetta prima di effettuarla, per studiare bene l’atterraggio dopo il piccolo salto del muretto, per prolungare al massimo il pia­cere del fruscio dei fiocchi di neve sulle solette degli sci. Tanti anni fa i miei genitori mi insegnarono ad amare lo sci proprio in questo modo
”.

Qui sembra di vedere Arne Naess vagabondare vicino alla sua baita sperduta nelle lande norvegesi nel film Loop; sembra di vedere lo splendido isolamento culturale e geografico di Dolores LaChapelle; sembra di essere vicini alla perfezione, quasi toccarla.

Giorgio Daidola. Foto: Roberto Serafin
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Ski spirit ultima modifica: 2016-11-13T05:49:05+01:00 da GognaBlog

18 pensieri su “Ski spirit”

  1. 18
    emanuele says:

    Mi unisco semplicemente ai complimenti per il libro, per la vita, per le sciate.
    Dopo averlo letto vivo le giornate di sci cercando l’attimo di cui si sazia lo ski spirit, talvolta l’ho trovato in una curva, altre volte in un raggio di sole che attraversa il bosco o la prima risalita su di uno skilift con mia figlia. La bellezza della semplicità anche nelle cose grandi.

  2. 17

    Caro Giorgio,
    sto leggendo con molta soddisfazione il tuo Ski Spirit dove ho trovato molte cose estremamente piacevoli e condivisibili anche dal mio modo di vedere la montagna e queste cose.
    Complimenti per il libro e per tutte le cose cha hai fatto e per come le hai fatte. Quell’apparente improvvisazione e leggerezza mi sono sempre piaciute.
    Poi le donne, le situazioni goderecce e l’apprezzamento dell’estetica…insomma, proprio bello! Molto umano e che trasmette gioia di vivere.
    Ero tra quelli che con il Dimensione Sci del 1986, praticamente si faceva le seghe.
    Ora però la smetto.
    Un abbraccio.
    marcello

  3. 16
    Luca Visentini says:

    Forse qualcuno l’ha già scritto, ma vorrei comunque segnalare che questo libro ha meritatamente vinto l’ultima recente edizione del prestigioso premio per la letteratura di montagna “Giuseppe Mazzotti”.

  4. 15
    Roberto Aruga says:

    E’ stato detto più volte in passato che, a differenza dell’alpinismo, lo scialpinismo in tanti anni non è riuscito a mettere insieme un vero e solido corpus letterario narrativo. Penso che questa affermazione sia sostanzialmente corretta, anche perché è innegabile che l’alpinismo per la sua natura intrinseca crei molto più facilmente situazioni tese e intense, non di rado drammatiche, quelle che avvincono il lettore, muovono il mercato e concorrono in definitiva a costruire un genere di lettura.
    In verità dopo aver letto Ski Spirit (senza togliere nulla alla forza comunicativa dell’alpinismo) comincio ad avere qualche dubbio sulle scarse capacità dello scialpinismo di creare pagine coinvolgenti. Nel libro di Daidola di pagine intense ne ho trovate molte, quelle pagine che ti fanno andare avanti anche quando avevi deciso di chiudere il libro e spegnere la luce. Ski Spirit potrebbe costituire una tappa importante nello sviluppo dell’ancora ristretto panorama della letteratura scialpinistica.
    Complimenti Giorgio,

  5. 14
    filippo iacoacci says:

    Troppo coinvolto per esprimere una recensione obiettiva, poiché con Daidola abbiamo percorso una parte della strada insieme, tenterò di mettere insieme qualche sensazione tratta dalla lettura di “Ski Spirit”. Una strada, ho scritto, perché quando una moltitudine di viaggi come quelli realizzati dall’ autore viene raccolta e raccontata, essa assume un significato profondo, quello di un percorso che testimonia l’ evoluzione di un pensiero, di una visione. Quanti chilometri sono stati percorsi, quante pelli consumate, quante tracce lasciate sulla neve e quante notti sono trascorse in un sacco a pelo perché queste pagine si riempissero di resoconti dettagliati, di riflessioni profonde e di storie affascinanti? Tracce che assumono un’ importanza tale da diventare argomento per un capitolo, tracce da interpretare che diventano testimonianza di uno stato d’ animo, di un modo di essere. Tracce lente, mi sembra di vederle ancora, sinuose e meditate, facili da distinguere da quelle frettolose che gli stereotipi attuali impongono. Elogio della lentezza contrapposta alla velocità, quella lentezza che consente di assaporare invece di ingoiare. Lo Sciare, verbo intransitivo, oggi spesso usato in forma transitiva, come a dire di aver domato un pendio, di averlo fatto proprio, è il suo modo di esprimersi e tra le righe dei suoi racconti mai ho avuto la percezione di un sentimento di conquista ma di un passaggio, piuttosto. Sull’ economia del testo pesa il valore attribuito ai compagni di viaggio e la condivisione diventa un altro dei pilastri su cui la storia è costruita. L’ amicizia e la riconoscenza nei confronti di costoro sembra trasformarsi a volte nella nostalgia dei tempi andati, latente nell’ animo del nostro autore. In realtà, la sua visione di come vanno le cose nell’ universo bianco non lascia spazio alla resa né a sentimenti negativi, tutt’altro; i saggi e i racconti che chiudono la pubblicazione trasmettono al lettore la grinta e la tenacia di chi è ancora alla ricerca della curva perfetta.
    Filippo Iacoacci

  6. 13
    osvaldo Monaci says:

    A Giorgio D. Esteta

    Viaggiatore Rimbaudiano dalle suole di vento
    Tua un ‘ineffabile ricerca di orizzonti lontani , diversi , visibili a volte solo al tuo occhio..

    Quante salite, fatiche , gioie , delusioni per l’ebbrezza di una discesa su Bianca …
    tuo grande corrisposto amore di una Vita…

    So che ricordi tutti i visi , i cuori , le voci dei tuoi compagni che ti hanno accompagnato a tessere la trama del sogno
    della tua visione estetica della Montagna e da tutti hai avuto e lasciato emozioni..

    Esteta di montagna cesellatore di sinuose curve ladro di arcobaleni ..hai cercato nelle innumerevoli Bianca che hai incontrato
    la magia , di un incontro assoluto irripetibile ,ineffabile…

    Sono certo che l’hai trovato..e quando il tempo ,pessimo regista, ha rallentato il tuo passo ..ti penso come Casanova prigioniero
    nel castello boemo” la Voluttà è cessata solo quando non poteva diventare più grande ” …

    La tua ricerca di bellezza ti ha portato in tutte le montagne -alcove di tutto il mondo , hai fatto l’amore con innumerevoli Bianca ,
    tutte uguali tutte diverse, ma erano tutte ologrammi del tuo eterno femminino, della tua immagine di Biaanca interiore…

    Non so se l’hai trovata , ma forse non è importante,.. ma Bianca ha trovato te e ti ha trasformato..
    Mi piace pensare che la tua Bianca si sia negli anni trasformata nella sua gemella marina..Azzurra…

    Ora che la Vita ti ha dato in’ infida montagna da salire …non dubitare ,non temere ..raggiungerai la vetta ..
    io ti attenderò.. e insieme scivoleremo su l ‘affascinante Bianca che dall’ altra parte ci sta aspettando….

    Con Rispetto e Affetto

    Osvaldo Monaci

  7. 12
    Marc Breuil says:

    Amici Italiani,
    Scusatemi di scrivere in francese !

    Un livre de référence sur le ski de montagne et le télémark, une réflexion pertinente sur les usines à skis et de très belles pages sur le ski, art et manière de vivre.
    Alpiniste, grand skieur, apôtre du télémark, Giorgio Diadola raconte ses grandes courses à skis aux 4 coins du monde. Il est sobre, évite les détails inutiles et nous fait partager son “Spirit”, ses souffrances, ses peurs et ses joies. Surtout, au sommet de son art du télémark, Giorgio démontre très brillamment que cette vieille technique norvégienne s’adapte à toutes les neiges et toutes les pentes. La descente du Shisha Pangma où Giorgio a chaussé ses skis télémark à 8000m pour s’arrêter 2000 m plus bas est un morceau d’anthologie qui n’occupe que 20 lignes de son livre!
    Mais le “Ski spirit” de Giorgio va bien au-delà du récit de ses courses, si brillantes soient-elles.
    GIogio se livre à une réflexion aussi critique que pertinente des grandes usines à skis, de la neige artificielle et des problèmes du ski de masse. Ici c’est le professeur d’economie qui parle. Mais certaines pratiques du ski de randonnée (l’ascension de la Cima di Solda) n’échappent pas à l’œil critique et à l’humour féroce de Giorgio.
    Skieur et économiste, Giorgio est aussi un artiste. La beauté de la trace, la contemplation et l’art de la photographie se retrouvent tout au long du livre.
    “Ski spirit” est le livre qu’attendaient tout ceux qui ne retrouvent plus le ski de grands espaces et de liberté dans la dérive de certaines pratiques actuelles.
    J’espère que cette œuvre sera bientôt publiée en français.

  8. 11
    Matteo Guadagnini says:

    Papà, mi chiede Gaia, com’è il libro di Daidola che stai leggendo?.Mmm: è una guida, è una cronaca, è un romanzo, è una confessione, è un saggio?
    Non riesco a spiegarti con completezza che cos’è. Tu sai sciare, conosci un pò la montagna perchè ci vai e la senti raccontare da me. Non l’hai ancora vissuta per lungo tempo, nè hai provato a percorrere sentieri solitari o nascosti, a visitare luoghi del grande bianco, a salire e scendere pendii irreali, a condividere con amici o semplici compagni le sensazioni dell’esplorazione, la fatica e la gioia della scoperta, a sperimentare materiali in continua evoluzione. A entrare, insomma, nello spirito dello sci. E quindi leggi il libro perchè così potrai scoprire quello spirito attraverso le parole rigorose ed umane di un vero esploratore del mondo e di se stesso.

  9. 10
    Roberto says:

    Davvero un bel libro, che è anche il racconto del grande viaggio della vita di Giorgio. Con puntate in terre lontane e uscite sugli sci più vicine a casa, alla ricerca del senso dell’andare e di quell’intima consapevolezza che solo lentamente si deposita nella mente e nel proprio edificio interiore. E mai una parola di troppo, né una frase poco sincera, e nemmeno un giudizio ingeneroso. Una bella lettura. Un libro da tenere a portata di mano e centellinare a poco a poco. Bravo, Giorgio. Era da un po’ che non ti leggevo, e mi ha fatto piacere incontrati di nuovo attraverso la scrittura,

  10. 9
    Giuseppe Marchi says:

    Caro Giorgio, parecchi anni fa ci siamo conosciuti ed è nata subito un’avvincente, appassionata e “avventurosa” collaborazione sulla base dei tuoi scritti, ciò mi ha fatto onore in passato e continuo ad esserlo oggi… rivivendo in questo libro tutta la nostra storia editoriale ma soprattutto di grande amicizia.
    Grazie ora e sempre per la tua intelligente, garbata e gentile correttezza.

  11. 8
    Marzia says:

    Salve, sono una modesta sciatrice a tallone di un posto di mare in fondo alle Marche, noto forse come San Benedetto del Tronto… figlia di pescatori da generazioni! …impossibile per me vivere più di qualche settimana lontana dal mare, dall’acqua salata e dall’azzurro con i gabbiani MA… da oltre vent’anni attratta fortemente dalla montagna, soprattutto dalla montagna bianca che, con le sue forme a volte stracciate ma più spesso dolci e arrotondate come accade qui nel centro Italia, altro non è che il lato B del cielo, anch’esso azzurro.
    Adoro viaggiare con gli sci, anche se finora ho potuto fare solo escursioni giornaliere, ma ho letto con enorme piacere e immersione spirituale il libro “Polvere profonda” … non sono una grande lettrice, raramente mi capita di non potermi staccare da un libro, finora mi è capitato solo due volte ed una di queste riguarda il libro di Dolores LaChapelle… sono molto curiosa e molto attratta però anche da “Ski Spirit” che mi accingo a leggere… lo so, accadrà la stessa cosa… sento una sintonia con Giorgio Daidola: nonostante la mia modesta esperienza di “sciatrice marinara” sono sicura che siamo spiritualmente vicini per sciare è per entrambi viaggiare, senza dimostrare nulla ad alcuno. Grazie a tutti voi che condividete questo spirito e questa passione!

  12. 7
    Mattia Martelloni says:

    Ho un’immensa stima del prof. Daidola e mi affascina ogni cosa che scrive. Mi ha aiutato lo scorso anno rilasciando un’intervista memorabile per il giornale locale per cui scrivo ed è stato di enorme aiuto a far capire alla mia comunità che la Montagna, quella con la M maiuscola, non è solo caroselli di impianti e piste-autostrade innevate artificialmente…ma un Mondo in cui si deve entrare in punta di piedi, con rispetto e amore. Non appena potrò, leggerò il suo libro. Grazie Prof!

  13. 6
    igor napoli says:

    Carissimo Giorgio, vorrei tanto fare anche io un commento sul tuo libro, ma dovremmo trovarci per fare quel famoso scambio col mio “Voglia di Ripido”, di cui è appena uscito il terzo ed ultimo volume, del quale lascio qui il link:

    http://www.vividolomiti.it/pubblicazioni/collana-mountain-geographic/vogliadiripido3-detail

    ciao e a presto!

  14. 5
    lucagaspa says:

    ambedue i libri e i pochi altri che trattano lo sciare diverranno molto più attraenti quando tra pochi anni non si scierà più. vuoi per mancanza di neve vuoi perchè la pazzia umana lo identificherà solo con le manifestazioni organizzate in città o nei “dome”. dolores e giorgio devono aspettare e il giusto riconoscimento avverrà a posteriori. triste vero? ma assai più triste è vedere lo sci trattato superficialissimamente dalle “nuove generazioni” che mi pare manchino totalmente di quella introspezione, analisi, curiosità e buona abitudine di imparare dal passato che da sempre ha ispirato i curiosi o se mi permettete le menti più sensibili.

  15. 4
    Mariangela says:

    Ho letto il libro di Giorgio e sono stata ad una sua presentazione a Trento . Affascinante il ritmo sia dello scritto sia delle immagini che scorrono tra bellezza e infinito.

  16. 3
    Fran says:

    Complimenti per il libro di Giorgio Daidola ed anche complimenti a L. Gasparini per la traduzione del libro di Dolores LaChapelle.
    Segnalo l’uscita settimanale sul sito dello stesso Gasparini di una serie di racconti sempre sullo sci libero e non solo, ma anche sulla tecnica.
    Questo è l’ultimo:
    http://www.thewhiteplanet.it/una-valanga-di-sensazioni/
    e qua c’è il link con tutti i racconti insieme:
    http://www.thewhiteplanet.it/racconti/
    che a mio avviso sarebbero un bel libro da pubblicare
    Complimenti ai due autori che scrivono di un argomento forse troppo poco trattato.

  17. 2

    Ciao Alessandro! Qualche giorno fa ho avuto l’onore di presentare Giorgio Daidola e il suo libro Ski Spirit a “Montagne in Città 2016” a Roma. E’ stato un momento emozionante, un riannodare fili della memoria per provare a raccontare non tanto sterilmente un personaggio, quanto le emozioni condivise con amici ed amori durante tanti anni passati in montagna e con gli sci ai piedi. Così, mi è tornato in mente il lavoro fatto in Armenia, proprio durante un viaggio con gli sci, per realizzare il film “Il Dritto e il Rovescio”, il racconto della vita di Giorgio. Per chi ama vagabondare fra le montagne scivolando è un personaggio che non può essere dimenticato!

  18. 1
    giorgio scabazzi says:

    Ho letto entrambi i libri, Polvere profonda e Ski spirit e anche se uno più filosofeggiante e l’altro più documentaristico, hanno in comune la capacità di trasmettere le sensazioni dello sciare.
    Nel libro di Daidola, quello che, personalmente, mi ha colpito è la seconda parte del libro, dove non si parla di viaggi o avventure, ma è un’analisi appassionata del mondo dello sci e del suo futuro. Questa seconda parte, forse un po’ oscurata dalla prima molto entusiasmante, non dovrebbe essere trascurata dal lettore, vero amante dello sci.

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