Stazioni moribonde sotto i 1500 m

E’ calato il sipario, senza applausi, sul triste teatro del nostro turismo invernale alpino e appenninico. L’incapacità di imprenditori e amministratori di realizzare che i tempi erano cambiati e che era il momento di provvedere a una diversa gestione dell’attrattiva turistica è improvvisamente diventata lettera morta con la chiusura forzata degli impianti e con la proibizione di qualunque spostamento fisico per diporto.

Nella generale costernazione può essere consolatorio sperare in un prossimo cambio di paradigma, annotando che già un mese e mezzo fa la Toscana aveva chiuso ai finanziamenti per lo storico impianto dell’Abetone. Legambiente aveva commentato: “Accanimento terapeutico sparare ancora con i cannoni”

Stazioni moribonde sotto i 1500 m
di Franco Giubilei
(pubblicato su La Stampa del 9 febbraio 2020)

Skilift e stazioni abbandonate a bassa quota, comprensori sciistici dipendenti sempre più dai contributi pubblici e, sullo sfondo, la minaccia del global warming con la progressiva, definitiva sparizione della neve naturale dalle piste. Le anticipazioni a tinte fosche del rapporto 2020 di Legambiente sullo stato del bianco elemento nel nostro Paese, che danno per moribonde «le stazioni di sport invernali al di sotto dei 1500 metri», arrivano in contemporanea con il caso dell’Abetone: in terra Toscana, la Regione non ha messo a bilancio il consueto milione di euro di fondi destinati agli impianti e gli operatori sono in subbuglio, anche perché di neve dal cielo finora se n’è vista quasi zero e la stagione si presenta nerissima pure per questo motivo.

Poi è chiaro che nella stazione di Zeno Colò, così come nelle altre località italiane, ormai da tempo quasi non si scia senza innevamento artificiale, ma è proprio questo modello, secondo Legambiente, a non reggere più: «La neve sulle piste è tutta finta e l’industria dello sci sta vivendo sempre di più grazie ad aiuti pubblici che arrivano a finanziare fino al 90% della costruzione e manutenzione degli impianti – dice Vanda BonardoI climatologi sono concordi nel sostenere che bisogna fermare gli investimenti in stazioni invernali al di sotto dei 1500 metri, se non sotto i 1800. Tutto questo in un quadro che vede l’aumento costante delle temperature in misura doppia in montagna rispetto alla pianura».

Wanda Bonardo

Una crisi di sistema che, affermano gli ambientalisti, attraversa la Penisola in lungo e in largo dalle Alpi agli Appennini: «Sono già molte le stazioni che alternano aperture e chiusure – aggiunge Bonardo, che fa una serie di esempi –Ad Argentera, nel Cuneese, gli impianti sono chiusi, non trovano un gestore e mancano i soldi per manutenzione e controlli. In Val Canale (Bergamo), la stazione è chiusa per costi insostenibili. A Bolbeno, in Trentino, altitudine 600 metri, hanno speso milioni per l’innevamento artificiale di piste per bambini. Anche a Laceno, in Campania, aspettano investimenti per milioni di euro». Parla di «accanimento terapeutico» per stazioni sciistiche che altrimenti non potrebbero sopravvivere causa deficit economici, mancanza di gestori, impianti vecchi ma, soprattutto, latitanza di neve.

E non è che i problemi riguardino solo le piste a bassa quota: anche più in alto, il bisogno di neve artificiale c’è ed è in aumento, con l’innalzamento delle temperature che obbliga i gestori a moltiplicare i bacini d’acqua a cui attingere. «Inoltre, si espandono le infrastrutture ad alta quota, come il Carosello delle Dolomiti o Cime Bianche in Val d’Aosta». Per Legambiente occorre puntare su un turismo più ecocompatibile e distribuito su tutto l’anno, come in Val Maira, dove alle ciaspolate invernali – «disciplina che conta su almeno 700 mila praticanti contro i 2,3 milioni dello sci» – affiancano, durante la stagione calda, escursioni, trekking e mountain bike dopo aver collegato rifugi e Bed and breakfast lungo i percorsi occitani.

Il comprensorio dell’Abetone, sull’appennino tosco-emiliano: la vetta è il monte Gomito, a 1892 metri. La frazione Abetone è a 1388 m.

Ma se la neve artificiale indispone gli ambientalisti per le ragioni che si sono dette, per altri funziona bene e alimenta l’economia della montagna: «A Sestola (una delle località emiliane più importanti per lo sci, NdR) non si è mai vista così poca neve come quest’anno, eppure le piste sono tutte aperte e questo weekend c’è il pienone – osserva Andrea Corsini, assessore uscente al Turismo della Regione Emilia-Romagna – Secondo noi questo modello è sostenibile anche in prospettiva futura; negli ultimi cinque anni abbiamo investito 15 milioni per tutti gli impianti di risalita». Ammette che «i contributi pubblici sono decisivi» e ricorda l’impegno rivolto alle attività estive, ma tiene il punto sulle stazioni sciistiche: «Nei prossimi impianti, le seggiovie saranno attrezzate per portare le biciclette, in modo che servano anche per il turismo estivo, ma continueremo a potenziare l’innevamento artificiale: grazie a ciò, sia a Sestola sia al Corno alle Scale quest’anno riusciamo a limitare i danni di una stagione finora senza nevicate».

Non lontano, all’Abetone, invece masticano amaro per il taglio della sovvenzione regionale, accompagnato dall’invito ad adeguare l’offerta turistica ai cambiamenti climatici che rendono gli inverni sempre più miti. «Abbiamo una dozzina di chilometri di piste innevate artificialmente, eppure abbiamo sempre ricevuto finanziamenti più bassi rispetto a tutte le altre regioni – dice Giampiero Danti, direttore tecnico di Abetone Funivie, la società fondata da Colò – Abbiamo tantissimi problemi per la poca neve di quest’anno, la nostra richiesta del contributo di un milione è legata anche a questo. Ci aspettiamo dalla Toscana lo stesso comportamento delle altre regioni».

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Stazioni moribonde sotto i 1500 m ultima modifica: 2020-03-25T05:51:52+01:00 da GognaBlog

22 pensieri su “Stazioni moribonde sotto i 1500 m”

  1. 22
    Fabio Bertoncelli says:

    Però, caro Filippo, una Regione che finanzia uno scempio – ambientale ed economico – come la funivia Doganaccia-Scaffaiolo è vergognosa!

  2. 21
    Fabio Bertoncelli says:

    Filippo, sono decenni che evito, per quanto possibile, luoghi abbruttiti. Cosí facendo, non mi illudo di danneggiare economicamente i responsabili delle devastazioni ambientali. Lo faccio per mia soddisfazione: una gita tra le brutture non sarà mai bella come desidero.
     
    Tuttavia so che siamo in pochi a pensarla cosí, e purtroppo sarà sempre cosí. Durante le mie escursioni invernali nell’Appennino Tosco-Emiliano spesso non incontro anima viva, e mi domando: “Le orde di sciatori dell’Abetone e del Cimone sono contente di ammassarsi come gregge?”. Sí, sono contente.
    Purtroppo la verità è questa. Per vagabondare in libertà tra boschi e crinali innevati sono necessarie alcune cose che alla massa mancano: una mentalità differente, un minimo di spirito di avventura e di capacità tecniche, desiderio di libertà e di un pizzico di solitudine, di natura integra. Non importa che si tratti di ciaspole, di piccozza e ramponi, di sciescursionismo, di scialpinismo o di semplici camminate con i bastoncini nell’incanto del bosco innevato. A tutta quella gente non importa.
     
    Sarebbe necessario un lungo processo di educazione per spostare le masse dalle piste da sci ai boschi e alle vette. Ma poi ci ritroveremmo la folla anche nei posti che ora sono frequentati da pochi.
    … … …
    L’Italia è sovrappopolata, l’Europa è sovrappopolata, il mondo è sovrappopolato: questo è il primo dei nostri problemi, dal quale ne derivano infiniti altri.
     

  3. 20
    Filippo Colizzi says:

    Buongiorno a tutti! A mio parere è oltremodo sconcio che i soldi stanziati dalle Regioni, e quindi, giusto per ricordarlo, provenienti dalle nostre tasche, vadano a finanziare simili progetti..non sarebbe più senzato usare quei soldi per eliminare i suddetti impianti ormai inutili per consentire lo sviluppo di attività alternative? (Escursionismo, cicloescursionismo, arrampicata, ciaspole..) E comunque continuo a pensare che ci sarebbe un modo molto semplice per far cessare questo andazzo..non andare in questi luoghi!! Voglio vedere se tengono aperto l’impianto se non è presente nemmeno UNO sciatore!!

  4. 19
    Luciano pellegrini says:

    Non ho rancori se il mio commento non è stato pubblicato. In linea di massima DANIELE PICCINI ha confermato le mie preoccupazioni. – La REGIONE CHE FINANZIA, un bacino artificiale in quota per l’innevamento artificiale, (A PASSO LANCIANO A 1300 METRI). Mi incuriosisce conoscere come riempiono questo bacino, NON CI SONO RUSCELLI NÉ GHIACCIAI! – Solo le Associazioni naturalistiche locali ed anche le Sezioni CAI Regionali stanno avanzando giustificate e documentate proteste. – A Passo Lanciano, per il momento, nessuno ha reclamato, tanto meno il CAI, con i suoi circa 320mila soci e il BIDECALOGO, al PUNTO 4 – TURISMO IN MONTAGNA, spiega: Il CAI è di norma contrario alla realizzazione di nuove infrastrutture, di nuovi impianti o di ampliamento di quelli esistenti, in particolare nelle aree protette. – Se il progetto dovesse essere approvato, almeno tutte le sezioni CAI della provincia di Chieti e di Pescara dovrebbero intervenire?

  5. 18
    daniele piccini says:

    Una cosa importante non detta è che nell’appennino centrale, parlo delle Marche che chissà perchè non vengono mai citate nemmeno nei bollettini meteorologici, provate a farci caso, (maltempo al centro con pioggia in Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Molise !!!!) ci sono alcune stazioni sciistiche, poche ma significative per l’argomento qui trattato, naturalmente quasi tutte sotto i 1.500 mt. A differenza della Toscana sono abbondantemente finanziati dalla nostra previdente e provvidente Regione, tant’è che proprio in questo periodo sul Monte Catria si stanno realizzando lavori di ampliamento degli impianti con sbancamenti fin quasi alla sommità del Monte Acuto e taglio di decine di ettari di faggeta, il tutto finanziato dalla Regione, non paghi di ciò sta emergendo il progetto di un bacino artificiale in quota per l’innevamento artificiale che si presentato come necessario in quanto quest’anno gli impianti sono rimasti sempre chiusi per mancanza di innevamento, la staria è sempre la stessa, prima ci si spinge più in alto possibile devastando tutto e poi, visto che comunque non basta si continua con la neve artificiale laddove basta un giro di vento da ponente per sciogliere in due giorni qualsiasi tipo di neve. Solo le Associazioni naturalistiche locali ed anche le Sezioni  CAI  Regionali stanno avanzando giustificate e documentate proteste, per il resto tutto tace, sembra che di una piccola montagna in mezzo all’Italia non interessi a nessuno, blog compreso, è come per il bollettino metereolocico. 

  6. 17
    Luciano pellegrini says:

    Anche se i climatologi sono concordi nel sostenere che bisogna fermare gli investimenti in stazioni invernali al di sotto dei 1500 metri, i politici seguitano a regalare i contributi pubblici, che sono decisivi PER REALIZZARLI. Il comprensorio sciistico di Passo Lanciano – Pretoro CH (1300 m) – quest’anno è stato aperto solo un paio di giorni. Anche gli anni precedenti, sempre per mancanza di neve, stesso risultato. Però’ la REGIONE ABRUZZO ha risolto il problema : https://www.regione.abruzzo.it/content/sviluppo-parte-iter-progettazione-definitiva-su-passolanciano – parte iter per progettazione definitiva su Passolanciano 11 GENNAIO 2020 – https://www.ilcentro.it/chieti/nuovi-impianti-sulla-maielletta-la-regione-approva-il-progetto-1.2353291Nuovi impianti sulla Maielletta la Regione approva il progetto .
    Febbo – (ASSESSORE AL TURISMO) – Giunta approva delibera, che definisce nuova programmazione specifica di rimodulazione delle opere, per una spesa complessiva di 20 milioni e 200 mila euro, per realizzare il prolungamento dell’impianto della seggiovia, fino alla stazione di Mammarosa, (1650 m). È stata individuata anche una nuova soluzione per l’impianto di innevamento ARTIFICIALE, che sarà ora ubicato nell’area bassa di Passolanciano e vedrà la realizzazione di un piccolo bacino di accumulo idrico superficiale, inserito in un’area verde attrezzata anche per i più piccoli. Non ci sono torrenti, né ghiacciai, quindi dove si prenderà l’acqua per riempire la vasca? ACQUA POTABILE…? COME SI PUO’ PROGRAMMARE QUESTA PROPOSTA? Contenti gli industriali del CIRCO BIANCO, i maestri di sci, i pochi alberghi e ristoratori. Meno male che un paio di associazioni ambientaliste hanno reclamato. Peccato che la prima associazione ambientalista, con circa 320mila soci, IL CAI, non ha partecipato. Eppure il BIDECALOGO, al PUNTO 4 – TURISMO IN MONTAGNA, spiega: Il CAI è di norma contrario alla realizzazione di nuove infrastrutture, di nuovi impianti o di ampliamento di quelli esistenti, in particolare nelle aree protette.
     

  7. 16
    Fabio Bertoncelli says:

    Ma…, Marcello, dovevi tacere! Ora qualche giovinastro  sprezzante e brufoloso sospetterà che sei nato nel Giurassico.
    E invece NON è vero! 👍👍👍
    Non ancora. 😂😂😂
     

  8. 15

    Bertoncelli, io HO imparato a sciare sulle montagne dell’entroterra genovese. Al Pian dei Grilli a essere precisi. C’era tantissima neve e si facevano brevi gite scialpinistiche di poche pretese, ma mi sono servite. Comunque era 55 anni fa!

  9. 14
    Grazia says:

    Per quanto riguarda la neve artificiale, all’utilizzo di ingenti quantitativi di acque, che potrebbero favorire l’agricoltura soprattutto in caso di prolungata siccità, va aggiunto l’uso di additivi che risultano inquinanti (per la terra, per l’acqua), oltre all’indiscusso impoverimento dei suoli a seguito di marcescenza della vegetazione alla quale viene a mancare il rispetto di cicli riproduttivi naturali.

  10. 13
    Roberto Aruga says:

    Ai commenti che mi precedono, che mi sembrano molto sensati, penso non ci sia molto da aggiungere. Solo un’osservazione sull’impiego di notevoli quantità di acqua per i bacini di alimentazione degli impianti per la neve artificiale. In seguito ai sempre più frequenti periodi di gravi siccità nelle nostre regioni da più parti si è ripetutamente (e giustamente) sollecitata un politica di costruzione di invasi di riserva, per fornire acqua alle coltivazioni nei periodi critici. Alcuni paesi europei hanno iniziato a fare sul serio in questo campo. Da noi cosa si fa? Da un lato non si procede alla costruzione degli invasi anti-siccità, dall’altro lato si regalano soldi pubblici (in molti casi a fondo perduto) per costruire gli invasi per le piste da sci. Semplicemente demenziale.

  11. 12
    Fabio Bertoncelli says:

    Località aperte e località chiuse dell’Appennino tosco-emiliano
    ADDENDA
    Un’altra interessante discussione nel sito “abetoneforum.it” è la seguente: «Località aperte e località chiuse dell’Appennino tosco-emiliano», di ben 42 pagine.
    È proprio qui che si trova l’elenco delle stazioni sciistiche chiuse nell’Appennino Tosco-Emiliano. In epoche passate si pretendeva di sciare perfino a Serramazzoni! Per spiegarmi meglio con chi non conosce i posti, sarebbe come voler sciare sulle montagne dell’entroterra genovese.
     

  12. 11
    Antonella Bissacco says:

    Lo sci è ormai finito come sport di massa. Manca la neve in sempre più zone, l’innevamento artificiale ha prezzi e consumi spaventosi, gli impianti stessi richiedono manutenzioni obbligatorie e personale qualificato. E manca l’altra materia prima oltre alla neve: lo sciatore.
    Non c’è più come negli anni d’oro, la massa di sciatori che scia da inizio a fine stagione. I moderni sciatori usano le piste al massimo 4-5 volte x stagione, le settimane bianche sono diventate weekend lunghi annullabili se il meteo non è perfetto.
    Ha senso investire ancora in stazioni sciistiche con queste premesse?
    (da facebook)

  13. 10
    Matteo says:

    E’ solo questione di tempo Marcello.
    Sono già parecchie le vie classiche non più fattibili o non più fattibili da fine luglio fino all’inverno.
    Le cascate di ghiaccio che si formavano per tre mesi solo vent’anni fa, se va bene durano 15-20 giorni.
    Certo, qualcosa da qualche parte resterà sempre, ma agli tempo.
    Purtroppo

  14. 9
    Fabio Bertoncelli says:

    Il sito “abetoneforum.it” è frequentato esclusivamente da sciatori di pista, quasi tutti toscani e appassionati dell’Abetone e della Val di Luce. Nel forum si trova una discussione («Archeologia sciatoria»), che tratta degli impianti sciistici dismessi nell’Appennino Tosco-Emiliano; è iniziata nel lontano gennaio 2012  e ora, con continui contributi, ha raggiunto addirittura le 341 pagine.
    Di tanto in tanto viene pubblicato l’elenco completo e aggiornato di tali impianti, oltre che delle stazioni sciistiche abbandonate. È una sequela davvero interminabile; impressiona perfino chi, come me, è assolutamente contrario allo sci di pista, e induce a riflettere sullo spreco economico. Gli impianti sono costituiti in massima parte da sciovie, a volte da seggiovie; alcuni si trovavano in posti che ora paiono assurdi, ma in molti casi lo erano già all’epoca.
    Vi compare anche una funivia (la funivia Doganaccia-crinale), che ora si vorrebbe sostituire con la Doganaccia-Lago Scaffaiolo, già progettata, della quale si è già parlato nel GognaBlog. Il lago giace all’interno del Parco Regionale dell’Alto Appennino Modenese, per cui si deturperebbe un ambiente naturale protetto e di interesse anche storico (è menzionato perfino da Boccaccio). Dal lago si dovrebbe poi logicamente procedere al collegamento con i vicini impianti del Corno alle Scale (Appennino Bolognese), perciò devastando ulteriormente pure il limitrofo Parco Regionale del Corno alle Scale.
    Invito tutti gli interessati a consultare la discussione: è davvero istruttiva.

  15. 8

    L’alpinismo su ghiaccio non mi sembra affatto in estinzione. Semmai è cambiata la stagione. Comunque resta un’attività libera e quindi non verrà mai finanziata da nessuno.

  16. 7
    Matteo says:

    “le foto dei tralicci per molti anni abbandonati e mezzi divelti sono istruttive sulla fine che faranno le stazioni minori.”
    ma anche le stazioni maggiori: basta aspettare un po’ più di tempo.
    Lo sci è uno sport in via di estinzione, come l’alpinismo su ghiaccio. E’ ora di accettare questo fatto e smetterla di dire no, non ci credo. Aumentare i finanziamenti renderà solo peggiore l’esito finale (oltre che contribuire ad aggravare la situazione ambientale globale)
    Ma temo l’uomo sia troppo stupido per capirlo

  17. 6

    Concordo sicuramente sul fatto che sia inutile e improduttivo fare il massaggio cardiaco a un morto, ma quando si fanno le crociate ambientali bisognerebbe dimostrare più relazione e competenza nei confronti del problema che si solleva e contrasta. Lega Ambiente spesso fa la figura del bastian contrario e basta.
    Dico questo perché la neve artificiale, dalla fine anni ’80 quando ha iniziato a diffondersi sull’arco alpino, è diventata indispensabile anche laddove la neve naturale non scarseggia. Infatti sarebbe impossibile fare sciare la quantità di utenti di oggi su piste innevate solo naturalmente che non abbiano un fondo come quello dei ghiacciai. Questo perché moltissimi sciatori spostano tantissima neve ad ogni curva e perché lo sci, divenendo sport di massa, ha avuto da un certo momento in avanti la necessità di avere piste lisce (in certe località quando si formano le gobbe ci sono sciatori che si precipitano all’ufficio del turismo a chiedere spiegazioni e a lamentarsi) e livellate per favorire quello che gli attrezzi moderni privilegiano, ovvero la velocità in funzione di una più facile capacità di manovra e maggiore infusione adrenalinica nell’utente.Tutte cose assurde e che non approvo assolutamente, ma che rispecchiano la realtà. Ricordo qualche anno fa che in Alta Badia e Gardena in Novembre ci fu una grande nevicata che costrinse gli operatori a levare tutta la neve naturale dalle piste per poterci mettere prima quella artificiale che avrebbe assicurato una base per tutta la stagione.
    A parte le considerazioni tecniche ci sono quelle economiche e, secondo me, per le stazioni di cui si parla nell’articolo immagino che siano state fatte. Il mondo dello sci, comunque, piaccia o no, si muove secondo principi che nulla hanno a che vedere con il preservare la natura, questo è il guaio. E’ possibile che fino a quando i fondi venivano elargiti dalle regioni interessate, si fosse fatto un calcolo costi-benefici che tenesse conto dell’indotto generato dall’impianto che “gira”, ovvero, alloggi, ristorazione, negozi di vario genere, scuole di sci, trasporti, intrattenimento, ecc. ma i conti della serva a un certo punto non saranno più quadrati. 
    Per riconvertire località come quelle dell’articolo in luoghi dove si praticano attività a più elevato contenuto contemplativo-culturale come le ciaspe, l’escursionismo, lo scialpinismo e il ciclismo muscolare (fa ridere ma ormai tocca chiamarlo così), occorre che gli amministratori siano loro per primi degli appassionati e quindi dei fautori attivi in prima linea. Diversamente, avremo situazioni che, dettate dall’ignoranza, perseguiranno modelli futili anche economicamente oggigiorno anacronistici e  socialmente amorali.

  18. 5
    Roberto Scala says:

    Oggi è persino assurda la richiesta, la progettazione di nuovi impianti, come Cime Bianche in Val d’Aosta o l’ultima pensata di collegare la Val di Funes con la Val Gardena in Alto Adige. Sulle piste, almeno nell’Alto Adige occidentale, si vede meno gente al di fuori del periodo natalizio. Non dimentichiamo  il costo degli abbonamenti per le famiglie, che non è proprio irrisorio. Ormai le Dolomiti sono diventate un gigantesco Lunapark, che probabilmente prospera sui turisti dell’Est Europa. Sarebbe ora di non vedere più gli impianti come risorsa e mezzo di valorizzazione della montagna.

  19. 4
    Giuseppe Balsamo says:

    Confermo pienamente quanto espresso da Bertoncelli al commento 1 sui comprensori Cimone e Corno alle Scale.
    Sarebbe interessante avere a disposizione i bilanci di queste società per valutarne i costi di gestione (a parte considerazioni di carattere “etico” sulla pratica dell’innevamento artificiale) e di quanto finanziamento pubblico sia necessario per sostenere la baracca.
    Forse è ora di trovare delle alternative, augurandosi che la cura non sia peggio del male.

  20. 3
    Carlo Crovella says:

    rinvio ad un precedente post su Pian Gelassa (sopra Susa, prov. di Torino): le foto dei tralicci per molti anni abbandonati e mezzi divelti sono istruttive sulla fine che faranno le stazioni minori. La loro pandemia è conseguenze del mix “meno precipitazioni+temperature più alte (che rendono impossibile sparare con i cannoni)”. La mia posizione sugli impianti da sci è nota da tempo: non aggiungere neppure uno ski-lift baby, neanche in stazioni che beneficiano (per altezza ecc) di un buon innevamento, e togliere tutti quegli impianti che non hanno più uno sostenibilità ambientale ed economica. Se non nevica più in modo significativo sotto i 1500 m, inutile tenere quelle stazioni. Gli obiettivi turistici devono puntare, con una visione “matura”, su attività “slow” e non su attività consumistico-meccanizzate.

  21. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    Beninteso, alle quote piú alte, dove ancora cade un po’ di neve (per esempio, le Dolomiti), ci si continua ad arricchire, sempre piú: l’avidità di denaro ha fatto perdere il senno. Come contropartita, però, le Dolomiti si stanno trasformando in una nuova riviera romagnola. 

  22. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    “A Sestola […] le piste sono tutte aperte e questo weekend c’è il pienone”. L’assessore si riferisce con ogni probabilità a uno dei rarissimi fine settimana (due o tre a febbraio) in cui si è trovato qualche centimetro di neve; tuttavia perfino allora sia le piste che gli impianti del Cimone non sono stati tutti aperti. A Natale (quando si dovrebbero realizzare i maggiori incassi della stagione) e in gennaio l’erba regnava sovrana: un paesaggio autunnale. In altre epoche, invece, c’era neve fino a Sestola (1020 m), dove si poteva scendere con gli sci; poi fino al Pian del Falco (1350), ma adesso nemmeno lí; ora si scia, con difficoltà, fino all’altitudine del Passo del Lupo (1570 m). Oltre la quota di vetta del Cimone (2165 m) non si potrà evidentemente andare, neppure coi finanziamenti regionali e con buona pace dell’assessore. Al Corno alle Scale il disastro sciistico è stato pressoché totale; Sant’Annapelago e Montecreto ancor peggio; Piane di Mocogno: erba. 
    Negli ultimi decenni sono stati abbandonati (a volte smantellati) decine e decine di impianti sciistici nell’Appennino Tosco-Emiliano (Valle del Sestaione, Doccia di Fiumalbo, Calvanella, Appenninia, Passo delle Radici, Fellicarolo, le Tagliole, la Maceglia, ecc. ecc.).
    … … …
    Lo sci di pista è sempre stato devastante per l’ambiente naturale; ora lo è diventato pure per i bilanci economici. 

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