Stop ai sacchi a pelo e lenzuola monouso

Stop ai sacchi a pelo e lenzuola monouso
(nuove regole nei rifugi)
di Gianni Giacomino
(pubblicato su La Stampa del 28 giugno 2020)

Da oggi gli escursionisti che raggiungeranno uno dei rifugi sulle Alpi non saranno obbligati a portarsi appresso il sacco a pelo, un carico davvero troppo pesante per chi affronta estenuanti percorsi in quota.

Sarà il gestore della struttura che dovrà garantire un set monouso per lenzuola e coprifedera, oppure della biancheria lavabile a 90 gradi, e la sanificazione di coperte, piumini e ciabatte. Solo se questo non sarà possibile i gestori dei rifugi richiederanno, già al momento della prenotazione obbligatoria, l’uso del sacco a pelo e di federa e ciabatte personali. Ma non è tutto. A seconda delle caratteristiche dei locali in quota la distanza per i pernottamenti da due metri è stata ridotta a un metro.

Ecco, sono queste le nuove linee guida che la Regione ha deciso di adottare dopo le forti pressioni esercitate dall’AGRAP, l’Associazione dei Rifugisti del Piemonte, «correggendo» quelle nazionali, considerato per lo meno lacunose. Il medesimo protocollo che AGRAP aveva già presentato in Valle d’Aosta ed era stato accolto il 5 giugno 2020.

Rifugio Bartolomeo Gastaldi al Crot del Ciaussiné di Val d’Ala di Lanzo

«Le ultime norme non garantivano le specificità dei nostri rifugi e, senza la nostra regolamentazione non avrebbero potuto aprire o garantire un servizio adeguato», spiega il governatore Alberto Cirio. Inoltre, per sostenere la riapertura e l’adeguamento alle misure di sicurezza anti CoViD-19, la Regione ha destinato un contributo a fondo perduto di 2 mila euro per ognuno dei circa 200 rifugi escursionistici che garantiscono 6 mila posti letto.

Le nuove disposizioni sono state adottate dopo una serie di incontri tra i vertici di AGRAP e del CAI e gli assessori alla Sanità Luigi Leardi e alla Montagna Fabio Carosso, che spiega: «I rifugi non sono solo un punto di ristoro ma, soprattutto, un luogo in cui garantire soccorso e riparo a chi è in pericolo. Con queste linee guida la Regione ha voluto sancire un principio culturale, ovvero i rifugi sono un vero e proprio “presidio della montagna”». «È stato un confronto intenso, che evidenzia ed esalta l’importantissimo ruolo di “presidio del territorio” svolto dal rifugio alpino», dice Giacomo Benedetti, il presidente della Commissione centrale Rifugi del CAI che, solo in provincia di Torino, conta 4 mila iscritti e manda avanti 14 rifugi.

«Questo protocollo – precisa Guido Rocci, presidente dell’AGRAP e gestore del Les Montagnards di Balme – è il frutto della collaborazione non sempre semplice, ma comunque costruttiva che si è instaurata in questi ultimi mesi davvero critici. Sulle linee guida nazionali c’erano scritte delle cose che davvero avevano poco senso».

Intanto ieri ha aperto i battenti anche il rifugio Gastaldi, ai 2659 metri del Crot del Ciaussiné, la conca sulla quale si affacciano la Ciamarella e la Bessanese. «Come prima giornata non ci possiamo lamentare, abbiamo 24 pernottamenti, praticamente il tutto esaurito, tenuto conto che siamo stati costretti a dimezzare la capienza», racconta Roberto Chiosso, arrivato al tredicesimo anno di gestione. Riflette: «Le persone che sono salite fin quassù indossano tutte la mascherina e osservano le regole, non ci resta che sperare nella clemenza del meteo».

Che cosa cambia
1) I pernottamenti
Per chi pernotta in un rifugio non c’è più l’obbligo di uso del sacco a pelo. Il gestore dovrà garantire set monouso per lenzuola e coprifedera o biancheria lavabile a 90°C, e la sanificazione di coperte, piumini e ciabatte.

2) Le prenotazioni
Se il gestore non potrà fornire il kit monouso, sarà richiesto l’uso del sacco a pelo e di federa e ciabatte personali da specificare preventivamente al momento della prenotazione.

3) Le distanze
Tenendo conto delle caratteristiche strutturali dei rifugi d’alta quota è stato ridotto a un metro il distanziamento per i pernottamenti. Molto dipenderà dall’utenza: nuclei familiari, gruppi di persone, escursionisti singoli.

Rifugio Lorenzo Bozano al Corno Stella

Rifugi: nuove regole “piemontesi” nell’era CoViD-19
di Carlo Crovella

Con pragmatismo tipicamente montanaro, i piemontesi hanno elaborato un loro protocollo ufficiale per la frequentazione dei rifugi nell’estate 2020, la prima dell’era CoViD-19.

Può darsi che la stessa cosa sia accaduta in altre regioni alpine: l’articolo de La Stampa si concentra solo sulla regione nordoccidentale (compresa la Valle d’Aosta che pure ha elaborato analoghe direttive in via autonoma).

Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, visto che il prontuario è stato preparato per fine giugno, cioè sul filo di lana rispetto alla stagione estiva. Certo non ci si poteva aspettare che ai rifugi di montagna ci pensasse il Governo nazionale, considerati i guai che deve affrontare, però forse un pensierino poteva farlo il Ministero dei Beni culturali e del Turismo. D’altra parte a guardare il flop del bonus vacanze (stroncato in fasce per troppa burocrazia) e l’incapacità di controlli degli assembramenti (sulle spiagge come nei quartieri della movida) non c’è da stupirsi che ai rifugi i politici non ci abbiano pensato più di tanto.

Secondo il giornalista le norme piemontesi “correggono” quelle nazionali considerate “per lo meno lacunose”. Mah: le notizie, sia da un fronte che dall’altro, lasciano un po’ perplessi chi i rifugi li frequenta da decenni.

C’è però un aspetto particolare che mi ha fatto riflettere a fondo. L’articolo riferisce che, nel primo week end di apertura estiva, il noto rifugio Gastaldi sopra al Pian della Mussa (Val d’Ala, la centrale delle tre Valli di Lanzo) ha registrato 24 pernottamenti che, con le nuove regole, pare costituiscano il “tutto esaurito”.

Conosco bene il rifugio, avendolo frequentato da innumerevole tempo, come ogni torinese che si “rispetti”. Per combinazione conosco anche l’attuale gestore, Roberto Chiosso (giunto alla tredicesima stagione consecutiva) perché, oltre 30 anni fa, siamo stati per un po’ in contemporanea nella Scuola di alpinismo dell’UGET Torino.

Roberto Chiosso

Ma per evitare errori sono andato a consultare la Guida Monti d’Italia, volume Alpi Graie Meridionali: il Gastaldi viene accreditato di 80 posti letto, “aumentabili a 90-100 in condizioni di emergenza”. Ora l’emergenza è di segno opposto: in pratica il tutto esaurito corrisponde a circa un terzo della capienza fisica.

Come andrà l’estate 2020 per i rifugi? Nessuno può dirlo a priori con assoluta certezza. Io esprimo quello che mi suggerisce l’istinto: innanzi tutto, su questo tema, bisogna distinguere i rifugi in due macro categorie molto diverse.

Da un lato ci sono i rifugi raggiungibili agevolmente in auto o con impianti o con un’escursione complessivamente facile e relativamente corta, quanto meno non lunga (entro le 2 ore-2 ore e mezza a passo non di corsa). Questi rifugi potranno diventare la meta per uscite giornaliere, con l’obiettivo (del tutto legittimo) di andare a pranzare in rifugio. La possibilità di dislocare esternamente i posti a sedere e l’auspicato bel tempo potrebbero aiutare l’andamento della gestione. Non dico che si faranno miliardi, ma è possibile che questi rifugi riescano a “sfangare” l’estate grazie al servizio di ristorante.

Diverso sarà, purtroppo, il discorso per i rifugi prettamente alpinistici, quelli cioè dove si pernotta in previsione dell’ascensione o dell’arrampicata del giorno dopo. Qui il crollo dei pernottamenti renderà davvero complicato l’andamento gestionale, considerato che molti costi sono “fissi” e restano invariati a prescindere dal numero dei frequentatori. Basandoci grossolanamente sull’esempio del Gastaldi, si può delineare una gestione che, a fronte degli stessi costi fissi tradizionali e con costi variabili in lieve contrazione, registrerà circa un terzo del fatturato abituale.

Oltre alla riduzione della capienza prevista dai vari protocolli, io mi aspetto che molti alpinisti eviteranno i rifugi proprio per non dover sottostare al disagio conseguente alle norme stesse (mascherina, distanze, ecc.) rispetto alle abitudini di quando non c’era il virus. Le alternative sono rappresentate da uscite in giornata o dai pernottamenti in tenda. Non pare però realistico ipotizzare che chi dispone della tenda la vada a piazzare a fianco dei rifugi: probabilmente si preferiranno location isolate e lontane da ogni folla.

Rifugio Quintino Sella al Monviso

Io per primo, lo confesso apertamente, ho deciso di non frequentare i rifugi per l’estate 2020. Quanto meno non li frequenterò come punto di appoggio per ascensioni/escursioni del giorno dopo. Non ho voglia di sottostare a tutto il “balletto” richiesto. Sono molto addolorato, ma dopo approfondita analisi interiore ho scelto questa strada.

Sono addolorato perché i rifugi, quelli “alpinistici”, sono davvero un presidio del territorio. Non tanto perché lì c’è sempre qualcuno pronto a far scattare i soccorsi, ma perché sono un luogo d’incontro della comunità alpinistica. Sarebbe un peccato perdere (per estinzione economica) questi luoghi che, in alcuni casi, sono davvero “storici”.

In attesa che l’evoluzione ci permetta di trovare antidoti al CoVid-19, per l’estate 2020 compenserò i mancati pernottamenti in rifugio con qualche puntata in giornata: una birra fresca durante la gita oppure, perché no?, un pranzo con polenta concia e genepì finale. Due chiacchiere con i vari gestori alla Roberto Chiosso non hanno prezzo.

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Stop ai sacchi a pelo e lenzuola monouso ultima modifica: 2020-07-14T05:52:44+02:00 da GognaBlog

18 pensieri su “Stop ai sacchi a pelo e lenzuola monouso”

  1. 18

    Pellegrini é tutto chiaro, ma ripeto, nei rifugi CAI che frequento di solito non ho mai visto appesi al muro questi regolamenti né tantomeno li ho visti applicare. Eccetto lo sconto sul pernottamento o la mezza pensione ai soci.
    Quanto a denunciare la mancata applicazione di quanto sopra, non ci penso neanche. Ho denunciato al CAI l’inosservanza di cose ben più gravi e importanti in passato e ho perso solo tempo.

  2. 17
    Luciano pellegrini says:

    Caro Marcello, c’è il tariffario che avrai letto sul link inviato. Se poi i gestori… fanno finta di niente, la colpa è della sezione che gestisce il rifugio.
    ATTENZIONE PERO’: Il Tariffario deve essere predisposto sull’apposito modulo (scaricabile dal sito internet https://www.cai.it/andare-in-montagna/rifugi-e-bivacchi/) e deve obbligatoriamente essere esposto, unitamente al Regolamento Rifugi CAI in posizione ben visibile e consultabile da parte di tutti i frequentatori. La mancata esposizione di quanto sopra sarà considerata grave inadempienza e la Commissione Centrale Rifugi e Opere Alpine proporrà al Comitato Direttivo Centrale la sospensione e/o revoca di tutti i contributi in capo alla Sezione (fondo manutenzione ordinaria e Fondo Stabile Pro-Rifugi). Nei Rifugi che trasportano a valle i reflui è previsto il pagamento di una quota supplementare sul pernottamento, quale contributo fisso alle spese, pari ad € 3,00. Nel periodo invernale (1/12-30/4) è applicabile ai soli non soci un aumento del 30% del supplemento riscaldamento da intendersi quale contributo per la connessa spesa. I soci CAI dovrebbero evidenziare questa mancanza, inosservanza. Ciao LP

  3. 16

    Nonostante la circolare, non ho mai visto applicare, né a me né a altri, sconti sul mangiare in un rifugio CAI.

  4. 15
    Luciano pellegrini says:

    https://www.cai.it/wp-content/uploads/2020/01/25-2019-tariffario-Rifugi-2020.pdf
    Circolare n. 25/2019 – Emittente: Direzione Oggetto: Tariffario Rifugi 2020 Destinatari: Sezioni e Sottosezioni CAI, Soci CAI, Commissioni Regionali Rifugi e Opere Alpine Data: Milano, 19 dicembre 2019 Firmato: Il Direttore, Andreina Maggiore – Tariffario 2020

  5. 14
    Carlo Crovella says:

    Neppure a me risulta che i soci CAI abbiano deglj sconti. Se non ricordo male il prezzario prevede come prezzi base (per pernottanento, cena, colazione e quondi mezza pensione) i prezzi per i soci, aunentati pet i non soci. Non mi sono mai posto il.problena circa i prezzi per pranzo e consumazioni da bar. A naso direi che non sono previste differenziazioni. Ciao!

  6. 13
    grazia says:

    Caro Zuffi,
    dipende da quanto è simpatico l’avventore.

  7. 12
    Prof. Aristogitone says:

    Zuffi, i soci CAI possono stare tranquilli nei bivacchi perché se si è in regola con il bollino il CoVid 19 non attacca. Diverso è se l’interessato non ha il bollino in regola o, ancor peggio non è tesserato.
     
    Circa lo sconto sul cibo nei rifugi è la prima volta che lo sento. Come soci CAI si ha diritto a un prezzo scontato per la mezza pensione o il solo pernottamento ma per il cibo soltanto non credo.

  8. 11
    Luciano pellegrini says:

     
    Esiste la regola che i soci CAI regolarmente tesserati, consumando i cibi nei rifugi gestiti dal CAI, hanno diritto allo…sconto! Questi rifugi hanno l’obbligo di esporre il prezziario CAI e se gli chiedi il famoso… minestrone, devono accontentarti. Da tempo non vedo più il prezziario e se gli chiedi lo sconto, ti guardano come un diverso. Ho provato a segnalare questa situazione, ma senza avere riscontro. Quindi, per evitare che anche GLI ALBERGHI MONTANI, mi danno il “NOMIGNOLO” che mi ha raffigurato il sindaco della mia città… CACACAZZO… mi faccio i fatti miei. Caro Crovella, per curiosità, sul consumo della birra di passaggio e la polenta concia, il gestore del rifugio, ti fa lo sconto? Saluti LP

  9. 10
    Luciano Regattin says:

    Comm. 9: a parte il fatto che quanto ipotizzato può accadere in qualsiasi luogo del mondo, ma mi tolga una curiosità, quando entra in un bivacco cosa fa, lecca tutto quello che trova? Finiamola per favore!

  10. 9
    Nico Zuffi says:

    Qualcuno mi sa dire qual è la situazione dei bivacchi fissi, senza gestore, dove uno arriva, si sistema, pernotta e se ne va, e se magari è portatore di virus, lascia un “ricordino” che poi chi arriva dopo, inconsapevolmente raccoglie ?

  11. 8
    grazia.lamontagna@gmail.com says:

    Trovo divertenti l’inizio del primo articolo e la fine del secondo:
    ”…non saranno obbligati a portarsi dietro il sacco a pelo, un carico davvero troppo pesante per chi affronta estenuanti percorsi in quota.”
    e
    ”In attesa che l’evoluzione ci permetta di trovare antidoti al Covid-19…”
     
    Per il resto, in linea generale e anche nel quotidiano, anch’io preferisco frequentare luoghi in cui non ci siano norme rigide.
     

  12. 7

    Si, carega è la sedia in diversi dialetti. Comunque ci siamo capiti. Ciao

  13. 6
    Andrea Parmeggiani says:

    @Marcello 
    Careghino=Poltrona?

  14. 5

    Sono già stato in diversi rifugi nelle Dolomiti (anche a pernottare) e mi sembra che la maggior parte delle persone che li frequenta dimostri buon senso. Quella di non frequentarli sinceramente non la capisco, come non capisco quella di programmare rigidamente la propria frequentazione delle montagne in quanto elementi naturali profondamente mutevoli, come pure il virus lo è. Quello che mi sembra invece più importante è l’avere rispetto di chi nei locali pubblici vive e lavora. Quindi le basilari norme (mascherina e almeno un m di distanza) andrebbero rispettate senza farne argomento di discussione. Non è difficile e se preso con la giusta filosofia, neppure troppo faticoso. Credo che semplificare sia meglio che complicare, in tutto, ma, haimè in quanti perderebbero il careghino se tutti lo facessimo. 

  15. 4
    Carlo Crovella says:

    Suggerisco di leggere l’articolo odierno di Totem & Tabù, cioè l’intervista al mio concittadino Luca Ricolfi, sociologo di chiara fama. Il pensiero finale si lega profondamente, sul piano delle riflessioni ideologiche, con il tema “pernottare o meno nei rifugi durante l’attuale fase”

  16. 3
    Carlo Crovella says:

    Enri di 2 ha interpretato alla perfezione il pensiero che ho espresso. Interpretare bene non significa necessariamente condividere sul piano ideologico. Cmq ognuno segua ciò che gli dice l’istinto: a me dice quello che ho esposto. Se tutto ciò dovesse portare alla chiusura economica di alcuni rifugi “alpinistici” la cosa mi addolorerebbe eccome, però non mi va di frequentare locali dove si creano condizioni per assembramenti difficili da gestire. Proprio ieri (lunedì 13/7) ho parlato con alcuni conoscenti che nel week end sono stati in rifugi svizzeri e mi hanno riferito che di fatto non si osservano rigide misure di prevenzione, anzi alla Domhutte (Mischabel) pare che non siano quasi applicate… (forse perché l’accesso è così faticoso e tecnicamente impegnativo che un individuo “contagiato” non sarebbe in grado di arrivare fin lassù…?). Per me lo stesso approccio vale per tutte le altre realtà della vita, come ad esempio gli aperitivi in città (praticamente azzerati) e le spiagge libere. Non utilizzo neppure la metro e mi sposto rigorosamente a piedi anche in città (a piedi, non in auto). Ci sono motivazioni squisitamente personali nelle mie scelte, legate alle mie condizioni di salute, forse discutibili se viste dall’esterno, ma legittime in termini di preferenze individuali. Una birra di passaggio o una puntata “alla merenderos” per la polenta concia sono il mio piccolo contributo al mondo dei rifugi, almeno per l’estate 2020. Con la speranza che si trovi in fretta il vaccino e si possa tornare alla normalità, anche nei rifugi.

  17. 2
    Enri says:

    Credo che la frequentazione dei rifugi debba seguire cio’ che ognuno di noi sente dentro rispetto al problema specifico. Se pensiamo che il rischio non vi sia, allora andremo in rifugio e di certo non misureremo la distanza minima o rimprovereremo chi non indossa mascherina ( non lo si fa piu’ nemmeno al supermercato, purtroppo). Se invece pensiamo che il rischio sia ancora presente faremo come fara’ Crovella, un saluto di passaggio al rifugio, preferibilmente fuori senza entrare. Per quel che interessa sposo questa seconda linea di comportamento. Non riesco ad immaginare il rispetto delle distanze interne ( scusate ma meno male che hanno detto almeno un metro perche’ se no come si dormiva? Tutti abbracciati? Regola patetica….) cosi come l’uso di mascherine… siamo seri dai…..
    andate a dare un’occhiata a come stanno lavorando le funivie e poi mi dite…. cabine cariche come bestie in stalla…
    alla Capanna Carrell posti dimezzati ( e fin qui….) e turni per cucinare… turni? Se poi una cordata arriva tardi dalla vetta e vuol fermarsi a dormire che fa? Aspetta fuori? C’e’ da augurarsi che i giornalieri temporali pomeridiani di agosto facciano sciopero quest’estate se no ti voglio vedere ad attendere fuori…purtroppo la gran parte di queste norme viene stabilita per pararsi da eventuali contenziosi successivi ma con la realta’ hanno poco a che fare. E questo non vale solo per i rifugi ma anche in ambito urbano. 

  18. 1
    Andrea Parmeggiani says:

    Caro Crovella, non è una contraddizione lamentare – giustamente – che queste regole rischiano di fare chiudere i rifugi e dichiarare di non frequentarli per sottostare alle nuove regole? Non sarebbe meglio invece “aiutarli”?

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