Storia dell’arrampicamento – 00

L‘edizione integrale delle nove puntate della Storia dell’arrampicamento scritte da Domenico Rudatis e pubblicate nella rivista Lo Sport Fascista tra il 1930 e il 1931 è dal 2014 consultabile on line grazie al lavoro di Luigi Piccioni. La prima puntata è stata pubblicata su GognaBlog del 15 novembre 2018, le altre verranno pubblicate al ritmo di una al mese.

“Spero che questo omaggio fatto a Rudatis e a tutte le persone che amano l’alpinismo possa contribuire a riconsiderare una pagina grande e dimenticata della letteratura italiana di montagna del Novecento (Luigi Piccioni)”.

Storia dell’arrampicamento – 00
di Luigi Piccioni
Introduzione a Storia dell’arrampicamento di Domenico Rudatis
(già pubblicato su altitudini.it il 7 aprile 2014)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(2)

Alla metà degli anni Venti il mondo dell’arrampicata viveva una fase di intensa creatività. I massicci delle Alpi Orientali – Dolomiti, Kaisergebirge, Wetterstein, Gesäuse su tutti – vedevano le imprese degli eredi di Preuss e di Dülfer, in gran parte provenienti da Monaco. Due di essi nel 1924 avevano aperto la prima via considerata di sesto grado: la Solleder-Lettenbauer al Civetta. Come se ciò non bastasse Monaco era negli stessi anni anche il centro della teoria alpinistica grazie allo sforzo di Willo Welzenbach di sistematizzare in modo rigoroso la scala delle difficoltà.
Il mondo alpinistico italiano reagiva a questa sfida con un ritardo reso ansioso dal clima di competizione nazionalista ereditato dalla guerra. Solo alla fine del decennio comparve una leva di rocciatori capaci di misurarsi alla pari con i giovani assi tedeschi: nell’estate del 1929 ben tre cordate italiane affrontarono con successo pareti di sesto grado e l’anno successivo due neofiti – Attilio Tissi e Giovanni Andrich – riuscirono nell’impresa di ripetere la Solleder-Lettenbauer.

Tra i protagonisti della sfida figurava un arrampicatore originario di Alleghe, che aveva iniziato a farsi le ossa prima della guerra e che a Torino era entrato nel coeso gruppo degli studenti trentini animatori della SUSAT: Domenico Rudatis. Al pari di Pino Prati, che della Susat era il guru riconosciuto, Rudatis era uno scrittore brillante, un appassionato di discipline orientali e un eccellente conoscitore della letteratura alpinistica di lingua tedesca. Quando nel 1927 Pino Prati precipitò nel tentativo di ripetere la via Preuss al Campanile Basso di Brenta, Rudatis prese il suo posto di ponte tra la cultura alpinistica italiana e quella di lingua tedesca. L’anno successivo formò infine una felice cordata con l’ultimo presidente della SUSAT, Renzo Videsott, e con lui realizzò uno dei tre sesti gradi del 1929: la Cima della Busazza al Civetta.

Domenico Rudatis a New York con la moglie Angelina Faè

La sua lunga relazione sull’ascensione del 1928 con Videsott al Pan di Zucchero del Civetta aveva fuso in modo così armonioso sguardo storico, valutazione delle difficoltà, abilità letteraria e visione trascendente dell’attività alpinistica da creare delle difficoltà alla redazione della Rivista mensile del CAI che pubblicò il pezzo solo dopo molti conflitti e tentennamenti. Il récit dell’ascesa al Pan di Zucchero, tuttavia, non inaugurò soltanto uno stile tra i più originali della letteratura italiana di montagna destinato a dare i suoi frutti per oltre sessanta anni: esso attrasse immediatamente l’attenzione di molti scrittori e di molti teorici dell’arrampicata, tra cui Vittorio Varale.
Celebre giornalista sportivo, Varale era stato chiamato nel 1928 a dare lustro a un’ambiziosa rivista sportiva di regime, Lo Sport Fascista. Fu proprio l’articolo di Rudatis sul Pan di Zucchero a convincere Varale di aver trovato il collaboratore lungamente cercato per raccontare dall’interno l’attività arrampicatoria e per lanciare la sfida del rinnovamento dell’alpinismo italiano in senso sportivo.
Varale e Rudatis condividevano infatti l’idea di un alpinismo inteso come sport, valutabile cioè in modo rigoroso e privo dell’impalcatura retorica e classista che dominava negli ambienti ufficiali italiani. Nacque in questo modo la “battaglia del sesto grado”, orientata anzitutto a quella che in quegli anni appariva come l’arrampicata sportiva per eccellenza, quella che si praticava sulle Alpi Orientali.

Metodico, erudito, amante delle architetture letterarie ariose ed eleganti, Rudatis propose immediatamente a Varale non una collaborazione episodica ma una vera e propria storia dello sport dell’arrampicamento, dalle prime imprese di Winkler fino agli ultimissimi exploit italiani. Nacquero così nove dense puntate pubblicate tra il 1930 e il 1931, con due articoli teorici, cinque articoli sull’evoluzione generale dell’arrampicata e due articoli sulle specifiche realizzazioni italiane.

Grazie a questa e ad altre pubblicazioni lo scrittore e alpinista di Alleghe divenne una delle figure più apprezzate e controverse del mondo alpinistico italiano degli anni Trenta. A metà decennio lo stesso alpinismo monacense gli tributò uno straordinario onore pubblicandogli un manuale in tedesco sull’“estremo in parete” (Das Letzte im Fels, 1936). Un incidente di moto con Attilio Tissi nel 1933 troncò però la sua carriera alpinistica mentre la guerra avrebbe interrotto in apparenza per sempre anche la sua attività di scrittore. Dal 1952, peraltro, Rudatis si sarebbe trasferito definitivamente negli Stati Uniti.

Quando però Vittorio Varale decise alla metà degli anni Sessanta, di ricostruire la “battaglia del sesto grado” ricorse ancora una volta alla memoria, allo sguardo lucido e ai tanti bei materiali ancora posseduti da Rudatis. Due libri pubblicati nel 1965 e nel 1971 da Longanesi – il secondo a sei mani col giovane Messner – riportarono così lo scrittore di Alleghe all’attenzione del grande pubblico. Il CAI ne richiese di nuovo la collaborazione per la Rivista mensile, ma soprattutto, tra gli anni Ottanta e Novanta, furono il CAAI e Bepi Pellegrinon a farne nuovamente una firma tra le più apprezzate e amate in Italia, soprattutto grazie al libro Liberazione. Avventure e misteri delle montagne incantate uscito nel 1985. Nel tramonto della sua vita Rudatis, scomparso poi nel 1994, aveva insomma riconquistato il prestigio degli anni Trenta, aiutato in questo anche dall’apprezzamento di scrittori di montagna come Gian Piero Motti che lo aveva lungamente elogiato nella sua classica Storia dell’alpinismo del 1977.

In questo revival rimase però del tutto ignorata la Storia dello sport dell’arrampicamento tanto più che dello Sport Fascista, chiuso nel 1942, non rimanevano che un paio di copie nelle biblioteche italiane. Varale aveva ricostruito nel libro La battaglia del sesto grado del 1965 la genesi dell’opera, qualcuno ogni tanto ne citava qualche singolo articolo ma era chiaro che nessuno l’aveva più sfogliata.
La Storia dello sport dell’arrampicamento appare invece sin dal primo sguardo come un’opera dall’ispirazione compatta e di alto valore letterario, critico ed estetico. I materiali su cui si basava testimoniavano della fitta rete di rapporti di Rudatis con le figure più importanti dell’alpinismo dell’epoca, da Willo Welzenbach a Peter Aschenbrenner, da Emil Solleder a Tita Piaz, dagli arrampicatori trentini e bellunesi alla coppia Steger-Wiesinger e molti altri ancora. L’epistolario Varale-Rudatis conservato alla Biblioteca Civica di Belluno consente inoltre di seguire passo passo la costruzione di ciascuna puntata, con l’enunciazione dei temi, la ricerca e la composizione delle immagini, la realizzazione dei disegni, gli accordi sull’impaginazione.

Ho incrociato la Storia dell’arrampicamento mentre cercavo di ricostruire i rapporti di Rudatis con Renzo Videsott e non mi ci è voluto molto a comprendere l’importanza dell’opera, per cui ho cercato a lungo qualcuno interessato a ripubblicarla nella forma originale affinché non se ne perdesse il particolare intreccio tra scrittura e grafica, ma senza fortuna. Il desiderio di condividere l’intelligenza e la bellezza quelle pagine non mi ha però mai abbandonato e mi ha infine spinto a realizzare un sito web che ne permettesse la libera consultazione. Nel sito http://arrampicamento.wordpress.com si possono trovare le nove puntate sfogliabili separatamente e il saggio Domenico Rudatis e la Storia dello sport dell’arrampicamento che approfondisce quanto posso solo brevemente accennare in questo articolo.

Domenico Rudatis
(da Wikipedia)

Domenico Rudatis (Venezia, 11 gennaio 1898 – New York, 17 luglio 1994) è stato uno scrittore, esoterista e alpinista italiano, teorico dell’arrampicata e pioniere della televisione a colori.

La formazione e l’attività alpinistica
Nato e cresciuto a Venezia in una famiglia che per parte di madre apparteneva ai Talamini proprietari del Gazzettino e per parte di padre proveniva da Alleghe, nell’Alto Agordino, iniziò ad arrampicare nell’adolescenza, prima di partecipare come ufficiale alla Prima guerra mondiale. Iscritto alla facoltà di ingegneria dell’Università di Torino, fu accolto nella nutrita colonia di giovani alpinisti trentini che studiavano nella città sabauda. Assieme ad essi, e in particolare a Pino Prati, avviò a metà degli anni venti quel dialogo tra alpinisti di ispirazione “orientalista” e quelli di ispirazione “occidentalista” che sarebbe successivamente culminato con le grandi imprese di Giusto Gervasutti, Riccardo Cassin e altre grandi figure dell’arrampicata d’anteguerra.[1]

Ricercatore attento e minuzioso, profondo cultore di filosofie e discipline del corpo orientali, scrittore denso e fluente ed eccellente disegnatore, Rudatis si impose presto come collaboratore della Rivista mensile del Club Alpino Italiano dalle cui colonne iniziò a introdurre la classificazione in gradi delle difficoltà di arrampicata elaborata verso la metà degli anni venti dagli alpinisti monacensi guidati da Willo Welzenbach. Tra il 1928 e il 1933 svolse un’intensa attività alpinistica sulle Alpi Orientali, dapprima in cordata con Renzo Videsott e successivamente con Attilio Tissi e Giovanni Andrich, nel corso della quale compì diverse prime assolute di grande rilievo come lo Spigolo della Busazza (1929), la parete NW del Pan di Zucchero (1932) e il Campanile di Brabante (1933).[2]

Lo storico e il teorico dell’arrampicata
In alcune relazioni di salita pubblicate sulla Rivista del CAI, Rudatis riuscì a fondere in modo armonico la divulgazione e l’applicazione del metodo monacense di valutazione delle difficoltà in parete, uno sguardo storico attentamente documentato sull’alpinismo orientalista sin dalle sue origini e la rivendicazione dell’arrampicata come esperienza esoterica volta al perfezionamento spirituale e al superamento della materialità dell’esistenza.[3] Questi scritti lo imposero già alla fine degli anni venti come il maggior scrittore italiano in tutti e tre gli ambiti, aprendogli le porte a una popolarità tanto ampia quanto contrastata, soprattutto dagli ambienti ufficiali dell’alpinismo nazionale. Per quanto riguarda la valutazione delle difficoltà egli iniziò col giornalista sportivo Vittorio Varale una “battaglia del sesto grado” volta al riconoscimento dell’effettivo valore atletico dell’arrampicata che avrebbe avuto come momenti più significativi la pubblicazione del manuale Das Letzte im Fels (1936)[4] e dell’opera collettiva Sesto grado (1971) realizzata a sei mani con Varale e col giovane Reinhold Messner.[5] Sempre grazie all’apprezzamento di Varale Rudatis pubblicò tra il 1930 e il 1931 una storia dell’arrampicata sportiva in nove puntate nella rivista Lo Sport Fascista che costituisce la prima opera storica italiana di storia dell’alpinismo, per quanto limitata alle vicende delle Alpi Orientali dalle imprese di Georg Winkler degli anni ottanta del secolo precedente sino ai più recenti successi.[6] La rivendicazione di una dimensione esoterica e spirituale dell’attività alpinistica venne infine apprezzata e riconosciuta da Julius Evola che già aveva mosso le proprie ricerche in quella direzione e lo chiamò a collaborare con le riviste “KRUR” e “Diorama filosofico”.[7] Dopo un lungo silenzio durato quasi quaranta anni e interrotto solo da due collaborazioni con Varale degli anni 1965-71, Rudatis poté riprendere le sue riflessioni sulla dimensione spirituale dell’alpinismo grazie a una serie di saggi pubblicati tra il 1981 e il 1992 nell’Annuario del Club Alpino Accademico Italiano.[8] Lo stimolo dell’alpinista ed editore Bepi Pellegrinon lo indusse infine a produrre un’ampia sintesi delle sue ampie conoscenze storiche, del racconto della propria vicenda alpinistica e del giudizio sull’arrampicata come sport e come strumento di elevazione spirituale nell’opera Liberazione. Avventure e misteri nelle montagne incantate uscita nel 1985.

Fra Italia e Stati Uniti
Terminata la carriera alpinistica nel 1933 a causa di un incidente di moto con Tissi, Rudatis si dedicò alla sperimentazione nel campo della televisione a colori, ma vari tentativi degli anni trenta di mettere in produzione i propri ritrovati, sia in Italia che negli Stati Uniti, non ebbero successo. Ritiratosi a Venezia nel corso della guerra, conobbe qui la sorella del vecchio compagno di cordata Ernani Faè, Angelina, e la sposò. Nel 1952 si trasferì a New York, dove visse fino alla morte, nel 1994. La moglie lo aveva preceduto nel 1981.[9] Nel dicembre 1998 il Comune di Alleghe ha intitolato a Rudatis la propria scuola primaria.

Opere principali
Le Dolomiti Orientali, Milano, Treves, 1928, in collaborazione con Antonio Berti.
Il Pan di Zucchero della Civetta, in Rivista mensile del Club Alpino Italiano, XLVIII (1929), n. 3, pp. 153–91.
Lo sport dell’arrampicamento, in Lo Sport Fascista, 1930 (nn. 3, 4, 5, 7, 8 e 12) e 1931 (nn. 2, 6, e 9).
La moderna graduazione delle difficoltà, in XXV Annuario SAT, Trento, Società Alpinisti Tridentini, 1930, pp. 15–33.
Monti d’Italia, Roma, Enit-Ferrovie dello Stato, 1933.
Monti e valli bellunesi, Novara, De Agostini, 1934.
Das Letzte im Fels, München, Gesellschaft Alpiner Bücherfreunde, 1936.Il sentimento delle vette, in Rivista del Club Alpino Italiano, LVII (1938), 3, pp. 133–40.
Manifesto per il riconoscimento ed il futuro del sesto grado, in Vittorio Varale, La battaglia del sesto grado, Milano, Longanesi Editore, 1965, pp. 301–332.
Sesto grado, Milano, Longanesi, 1971, in collaborazione con Vittorio Varale e Reinhold Messner.
Il senso esoterico della montagna, L’Alpinismo e la civiltà moderna, Una via di liberazione, Cultura e liberazione, La morte in montagna, Vita e morte, Esistenzialismo ecologico e realtà cosmica, La più grande wilderness della Terra, Sulla via del senso cosmico, Il progresso dell’arrampicamento, L’incontro con la montagna, Dalla retorica della Wilderness alla tragedia ecologica, rispettivamente in Annuario CAAI degli anni 1981, 1982, 1983, 1984, 1987 (2), 1988, 1989 (2), 1990, 1991 e 1992.
Liberazione. Avventure e misteri delle montagne incantate, Falcade, Nuovi Sentieri, 1985.

Note
(1) Vittorio Varale, La battaglia del sesto grado 1929-1938, Milano, Longanesi, 1965.
(2) Vittorio Varale, Arrampicatori, Milano, Corticelli, 1932; Gian Piero Motti, Storia dell’alpinismo, Torino, Vivalda, 1994 (ed. or. Novara 1977), pp. 298-305; Domenico Rudatis, Liberazione. Avventure e misteri delle montagne incantate, Falcade, Nuovi Sentieri, 1985; Luigi Piccioni, Primo di cordata. Renzo Videsott dal sesto grado alla protezione della natura, Trento, Temi, 2010, in particolare i capp. 2 e 8.
(3) Si veda soprattutto il pionieristico articolo “Il Pan di Zucchero della Civetta”, «Rivista mensile del Club Alpino Italiano», XLVIII (1929), n. 3, pp. 153-91.
(4) Domenico Rudatis, Das Letzte im Fels, München, Gesellschaft Alpiner Bücherfreunde, 1936.
(5) Sesto grado, Milano, Longanesi, 1971.
(6) Domenico Rudatis, “Lo sport dell’arrampicamento”, in «Lo Sport Fascista», 1930 (nn. 3, 4, 5, 7, 8 e 12) e 1931 (nn. 2, 6, e 9).
(7) Luciano Pignatelli, “Sport, cultura, tradizione. Domenico Rudatis collaboratore del ‘Diorama filosofico’ evoliano”, «Futuro presente», IV (1995), n. 6, pp. 175-180.
(8) “Il senso esoterico della montagna”, “L’Alpinismo e la civiltà moderna”, “Una via di liberazione”, “Cultura e liberazione”, “La morte in montagna”, “Vita e morte”, “Esistenzialismo ecologico e realtà cosmica”, “La più grande wilderness della Terra”, “Sulla via del senso cosmico”, “Il progresso dell’arrampicamento”, “L’incontro con la montagna”, “Dalla retorica della Wilderness alla tragedia ecologica”, rispettivamente in «Annuario CAAI» degli anni 1981, 1982, 1983, 1984, 1987 (2), 1988, 1989 (2), 1990, 1991 e 1992.
(9) Liberazione. Avventure e misteri delle montagne incantate, Falcade, Nuovi Sentieri, 1985.

La Val dei Cantoni, con la Torre Venezia a sinistra e la Torre Trieste a destra. Nel centro la Cima della Busazza con l’itinerario della scalata dello spigolo effettuata nel 1929 da R. Videsott – L. Rittler – D. Rudatis (altezza metri 1100). Il «Tratto orizzontale punteggiato» è la deviazione dopo il primo superamento del camino sognato da Videsott. La «crocetta» è il punto del bivacco incantato. Il «rettangolino sulla parte superiore dello spigolo» è il tempio entro lo spigolo cioè il «meraviglioso camino a spirale». Disegno dal vero di Domenico Rudatis.

Bibliografia
Vittorio Varale, Arrampicatori, Milano, Corticelli, 1932.
Vittorio Varale, La battaglia del sesto grado 1929-1938, Milano, Longanesi, 1965.
Gian Piero Motti, Storia dell’alpinismo, Torino, Vivalda, 1994 (ed. or. Novara 1977), pp. 298–305.
Giorgio Fontanive, Domenico Rudatis 1898-1994. Il cantore della Civetta, in Le Dolomiti Bellunesi, XVI (1994), n. 2, pp. 19–33.
Luciano Pignatelli, Il senso dello sport nel pensiero di Domenico Rudatis, in Ludus, II (1993), n. 6.
Luciano Pignatelli, Sport, cultura, tradizione. Domenico Rudatis collaboratore del ‘Diorama filosofico’ evoliano, in Futuro presente, IV (1995), n. 6, pp. 175–180.
Giuseppe Sorge, Tissi e Rudatis: due percorsi personali tra guerra, resistenza e dopoguerra, in Protagonisti, XXI (2000), n. 77, pp. 216–234.
Giuseppe Sorge, Profilo di Domenico Rudatis: il carteggio con Attilio Tissi, in Attilio Tissi. Quei giorni quelle montagne, a cura di Bepi Pellegrinon, Belluno, Nuovi Sentieri, 2000, pp. 71–91.
Giovanni Perez, Domenico Rudatis, in Ideario italiano. Il pensiero del Novecento visto da Destra, a cura di Gennaro Malgieri, Roma, Il Minotauro, 2001.
Luigi Piccioni, Primo di cordata. Renzo Videsott dal sesto grado alla protezione della natura, Trento, Temi, 2010, in particolare i capp. 2 e 8.
Luigi Piccioni, Domenico Rudatis e la Storia dello sport dell’arrampicamento, 2014.
Luigi Piccioni, La Storia dello sport dell’arrampicamento di Domenico Rudatis, www.altitudini.it, 7.4.2014.

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Storia dell’arrampicamento – 00 ultima modifica: 2018-12-04T05:07:02+02:00 da GognaBlog

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