Storia delle Grandes Jorasses (1865-1972)

Storia delle Grandes Jorasses (1865-1972)
(scritto nel 1970 e aggiornato nel 1972)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(2)

Descrizione geografica

Dal Col des Grandes Jorasses 3810 m (a ovest) al Col des Hirondelles 3484 m (a est) si estende la montagna più bella dell’intero massiccio del Monte Bian­co. Sei vette ne compongono la catena: la Punta Young 3996 m, la Punta Margherita 4065 m, la Punta Elena 4042 m, la Punta Croz 4108 m, la Punta Whymper 4180 m e infine la vetta più alta, la Punta Walker 4206 m. Que­ste sei vette hanno un’unica grande parete nord che precipita sul ghiacciaio di Leschaux per 1200 metri ed è la più formidabile struttura granitica del­l’intera catena delle Alpi.

La limitano a est l’Arête (cresta) des Hirondelles che inizia dal colle omonimo, e a ovest la cresta ovest della Punta Young che inizia dal Col des Grandes Jorasses, A sud invece non c’è una parete unica, ma si possono distinguere due versanti delle punte Whymper e Walker, il versante sud e il versante sudovest. Il versante sud alto 1500 metri è limitato a est dall’Arête de Tronchey e a ovest dalla cre­sta di Pra Sec; il versante sud-ovest è limitato a ovest dalla Tour des Jorasses 3823 m e dal Glacier des Grandes Jorasses, lungo il quale si sviluppa la via normale di salita. Notevoli anche le pareti sud delle Punte Young, Margherita, Elena e Croz che precipitano sul ghiacciaio delle Grandes Jorasses per 500-600 metri.

In ultimo, la parete est della Punta Walker che precipita per 800 metri sul ghiacciaio del Freboudze.

Le Grandes Jorasses da Entrèves

Storia 1865-1972
Nel 1865, 20 giorni prima della conquista del Cervino, Edward Whymper, con Michel Croz, Christian Almer e Franz Biner, aggiunge alle sue brillanti prime ascensioni del Pelvoux, della Barre des Écrins, dell’Aiguille de Trelatête, dell’Aiguille Verte, dell’Aiguille d’Argentière e del Mont Dolent questa delle Grandes Jorasses.

Partito da Courmayeur il 24 giugno 1865 alle 1.35 di notte, alle 4.35 tocca lo rocce su cui sorge ora il rifugio Boccalatte, le supera in un’ora e alle 8.05 s’incontra con la zona dei seracchi sotto il Rocher du Reposoir che rimonta incontrando «qualche difficoltà». Per l’altro «rocher», che ora porta il suo nome, egli s’innalza direttamente alla vetta a 4196 m, che rag­giunge alle 13. Alle 20.45 è di ritorno a Courmayeur.

Tre anni dopo, il 30 giugno 1868, Horace Walker, 12° presidente dell’Alpine Club, compagno di Moore allo Sperone della Brenva nel 1865, compie la pri­ma ascensione della vetta massima per l’attuale via normale con Melchior Anderegg, Johann Jaun e Julien Grange.

Il 22 agosto 1898 il Duca degli Abruzzi compie la prima ascensione delle Punte Margherita ed Elena con Joseph Petigax, Laurent Croux e Felix Ollier: parte da Courmayeur all’una di notte, giunto alla sommità del Rocher du Reposoir lascia a destra l’usuale via di salita alle Jorasses e volgendo a sinistra attacca per rocce pessime la spalla fra il ghiacciaio che scen­de a sud-ovest della Punta Whymper e il canalone roccioso e la Punta 4065 m (ancora non battezzata Margherita). Alle 10.15 è sulla cresta di frontiera e alle 13 sulla vetta, che il principe chiama «Margherita» in omaggio alla Regina. Nel ritorno tocca una piccola cima sulla cresta che chiamerà «Elena» in onore della Duchessa d’Aosta. In ore 1.15 la comitiva è al termine della cresta di confine, alle 17.45 è di ritorno alla capanna Boccalatte e alle 21.30 a Courmayeur.

Il 18 giugno 1904 Valentine J. E. Ryan, con Franz e Joseph Lochmatter, in un tenta­tivo alla Cresta ovest, compie dal Col des Grandes Jorasses la prima ascensione della Punta Young.

Restava quella Punta Croz che, se ha grande importanza topografica perché costituisce la sommità dello sperone occidentale della parete nord ha però scarsissima individualità come vetta. La sua prima ascensione venne proba­bilmente compiuta dalla signorina E. Hasenclever, W. Klemm, F. König e R. Weitzenboch il 24 agosto 1909.

Il 12 agosto 1909 F. J. Gassner e Hans Pfann risalgono il versante sudo-vest vero e proprio tra la Tour des Jorasses e la Cresta di Pra Sec. La via ha solamente un in­teresse storico, però bisogna notare che fu la prima a svolgersi su una parete di questa montagna.

Del 14 agosto 1911 è la traversata dell’intera cresta, merito di H. Jones e Geoffrey Winhtrop Young con Joseph Knubel.

Il 23 e 24 luglio 1923 Francesco Ravelli, Guido Alberto Rivetti con Evariste Croux, con un bivacco riescono a salire la poderosa Cresta di Pra Sec, ma è soltanto nel 1964 che Ottavio Bastrenta e Corradino Rabbi, con un bivacco risalgono fedelmente l’intera Cresta di Pra Sec compiendone la prima ascensione in­tegrale, comprese quindi anche le tre Aiguilles de Pra Sec. Queste due ascensioni sulla medesima cresta compendiano lo sviluppo dell’alpinismo in questo secolo: dapprima il superamento dell’ostacolo, in seguito lo stesso ostacolo superato per le massime difficoltà.

La parete sud delle Grandes Jorasses

Il 10 agosto 1927 Gustavo Gaja, Sergio Matteoda, Francesco Ravelli, Guido Alberto Rivetti con le guide Adolphe Rey e Alphonse Chenoz riescono a vincere l’Arête des Hirondelles, che aveva respinto ben 32 tentativi (Mummery-Rey, Lochmatter-Ryan, Dibona-Mayer, Knubel-Young, ecc.).

Il primo era stato di Leslie Stephen, colui il quale l’aveva così battezzata per via del rinvenimento di una ventina di rondini morte per la violenza di una bufera.

Con questa salita l’alpinismo sulle Alpi Occidentali compie un enorme passo avanti, e ancora una volta le Grandes Jorasses ne sono il teatro. Fu un’im­presa storica: con gli scarponi ferrati erano riusciti a vincere dei pas­saggi che ancora oggi sono classificati di V grado superiore. Nel 1928 l’americano Albert Rand Herron con Evariste ed Elisée Croux attacca la magnifica Arête de Tronchey, ma riescono solo a superare l’ultima parte della parete S, evitando la cresta vera e propria, che fu salita solo il 22 e 23 agosto 1936 da Titta Gilberti con Elisée Croux: ma ormai era già stata vinta la parete nord e questa impresa passò in secondo piano.

Altra grande impresa fu la traversata dal Col des Hirondelles al Col des Jorasses, di Anatole Bozon e Miss G. I. Fitzgerald con Alfred Couttet, il 31 agosto 1930. Ma negli anni Trenta è la parete nord ad attirare l’attenzione dei migliori alpi­nisti europei.

Il primo vero tentativo è del 10 agosto 1928 sullo sperone Walker da parte di Leo Gasparotto, Albert Rand Herron e Piero Zanetti con Armand Charlet ed Evariste Croux: raggiunsero la massima altezza raggiungibile senza usare chiodi, all’attacco delle prime fessure di difficoltà estrema. È nel 1931 che arrivano i germanici. Il 1° luglio Anderl Heckmair e Gustl Kröner attaccano nella gola centrale tra gli speroni Croz e Walker e si alzano per cento metri. L’8 agosto Hans Brehm e Leo Rittler attaccano nella gola centrale ma non giungono fino alle rocce. Purtroppo i loro corpi furono ritrovati nella crepaccia terminale. Nel 1932 vi furono altri tentativi di Lino Binel e Amilcare Cretier; di Gabriele Boccalatte e Renato Chabod; di Enzo Benedetti e Amilcare Crétier con Louis Carrel e Pierre Maquignaz, tutti nella gola centrale.

Nell’agosto del 1933 Giusto Gervasutti e Piero Zanetti raggiungono la pri­ma torre dello sperone Croz; il maltempo li costringe a ritornare. Nel luglio del 1934 Armand Charlet e Robert Greloz riprendono l’itinerario di Gervasutti e Zanetti: superano la seconda torre, proseguono, e arrivano fino a 3600 metri. Ma Charlet dovette fermarsi, arrampicando con scarponi fer­rati e senza piantare chiodi, di fronte ad una parete verticale.

Il 30 luglio 1934 attacco generale condotto da Rudolf Peters e Peter Haringer; Armand Charlet e Ferdinand Belin; Renato Chabod e Giusto Gervasutti, più una cordata di tre austriaci. Soltanto i primi due proseguono, nonostante le cattive condizioni della parete, superano il passaggio chiave fra nevaio medio e nevaio superiore, risalgono il nevaio superiore, bivaccano sulle rocce sovrastanti. Il 31 la tormenta li costringe alla ritirata, Haringer cade e si uccide durante la discesa; ma il 2 agosto Peters ritorna incolume alla base della parete, dopo avervi passato cinque giorni ed essersi così meritato la vittoria che conseguirà il 28 e 29 giugno 1935 con Martin Meier. La grande parete nord delle Grandes Jorasses era stata vinta!!

La parete nord delle Grandes Jorasses dal refuge du Couvercle

Riccardo Cassin, Luigi Esposito e Ugo Tizzoni il 4, 5, 6 agosto 1938 vinsero infine lo sperone della parete nord che porta direttamente sulla vetta più alta. Queste due imprese sono talmente importanti nella storia dell’alpinismo da chiudere un’epoca. Dopo la guerra si riprenderà a salire le montagne, ma tutto ciò si chiamerà alpinismo moderno. Ormai infatti tutte le pareti più eleganti e significative erano state salite. Con la conquista sullo sperone Walker, la parete poteva considerarsi definitivamente vinta. Restavano però la nervatura della Punta Margherita e lo spigolo della Punta Young, superati entrambi nel 1958: la prima da Jean Couzy e René Desmaison, il 5 e 6 agosto; il secondo da Andrea Mellano ed Enrico Cavalieri, il 13 e 14 agosto.

Restava poi quella nervatura della Punta Whymper che superarono Walter Bonatti e Michel Vaucher tra il 6 e il 10 agosto 1964 con una fortunosa impresa al limite della logica.

Contro tendenza fu l’impresa di René Desmaison e Robert Flematty tra il 13 e il 26 gennaio 1968 sul cosidetto «Linceul», il ripidissimo pendio di ghiaccio compreso tra lo sperone Walker e l’Arête des Hirondelles. Un itinerario era sempre stato percorso prima d’estate e poi d’inverno. Desmaison ruppe questa tradizione, anche se lì per lì diede l’impressione di voler fare una salita pubblicitaria. L’intenzione era di salire alla Punta Walker dallo stesso «Linceul»; ma il maltempo li costrinse ad uscire sull’Arête des Hirondelles, sopra i 4000 m.

Il 24 e 25 luglio 1970 i polacchi Eugeniusz Chrobak, Wojchach Wroz e Jacek Poreba vincono lo sperone nord della Punta Elena, l’ultimo dei sei speroni ancora inaccesso. Questa è una tipica salita di dettaglio, che, anche se difficilissima, aggiunge in realtà poco alla storia della montagna.

La via Cassin è una delle mete più ambite dagli alpinisti di tutto il mondo. La prima vittima di questa grande via fu Kurt Hoffman nell’agosto 1968, nel tentativo della seconda solitaria. Poi toccò nel 1969 al grande alpinista Jörg Lehne, colpito da un sasso in cordata con Karl Golikov. Lo sperone della Punta Croz (via Peters-Mayer) ha invece molte meno ripetizioni e qualcuno può considerarlo più impegnativo dal punto di vista psicologico della via Cassin.

Dopo due tentativi Giusto Gervasutti e Giuseppe Gagliardone il 16 e 17 agosto 1942 riescono a vincere l’immane parete est. Attualmente è forse la più dura e affascinante via alle Grandes Jorasses, dopo il declassamento della via Cassin. Le guide francesi Michel Bastien e Pierre Julien ne fecero la seconda salita nel 1950. Ogni grande alpinista ha il suo capolavoro in montagna: la Est delle Jorasses è il capolavoro del grande Gervasutti.

La parete sud della Punta Margherita fu vinta da Massimo Strumia con Francis e Camille Salluard nel 1937. Poi Walter Bonatti con Enrico Peyronel nel 1952 vince la parete sud della Punta Young. Livio Stuffer, Giuseppe Alippi, Carlo Troyer e Angelo Pinciroli il 9 agosto 1972, portati alla base da un elicottero compiono la diretta sulla parete sud della Punta Margherita. Un bel problema era anche la salita alle Grandes Jorasses per il gran pi­lastro del versante sud-ovest. Questo pilastro parte dal ghiacciaio delle Grandes Jorasses e termina sul ghiacciaio sospeso della via normale: somiglia molto al Pilone Centrale del Freney, anche se non ne raggiunge certo le diffi­coltà. Ci pensarono Arthur Ottoz e Piero Ghiglione a salirlo, il 29 settembre 1948.

La parete est delle Grandes Jorasses

Altro problema notevole, il diedro sud della Tour des Jorasses, di 1000 m di dislivello, è risolto nell’agosto 1970 in due giorni di arrampicata da Guido Machetto, Gianni Calcagno e Leo Cerruti. Si tratta di una magnifica via, che merita di essere ripetuta per la bellezza dell’arrampicata. Senz’altro una delle più belle vie di roccia del Monte Bianco.

Dal 9 all’11 agosto 1972 l’ultima grande parete delle Jorasses è stata salita da Guido Machetto e da me: la parete sud, l’unica inviolata, tra la Cresta di Pra Sec e l’Arête de Tronchey. È la più alta parete del Monte Bianco (1500 m), ed è molto pericolosa per le scariche di sassi tipo Nord dell’Eiger, anche se di difficoltà non raggiunge mai livelli estremi.

Il 14 gennaio 1891 Paul Güssfeldt, con le guide Emile Rey, Laurent e Fabien Croux e David Proment, aveva dato inizio all’alpinismo invernale sulle Grandes Jorasses compiendone la prima ascensione d’inverno, una splendida impresa per quei tempi.

Il 24 marzo 1948 Toni Gobbi e François Thomasset compiono la prima invernale dell’Arête des Hirondelles. Nel 1964 è la volta della cresta ovest per merito delle guide Attilio e Alessio Ollier con due clienti.

Ma la più grande impresa invernale di tutti i tempi è di Walter Bonatti e Cosimo Zappelli, dal 25 al 30 gennaio 1963, sullo sperone Walker. Fu un’impresa epica, degna del grande Bonatti, ancora più significativa della sua Nord del Cervino direttissima solitaria invernale. Ciò che conta in alpinismo è soprat­tutto la logica: e non c’è niente di più logico e di più bello che vincere la parete più grandiosa delle Alpi in pieno inverno, in perfetto stile alpino, senza squadre d’appoggio, senza corde fisse. Dal 6 all’8 febbraio dello stesso anno René Desmaison e Jacques Batkin fecero la seconda invernale.

Dal 10 al 13 febbraio 1971 Jean-Claude Marmier e Georges Nominé riescono nella prima invernale della Peters-Meier alla Punta Croz. L’impresa fu oscurata ingiustamente dalla contemporanea tragedia di Desmaison e Serge Gousseault.

Questi avevano attaccato in pieno inverno una via nuova, il 10 febbraio, tra il «Linceul» e lo sperone Walker. Il 19 la cordata è definitivamente bloccata. Il 20 iniziano lo operazioni di soc­corso; il 21 Gousseault muore sfinito. Fu solo il 25 che un elicottero del soccorso francese si poté posare al colle tra le punte Whymper e Walker. I soccorritori trassero in salvo Desmaison e recuperarono il corpo di Gousseault. Era­no a 100 metri dalla vetta.

Questa tragedia ha avuto varie cause, prima fra tutte il maltempo intervenuto il 15 febbraio e durato fino al 25; poi il mancato funzionamento della ra­dio; l’ostinazione di Desmaison nel restare in parete dopo il 15. Ma l’ardimento di Desmaison, il suo rimanere accanto al compagno morente fino all’ultimo sono episodi che fanno onore al grande alpinista francese.

L’8 luglio 1968 feci la prima ascensione solitaria dello sperone Walker. Era l’unica delle tre grandi pareti nord (Cervino, Jorasses, Eiger) a non es­sere stata ancora salita da un solitario.

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Storia delle Grandes Jorasses (1865-1972) ultima modifica: 2018-08-21T05:16:36+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Storia delle Grandes Jorasses (1865-1972)”

  1. 4
    Alberto Benassi says:

    anche la Cabane Leschaux si raggiunge con un breve ma bella verticale !!  ferratina. Se poi si può anche evitare questo tratto attezzato non so.

    Il Leschaux è un nido d’ aquila e  la vista sulla parete nord è magnifica !

  2. 3
    Luca Visentini says:

    Nell’ultima foto in bianco e nero della parete est, lassù c’è un volto.

  3. 2
    GognaBlog says:

    Mi dispiace Daniele, ma non esistono punti raggiungibili solo escursionisticamente.

    Sia la cabane des Leschaux che il refuge du Couvercle li puoi raggiungere solo attrraversando un ghiacciaio ( e nel caso del Couvercle anche salendo una piccola via ferrata)

  4. 1
    Daniele Valsecchi says:

    Scusa, sono un informazione, percorrendo solo sentieri escursionistici, qual è il punto (o Rifugio) migliore per ammirare questa magnifica parete nord?

    Grazie.

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