Storia delle scarpette fino alla “Canyon”

Il libro La Sportiva 90th, una storia di alpinismo, passione ed innovazione che celebra il 90° anniversario di La Sportiva ha vinto il Premio OMI 2018 del’Osservatorio Europeo Monografie D’Impresa come miglior monografia d’impresa nel 2018 per il suo carattere innovativo e di storytelling.
Lo scritto qui sotto è il mio contributo originale.

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

Storia delle scarpette fino alla Canyon
Negli anni ’30 del secolo scorso, in Italia prendeva forma e poi realtà il progetto di Vitale Bramani di costruire uno scarpone risuolato con le “vibram”. veniva così ad essere rivoluzionato il modo di arrampicare: nelle Occidentali furono abbandonati gli scarponi chiodati, in Dolomiti furono accantonate espadrilles e altre pedule a suola di corda, manchon o feltro.

Pierre Allain a Fontainebleau e le sue scarpette PA

Nel frattempo però, in Francia Pierre Allain si accorse che sui blocchi rocciosi di Fontainebleau le scarpe da pallacanestro erano più performanti delle grosses, gli scarponi con suola vibram. Anche se la tenuta laterale era molto insoddisfacente, tanto che Allain provò a rinforzarle con del caucciù.
Nel 1947, con l’aiuto di un calzolaio, decise di modificarne forma e precisione: in pratica realizzò la prima scarpetta d’arrampicata vera e propria, che chiamò PA (dalle iniziali del suo nome) e mise in vendita, con immediato successo, nel suo negozio di articoli sportivi a Parigi, in rue Saint Sulpice. Ben presto anche gli inglesi cominciarono a usarle.

Nel 1950 il calzolaio ortopedico Edmond Bourdonneau, rilevò il progetto di Pierre Allain, conservandone la produzione ma disegnando al contempo una scarpetta nuova che chiamò EB (ancora dalle iniziali del suo nome), sigla che caratteristicamente decorava un bollo di cuoio cucito in zona malleoli. La produzione della prima chaussure d’escalade su vasta scala andò avanti per una trentina di anni, inizialmente con successo sempre maggiore, specie quando la EB nel 1967 entrò al prezzo di 47 franchi nel famoso catalogo del Vieux Campeur, occasione per la quale fu coniato il nuovo nome EB spécial Gratton, che nel 1968 diventò EB super Gratton.

Gli anni ’70 videro un vero e proprio boom dell’arrampicata in falesia, EB esportava massicciamente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, tanto che curiosamente in Francia coloro che erano agli inizi di questa pratica chiamavano le EB con la pronuncia anglosassone di ibiiz!

Sembra strano che con cotanta popolarità nessun altro produttore tentasse la produzione di altri modelli. Nel 1975, a dispetto del fatto che la mela stesse davvero per cadere matura, nessuno lo aveva ancora fatto, né in Italia né all’estero.

EB Supergratton

In Italia si era cominciato, specialmente in Piemonte, a usare le EB (ma anche le PA) nei primi anni ’70. Nell’ambito delle esplorazioni che oggi si possono inquadrare nel periodo del Nuovo Mattino, il 12 giugno 1974 in Valle dell’Orco, Gian Piero Motti salì da solo una fessurina di 100 metri sulla Piramide. La chiamò Via della fessura per PA. E da allora in poi tutti gli itinerari nuovi furono aperti o con le EB o con le PA, anche se nessun modello era importato in Italia. Comunque, la difficoltà di reperire quelle scarpette prodotte in Francia fece aguzzare l’ingegno. Se Enzo Cozzolino e Flavio Ghio usavano le scarpette da pallacanestro perfino sulla loro Via dei Fachiri alla Cima Scotoni (aperta nell’inverno 1972), presto da Brescia iniziò la moda delle Tepa Sport, fino a che Ivan Guerini scoprì l’airlite, una suola di gomma speciale di veloce consumo che però garantiva grande aderenza, provata sulle lisce placche della Val di Mello.

Le Canyon blu

I tempi erano maturi: così, dopo i miei primi timidi tentativi con delle PA ai piedi (1976), e approfittando del fatto che lavoravo come promotore commerciale della Asolo, mi risolsi a proporre all’allora proprietario dr. Giancarlo Tanzi lo studio di una scarpetta d’arrampicata possibilmente migliore della EB. Erano i primi mesi del 1977, nessuno alla Asolo aveva conoscenza di cosa stava succedendo nel mondo dell’arrampicata, la produzione era interamente rivolta a scarponi pesanti in concorrenza diretta con i rigidi Desmaison o le semirigide Calcaire (entrambi commercializzati da Galibier, che distribuiva pure le P.A. e le Varappe R.D., ideate da René Desmaison). Avevo un bel dire che anche il celebre negozio parigino Le vieux campeur aveva messo in vendita il modello America. Tanzi mi stette a sentire pazientemente, ma non mi sembrò affatto che avesse capito, probabilmente il relativo fatturato era ancora sotto la soglia della sua attenzione. Uno o due mesi dopo però si recò negli Stati Uniti per sviluppare ulteriormente la rete di vendita della Asolo. Là incontrò il grande Yvon Chouinard, che per la sua inventività sarebbe poi stato soprannominato mr. Patagucci. Il discorso cadde sulle scarpette d’arrampicata, e solo a quel punto Tanzi si convinse che forse era il caso di interessarsene.

Le Canyon rosse

Chouinard fu invitato a venire ad Asolo, con lo scopo di studiare e disegnare un prototipo assieme a me e ai tecnici aziendali. Fu l’inizio di un’amicizia che dura tuttora. Ci volle qualche mese, più un consistente periodo di prova, ma finalmente ai primi del 1978 uscì la Canyon, una scarpetta che per almeno due anni resse incontrastata la scena delle falesie e del mercato italiano ed europeo. Il successo era dovuto all’aderenza molto migliore e a una forma molto più anatomica: ma di certo contribuì anche il crollo commerciale delle EB, a causa di un modello del tutto sbagliato.

Nel 1980 ogni grande azienda italiana aveva creato il proprio modello di scarpetta d’arrampicata, dalla Dolomite alla SanMarco, dalla Brixia alla Scarpa e altri ancora. Ma chi veramente fece il boom d’innovazione e successo fu quello de La Sportiva studiato da Heinz Mariacher.

 

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Storia delle scarpette fino alla “Canyon” ultima modifica: 2018-11-14T05:47:12+02:00 da GognaBlog

6 pensieri su “Storia delle scarpette fino alla “Canyon””

  1. 6
    Francesco says:

    @Cominetti

    Purtroppo hai ragione, non è errore di gioventù ma di vecchiaia… La memoria comincia a vacillare…

  2. 5
    Guerrini Michele says:

    Bei ricordi… da dove e’ nato tutto….

    Attendo anch’io i successivi articoli…

    Grande Gogna !!!!

  3. 4

    Francesco, le Asolo On Sight, sono molto più recenti delle Canyon. Forse sei troppo giovane…. O forse no, ma non hai buona memoria, chissà.

  4. 3
    Francesco says:

    Dimentichiamo le Asolo Onsight?

  5. 2
    Guido Azzalea says:

    Mi permetto Alessandro che nello stesso anno dell’uscita delle PA c’erano anche le RD ( Rene’ Desmaison). Scarpetta rosso scuro e nera un po’ più leggera della PA. Le ho usate nel 1975 sulla Bonatti al Gran Cap.Ciao

  6. 1

    L’articolo finisce di colpo, peccato, perché sarebbe stato bello continuare a parlare di Grillo con S.Marco (che nacquero poco prima delle Mariacher), di Marco Preti con Brixia, Casarotto con Scarpa, ecc.

    Aspettiamo il numero 2! Ciao

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