Sul percorso della via Mala

Sul percorso della via Mala

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

La famiglia bergamasca dei De Tassis aveva almeno un secolo di esperienza nel traghettare merci e persone a dorso di mulo attra­verso i passi alpini quando nel 1505 Francesco De Tassis era mae­stro di posta generale dell’impero absburgico. La stirpe continuò l’attività tanto che, agli albori dell’800 e con il nome di Thurn und Taxis, un ramo della famiglia gestiva il servizio a cavallo da Lindau (sul Lago di Costanza) a Milano; i corrieri erano assai affidabili ma impiegavano sei giorni, alla frequenza di una corsa settimanale.

Nel risalire da Chiavenna lungo il torrente Liro verso il Passo dello Spluga ancora oggi si può seguire l’antico percorso della Gola del Cardinello, variante medioevale del più antico percorso attraverso Madésimo. Superata la verde conca di Isola, presto ci si trova al di sotto di una ripida parete rocciosa e sembra che non ci sia possibilità di continuare. Invece c’è la sorpresa di un aereo sentiero scavato dentro la roccia a colpi di piccone con grande perizia. È largo e sicuro, richiede solo un po’  di pru­denza. Ma oggi più nessuno sale e scende da lì a cavallo o con i muli: una volta era il punto nevralgico di una via di comunica­zione dove transitava ogni sorta di mercanzie.

Ludwig Emil Grimm, fratello minore dei più famosi scrittori di favole Wilhelm Karl e Jakob, era pittore e incisore di profes­sione. Nel 1816 risalì al Passo dello Spluga per la Gola del Car­dinello: “Cavalcavamo in gole così profonde che spesso era addi­rittura notte, e accanto al sentiero stretto c’erano delle profondità immense; poi veniva di nuovo una nera roccia o montagna molto alta, che sembrava essere stata spaccata in mezzo dalla po­tente spada di un gigante; attraverso questa fessura cavalcavamo adesso; quando l’attraversammo si credette che lì ci fosse stato un terremoto spaventoso: i massi più grossi giacevano irregolar­mente, caduti alla rinfusa; spesso cavalcavamo lungo la nostra strada senza poter vedere un filo del cielo coperto; poi cadeva al di sopra di noi un’altra grande cascata con un frastuono che uno non sentiva la propria voce; dappertutto volava uno spruzzo di pioggia fine, che era fresca e glaciale. I poveri cavalli ogni tanto si fermavano dalla stanchezza o dal malessere e il povero Prestel, di solito un tipo chiacchierone, cavalcava in mezzo a noi due, muto, curvo, come un morto. Non posso dire come è pitto­resca e interessante la strada per un pittore. Qui c’è tutto ciò che si può vedere di grandioso, orrido e spaventoso! Mancano sol­tanto streghe, folletti, draghi, dragoni, serpenti e diavoli; era il luogo per furie, minotauri… Noi avemmo come accompagnamento un terribile temporale… Nella mia fantasia nasceva un’immagine dopo l’altra… Durante il viaggio mi venivano spesso in mente le favole dei miei fratelli e, se avessi avuto un paio di settimane da dedicare a questo viaggio di montagna, forse avrei rac­colto cose più interessanti per loro… Verso sera l’altura si rischiarò un po’  di più e, quando fummo in cima, fummo accolti da nevischio e i nostri cavalli potevano lentamente farsi strada at­traverso la neve alta, vecchia e nuova, con tanta fatica. Nell’o­steria molto cattiva in cima ci fermammo…“.

Il Pianoro della Dogana di Monte Spluga, il “piano brullo, tra calve rupi” di carducciana memoria, è oggi diventato un lago. Un bacino artificiale che però ben s’adatta alla morfologia delle nude montagne circostanti: un tempo certamente v’era un lago na­turale.

Il 3 agosto 1986 è una data importante per gli studiosi. Trovare il più antico popolamento umano delle Alpi è un’impresa arrischiata se non ci sono indizi. Eppure l’intuizione questa volta ha fatto centro. Una scheggia di quarzo è ritrovata a 2200 metri di quota, e non è un pro­dotto naturale. Lì dietro c’è la mano dell’uomo preistorico di 8.000-10.000 anni fa. Che non si tratti di un ritrovamento casuale, a parte le 450 ore di osservazioni e sondaggi precedenti, lo dimostra il ritrova­mento, mezz’ora dopo, di un altro sito con manufatti di cristallo di quarzo. Le schegge lavorate sono dette “lame” e servivano per la fab­bricazione di utensili (coltelli con manici di osso o legno, oppure frecce, ecc.). Gli studi sono ancora oggi in corso e gli scavi vanno avanti con molta discrezione e rispetto. Il Pian dei Cavalli è un bellissimo altopiano erboso, di natura calcarea, situato sul lato destro della Valle Spluga e compreso tra gli abitati di Isola e Starleggia e le vette del Pizzo dei Piani e della Cima di Barna. La visita al Pian dei Cavalli, oltre che libro aperto sul carsismo (la grotta del Buco del Nido, le doli­ne, gli inghiottitoi), è anche piena immersione nel mondo di 10.000 anni fa. In seguito al ritiro dell’ultima grande glaciazione, l’uomo, al seguito di tanti animali, cominciava a spingersi in un regno seducente quanto ignoto e inospitale. E proprio lassù, al Pian dei Cavalli, ne è rimasto il ricordo tra le pieghe della roccia e del tempo.

L’ampio circo glaciale di Monte Spluga, a parte l’invaso, un tem­po doveva apparire ben diverso da oggi. Lo svizzero Bündner rac­conta infatti che “tronchi di larice e cirmolo che furono estrat­ti dai campi di torba nelle vicinanze di Montespluga dimostrano che i fianchi delle montagne erano un tempo coperti di foreste fin lassù e precisamente dall’una all’altra parte del passo“. Forse fin dall’epoca romana esisteva là sul pianoro una stazione di tappa, mentre è documentata la presenza di una locanda per i viandanti già nell’alto Medioevo, poco a monte di una torre che vigilava, dall’estremità del pianoro di Stuetta, la Gola del Car­dinello. Nel Seicento, Johann Guler scriveva nelle sue cronache che l’avanzata dei ghiacci e un sensibile cambiamento del clima ave­vano radicalmente trasformato l’ambiente naturale della conca di Monte Spluga, da lui definita “luogo elevato, selvaggio e gelido, che non produce legna di sorta… coperto per otto mesi all’anno da un bianco strato di neve, mentre negli altri quattro vi cresce un poco d’erba e di pascolo“. Anche nel periodi di maggiore deca­denza dei movimenti commerciali con le Leghe il ricovero per i viandanti, detto “alla Casa”, rimaneva in funzione tutto l’anno. Il traffico aumentò nel secolo seguente, così che intorno alla “Cà della Montagna” (l’osteria “molto cattiva” di Grimm) si formò il vero e proprio modesto abitato di Montespluga. È curioso che le stampe dell’epoca mostrino l’ospizio sovrastato da una campana: questa, nelle notti di tormenta, suonava a distesa per la salvezza dei viaggiatori.

Il solco del Reno aveva sempre costituito la via più naturale nei collegamenti tra la Germania e la Lombardia, anche se nel cuore dei Grigioni presso Thusis il fiume, scorrendo sul fondo delle impressionanti gole tra Reichenau e Ilanz, impediva un facile passaggio. La mulattiera, nota con il nome latino di Via Mala, si biforcava a Splügen: da una parte saliva al Passo dello Spluga verso Chiavenna e il Lago di Como; dall’altra seguiva ancora il Reno verso il San Bernardino per poi scendere nel Canton Ticino. Entrambe le “carrozzabili” (per carrozze a cavalli) furono co­struite attorno al 1820. Nel 1823 ci volevano 36 ore da Coira a Milano attraverso lo Spluga; nel 1850 la diligenza postale con tiro a cinque impiegava 15 ore da Coira a Bellinzona valicando il San Bernardino. Centro di smistamento e di sosta, Splügen era a­nimato per tutto il giorno da corrieri, stallieri e viaggiatori.

L’avvento della ferrovia diede un colpo letale ai traffici in di­ligenza; poi nel 1920 fu inaugurato il servizio di autopostali da Thusis a Mesocco, in coincidenza a Splügen con quello per Chia­venna. Da quel momento il San Bernardino acquistò sempre maggiore importanza rispetto allo Spluga, fino a diventare passaggio della moderna superstrada. La Via Mala aveva esaurito la sua funzione.

6
Sul percorso della via Mala ultima modifica: 2019-07-18T05:37:17+02:00 da GognaBlog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.