Suolo: la guerra per l’ultima risorsa

Suolo: la guerra per l’ultima risorsa
Tesi di Dobbiaco 2012
Ideatori: Wolfgang Sachs, Karl-Ludwig Schibel
Moderazione: Karl-Ludwig Schibel
a cura dell’Accademia dei Colloqui di Dobbiaco

Introduzione all’argomento
Il suolo, come lo conosciamo oggi nella sua molteplicità, esiste da circa diecimila anni, e si formò dopo l’ultima era glaciale. Ai Colloqui di Dobbiaco 2012 (28 – 30 settembre 2012) si è voluto analizzare i pericoli che incombono sempre più pesantemente su questo sottile strato del Pianeta, nella sua funzione di habitat, fonte di nutrimento e di risorse. È sempre più evidente che la cementificazione, compattazione, contaminazione, erosione e depredamento del suolo sono un pericolo per la vita sulla Terra. Al momento, questa minaccia grava soprattutto sul Sud del mondo, ma è chiaro che la distruzione, i conflitti d’interesse per l’utilizzo del suolo (nutrimento, energia, edificazione) e la carenza crescente di terreno fertile, in previsione di un aumento della popolazione mondiale nei prossimi decenni sono una minaccia per tutto il Pianeta. Se negli anni Sessanta ogni abitante della Terra poteva contare, in media, su 0,4 ettari di suolo coltivabile, nel 2050 ne avrà a disposizione solo 0,16, tanto che ormai, parafrasando il “picco del petrolio”, si parla di “picco del suolo”.

I relatori e il pubblico dei Colloqui di Dobbiaco 2012 si sono confrontati sul futuro del suolo e della vita che si sviluppa sopra e sotto di lui, del terreno che sta sotto i nostri piedi, della politica del suolo nei paesi alpini e di altri argomenti correlati. Quali opportunità e prospettive si aprono nella lotta al consumo del suolo? Come si possono difendere i diritti delle popolazioni rurali dalla corsa all’accaparramento di appezzamenti enormi da parte delle multinazionali, soprattutto in Africa? Quale contributo può dare una politica attiva per la difesa del suolo allo sviluppo di filiere produttive ed economiche più ecologiche e sostenibili?

Dobbiaco, settembre 2012

Le sette tesi dei Colloqui di Dobbiaco 2012: “Suolo: la guerra per l’ultima risorsa”

1. Il suolo – un miracolo ecologico
I suoli esistono in una infinita varietà e la manutenzione per l’accrescimento della loro fertilità deve essere la prima priorità nel nostro rapporto con il suolo.
Solo in una terra sana e viva le piante, gli animali e gli uomini possono avere delle radici.
Sotto i nostri piedi esiste più vita che non intorno a noi, tre o quattro volte tanto. Sono forme di vita piuttosto lontane da noi, vermi e acari, batteri e funghi che formano dei miracolosi ecosistemi, si mettono in rete, vivono in parte in simbiosi.
La minaccia alla vita del suolo minaccia la vita umana su questa terra.

2. Il suolo – un bene culturale
In Europa il suolo da millenni è suolo lavorato dall’uomo. Oggi non ha più senso parlare di uno stato naturale del suolo. Non esiste nessun albero tra la Sicilia e le foreste scandinave che non è stato piantato o – dove è cresciuto spontaneamente – lasciato dall’uomo. La cura del suolo quindi non può alimentarsi dalla speranza di poter conservare o ritornare a qualche “wilderness”. La preservazione della fertilità del suolo, la manutenzione e ulteriore sviluppo delle forme che abbiamo dato al suolo nei secoli della sua coltivazione richiede l’intervento umano. La questione è: secondo quali criteri? Ad esempio:
• Riattivare Il principio di Co-evoluzione tra il luogo, la sua coltivazione e formazione e gli uomini che lo abitano;
• Riconoscere e valorizzare la particolarità e unicità di ogni territorio nella sua coevoluzione tra le condizioni naturali e la sua trasformazione storica – il che è immediatamente evidente in un posto come Dobbiaco.

3. Il suolo – un bene comune
Il suolo come proprietà privata ha assunto una falsa normalità. La proprietà del suolo nasce solo nel transito all’agricoltura nel neolitico, ma fino ai tempi moderni l’uso agricolo del suolo era inserito in una gestione collettiva con precisi diritti e doveri.
Oggi il suolo è diventato una forma di investimento tra le altre e il suolo una merce pregiata.
Devono essere rafforzati i diritti globali al suolo come bene comune. Il suolo deve nutrire coloro che ci vivono e lavorano.
Le regole di una politica globale del suolo che parte dal bene comune non devono avere il carattere di raccomandazioni ma devono essere vincolanti.

4. I nemici del suolo vivente
Il discorso sul suolo non può esaurirsi nelle lamentele. Abbiamo bisogno di chiarezza: che cosa spinge il consumo del suolo e come si possono disattivare le varie spinte dello sviluppo? Il suolo vivo come luogo di produzione alimentare, obiettivo supremo di ogni politica del suolo, ha molti nemici: l’economia finanziaria, le multinazionali del cibo, l’espansione illimitata delle urbanizzazioni, la situazione finanziaria disperata degli enti locali che fanno cassa con gli oneri di urbanizzazione, i grandi consumatori di superfici nel commercio e nell’industria, il sogno della casa nel verde, lo spreco del cibo lungo tutta la catena (produzione, trasporto, distribuzione, consumo), l’iperalimentazione, l’industria energetica, i speculanti del clima.

5. Una moltitudine di strategie per salvare il suolo
Le minacce al suolo nascono da molte fonti diverse e altrettanto variegate devono essere le forme di lotta per la conservazione e l’accrescimento del suolo e della sua vita:
– Leggi e regolamenti per dire stop al consumo del suolo, porre confini all’espansione urbana nel nord del mondo e delle megacities nel sud del mondo;
– Acquisto di suolo agrario solo da chi coltiva la terra;
– Agricoltura organica;
– Ripopolamento rurale;
– Concentrazione di volumi, riuso, ripristino, demolizione;
– Quartieri misti, multifunzionali;
– Parchi agricoli periurbani multifunzionali;
– Urban Gardening;
– Prodotti a km Zero;
– Il suolo come bene comune.

6. Una grande varietà di attori e nuove alleanze
Gli impulsi importanti per nuove forme di gestione del suolo nell’ambito di una conversione ecologica dell’economia e della società oggi provengono “dal basso”: coltivatori biologici e consumatori illuminati, Slow Food, progetti comunitari, Transition Towns, movimenti di Urban Gardening e Guerilla Gardening, reti di città come l’Alleanza per il Clima e l’Alleanza per il Suolo, iniziative come Terra Madre, iniziative civiche che si oppongono alla distruzione del paesaggio e gruppi di acquisto ed altre iniziative che organizzano catene corte e rafforzano l’agricoltura locale – una ricca varietà di forme di gestione del suolo anticipatorie, decentrate, orientate verso il bene comune.
Come si affermerà questa moltitudine di movimenti contro un potente sistema economico e finanziario privo di scrupoli è più che altro una domanda fino a che punto gli attori riescono di formare nuove alleanze e forme di cooperazione senza farsi mettere l’uno contro l’altro. L’uso del suolo come fonte di cibo e di piante energetiche, per citare solo un esempio, sono risolvibili in un discorso razionale.

7. Formazione suolo
Dei quattro elementi, fuoco, acqua, aria e terra esiste una diffusa consapevolezza del problema fuoco, cioè della questione energetica, dei conflitti per l’acqua potabile che manca a un numero crescente di uomini e del rischio alla specie umana che comporta la crescita della concentrazione di gas serra in atmosfera. La precarietà del nostro rapporto col suolo è l’elefante nella stanza che non percepisce nessuno. La formazione suolo non serve solo alla sensibilizzazione per la minaccia drammatica che abbiamo di fronte ma anche per creare una consapevolezza dell’inserimento dell’uomo nei cicli naturali. Il contatto vivo con la terra nella sua lavorazione, ma anche l’esperienza contemplativa del paesaggio ci sensibilizza, per le nostre radici, del ciclo organico di cui facciamo parte. In questo senso la formazione suolo può anche essere intesa come il sobrio tentativo di ritrovare il terreno sotto i nostri piedi senza derive mistiche o romantiche, ma riconoscendo quei limiti senza i quali non possiamo né assumerci le nostre responsabilità, ne viverle in modo individuale.

La relazione di Wilfried Bommert; dietro a lui, Karl Ludwig Schibel

Relatrici e relatori 2012

Wolfgang Sachs
Istituto Wuppertal per il Clima, l’Ambiente e l’Energia, Roma/Berlino

Karl Ludwig Schibel
Agenzia Utopie concrete, Alleanza per il Clima Italia, Città di Castello, Perugia (I)

Anton Aschbacher
Direttore della ripartizione natura, paesaggio e sviluppo del territorio della Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige, Bolzano (BZ)

Piero Bevilacqua
Storico e pubblicista, insegna storia moderna e contemporanea presso l’Università La Sapienza di Roma, Roma
Il suolo: economia e storia
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Winfried Blum
Istituto per le risorse naturali presso l’Università BOKU, Vienna
Il suolo, fondamento della nostra vita
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Wilfried Bommert
Responsabile della redazione Ambiente della stazione radiofonica WDR, giornalista e socio fondatore del World Food Institut, Berlino
Alimentare il mondo con suoli sempre più limitati. Il peak soil
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Ciro Gardi
Pedologo e esperto presso l’Istituto per l’ambiente e la sostenibilità IES della Commissione Europea JRC, Ispra (VA)

Hermann Knoflacher
Prof. emerit. dell’Istituto di Costruzioni Stradali e Trasporti presso l’Università Tecnica di Vienna, Vienna

Alberto Magnaghi
Urbanista, Presidente della Società dei territrialisti, dirige il laboratorio di Progettazione Ecologica degli Insedamenti LaPEI presso il Dipartimento di Urbanistica dell’Università di Firenze, Firenze (FI)
Il territorio come bene comune
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Luca Mercalli
Società Meteorologica Italiana onlus NIMBUS e RAI3 che tempo che fa, Bussoleno (TO)
Come si affronta l’emergenza suolo in Italia
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Helmuth Moroder
Direttore Generale della città di Bolzano e vicepresidente di CIPRA-International, Bolzano (BZ)

Gundula Prokop
Agenzia Federale per l’ambiente, sezione suolo e gestione del territorio, Vienna
La politica del suolo – Come opporsi alla cementificazione
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Franz Tutzer
Direttore dell’Istituto Superiore per l’Agricoltura, Ora (NZ)
„Suolo: La guerra per l’ultima risorsa“
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Suolo: la guerra per l’ultima risorsa ultima modifica: 2019-10-24T04:29:49+01:00 da Totem&Tabù

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