The Swat Project

The Swat Project
di Carlo Alberto Pinelli

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Sono rientrati in Italia ormai da qualche tempo gli istruttori inviati in Pakistan da Mountain Wilderness International (Asian Desk) per gestire un corso di alpinismo eco compatibile, destinato a giovani abitanti della regione montuosa dello Swat.

Il corso rappresentava la prima fase di un ambizioso percorso chiamato The Swat Project il cui scopo finale dovrebbe includere la possibilità di istituire un Parco Nazionale in difesa e valorizzazione di quelle bellissime vallate. La relativa vicinanza dello Swat con le grandi città della pianura pakistana, come Peshawar, Rawalpindi, Islamabad, Lahore, unita ai recenti progetti di nuove e veloci strade di penetrazione, se da un lato aprirà presto la zona a una maggiore frequentazione turistica con evidenti vantaggi sul versante dell’economia locale, dall’altro può nascondere il pericolo di una antropizzazione disordinata e aggressiva che finirebbe per degradare irreversibilmente quegli straordinari ambienti alpestri, da molti definiti in passato come “La Svizzera del sub-continente indiano”.

Se lo studio per l’istituzione del Parco Nazionale rimane per il momento solo sullo sfondo, i prossimi passaggi prevedono per il 2019 l’esplorazione e la dettagliata descrizione dei possibili itinerari adatti a escursioni e trekking anche difficili da proporre a una platea internazionale. Questo compito delicato verrà assunto, a partire dalla prossima primavera e sotto la nostra supervisione, dagli stessi allievi del corso appena concluso. Con il loro contributo determinante sarà curata la redazione di una vera e propria guida cartacea prevista in versione inglese e italiana.

Facciamo un lungo passo indietro. Già oltre mezzo secolo fa il famoso professor Giuseppe Tucci, allora ispiratore e guida degli scavi archeologici italiani in Swat, spinse i giovani alpinisti della Sottosezione Universitaria del Club Alpino di Roma a compiere una prima esplorazione delle potenzialità alpinistico/escursionistiche della regione, allo scopo di collegare culturalmente le visite ai più antichi monumenti buddhisti, i cui ruderi ancora dominano i corrugamenti collinari del basso Swat, con attività outdoor rispettose della qualità dell’ambiente naturale d’alta quota del Kohistan settentrionale. Quella prima esplorazione, anche se ostacolata dal cattivo tempo, si concluse con un buon successo. Varie vette vergini furono identificate e scalate. Però poi, per una serie di ragioni, il disegno di Tucci venne abbandonato. A partire dal 2017 Mountain Wilderness, su sollecitazione degli archeologi dell’ISMEO (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente) ha accettato di ridar vita all’antico progetto, ampliandone le prospettive anche in direzione di una più articolata ed efficace tutela del patrimonio naturale.

Così è nato The Swat Project, una sfida assunta con pari responsabilità, competenza ed entusiasmo dall’ISMEO e da Mountain Wilderness, avvalendosi dell’appoggio e il coinvolgimento anche economico del Ministero dei Beni Culturali, di Mountain Partnership – FAO, del MIUR, del Club Alpino Accademico Italiano, della sezione romana del CAI e di alcuni generosi donatori privati di cui in calce si può leggere l’elenco.

Il corso, della durata di due settimane, ha coinvolto ventun allievi, selezionati dopo specifici colloqui gestiti con la collaborazione della sezione pakistana di Mountain Wilderness. In apertura gli allievi hanno partecipato a due giorni di lezioni teoriche che andavano dalle responsabilità protezionistiche al pronto soccorso, dalla medicina d’alta quota alla storia geologica e morfologica delle montagne, dalla gestione dei clienti dei trekking alla corretta descrizione degli itinerari, ecc.

Quindi sono stati montati due diversi campi base: il primo, ai piedi degli scenografici Batin Peaks, per le esercitazioni su roccia; il secondo a quota 4000, alla base del grande ghiacciaio che sale verso la cresta finale del monte Falak Sar 6000 m, per le esercitazioni su ghiaccio e neve.

Esercitazioni che hanno portato gli allievi fino a quota 4800 m, lungo la cresta sommitale del monte Falak Sar, superando pendii anche ripidi, interrotti da profondi crepacci. Gli esami teorici finali si sono svolti appena ridiscesi nella città di Mingora. Risultati: tre allievi sono stati considerati “eccellenti”; otto “buoni”; sei “sufficienti”; quattro “ aiutanti”.

Va aggiunto che nessuno degli allievi possedeva le attrezzature minime necessarie e la maggior parte di loro era assolutamente digiuna di conoscenze alpinistiche. Grazie all’amichevole collaborazione di alcune sezioni del Club Alpino Italiano la nostra organizzazione ha raccolto e portato in Pakistan tutto il necessario: corde, piccozze, ramponi, imbragature, caschi, vestiario.

Da segnalare l’azienda Scarpa di Asolo che ha fornito scarponi nuovi di zecca per tutti i partecipanti. La gestione logistica dei campi, insieme ai trasporti via terra, è stata affidata professionalmente all’agenzia Adventure Tours of Pakistan, alla quale vanno i nostri sinceri ringraziamenti .

Il successo del Corso è stato completo ed è motivo per tutti noi di giusta soddisfazione. L’entusiasmo e la gratitudine degli allievi hanno avuto accenti addirittura commoventi. Naturalmente solo il tempo darà il verdetto definitivo.

La cerimonia di consegna dei diplomi si è svolta nella città di Saidu Sharif, alla presenza dell’ambasciatore italiano in Pakistan Stefano Pontecorvo, del direttore del dipartimento turismo del governo del Khyber- Pakhtunkhwa, Sayd Mohmmad Ali, del sindaco dello Swat, Mohammad Ali Shah, del presidente di Adventure Foundation brig. Mohammad Akram Khan. Folta la presenza di giornalisti delle principali testate nazionali e delle reti televisive. Ottima nei giorni seguenti copertura mediatica.

Siamo convinti di aver posto la prima pietra per la formazione nelle alte valli dello Swat non solo di gruppi di guide di trekking competenti e responsabili, ma soprattutto di veri e propri presìdi di difesa ambientale, ben radicati nel territorio e in grado di scoraggiare le più sfacciate aggressioni alla montagna da parte di interessi mercantilistici provenienti dall’esterno.

La squadra degli istruttori era composta da Carlo Alberto Pinelli, direttore del corso e presidente onorario di Mountain Wilderness International; Emiliano Olivero, direttore della scuola centrale di alpinismo del Club Alpino Italiano; Omar Scarpellini, istruttore nazionale di Alpinismo del CAI; Tommaso Castorina, istruttore di alpinismo del CAI Firenze.

Hanno collaborato alla didattica quattro alpinisti pakistani. Tra questi: Mohammad Afzel Sherazi, presidente di Mountain Wilderness Pakistan e vice direttore del corso, e Mohammad Javeed Sherazi, medico d’alta quota.

Oltre alle Istituzioni, alle associazioni, alle aziende già citate, i più vivi ringraziamenti vanno a: Epitech farmaceutici – Padova; Innovet; Grivel – Mont Blanc; Optariston – Roma; Alta Quota – Roma; Rock and Wall – Roma; Ditta Milanesio – Chivasso.

La gratitudine si estende ai soci: Francesco Cappellari, Francesco Scoppola, Francesco Della Valle, Salvatore Bragantini, Bruno Musso, Ettore Mercurio, Adriana Giuliobello, Gabriella Vanzan, nonché al prof. Luca Olivieri, direttore della Missione Archeologica in Swat (ISMEO).

Ora, dopo una breve parentesi di riposo e riorganizzazione delle idee, ci prepariamo al secondo, impegnativo appuntamento: la gestione delle attività esplorative propedeutiche alla pubblicazione del libro-guida.

 

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The Swat Project ultima modifica: 2018-10-30T05:40:30+02:00 da GognaBlog

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