Tirana di Rosea

Tirana di Rosea
di Anna Milanese e Mariana Zantedeschi
(già pubblicato su 4810mdiblablabla il 5 ottobre 2016)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

Durante il viaggio di ritorno: “Ma quanto bella è stata la Tirana di Rosea??”. Ma che posto è? Siamo andate a scalare in Albania? Questo nome è nato in un momento di delirio, tornando in macchina da un’avventura dolomitica: siamo rimaste ferme inchiodate in coda per ben 2 ore… alla fine non sapevamo nemmeno più parlare e, non chiedeteci come, dalla nostra bocca invece di Tofana di Rozes è uscito Tirana di Rosea!

Allo scoccare della mezzanotte del 21 settembre, ultimo giorno d’estate, all’improvviso ci ha colto la disperazione: l’estate era finita e con questa anche la stagione dolomitica… ma noi sentivamo di avere ancora troppo da dare!!

Anna Milanese sulla 2a lunghezza del Primo Spigolo di Rozes

Non ci interessava il numero spropositato di km che ci separavano dalla nostra parete, non ci interessava il costo dell’autostrada e del diesel, non ci interessava il numero di tiri da affrontare e nemmeno il grado (e chi ha mai fatto più di un IV+ quest’estate??), non ci interessava il numero di ore di luce che ci sono in settembre, non ci interessava la nostra salute, quel giorno un po’ precaria, non ci interessavano nemmeno le prime nevicate già cadute… dovevamo chiudere la stagione dolomitica in bellezza.

Destinazione Tofane, via Alverà-Pompanin, meglio conosciuta come Primo Spigolo della Tofana di Rozes (O Tirana di Rosea, che ci viene meglio).

Mariana Zantedeschi sulla 3a lunghezza del Primo Spigolo di Rozes

Dopo aver attraversato tutte le Dolomiti da ovest a est per arrivare a Passo Falzarego ci piazziamo nel parcheggio del rifugio Dibona con il furgone nuovo di Anna, che già dopo un minuto è ricoperto di briciole, fango e ragù di manzo. Ci facciamo una pasta e, udite udite, per una volta Mariana ha l’accendino!! Ma è scarico… in ogni caso Anna tira subito fuori quello di scorta… ormai ha imparato!

Per ben due ore incameriamo energie facendo fuori tutte le scorte, quasi anche la colazione, non privandoci nemmeno dell’aperitivo, rigorosamente analcolico… perché “il giorno dopo si va a scalare” (e chissene importa se ci rimpinziamo come vitelle, è l’alcol che fa male).

Decidiamo di mettere la sveglia alle 5.00, consce che ci saremmo svegliate ancora al buio… ma vista la nostra proverbiale velocità vogliamo avere un po’ di margine sulle ore di luce, perché la via ha 15 tiri e vorremmo essere a Verona presto (utopica impresa, ma stavolta, lo giuriamo, l’abbiamo quasi sfiorata!).

Anna Milanese sulla 8a lunghezza del Primo Spigolo di Rozes

L’avvicinamento comincia a singhiozzo… perché quando “a cuor non si comanda” si perdono di vista le procedure… ad esempio portarsi via il caschetto! Quando Anna lo fa presente a Mariana, che proprio non ci aveva pensato, per fortuna siamo ancora a solo 5 minuti dalla macchina.

Camminando con l’alba che sale il nostro spigolo diventava sempre più nitido, e ai nostri occhi sempre più affilato… è impressionante ma allo stesso tempo di una bellezza travolgente. Anna: “Mariana, noi lo scaleremo e arriveremo in cima”.

Arriviamo all’attacco ancora quasi con la frontale accesa, manco stessimo facendo alta quota… e siamo le prime. Chissà perché.

Come al solito ci giochiamo il primo tiro a pari e dispari e parte Mariana che al posto delle dita lamenta di avere dei bastoncini Findus congelati. La via si svela subito per quella che è, ma ormai avevamo deciso che sarebbe stata “o vetta o morte” (frase da noi sempre disdegnata, e da usare in casi di estrema necessità). Anna parte poi per il secondo tiro e raggiungendola Mariana si chiede, se questo è un quarto, cosa troverà sul prossimo che è il chiave. In effetti appena parte comincia a proteggersi ogni 5 cm, facendo fuori anche i nut (che da mesi stavano facendo la polvere) e per uscirne sfodera un risolutivo incastro di chiappa. Arrivate in sosta tiriamo un sospiro di sollievo, in teoria il peggio è passato e adesso possiamo godercela tutta!

Dopo un traverso aereo ma bellissimo, la relazione parla di un V cui i Sass Balòss non danno alcun peso (sti b… bravissimi arrampicatori), ma tanto sono solo 10 metri. Siamo giunte alla conclusione che qualcuno al posto del magnesio deve aver usato olio extravergine, perché le uniche micro prese sono scivolosissssssime!

Mariana dopo aver fatto la prima ripetizione a occhi chiusi, era l’unico modo per prendere coraggio, arriva in sosta disidratata, le rimane solo il fiato per imprecare contro il rifugio Dibona che, per la festa di fine stagione, pompa musica rock come non ci fosse un domani.

Quando arriviamo alla grande cengia, vedendo che siamo state veloci, decidiamo di impiegare il margine con una meritata pausa. Appena ripartite ci raggiungono altre due cordate, le quali ci sorpassano in maniera invadente e maleducata. Addirittura si permettono di muoverci il materiale della nostra sosta, e si fermano solo quando Anna scatta con un “No! Non toccare!!”. Ci siamo chieste se si fossero permessi di fare la stessa cosa con una cordata maschile… l’avrebbero fatto solo se fossero stati in cerca di botte…

Dal canto nostro siamo ben contente di rimanere indietro, anzi a un certo punto, invece di seguirli sulla loro linea, facciamo una variante per rimanere di nuovo sole su quelle crode bellissime. Affrontiamo gli ultimi tre tiri di roccia compattissima in un’atmosfera di grande pace, finalmente anche il Dibona tace. Anna recupera Mariana a spalla e finalmente siamo all’uscita della via, in un anfiteatro di ghiaioni e roccia silenzioso e imponente.

Per la discesa prendiamo un vecchio sentiero di guerra, trovando i resti di vecchi baraccamenti: camminiamo su quella cengia osservando rapite il panorama mozzafiato che si profila davanti a noi… giornate terse e soleggiate devono esserci state anche in tempo di guerra, e ci fa strano pensare che i soldati potevano vedere quei panorami e contemporaneamente sentire il rombo dei cannoni; certo, le giornate in guerra non possono essere state tutte fangose e bagnate, ci saranno state anche quelle immensamente belle come questa… ma sono state vissute nel pantano del non senso della guerra.

A un certo punto arriviamo ad un passaggio stretto ed esposto, ma a dare sicurezza c’è un bel fittone, ci aggrappiamo e passiamo… che impressione quel ferro! Lì da 100 anni, lì piantato da soldati, e non per usarlo di ritorno da una bella avventura, lo devono aver piantato con la rassegnazione di chi nelle Dolomiti ci ha visto solo un luogo di morte. E ci impressiona che ora quel fittone sia ancora lì, stavolta per noi alpiniste.

La discesa prevede poi un ghiaione che a causa delle prime nevicate troviamo tutto ghiacciato, continuando a scivolare aumenta l’insofferenza l’una per l’altra e si scatenano diversi bisticci: “Vedi Anna, essere una cordata significa che per 8 ore si diventa come marito e moglie, cioè si condivide tutto” – “Questo lo dici tu!”  – “No, lo dici anche tu! Ogni volta che mi lamento… mi ricordi che non sei il mio moroso!” – “Allora voglio che ci prendiamo una pausa!! Per una settimana non ti voglio più vedere!” – “Condivido!!!”.

Sulla strada verso casa una situazione mette di nuovo a dura prova i nostri nervi: rimaniamo inchiodate nel traffico dei ritorni domenicali… motivo per cui le litigate si protraggono anche in macchina. Ma per scalare su queste crode soleggiate siamo disposte a sopportare anche questo: km km di coda, km e km di blablabla e km e km di beccate reciproche!   

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Tirana di Rosea ultima modifica: 2018-08-19T05:14:17+02:00 da GognaBlog

1 commento su “Tirana di Rosea”

  1. 1

    Una delle mie vie preferite! Ne conosco la forma di ogni appiglio (anche se sono certo che questo non interessi nessuno) e considero il sentiero di uscita come uno dei posti più belli delle Dolomiti. Circondato da cime dal nome di donna: Marietta, Anna, Giovannina… Che forse confortavano i soldati in guerra, chissá.

    Con una corda lunga, la via si fa in 9 tiri. Si passa più tempo arrampicando che in sosta. Comunque il tempo di queste scalate solari non finisce il 21 settembre! Negli ultimi anni si protrae fino a novembre inoltrato quando l’aria fredda e molti ristoranti chiusi tengono lontani i motociclisti e ci si gode il silenzio che sale dalla strada.

    Infine, non avendo incontrato gruppi del CAI, questo post non avrà molti commenti. Rido, ciao.

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