Tirolo: più turisti e meno infrastrutture sciistiche

Tirolo: più turisti e meno infrastrutture sciistiche
di Nicola Pech
(già pubblicato su www.businessinsider.com/ il 22 luglio 2018)
Fotografie di Piotr Turkot/wspinanie.pl

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(1)

Il 15 ottobre 2017 i tirolesi, con un referendum, si sono espressi contro la candidatura di Innsbruck alle Olimpiadi invernali del 2026. Nella città di Innsbruck il fronte del no ha toccato il 67% dei votanti.

A maggio del 2018, Georg Willi è diventato il primo sindaco verde di Innsbruck avendo la meglio al ballottaggio contro la prima cittadina uscente Christine Oppitz-Plorer della lista civica popolare Für Innsbruck.

Nonostante il no alle Olimpiadi abbia importanti precedenti come Monaco di Baviera e il Cantone dei Grigioni in Svizzera, l’esito del referendum tirolese, insieme alla nuova amministrazione verde della città di Innsbruck, desta forte curiosità soprattutto in un Paese dove l’Ovp e l’Fpo, partiti di centro-destra e di estrema destra, hanno ottenuto la maggioranza dei voti alle ultime elezioni politiche del 2017.

Il Tirolo austriaco che ha detto no alle Olimpiadi invernali ha una forte vocazione turistica e un marketing potente e strutturato che ha fatto di Tirol un vero e proprio brand conosciuto da tutti gli appassionati di outdoor dei Paesi Europei confinanti, tra cui l’Italia.

Com’è possibile dunque che i tirolesi non abbiano colto l’opportunità di beneficiare del ritorno di immagine e di investimenti che generalmente si presume le Olimpiadi portino con sé?
Com’è possibile che gli uffici del turismo non abbiano spinto per ampliare la loro quota di mercato nel segmento dell’outdoor?

Perché proprio a Innsbruck, per la prima volta in assoluto in Austria, un esponente del movimento ambientalista diventa primo cittadino di una città capoluogo di Land?

Per cercare di capire dove stia il punto di equilibrio tra l’economia di una regione con una forte impronta turistica e l’evidente aspirazione della popolazione locale alla conservazione ambientale, abbiamo guardato nei numeri, trovando nell’ufficio marketing di Tirol grande collaborazione.
Le cifre parlano chiaro: secondo Tourismus-Satellitenkonto Tirol il turismo vale il 18% del Pil del Tirolo. L’importanza del settore outdoor in Tirolo è ben illustrata dal rapporto T-Mona che presenta i risultati di una ricerca sugli ospiti del Tirolo. Tra coloro che fanno del turismo nella regione, il 63% viene per fare escursionismo (era il 56% nel 2006), il 18% per l’alpinismo e l’8% per l’arrampicata sportiva rispetto al 3% del 2006.

Ma non basta: il dato più eclatante riguarda l’infrastrutturazione turistica del Land, il cui andamento è inversamente correlato alla crescita del Pil derivante dal turismo. 

Sempre i dati ufficiali attestano che gli investimenti totali in infrastrutture (funivie, impianti di innevamento artificiale, piste da sci) decrescono passando dai 350 milioni di euro del 2010-2011 ai 299 del 2016-2017. In particolare, per l’innevamento artificiale l’investimento è sceso da 82 a 68 milioni di euro e per le piste da sci la spesa è rimasta praticamente identica: 71 milioni di euro nel 2010-2011 e 70 nel 2016-2017.
A fronte di una riduzione degli investimenti materiali, il Tirolo ha incrementato la qualità di quelli immateriali e dato grande impulso alla mobilità da e verso i Paesi confinanti, stipulando accordi con le Ferrovie Federali Austriache, con la Deutsche Bahn tedesca e con la Swiss Federal Railways.
I progetti Bewusst Tirol e Agrarmarketing Tirol sono stati finalizzati a rafforzare la consapevolezza del territorio tra la popolazione locale, migliorando la ricettività diffusa e il margine economico sulla vendita di prodotti lattiero-caseari locali. 

Sono tutti indicatori di una direzione ben precisa verso la ricerca della sostenibilità ambientale che, in questo caso, va a braccetto con un benessere materiale e immateriale diffuso.

E’ chiaro che un caso singolo non può essere letto come un fenomeno universale, ma è altrettanto evidente che esistono le condizioni e soprattutto la domanda per sviluppare un’offerta attenta alle esigenze e alla sensibilità di un pubblico sempre più interessato a natura e identità dei luoghi, dei loro abitanti e dei loro prodotti. 

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Tirolo: più turisti e meno infrastrutture sciistiche ultima modifica: 2018-08-24T05:03:34+02:00 da GognaBlog

18 pensieri su “Tirolo: più turisti e meno infrastrutture sciistiche”

  1. 18
    Alberto Benassi says:

    Io sono ben felice di essere come sono e non di SINISTRA.

    Sai quanto me ne frega. Non ci dormo la notte.

     

    E comunque:
    Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.
    Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra.
    Destra-sinistra
    destra-sinistra
    destra-sinistra…
    Basta!
     

  2. 17
    Alberto Bonino says:

    Infatti gli austriaci costruiscono mega cabinovie su ghiacciaio, vedi Soelden, arrivi in alto con megacostruzione avveniristica con spa a 3200m,sempre a Soelden, la funivia peak to peak a kitz, collegamenti fra zone prima non collegate vedi Saalbach e dintorni…..Mi sembra in contrasto con quanto da voi asserito. Se a qualcuno non piace sciare sulle Dolomiti, vada da qualche altra parte, così noi sciatori che amiamo le Dolomiti abbiamo più spazio. Quanto odio in tutto questo sinistrume buonista e pseudo ambientalista, per quelli che non la pensano come loro.Io sono ben felice di essere come sono e non di SINISTRA.

  3. 16
    Alberto Benassi says:

    Per cercare di capire dove stia il punto di equilibrio tra l’economia di una regione con una forte impronta turistica e l’evidente aspirazione della popolazione locale alla conservazione ambientale, abbiamo guardato nei numeri, trovando nell’ufficio marketing di Tirol grande collaborazione.

    Sono tutti indicatori di una direzione ben precisa verso la ricerca della sostenibilità ambientale che, in questo caso, va a braccetto con un benessere materiale e immateriale diffuso.

    E’ evidente che questa gente ha una marcia in più. Ha una visione, una lungimiranza che noi in Italia ci sognamo.

    Noi   abbiamo la cultura del cemento armato e del consumo sfrenato del territorio.

    Loro quella della salvaguardia del territorio e della loro identità e tutto questo si trasforma in proposta turistica ottimamente accolta.

  4. 15
    sergio bella says:

    mamma mia che discussione costruttiva…complimenti a tutti quanti…

  5. 14
    luigi b. says:

    bravo bonino!!! anzi, io rilancio e dico entusiasta che gli impianti e i parcheggi aggiungono bellezza alle dolomiti.senza sarebbero solo carbonato di calcio e magnesio, rubando del suolo ai centri commerciali.  io farei anche un ponte tibetano con tapis-rulant dal sassolungo al sassopiatto (la differenza di quota si colmerebbe con un grattacielo/supermarket di 70 metri sulla vetta del sassopiatto), così i turisti sarebbero ancora più coccolati.

     

    w le magnifiche sorti e progressive !!

  6. 13
    Alberto Benassi says:

    Caro Bonino TRISTE ci sarai te. Stanno certo!

    io di risate me ne faccio tante anche alla faccia tua!!

  7. 12
    Alberto Bonino says:

    Sig. benassi noi non abbiamo nulla in comune, per fortuna. ma i l suo è un mondo triste, dove la tecnologia cede il posto a ideologie di decrescita e di un finto spiritualismo. Gli errorri ci sono sempre, gravissimi e imperdonabili, l’uomo sbaglia, la tecnologia no. Il mondo da lei vagheggiato non mi piace assolutamente. Io vivo in questo e mi piace questo, pur con tutti i suoi errori, immensi e imperdonabili, ma sempre meglio di tutte le epoche precedenti. Se lei vuole vivere in un0altra epoca si accomodi, io no. Io vivo rivolto al futuronon al passato come lei. E con questo me ne andrò a sciare quest’inverno nelle Dolomiti, dove ci sono impianti moderni veloci e confortevoli, dove il turista è coccolato perchè hanno capito che i turisti portano ricchezza e con questo chiudo. A ognuno il suo mondo e io sono felicissimo del mio.

  8. 11
    Alberto Benassi says:

    un’altra cosa Sig. Bonino ti voglio dire.

    Il crollo di questo ponte, oltre ad essere un’immane tragedia che peserà per sempre sulla coscenza di molti, sempre che certa gente abbia una coscenza…  E’  il simbolo del decadimento di questo paese. E’ il simbolo di decenni e decenni di costruzioni  brutte  e fatte male che sono state realizzate  in questo paese. Di aggressioni fatte al territorio.  E’ il simbolo della cultura sfrenata del cemento armato che ha caratterizzato questo paese. Credendo nell’onnipotenza del cemento armato senza rendersi conto che oltre a creare delle  vere e propria brutture  ci facevamo solo del male.

    E adesso tutto questo ci presenta il conto. Anche se saranno sempre i soliti a pagarlo. Come del resto è accaduto  a Genova.

     

  9. 10
    Alberto Benassi says:

    Caro sig.Benassi, chi non ha voluto la gronda? Chi non voleva la pulizia degli alvei? Chi si opponeva e si oppone a qualsiasi lavoro? Chi è contro il progresso?  I VERDI e  i 5 stelle

    Chi ha intascato miliardi di pedaggi e non li ha reinvestiti nella giusta manutenzione?

    Chi decide di aumentare i pedaggi a suo libero arbitrio? Eppure i soldi di costruzione sono pubblici ma i pedaggi chili decide in continuo aumento?

    Se il ponte era pericoloso visto che era continuamente monitorato, perchè non è stato chiuso? Bisognava arrivare alla tragedia?

    Perchè da una parte sono stati messi i cavi e dall’altra no?

     

    La tragedia va bene. Sacrificare vite umane innocenti sull’altare del profitto chenon guarda in faccia  a nulla e a nessuno.

    Questa gente ha pagato 2 volte: il pedaggio e con la propria vita. Complimemti BONINO!!

    Continua pure a giustificare il profitto SFRENATO  di alcuni.

  10. 9
    Simone Di Natale says:

    Però la Travona/Mensolona di cls armato dell’ultima foto è inguardabile. Perchè è stata scelta a rappresentare un articolo del genere?

     

  11. 8
    Alberto Bonino says:

    Caro sig.Benassi, chi non ha voluto la gronda? Chi non voleva la pulizia degli alvei? Chi si opponeva e si oppone a qualsiasi lavoro? Chi è contro il progresso?  I VERDI e  i 5 stelle

  12. 7
    luigi b. says:

    @bonino: che 5 o 6 persone ci guadagnino (tanto) con impianti, piste, sbancamenti vari ecc. non lo metto in dubbio, quelli che non ci guadagnano, in un discorso di medio/lungo termine, sono i territori e tutti i loro abitanti, che si porteranno un fardello irreversibile a livello ambientale, oltre che investire in un mercato, quello dello sci in pista, che se non è in declino è comunque in stallo  e in cui i poderosi investimenti infrastrutturali portano bilanci in rosso e  sono sovente ammortizzati da soldi pubblici

  13. 6
    Fabio Bertoncelli says:

    «Mi domando: perché i turisti sì e i migranti no?» (Lusa)

    Non sei in grado di capirlo da te?!

  14. 5
    Lusa says:

    Mi domando: perché i turisti si e i migranti no?

  15. 4
    Alberto Benassi says:

    . I verdi portano solo povertà alla gente e depauperamento delle strutture.

    Bonino, infatti il ponte Morandi a Genova è crollato per colpa dei Verdi. Che oltre al danno economico hanno sulla coscienza tante persone morte….

     

    Ma falla finita!!

  16. 3
    Carlo says:

    Se l’articolo è in relazione alla candidatura italiana alle olimpiadi invernali 2026 lei è fuori tema. Le olimpiadi 2026, così come concepite, richiedono investimenti minimo, circa 360mil di euro; gli impianti sono quasi tutti già esistenti, qualche lavoro di adeguamento. Due nuovi impianti in zona Milano. Insomma una Olimpiade a impatto zero.

  17. 2
    Matteo says:

    Sinceramente la capacità umana di ignorare i dati per affermare apoditticamente le proprie convinzioni ideologiche mi lascia sconcertato.

    E sconfortato.

  18. 1
    Alberto Bonino says:

    Vuol dire che i Tirolesi per sciare verrano nel Dolomiti Superski dove, per fortuna, si investe.

    Noi ci guadagnamo, loro alla lunga perderanno. I verdi portano solo povertà alla gente e depauperamento delle strutture. Se ne pentiranno i tirolesi di Innsbruck. A Litz la pensano diversamente, non per nulla pochi anni fa hanno inaugurato la funivia Peak to Peak per facilitare i collegamenti e Kitz ha guadagnato moltissimo.

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