Toubkal e Marocco, sogni profumati

Toubkal e Marocco, sogni profumati
di Elena Gogna (giugno 2018)
Fotografie di Achille Mauri

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

Prima di questo viaggio, pensando al Marocco, spuntavano nella mia mente immagini di acque cristalline, bazar affollati e caotici, deserti e tè. Un po’ riduttivo, vero, infatti ciò che poi ha effettivamente regalato questo paese meraviglioso è andato ben oltre le aspettative della “turista per caso”.

Nonostante 39° di febbre e sveglia alle 3.30 h del mattino, muniti di bagaglio sportivo EasyJet, il 24 marzo 2018 siamo partiti e atterrati poche ore dopo a Marrakech. Timorosi di essere risucchiati in un vortice mortale, abbiamo ritirato la nostra macchina a noleggio da Mohammed, nostro angelo custode marocchino, proprio all’aeroporto, e dalla città imperiale non ci siamo neanche passati.

Elena Gogna e Achille Mauri a Imlil

Abbiamo speso un paio di giorni per mercatini sulla costa meridionale, dalle parti di Essaouira, acquistando tappeti, cappelli e spezie, come se non esistesse un domani. Achille ha avuto modo di provare l’ebbrezza di surfare le onde atlantiche e io di conoscere le comunità dei colorati villaggi di quelle zone.

Il temporeggiare è durato poco e l’inizio della nostra avventura nei luoghi davvero sconosciuti del Marocco, è avvenuto il 26 marzo. Abbiamo percorso la N10 per 5 ore, partendo dal mare di Agadir fino alle pianure di Tafingoult. Poi, per altre 4 ore, abbiamo attraversato le strade scoscese dell’Atlante tra un tè e l’altro, alternando valli boschive e valli deserte, capre e tanta generosità locale. A tarda sera siamo finalmente giunti al cuore pulsante della celebre catena montuosa, Imlil 1800 m, dove finalmente la popolazione locale ha smesso di guardarci incuriosita per lo snowboard e gli sci che portavamo in macchina. Lì, abbiamo messo in pratica i saggi consigli di Pino Gidaro di AlpStation Milano, munendoci di ramponi, frutta secca e mulo in vista delle giornate a venire.

Non ho infatti ancora menzionato il motivo principale per cui eravamo in Marocco: salire il leggendario Toubkal 4167 m, la vetta più alta del Nord Africa (e di conseguenza dell’Atlante), per scendere poi sciando. Un sogno tanto affascinante quanto sorprendente.

Elena al rifugio Les Mouflons

27 marzo, sveglia ore 7.00, ma purtroppo solo per me, perché Achille già era sveglio e stava facendo i conti con un “avocado juice” a base di latte bevuto il giorno precedente. Non ci siamo fatti prendere dallo sconforto e abbiamo equipaggiato il mulo in dotazione con la nostra attrezzatura: una splitboard, scarponi e sci d’alpinismo, racchette e ramponi. Col mulo c’era anche il suo custode, Isham, poche parole, tanta efficienza. Nonostante i nostri buoni propositi, la prima parte della salita, caratterizzata da una pianura lunare e dal sole cocente delle 11 h del mattino, è stata un po’ una sofferenza per Achille, che ha posto fine ai suoi mali con un bel Oki ai bordi di una pozza fresca e rinvigorente. La compagnia di Isham e il suo mulo è durata fino all’inizio delle nevi, intorno ai 3000 m, dove senza troppi giri di parole, ci siamo accordati per ritrovarci in quel punto alle 15 h del giorno dopo. Dopo di che i due se ne sono andati. Un appuntamento che non aveva bisogno di cellulari o email, della cui riuscita nessuno delle due parti in causa era sicuro al 100%, ma per cui era sottinteso non ci sarebbe stato nessun problema attendere anche ore. Pelli sugli sci, pelli sulla splitboard, boccata d’aria fresca e ci siamo avviati verso il rifugio Les Mouflons 3200 m. Giunti felici e ammaliati al rifugio, siamo stati gentilmente accolti da tè e carte da gioco. Dopo esserci rilassati e dopo aver messo a stendere vestiti e calze bagnate sull’enorme camino del rifugio, ci è stata servita la cena e, in compagnia di un gruppo di spagnoli simpatici, ci siamo sedati a colpi di tajine e pollo.

28 marzo, sveglia ore 6.00. Tra le luci di un’alba mozzafiato, freschi e adrenalinici ci siamo avventurati alla conquista del gigante marocchino. A quell’ora la neve era troppo dura e ghiacciata per poter salire con le pelli, quindi gli sci sono presto stati messi in spalla, i ramponi ai piedi e la piccozza in mano. Mille metri di dislivello caratterizzati da condizioni di roccia e neve in continuo mutamento, implicato quindi un frequente cambio di materiale. Ciò ha portato a una maggior fatica rispetto a quella impiegata da altri escursionisti che, come più comunemente succede, non avevano pianificato la discesa in sci. In aggiunta, la rarefazione dell’aria amplificava lo sforzo e il peso sulle spalle, rendendo ogni passo verso la vetta un gesto sempre più eroico. Parlo per me, perché Achille che in realtà è nato stambecco, non era particolarmente provato dalla sfida. Questa differenza di “stile”, molto probabilmente era chiara anche a Capodanno di 30 anni fa, quando i miei genitori avevano intrapreso la stessa avventura; sono stati proprio loro, infatti, a descriverci l’Atlante come un luogo extra-ordinario, e a invogliarci, con le loro storie di rifugi, percorsi, e materiale anni ’80, a ripercorrere le loro tracce.

Per fortuna essere immersi nell’Atlante, tra vette africane e rocce antiche, mi ha fatto dimenticare la fatica e ricordare l’incanto di queste terre preistoriche. Piano piano, alle 12 h eravamo in vetta, una vetta che non voleva farsi vedere quasi fino alla fine, come per volerci cogliere di sorpresa. Così, in cima, la soddisfazione fu grande e appena lo sguardo ha compiuto i 360° il pensiero è stato uno solo: Africa, culla dell’umanità e madre di tutti i continenti.

A quel punto non restava che snellire il carico sulla schiena e ripercorrere i metri guadagnati. L’intuibilità della discesa non è stata cosi immediata, ma per fortuna la guida marocchina incontrata la sera prima al rifugio ci aveva provvisto di tutte le informazioni necessarie. Abdul, dal grande turbante bianco e dallo sguardo vissuto, incuriosito dai nostri sci ci aveva approcciato dopo cena chiedendoci se avessimo bisogno di consigli. Di consigli ce ne ha dati tanti infatti , primo fra tutti, quello di scendere il versante nord: neve migliore (la cosiddetta firn primaverile), avvicinamento dalla vetta migliore (solo una piccola cresta da scendere a piedi), e pendii più divertenti.

Fedeli al nostro Abdul abbiamo seguito i suoi impeccabili consigli, facendo una discesa ai limiti dell’estasi. Ogni curva era preziosa e la percezione della pulsione della forza di gravità che agiva su di noi mentre cavalcavamo i pendii del Toubkal, si trasformava in un’ emozione immensa. Ogni senso era soddisfatto: la vista di un paesaggio selvaggio e vergine, il rumore di un immenso silenzio, l’odore dell’aria primaverile, il tatto di una neve esotica e il gusto di un’avventura indimenticabile. A quanto pare indimenticabile non solo per noi: verso la fine della discesa eravamo diventati visibili a coloro che percorrevano a piedi il sentiero di ritorno ,e non sto scherzando, ci furono applausi e sguardi stupiti e ammirati verso due giovani alieni che hanno approcciato il Toubkal in maniera diversa.

Puntuali come due, anzi tre, anzi quattro orologi svizzeri ci ricongiungiamo con Isham e il suo destriero e, con un cuore pieno di gioia, ripercorriamo quasi volando la strada di ritorno.

Quella stessa sera siamo partiti per Marrakech per poterci viziare e coccolare dopo la magnifica impresa condivisa insieme. Una giornata a rilassarci nella bella città colorata e la successiva partenza per Milano.

Come Dante narrava l’ineffabilità alla presenza di Beatrice, anche io mi metto al cospetto dell’anziana montagna e svelo l’incapacità di descrivere appieno l’esperienza vissuta: appunto, solo vivendola, la si può capire.  

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Toubkal e Marocco, sogni profumati ultima modifica: 2018-12-23T05:28:24+00:00 da GognaBlog

28 pensieri su “Toubkal e Marocco, sogni profumati”

  1. 28
    GIULIANO STENGHEL says:

    Sono d’accordo con Alessandro. Ieri ho pubblicato una foto su Facebook mentre salivo sulla Croce in vetta al Colodri, qualcosa o qualcuno lassù mi ha invitato a salire. L’immagine, il gesto non era di certo un atto blasfemo, anzi un abbraccio al Dio in cui credo, tuttavia ha provocato qualche reazione di disagio. Il post stava creando  delle reazioni che non c’entravano nulla con la mia buona fede e quindi  ho preferito eliminarlo. Sono certo che Elena abbia scritto il suo racconto a fin di bene anche se pubblicato in un momento, a mio parere inopportuno, quindi lasciamo perdere polemiche, offese ecc. e auguriamoci ogni bene per l’anno che verrà

  2. 27
    Mariana says:

    Bell’articolo! Ma triste dibattito…

  3. 26
    GognaBlog says:

    Caro Fabio, il perché è molto semplice. Quando si deve tagliare una discussione che ha preso una strada estranea al contesto e piena di livori tutt’altro che natalizi, la scure da qualche parte deve incidere. E di commenti ne sono volati via almeno quattro… Mi scuso se così facendo ho tolto qualche diritto a qualcuno… ma mi pare che in questo caso a te io abbia dato l’ultima parola. Buon Natale!

  4. 25
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Alessandro, come amministratore del blog mi hai eliminato un commento in risposta a Simone, il quale mi aveva chiamato in causa riferendosi alla mia vita privata. Pertanto avevo il diritto di rispondere.

    Era un commento in tono del tutto civile – nient’affatto maleducato! – e non meritava assolutamente una censura. Non ho scritto di «ratti nel cervello» del mio interlocutore. Se gli altri lettori del blog potessero prenderne visione, se ne renderebbero subito conto.

    E allora ti chiedo: perché?

  5. 24
    Simone Di Natale says:

    Curati Marco e impara a leggere. Come fine umorista hai invece un futuro…

    Mi spiace anche per te Fabio..che triste vita devi condurre.

    Chiudete bene le vostre case e difendete i confini. Mi raccomando

  6. 23
    Fabio Bertoncelli says:

    Stasera a mia figlia, tra altri regali (per esempio un paio di ciaspole fiammanti e una guida sulle ferrate del Brenta), donerò una stampa selezionata dei brani che ho scritto nel corso degli anni e dei decenni.

    I temi sono quelli che nascono nell’animo di chiunque (o quasi) bazzichi la montagna e scali le vette (argomenti che mi guardo bene dall’elencarvi per non scatenare i commenti degli uomini duri). Il titolo che ho dato alla stampa (rilegata come si deve) è «Va’ dove ti porta il cuore».

    Lo so, lo so, non alzate il ditino accusandomi di plagio: il copyright non è mio.

    Ma non si tratta di bolsa retorica. Il consiglio alla mia amata Laura (detta il Pundighino) è vero e sincero. Anche se, come dice il buon Valagussa, poi non ci si dormirà di notte. Che volete farci: questa è la vita… 😥😥😥

    E ora guai a voi, anime prave, se oserete spernacchiarmi per i miei sentimenti. 🤬🤬🤬

  7. 22
    Gianfranco Valagussa says:

    Visto che ci basiamo su dati e informazioni, mi preoccupano più di padri, mariti e fidanzati… Ma non direi mai a mia figlia di non sposarsi e metter su famiglia. O no?

  8. 21
    Fabio Bertoncelli says:

    Marco, ti giuro che l’ho cercato (a proposito, da noi si dice negher), ma non c’è. Questa è discriminazione.

    Le faccine del blog di Alessandro sono discriminatorie! Razzista!

    😂😂😂

  9. 20
    marco says:

    Fabio, ag manca un nigher!

  10. 19
    Fabio Bertoncelli says:

    Scusate, sarà meglio che inserisca pure queste faccine: 👳‍♂️👳‍♂️👳‍♂️ 🧕🧕🧕.

    Altrimenti mi fanno fuori. 😬😬😬

    😄😄😄

  11. 18
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Gianfranco, ma io ti conosco! «Arrampicate classiche e dimenticate nelle Dolomiti», Athesia, 1993.

    Chi scrive della bellezza dei monti, ebbene, io lo conosco e lo stimo e lo sento amico. 👌👌👌

    P.S. In quanto alle figlie 👩👩👩 in giro per il mondo 🌏🌎🌍, tu non ne hai: taci e dormi. 😴😴😴 Beato te!

    Di notte davvero non si dorme, o quasi. 😢😢😢

    Anche se mia figlia non scala il monte Toubkal 🧗‍♀️🧗‍♀️🧗‍♀️, rimane sempre la bimbetta di una volta. 👪👪👪

    Buon Natale a tutti voi. 🎅🎅🎅

  12. 17
    marco says:

    er sig. Gianfranco fa il grande con le figlie degli altri? cioè lei afferma che se avesse una figlia, la lascerebbe andare in giro per il Maghreb o per l’Africa tutta, in compagnia di un’amica, consigliandole addirittura di visitare e di esplorare ogni luogo e di respirare la libertà e di coltivare i suoi sogni, senza porsi alcun dubbio, tanto il Sud Tirolo o la Svizzera sono altrettanto pieni di stronzi? cominci a fare la figlia, poi ne riparliamo Omone

  13. 16
    Gianfranco Valagussa says:

    Brava Elena, vai dove e con chi vuoi, quando vuoi e puoi. Il mondo è pieno di stronzi, Italia ed Alpi compresi. Non starli ad ascoltare, se avessi una figlia vorrei che fosse libera come l’aria… Anche se non dormirei di notte al solo pensiero.

    Auguri e vivi serena.

  14. 15
  15. 14
    marco says:

    allora, sia chiaro a tutti che ad acchiappare i ratti ho mandato io, Garimberti Marco.

    Simone Di Natale, ma lei si rende conto delle fesserie che scrive? provi per Natale, che pare sia la sua festa, a soppesare ogni parola di quanto ha scritto… non ho mai trovato tante semantiche cazzate in così poche righe… la più sublime forse è: “non nutro nè comprensione nè rispetto”… GRANDISSIMO!!! MENO MALE!!!… lei non è miope, è altro. Inoltre se una cultura ha partorito un popolo troglodita, quella cultura è da condannare, non da cercare di comprendere: o si è dimenticato della sorte subita dalla povera crista, del suo avvocato e della sua famiglia, accusata di avere offeso allah? ma andatevene da loro, fuori dai coglioni. ecco il mio augurio Di Natale.

  16. 13
    Fabio Bertoncelli says:

    Simone, chi ricorre a insulti spregevoli, come fai tu, dimostra di non avere  argomenti validi per sostenere le proprie tesi oppure di non avere abbastanza cervello né educazione per sostenere una discussione civile.

    Tu addirittura scrivi che ho i ratti nel cervello (!): da queste parole si capisce che razza di individuo tu sia.

  17. 12
    Paolo says:

    Quello che non capisco mai è perché tutti, dovunque, di qualsiasi cultura o religione siano, pensino sempre di avere ragione e commettano in nome di questa i delitti più efferati nei confronti dei loro simili. La civiltà umana ha circa 10.000 anni, ma l’uomo si comporta sempre così. Ci vorranno ancora tanti secoli o è una illusione?

  18. 11
    Simone Di Natale says:

    cari paladini della giustizia e detentori dei valori assoluti…sicuramente sono un po’ miope ma anche senza occhiali  penso di riuscire ad intuire la presenza di un muro di fronte a me, coltivo qindi la speranza di non andarmi a schiatare contro di esso.

    non nutro ne’ comprensione ne’ rispetto per chi ha ucciso quelle ragazze. Allo stesso modo trovo troppo facile scaricare su di loro tutte le colpe di questo mondo e soprattutto totalmente idiota pensare che si debba gettare fango in toto su altre culture. L’informazione del nostro evoluto paese non avrà dato sufficiente peso alla morte di quelle ragazze, ma ne da ancora meno a tante altre che non avvengono per mani armate oppure che non riguardano persone con uno stile di vita e un colore di pelle diverso dal nostro.

    Quello che non comprendo è quindi perchè tanta indignazione solo per le due ragazze.

    e comunqeu fabio vacci tu a chiappare i tuoi ratti…che devi averne tanti in casa e qualcuno forse ti è anche entrato in testa….

  19. 10
    AndreaD says:

    A proposito delle ragazze scandinave, a ognuno le sue responsabilità senza scaricarle su altri. Hai ucciso perché ti dà fastidio la politica di qualcuno? Prima di tutto hai ucciso tu, deliberatamente, in modo efferato e premeditato, e a te devono essere imputate le responsabilità del tuo gesto. Poi, i destini del mondo vengono decisi in USA, Russia e Cina, non più in Europa e meno che mai in Scandinavia quindi cade anche l’alibi che è colpa della nostra società.

  20. 9
    marco says:

    Nooo! non era il momento Giuliano!!!! il cadaverino del bimbo sulla spiaggia è andato in onda per settimane! I due Angeli trucidati, manco mezza giornata. Cosa c’è di mezzo? Il turismo natalizio? L’anestesia delle coscienze? L’idiozia di chi non vuol sentire, nè vedere, perchè la sua faziosità, i suoi interessi politici, economici, filosofici, il suo genoma ideologico, siano messi in discussione? Pezzenti! ho scritto ovunque di apporre gigantografie dei due Angeli nei centri commerciali, negli aeroporti, nei cinema, ai caselli autostradali… perchè la loro paura e la loro sofferenza nel momento dell’agonia, la distruzione del loro credo nella bontà umana, gli sputi alla loro innocente giovinezza, facciano parte del Natale di tutti! Amen!

  21. 8
    Carlo Pucci says:

    Visto quanto accaduto, questo post va tolto. È inopportuno.

  22. 7
  23. 6
    GIULIANOI STENGHEL says:

    Bello scritto che racconta un’altrettanta bella avventura, ma il vedere Elena, giustamente felice e spensierata sul Toubkal mi ha purtroppo, inevitabilmente portato con il pensiero alle ragazze uccise sulla stessa montagna, ai loro familiari, agli amici, a tutti noi che siamo rimasti profondamente colpiti da tanto orrore. A mio parere non era il momento di pubblicare quest’articolo.

  24. 5
    Carlo says:

    Posti da evitare. Assolutamente da evitare.

  25. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    Quindi, Simone, al solito è colpa della nostra società. È colpa nostra.

    È colpa mia? è colpa tua? è colpa di Trump? è colpa di Putin? è colpa dei “biechi neocolonialisti”? o magari è colpa degli alieni?

    Il riferimento alle due povere ragazze stuprate, sgozzate e poi decapitate sul Toubkal pochi giorni fa secondo te «poco c’entra» con il racconto della gita al Toubkal pubblicato oggi: sarebbe soltanto una mera coincidenza. Pazzesco.

    … … …

    Certa gente comprende le cose soltanto quando le subisce sulla propria pelle. Certa gente non riesce a capire che ci si fa male a schiantarsi in auto a tutta velocità contro un muro. Non lo capisce finché non gli tocca di persona.

    Se toccasse a te, Simone, finalmente lo capiresti, pochi istanti prima della morte? Forse no: la faziosità ottenebra il cervello.

    Quelle due povere ragazze erano ingenue. Il ragazzo italiano assassinato a Strasburgo era ingenuo. Ora sono morti.

    Per te è «quotidiano» tran-tran, da ignorare. Allucinante.

  26. 3
    marco says:

    Simone, semper colpa nostra. ma va a ciapà i rat! Fabio, hai ragione: mi fanno schifo. Vogliono indurci a pensare che, tutto sommato, quelli che commettono simili inaudite porcherie sono una sparuta minoranza. Sparuta un cazzo! E anche se fosse sparuta, non per paura ma per schifo, vado in montagna dalle Alpi in su, perchè non voglio averci a che fare. Nemmeno con la quieta e ospitale guida. Per ora la libertà di essere limitati esiste ancora. Mi scuso cogli intelligenti, filantropi e emancipati vari.

  27. 2
    Simone Di Natale says:

    Tutti i giorni decine di poveri che non hanno quasi di che vivere vengono uccisi in guerre in parte alimentate dalla nostra societá a cui i telegiornali non si degnano di dare il giusto rilievo.
    Poco c’ entra con questo articolo. Oppure può essere agganciato a qualunque cosa riguardi il quotidiano.

     

  28. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    Purtroppo due povere ragazze scandinave, pochissimi giorni fa, non hanno potuto vivere la loro esperienza sul Toubkal. Ne hanno vissuta un’altra, ben diversa dai loro sogni.
    Sono state stuprate, sgozzate e poi decapitate da criminali mussulmani. Un duplice omicidio di ferocia estrema e di orrore estremo. In nome di Allah.
    Quasi tutti i giornali e telegiornali non si sono degnati di dare il giusto rilievo alla notizia. Solo un cenno. O un breve articolo.

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