Tre perle da Facebook – 2

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Tre perle da Facebook – 2

Il Dalai Lama

Marco Lanzavecchia
19 maggio 2017 ore 10.15
Chevvidevo dire. Un po’ di anni fa ho letto un libro scritto dal Dalai Lama e contrariamente a quanto avrei pensato ci ho trovato cose giuste, ragionevoli, non so quanto profonde ma che mi sono sembrate profondamente vere. Cosa inattesa in una cosa scritta da un capo religioso. Probabilmente è un uomo intelligente e mite prima che essere il Dalai Lama.
La cosa che mi colpì di più è l’osservazione che la felicità delle persone non ha molto a che fare con il fatto che siano fortunate, che le cose gli vadano bene, che la loro sorte sia buona.
Ci sono persone che nonostante abbiano una vita difficile, segnata da disgrazie e sfighe di ogni genere, sono tutto sommato serene… addirittura liete.
Ci sono persone fortunate, privilegiate, cui non manca davvero nulla, che aprono bocca solo per lamentarsi, e di cose che, dal punto di vista degli sfortunati davvero, sono lievi seccature, contrattempi… sciocchezze.
Quando a uno che vive la fortunata condizione di “lieto interiore” capita qualcosa di brutto, peggiora l’umore per un tempo più o meno lungo per poi tornare a riallinearsi sul suo livello “endogeno”.
E ovviamente viceversa. Una botta di culo a uno di questi poveri insoddisfatti, migliorerà la vita transitoriamente ma presto si riallineeranno sulla loro insoddisfazione.
Il nostro modo di percepire la vita ha molto a che fare con qualcosa che decide la nostra mente, inconsciamente e consciamente. Come si attiva questa cosa davvero non lo so… forse il Dalai Lama dispensava qualche consiglio, forse si limitava a constatare la cosa. Eventuali consigli dispensati nel libro non devo averli trovati molto convincenti perché non li ricordo… ma la prima cosa la osservo tutti i giorni e ogni giorno che passa mi sembra più vera.
E ringrazio il caos strisciante Nyarlathotep di avermi fatto fondamentalmente allegro.

Luca Frisoni
23 maggio 2017 ore 15


CONSIDERAZIONI POLITICAMENTE NON CORRETTE. Se non avete voglia di leggere passate avanti. Ieri raccontavo della mia esperienza di domenica e della mia carriera alpinistica o arrampicatoria a una guida alpina emerita. Un grande alpinista e un grandissimo uomo, dal mio punto di vista. Non faccio il suo nome poiché schivo e troppo umile. Premettendo l’obiettività dei fatti. Io NON sono un bravo alpinista, NON sono un bravo arrampicatore, ma con l’esperienza ho imparato non dico a conoscere la montagna, ma a riconoscere alcuni lati potenzialmente pericolosi. Abbiamo iniziato a disquisire su chi va in montagna al giorno d’oggi. E nonostante la grandissima differenza di esperienza e bravura che ci differenzia siamo stati concordi su alcune considerazioni. Sono un istruttore di una scuola di alpinismo, vedo e mi rammarico, di quello che oggi passa per la scuola. Non faccio di tutta l’erba un fascio, diciamo l’ottanta percento dei partecipanti ai corsi, ci scambia per guide a basso costo. Vorrei sintetizzare, ma non è facile per essere eloquente. Una volta chi si avvicinava ai corsi, aveva un’infarinatura abbastanza buona di che cosa fosse la montagna e di come ci si muovesse sui suoi terreni aspri. Diciamo che chi si avvicinava alla roccia o all’alpinismo lo faceva con un certo rispetto e umiltà, ma soprattutto con la voglia di imparare. Non si aveva fretta di andare a cercare rogne e ci si muoveva tenendo le orecchie molto basse. Si cercava di fare esperienza dalle piccole cose e si provava a salire. Oggi siamo figli del tutto e subito. Non voglio parlare di rispetto… ormai merce rara, quanto preziosa, ma di consapevolezza e di accettare i propri limiti o almeno riconoscerli. Vedo in giro per montagne tanti sbruffoni, gente che esce dalle palestre indoor e pretende di muoversi in ambiente alpino con la stessa sicurezza che si ha in palestra, in un mondo ovattato e reso ipersicuro. Non si ha la percezione che in una doppia se hai gente sotto non si fanno cadere pietre, o peggio ancora che la scarsissima conoscenza delle manovre basilari, possa rappresentare un grave pericolo. Si parla di montagna assassina, ma per la massa di pecoroni che vedo in giro, io parlerei di misericordia divina o alpina. La montagna resta un luogo estremo e va rispettato, ci si deve avvicinare con grande rispetto. Noto che ultimamente manchi ai più. Oggi si rischia per una foto da mettere su fb, per vedere quanti like prende e per sentirsi dire quanto si è fighi. Quanti hanno il coraggio di ammettere che, se non fosse stato per la guida alpina o l’istruttore piciu, in pochi avrebbero avuto il coraggio e la preparazione per arrivare a tali traguardi fotografici. Mi piacerebbe che ci fossero più bagni di umiltà e meno bagni di ipocrisia. Che ognuno davanti a uno specchio potesse ammettere i propri limiti… anziché fracassare i coglioni e prendere in giro chi in montagna ci va di suo, stando ben sotto il proprio limite per portare a casa le piume e passare una giornata piacevole, con la soddisfazione di avere fatto qualcosa di grande con le proprie forze. Non potrò mai raggiungere i livelli dei grandi alpinisti e nemmeno i gradi fantasmagorici che fanno gli adolescenti adesso in palestra perché hanno iniziato ad arrampicare a 6 anni, io alla loro età correvo sui prati della Val Chisone… ma almeno posso dire che quello che mi hanno insegnato le persone più esperte di me l’ho imparato, con l’umiltà di chi si avvicina alla scoperta di un mondo estremo. Non sono un grande alpinista, non sono un grande arrampicatore, ma sono un uomo con tutti i suoi pregi e difetti che chiede permesso prima di iniziare una salita.

Davide Scaricabarozzi
5 giugno 2017
Dal basso della mia spreparazione, scompetenza e sprestazione volevo dire la mia su Alex Honnold (vedi https://www.gognablog.com/perche-free-solo-alex-honnold-freerider-mi-terrorizzava/, NdR).

Mi viene difficile capire come si possa guidare ai settemila all’ora perché al massimo sono andato ai 200, ma solo per il breve periodo che avevo i soldi per una macchina veloce.
Il Comandante Kirk con la sua Enterprise viaggiava nell’iperspazio, nella saga di Dune la Gilda dei Navigatori si muoveva attraverso le galassie senza spostarsi grazie alla Spezia che veniva prodotta dai Vermi della sabbia sul pianeta Arrakis, i Pink Floyd hanno composto Atom heart mother, Pasteur fu il fondatore della microbiologia.
Bonatti salì il suo pilastro al Petit Dru, Desmaison la sua via sulle Jorasses, Gervasutti la Est sulla stessa montagna, Edlinger ha sconvolto tutti con La vie au bout des doigts.

Tutta roba quasi incomprensibile per uno come me.
O, per lo meno, comprendo ma limitatamente e resto profondamente sgomento di fronte a questa trasversale prestanza.
Io che scalavo da solo al massimo sul quarto cagandomi in mano, io che non scalo praticamente più, che non viaggio nell’iperspazio, che non vado su Arrakis….”che non” quel cazzo che volete.

Chiudo sto pistolotto da anziani col convincimento che sono i giovani che fanno la differenza, e la fanno in tutto.

Honnold è un’eccellenza che eccelle con grande modestia in un’attività straordinariamente inutile. L’inutile è spettacolare perché non serve a una minkia ma diventa un dono per tutti quando assume un significato tanto elevato da risultare ineffabile per quasi ognuno di noi.
E per quasi tutti intendo quelli che accettano tale ineffabilità impalpabile e disarmante con umiltà.

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Tre perle da Facebook – 2 ultima modifica: 2017-08-11T04:42:28+02:00 da GognaBlog

9 pensieri su “Tre perle da Facebook – 2”

  1. 9
    marco vegetti says:

    Lanza, prova il rebirthing!
    No, la novena no: l’odore di incenso mi dà fastidio allo stomaco!

  2. 8
    Marco Lanzavecchia says:

    Vegetti… curiosa affermazione. Direi non pertinente. A mio modesto avviso. Di solito le guerre nascono e derivano dalla necessità di dare sfogo al malcontento popolare… di distrarre il popolo dai reali motivi della sua infelicità confezionandogli un nemico alieno, oltre confine o più prossimo. Sei uno sfigato? Non è colpa tua ma dai tedeschi e della Merkel piuttosto che dei negher o della Boldrini. L’accettazione delle propria condizione e dei propri limiti è una delle lezioni che possono derivare da una spiritualità decentemente gestita e saggiamente presidiata. Deh lascia in pace mangiarane ed albionici e vai ad una novena. La recita del Rosario e la respirazione regolare e ritmica che ne deriva possono condurre ad esperienze se non estatiche perlomeno rasserenanti.

  3. 7
    marco vegetti says:

    Caro omonimo,
    questa è la più condivisibile: “… lietezza ed operosità delle masse…”.
    E ora vado al Colle della Seigne ad aspettare di invadere la Francia, o magari nella perfida Albione!
    🙂

  4. 6
    Marco Lanzavecchia says:

    Infatti Marco… premettevo che l’osservazione sull’origine endogena della felicità mi era sembrata vera, nonostante provenisse da un capo religioso… categoria che solitamente non trovo autorevole su questo tipo di questioni. Ciò detto io sono un grande fan delle religioni per il fatto che esse esercitano una provvidenziale azione di controllo sociale sulle masse che abbandonate a se stesse tendono a cacciarsi in testa cazzate ben peggiori dei rosari e pure ad essere più infelici. Ed è da questa necessità che deriva l’efficacia della dimora sfarzosa e tutto l’armamentario dell’ufficio marketing delle religioni. L’uomo ha un innato e insopprimibile bisogno di trascendente ed è un area delicata che è pericoloso lasciare non presidiata… genera mostri. Le grandi religioni sono gestite da professionisti che sanno bene che se si toglie Dio alle masse esse non è che non crederanno più a nulla… bensì crederanno a tutto … al no tav, al no vax, alla medicina omeopatica ed alla proprietà collettiva dei mezzi di produzione. È diverranno più infelici. Abbiamo un grande Papa. Formatosi alla più eccellente scuola quadri della più grande è strutturata delle religioni. Solo su di lui possiamo contare per riordinare il guazzabuglio che sta disfando la nostra società e ripristinare quei solidi ideali di Dio, patria e famiglia e di lietezza ed operosità delle masse.

  5. 5
    marco vegetti says:

    Lo dice a me, direttamente, non lo scrive su un libro per il mondo intero…

  6. 4
    Alessandro Gogna says:

    Banale e’ anche dire che tutto e’ gia’ stato scritto e detto. Se qua7lcuno ti dice che
    Ti ama gli rispondi che non e’ il primo? Oppure magari ti fa piacere?

  7. 3
    marco vegetti says:

    Tanto lo sapete: sono un rompicoglioni (istruito, competente, ma rompicoglioni) …
    Per cui… beccatevi questa.

    Come tutti i rappresentanti delle religioni, qualsiasi esse siano, anche il Dalai Lama dice banalità.
    Forse i vostri bisnonni o trisavoli già non dicevano che la ricchezza non dà la felicità?
    Quando però lo afferma il Dalai Lama diventa (Lanza, non ce l’ho mica con te, sia chiaro) una Verità Assoluta.
    Chissà come mai, tutti i capi delle religioni, Dalai Lama compreso, vivono i auguste dimore, hanno servitù innumerevoli, viaggiano come vogliono per il mondo soggiornando negli alberghi più lussuosi, sono sempre belli pasciuti e puliti.
    Non come i loro fedeli (fedeli?!) che spesso e volentieri (malvolentieri) vivono al limite dell’indigenza o nella povertà quasi assoluta e spesso fanno fatica ad arrivare a fine settimana, altro che fine mese.

    Bah…

  8. 2
    Paolo Pastorino says:

    Oh perbacco!!
    Tre riflessioni di buon senso dette da tre persone anch’esse di buon senso!
    Che si tratti di un vero e proprio new deal??

  9. 1
    giorgio says:

    più che un commento è una conferma a quello che dice il Panzavecchia

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