Una chiacchierata sui rifugisti

Quella che segue è una chiacchierata con Davide Coldesina, ex custode del rifugio Guido Muzio nei pressi di Ceresole Reale.
L’intervista è reperibile sul sito ilrifugista.it.

Ci fai una tua breve presentazione?
E’ da circa sessant’anni che giro per le montagne e non mi sono ancora stancato di farlo, questa è la cosa divertente. Ho avuto anche molta fortuna mentre altri che purtroppo non ci sono più ne hanno avuta di meno, altri ancora ne hanno avuta invece di più di fortuna. Credo che l’alpinismo, e la frequentazione della montagna, sia la cosa più bella del mondo e vorrei che continuasse ad essere vissuta dalle persone che veramente la amano. Questo è chi sono io: ho vissuto sempre di montagna, senza mai diventare ricco, e credo di aver contribuito, anche con il lavoro che sto continuando a fare in questi ultimi anni, alla diffusione e alla crescita culturale nel campo della montagna sia da parte di coloro che la praticano sia anche da coloro che la abitano.

Davide Coldesina e Alessandro Gogna

Non sono tante le persone che oltre a vivere la passione per la montagna poi hanno anche voglia di raccontarla nelle diverse forme. Il nostro sito internet, il nostro blog, parla della figura del gestore di rifugio, non dei rifugi e delle strutture perché di quello in internet c’è tanto. Ho visto però che manca un riferimento rispetto alla nostra professionalità del gestore di rifugio e ho voluto chiedere a te, anche se non sei mai stato gestore di rifugio, in qualità di  persona molto esperta di montagna una tua riflessione. La domanda che sorge spontanea è: dal tuo punto di vista, chi è, in un brevissimo racconto o descrizione, il gestore di rifugio?
Ho conosciuto tanti gestori di rifugi, di alcuni sono stato e sono tutt’ora amico, altri un po’ più superficiali, altri invece si dimenticano. Il mondo della custodia dei rifugi è ampio e variegato, come lo è il mondo del lavoro, da esterno frequentatore posso dire che in tutti questi anni sia cambiato di molto. Non voglio dire né in bene né in male, ma se oggi la categoria dei rifugisti ha da lamentarsi sappia che si lamentavano anche quelli di quarant’anni fa: ma è vero che diverse lamentele di oggi sono molto giustificate.

Il rifugio Guido Muzio

Possiamo entrare un po’ nel dettaglio facendo qualche esempio? Soprattutto di come è cambiata la fruizione del rifugio e di conseguenza come stanno cambiando, in alcuni casi, anche le gestioni.
Quello che è cambiato prima di tutto è il mondo dei frequentatori della montagna, prima ancora dei custodi. Dal punto di vista quantitativo c’è un aumento di frequentazione sui sentieri e nei rifugi, non dei pernottamenti, ma sicuramente rispetto a decenni fa sono aumentati i numeri dei turisti della montagna, che siano alpinisti ma soprattutto escursionisti. Questo è andato di pari passo con una evoluzione, qualcuno pensa ad una involuzione, del modo di vedere e sentire la montagna. Oggi c’è molta attitudine al consumo, a quello che viene proposto in modo allettante con delle immagini, ma quello che manca è la profonda esperienza che una volta era garantita, anche solo per andare a fare una gita e raggiungere un rifugio. Non che proprio non ci sia questa esperienza, ma sicuramente è diminuita a causa della mentalità moderna legata al “prendi e fuggi”, così viene meno il rispetto fondamentale per la montagna e la natura. Oggi la percezione della sua grandiosità si è ridotta e in alcuni casi viene sminuita, come ogni attività che le è complementare e come per esempio la gestione di un rifugio. Una volta il rifugio era visto quasi come fosse un luogo di culto perciò con un grande rispetto di fondo, dove si facevano anche confusione e divertimento, ma sempre con rispetto; mentre oggi i rifugi si stanno trasformando sempre più in piccoli hotel di alta quota dove inseguire le pretese dei clienti che non conoscono le difficoltà per inseguire tutte le possibili richieste.
Senza inoltre parlare di tutte le questioni legate alla sicurezza e alla eco-gestione, che una volta non esistevano (fosse, immondizie), e che sono costate lotte e battaglie per migliorare la situazione ma che oggi comportano certamente doveri e costi che si aggiungono alle pastoie burocratiche: insomma tutto ciò che va a costituire le lamentele tipiche di un rifugista. E le richieste di alcuni clienti… che a volte prenderesti a sberle.

Noi gestori abbiamo un lungo elenco di aneddoti divertenti che ci raccontiamo e che forse un giorno inseriremo in un libro dei rifugisti. Per ultimo prima di salutarti e ringraziarti, dopo aver fatto una riflessione sui clienti turisti in montagna e sui comportamenti di ieri e di oggi in montagna, siccome il nostro blog parla agli aspiranti gestori e ai curiosi spettatori della nostra professione, cosa potresti consigliare all’aspirante gestore e al nostro progetto ilrifugista.it?
Non ho esperienza diretta nella gestione di un rifugio, ma parlo da esperto e osservatore di montagna: se penso a chi vuole provare a gestire un rifugio, la prima e fondamentale questione da affrontare è quella di aver fatto una precedente esperienza, provare almeno una stagione a lavorare in un rifugio come apprendista aiutante prima ancora di esserne responsabile, per capire se veramente si è portati per il lavoro in questione. Questo a causa delle diverse esperienze molto negative che si sono verificate nella gestione di alcuni rifugi da parte di chi è aspirante e da parte di chi seleziona il futuro gestore.

L’interno del rifugio Guido Muzio

Visto che stiamo toccando questo tema, aggiungo la mia calzante esperienza personale, perché ero arrivato a gestire il mio rifugio subentrando a quello che era il gestore “ufficiale”, colui che aveva vinto il bando. Infatti dopo pochi giorni dall’apertura ha lasciato, perché solo dopo aver sperimentato in rifugio ha compreso il suo errore fondamentale di scelta. Ma voglio aggiungere che prima del suo, l’errore di scelta è da imputarsi alla sezione proprietaria che lo ha selezionato in una rosa di altri candidati, sulla base della sua esperienza solo ristorativa e forse avendo offerto un affitto più elevato.
Vorrei chiudere con una battuta: dopo questo progetto online per gli aspiranti gestori di rifugio, magari un giorno uscirà un sito di cui faranno parte tutte le sezioni del Club Alpino o altri enti proprietari di rifugi, che si metteranno insieme per capire come è meglio giudicare e selezionare gli aspiranti gestori.

Auspicabile! Grazie Alessandro, avremo modo di tenerci in contatto e scambiarci altre informazioni sui nostri rispettivi blog legati alla montagna.

Davide Coldesina e il progetto IlRifugista.it
Il “Guido Muzio” è un rifugio escursionistico del Club Alpino Italiano all’interno del Parco Nazionale Gran Paradiso. Fino al passaggio di consegne a Giulia Marangoni e Paolo Da Rugna, attuali custodi, Coldesina ne è stato il gestore dal 2008 per dieci anni. E’ stato per quattro anni membro del Consiglio Direttivo dell’associazione di categoria regionale.
Ha ottenuto numerose certificazioni per la qualità dei servizi offerti e non ha mai smesso di fare formazione, oltre alla continua ricerca di contatti e collaborazioni. Infine c’è stata negli ultimi anni la profonda convinzione di “portare” la professione del rifugista in una dimensione più 2.0, cioè a conoscenza della comunità del web, dal virtuale al vissuto.
Coldesina confida: “Sono stati dieci anni di grandissime soddisfazioni, la mia vita è radicalmente cambiata: prima facevo dei lavori che anche mi piacevano, ma il fatto di vivere in città e dover “scappare” in montagna tutti i fine settimana non era più sopportabile.
Soddisfazioni professionali, economiche e famigliari ma sempre con duro lavoro e sacrifici. Il rifugio è stato negli ultimi anni una gestione famigliare, coinvolgendo mia moglie insieme alle nostre due bimbe, naturalmente cresciute in rifugio
“.

Lavorare con le proprie passioni è uno degli obiettivi di tante persone. Guadagnare e avere uno stipendio facendo ciò che si ama è una grande fortuna.
Ci sono professionisti che riescono a raggiungere questo risultato: per i molti amanti della montagna, appassionati di alpinismo o di escursionismo, frequentatori assidui dei rifugi, un sogno.

Uno di questi sognatori è Davide, colui che ha ideato il progetto IlRifugista.it, il primo progetto online interamente dedicato alla figura del gestore di rifugio.

Il suo obiettivo è quello di aiutare gli aspiranti rifugisti ad inseguire il proprio sogno di diventare gestori, fornendo tutte le informazioni di base per intraprendere questa importante professione.

Nel suo progetto online ha raccolto tutti i migliori articoli trovati sul web dove si racconta e descrive il lavoro del rifugista; ha selezionato i migliori video nei quali i gestori stessi raccontano la propria esperienza in rifugio; ha elencato i link ufficiali e istituzionali da evidenziare e tenere in memoria; ha registrato interviste documentate con persone importanti e influenti sul tema rifugi e rifugisti; ha raccolto riflessioni su una sezione dedicata al blog; ha dedicato una sezione alla ricerca di lavoro in rifugio e ai bandi di gestione; ha inoltre un progetto editoriale sfociato nella stesura di un libro-manuale dal titolo Il Rifugista in vendita su Amazon.it

Un progetto online è la base di partenza per le informazioni necessarie, l’abc, per l’aspirante rifugista che successivamente o contemporaneamente dovrà fare esperienza diretta di lavoro in rifugio, come requisito fondamentale per comprendere se questa scelta di vita è consapevole e idonea alla propria persona calzante con il proprio progetto di vita sul lungo periodo.

Ci sono sempre nuovi sviluppi del progetto: si progetta di organizzare incontri dal vivo, forse proprio in rifugio, per gli appassionati di montagna che vorranno inseguire questo sogno direttamente con Davide in piccoli gruppi di aspiranti rifugisti.  

Il rifugio Guido Muzio 1667 m
Il rifugio escursionistico Muzio si trova lungo la strada provinciale che da Ceresole Reale sale al Colle del Nivolet, in frazione Chiapili di Sotto. La struttura è base di partenza per escursioni nel Parco del Gran Paradiso, per osservare la fauna selvatica, la natura ed i paesaggi incontaminati e per salire verso altri rifugi della zona. Gli attuali custodi sono Giulia Marangoni e Paolo Da Rugna.
Il Rifugio Muzio è anche noto col nome di “Casa degli Alpinisti Chivassesi”. La struttura ad un solo piano in muratura di pietra fu costruita nel 1941 con funzioni di casermetta militare. Dal 1945 l’edificio è passato alla Sezione di Chivasso del CAI, che lo ha trasformato in rifugio nel 1948. Nel 1965 il rifugio fu dedicato a Guido Muzio, socio fondatore della Sezione del CAI di Chivasso, di cui fu segretario dal 1922 al 1934 e presidente dal 1935 fino alla morte.

Indirizzo Bg. Chiapili Inferiore, 6
Telefono 0124.442455
EMail rifugioguidomuzio@gmail.com
Web http://www.rifugioguidomuzio.com/
Apertura Aperto continuativamente da giugno a settembre, nelle festività natalizie e tutti i weekend dell’anno (anche in settimana su prenotazione)
Servizi Dispone di 10 stanze da 2-3-6 posti con letti a castello e una grande sala bar-ristorante.
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Una chiacchierata sui rifugisti ultima modifica: 2020-02-27T05:55:32+01:00 da GognaBlog

10 pensieri su “Una chiacchierata sui rifugisti”

  1. 10
    Lusa says:

    Ottima intervista! Molto interessante.

  2. 9

    Grazie a tutti per i commenti. Grazie soprattutto ad Alessandro con cui ci siamo confrontati e trovati molto in sintonia, “voce autorevole” come prima intervista del progetto online dedicato al gestore di rifugio.
    Ora al Muzio ci sono nuovi gestori, ma io ho voluto raccontare e descrivere il  lavoro di oltre dieci anni per aiutare tutti gli aspiranti rifugisti.  

  3. 8
    Luca Dondoni says:

    Personalmente, apprezzo molto i rifugi dove si fanno gli scontrini. Sarà banale, ma è segno di civiltà, rispetto e intelligenza del vivere comune. Sennò sono solo tante belle parole, che nascondono la solita furberia.

  4. 7
    Fabio Bertoncelli says:

    Ricordo di aver letto che il gestore del Rifugio Vittorio Emanuele II aveva esposto anni fa un cartello di questo tenore: “Qui non c’è il wi-fi. Parlatevi un po’ tra di voi”.
     

  5. 6
    Carlo Crovella says:

    Da miei conoscenti gestori di rifugi mi sono giunte, nel recente passato, notizie di due “nuove” esigenze di mercato per i rifugi, tipiche della nostra società “consumistica”: il wifi gratuito 24h su 24 per i clienti e la “necessità” di organizzare eventi di richiamo, tipo happening con ospiti, proiezioni, ecc. Questo secondo elemento vale soprattutto per rifugi  anche grandi, ma non sulle vie più battute, tipo normale Bianco o Rosa, ecc., perché qui di gente ce n’è sempre fin troppa. Ma rifugi un po’ meno affollati, d’estate devono prevedere un programma di eventi quasi ogni sera, con fatica e costi a carico del rifugista. Circa il wifi, l’aberrazione è che, come rilevano i rifugisti, la maggioranza dei clienti non lo usa per comunicare con casa o consultate meteo o relazioni di gite. No! lo usano per i social, per scaricare video e foto o per guardare in streaming film e partite di calcio! Mi chiedo che senso abbia andare in rifugio per guardare il calcio come se si fosse nel salotto di casa. Ma questo e’ il mondo di oggi: se un rifugio non ha il wifi rischia recensioni  di critica severissima! Mala tempora currunt

  6. 5
    Prof. Aristogitone says:

    Mancanza d’acqua in montagna?! E allora, io che abito in pianura che non riesco neppure a lavare la macchina la domenica???

  7. 4
    GIAN MARIA says:

    Lavorare in un rifugio è un lavoro duro ed impegnativo al massimo. Mi riferisco, in particolare modo, ai rifugi raggiungibili esclusivamente da sentiero, spesso impervio, quelli vicini o raggiungibili con carrozzabili, non sono rifugi, ma ristoranti in quota. In aggiunta ai numerosi problemi connessi con questa attività, in questi anni di cambiamenti climatici, i rifugisti hanno dovuto affrontare il grave problema della scarsità od addirittura della mancanza d’acqua. Nutro grande rispetto ed ammirazione per loro! In quanto alle richieste più assurde ed impensabili, non mi capacito mai della loro pazienza ed imperturbabilità di fronte, ad esempio, alla richiesta, di circa trenta anni, fa, alla Capanna Margherita, d’una bottiglia di Moet e Chandon per festeggiare la salita della normale alla Dufour. Io, avrei risposto, in quella circostanza, che alla Capanna Vallot, di champagne se ne può trovare, sempre e di svariate marche, purché uno se lo porti appresso…….
    Cordiali saluti.
     
     
     

  8. 3
    Paolo Gallese says:

    Confesso di non avere esperienza, benché io e mia moglie abbiamo il sogno di aprire un simpatico b&b in montagna appena la bimba sarà più grande. Un obiettivo dunque più modesto (lei è meno “rustica” di me).
    Ma quanto mi piacerebbe…

  9. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    In vita mia non sono mai stato nella Valle dell’Orco.
    Mi merito venti nerbate nella schiena. Anzi, trenta.
    Come fustigatore voglio il buon Crovella: so che sarà spietato.

  10. 1
    Carlo Crovella says:

    Chiacchierata molto interessante, su temi di attualità, affrontati e condotti con maestria. Tra l’altro il posto è incantevole. magica Valle dell’Orco!

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