Una culla tutta piemontese per il Gipeto

Una culla tutta piemontese per il Gipeto
di Beppe Leyduan
(pubblicato su camoscibianchi.wordpress.com il 12 febbraio 2020)

Il 26 ho fatto una passeggiata dai Rivotti all’alpe Gias dei Signori e abbiamo visto un rapace che volteggiava nella vallata avvicinandosi molto a noi. Davvero emozionante! Pensi possa essere un gipeto?“.

Nel messaggio su WhatsApp di Francesca Serafino, il 26 è un giorno di dicembre dell’anno scorso. Giro subito le sue foto a Maurizio Chiereghin che ci confermerà che il maestoso avvoltoio che domina lo spazio alpino dell’alta Val Grande di Lanzo, regalando emozioni indescrivibili, è proprio un Gypaetus barbutus!

Le foto di Francesca sono un ottimo spunto per fare quattro chiacchiere con Maurizio su WhatsApp che mi informerà che trattasi di un giovane di due-tre anni di età (non riesce bene a vedere il piumaggio). L’osservazione è stata fatta alle 12.26: un dato che servirà per fare la scheda degli avvistamenti di questo meraviglioso avvoltoio che ama nutrirsi esclusivamente di carcasse di animali, soprattutto delle loro ossa.

Foto di Francesca Serafino. Il gipeto è nel circoletto.

Nel 2019 Maurizio ha fatto ben 108 osservazioni di gipeto nelle Valli di Lanzo, praticamente una ogni tre giorni!

Incuriosito dalla sua intensa attività, gli chiedo se per caso hanno fatto il nido proprio nelle Valli di Lanzo.
“Sì, quest’anno c’è stata la prima nidificazione con successo di gipeto in Piemonte! In assoluto!“.
Di getto, senza riflettere, rispondo su WhatsApp: “Nel Gran Paradiso, vero?”. Il 20 marzo del 2019 in effetti è venuto al mondo un piccolo di gipeto, nascita splendidamente documentata dal Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il video qui sotto (30 secondi) è il primo degli otto episodi che potete vedere qui.

Maurizio parla di territorio piemontese, mentre quella sopra in verità è avvenuta nel territorio valdostano del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Appunto. Un’area protetta. E in che luogo poteva nidificare un rapace estinto in Italia dal 1969, se non proprio dove qualcuno si occupa di difenderlo?

Invece mi sono sbagliato.
“No! Nelle Valli di Lanzo!“, ribatte prontamente Maurizio.
“Che notizia fantastica!“.

Foto di Francesca Serafino. Il gipeto è nel circoletto.

Stento a credergli. Se non fosse per la sua comprovata e straordinaria passione per i volatili, la prenderei sicuramente per una fake new. Ma poi, oltre a tutto questo, vengo a sapere che a gennaio e a febbraio del 2020 usciranno degli articoli, uno sulla Rivista Italiana di Ornitologia (RIO) diretta dal Prof. Giuseppe Bogliani e l’altro su Infogipeto del Parco delle Alpi Marittime.

Non immaginate quanto avrei voluto diffondere immediatamente la notizia, ma non potevo farlo prima dell’uscita dell’articolo su RIO che però ad oggi non è ancora avvenuta.

Impronte selvatiche in alta Val Grande di Lanzo dove amano volteggiare i gipeti

Il tempo passa e arriviamo a febbraio. Dopo una bellissima escursione in alta Val Grande di Lanzo (proprio dove Francesca ha incontrato il gipeto), contatto Luca Giunti per chiedergli una valutazione in merito a delle interessanti tracce sulla neve che abbiamo fotografato. Saranno di lupo? Osservando anche le foto degli escrementi incontrati lungo la pista, Luca esclude questa possibilità. Dallo scambio di mail, escono fuori anche le osservazioni di gipeto, tanto che mi conferma di aver fotografato un esemplare con un ramo in bocca, dalle parti del Rocciamelone, a pochi chilometri di distanza, in linea d’aria, da qui.

Se interessa, sabato 14 marzo il Parco organizza un seminario su avvoltoi a Salbertrand“. Qui il Parco a cui fa riferimento il dr. Giunti è l’Ente di Gestione delle aree protette delle Alpi Cozie, sul cui sito internet riesco a rintracciare il programma completo. Sfogliando il programma scopro che, tra i vari interventi, c’è anche quello di Maurizio Chiereghin, proprio sulla prima nidificazione con successo in Piemonte!

La pagina web dove trovare tutte le informazioni per partecipare all’incontro Sulle ali degli avvoltoi – Gipeto e altri avvoltoi sulle Alpi occidentali, che si terrà a Salbeltrand (To) il 14 marzo prossimo, è questa. E’ richiesta la conferma della presenza.

E’ una gioia immensa sapere che in Piemonte un rapace, che era ormai scomparso (il progetto di reintroduzione risale al 1986), abbia scelto proprio le Valli di Lanzo per procreare. Ed è altrettanto entusiasmante accorgersi che se questo è avvenuto in un’area non protetta, allora lo si deve a tutti coloro che amano la natura selvaggia e straordinariamente ricca di queste vallate. E’ l’amore che qui vince, come quello di Maurizio Chiereghin, che da anni si impegna per una corretta divulgazione naturalistica. Passione che vince, passione che si trasmette. Passione che apre la strada alla vita.

«[…] Bisogna amare veramente le valli i pendii che si frequentano, sentirli propri; anzi, è importante sentirsi completamente in sintonia con i luoghi; solo così ci si accorge di poter conoscere a livello quasi individuale molti degli animali che li abitano. Poco per volta sembra quasi che sentano che sei uno di loro, che fai parte del loro stesso mondo. Talvolta si può percepire in modo quasi epidermico la loro tranquillità, la disponibilità ad accettare la nostra presenza discreta ma piena di passione; e allora ci si rende conto che non li si può tradire, e che non si può più assolutamente fare a meno della loro esistenza! […]

Gipeto. Foto di Maurizio Chiereghin

[…] E oggi, dopo tutti questi anni passati in giro per le Alpi piemontesi, mi sento di affermare che le Valli di Lanzo sono uno dei luoghi più belli e selvaggi del Piemonte, con zone, come ad esempio i dintorni della Ciamarella o del Monte Lera, veramente fantastiche! Luoghi che, anche grazie al fatto che sono difficili da raggiungere, sono rimasti ancora pressoché incontaminati.
Mi sembra ancora importante consegnare a questo libro il mio pensiero riguardo alla relazione fra l’uomo e la natura: ognuno di noi ha il dovere di rispettarla e difenderla così che possa continuare ad esistere al meglio; ogni volta che prendiamo una decisione, dobbiamo sempre chiederci se quella nostra azione possa influire negativamente nell’immediato o nel futuro […]. (Maurizio Chiereghin, Aquile e Gipeti delle mie valli – diario di una passione, 2010, Neos Edizioni)».

Il mio pensiero corre a tutti coloro che si sono battuti e si battono per difendere la natura. Il gipeto è un tassello di quello sconfinato mosaico che è la Montagna. Come il lupo, l’aquila, lo stambecco, la marmotta, la salamandra… Come gli alberi. Ritornare da un’escursione dopo essersi imbattuti in un animale, anche se si trova a distanze notevoli (anzi, meglio così), è una grandissima soddisfazione e una fonte di appagamento. Una gioia indescrivibile e sono immensamente grato a tutti coloro che nei loro sogni avevano (e hanno tuttora) un omino con lo zaino che vagava liberamente su sentieri, circondato da pura bellezza. Penso a Renzo Videsott, ad Anacleto Verrecchia, a Luca Giunti. A Maurizio Chiereghin e a tutti i guardiaparco di oggi e di ieri, quando ieri voleva dire sopportare privazioni e fatiche che oggi sarebbero inaccettabili.

Gipeto

Un libro che amo tantissimo è Diario del Gran Paradiso di Anacleto Verrecchia. Negli anni Cinquanta (lo ieri) fece per tre anni il guardiaparco nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, quando ormai il gipeto era in via di estinzione: e infatti nelle sue pagine non c’è alcun accenno all’Avvoltoio degli agnelli.

Arriverà mai il giorno in cui non avremo più bisogno di aree protette per far prosperare la natura? Il gipeto, come il lupo, potrà continuare a ritrovare spazi vitali, come quelli delle Valli di Lanzo, senza bisogno che qualcuno lo sorvegli e lo protegga?

Verrecchia non sapeva, forse, che un giorno il gipeto sarebbe tornato a nidificare nel Parco Nazionale del Gran Paradiso e poi anche nelle Valli di Lanzo, dove non ci sono guardiaparco. Di certo però si chiedeva qual è il senso di un parco.

«Fine febbraio 1951. Lunga discussione con un professore di Aosta, il quale diceva che nessun paese può vantare un parco come quello del Gran Paradiso. Gli ho risposto che un parco, di per sé, non è indizio di civiltà, ma se mai del contrario. Infatti, come le galere sorgono dove ci sono i delinquenti, così i parchi sorgono dove ci sono gli assassini della natura. Se tutti, qui e altrove, avessero una visione morale delle cose e non ci fossero né bracconieri né cacciatori, non ci sarebbe alcun bisogno di istituire un parco e di proteggere gli animali che ci vivono. Allo stesso modo non ci sarebbe alcun bisogno di istituire lo Stato, se tutti gli uomini fossero buoni e onesti (Anacleto Verrecchia, Diario del Gran Paradiso)».

E se proprio nelle Valli di Lanzo, a due passi da Torino, e dopo 70 anni da quel Diario, ci fosse il nido della visione morale delle cose?

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Una culla tutta piemontese per il Gipeto ultima modifica: 2020-03-10T05:18:36+01:00 da GognaBlog

6 pensieri su “Una culla tutta piemontese per il Gipeto”

  1. 6
    Francesco says:

    Ottima notizia, mi è capitato di avvistarlo un paio di volte in Val Bregaglia e posso affermare che il Gipeto ha una maestà di volo assolutamente ineguagliabile! Saperlo in spontanea espansione anche sulle Alpi Occidentali è davvero rincuorante! 

  2. 5
    lusa says:

    E’ confortante apprendere che questo bellissimo animale torni a ripopolare la montagna.

  3. 4
    Grazia P. says:

    Abbiamo una significativa presenza di grifoni anche in Sicilia, grazie alla reintroduzione di circa 100 individui, che nidificano all’interno del parco dal 2005. 
    Saprete che nel passato, dai cacciatori dell’isola, era praticato l’abbattimento di rapaci e uccelli migratori che percorrono lo stretto di Messina. Per fortuna, grazie all’intervento di numerosi animalisti, tra i quali è spiccato da sempre quello di Anna Giordano, questa barbarie, comunemente accettata, è cessata. 

  4. 3
    Roberto Pasini says:

    In questi giorni strani nei quali molti di noi sono costretti a vivere in gabbia è utile mantenere il sorriso e il buon umore pensando al domani: nelle nostre accese discussioni di qualche mese fa nessuno aveva contemplato questa ipotesi: meno montagna per tutti. C’era nella matrice ma sembrava solo un’ipotesi di scuola. Fummo tutti cattivi profeti, accecati dal famoso “volli, fortissimamente volli”. Io sono comunque ottimista: anche noi siamo natura come il virus e anche noi come lui vogliamo vivere. Non deve sottovalutarci troppo; o mette ragione e si limitata a romperci un po’ le scatole in inverno come tanti suoi parenti o la lotta sarà all’ultimo sangue. Un saluto a tutti gli ingabbiati desiderosi di riprendere il volo ispirati dall’elegante gipeto.

  5. 2
    DinoM says:

    Per chi è interessato, informo che da parecchi anni esiste l’oasi naturalistica del Cornino in Friuli Venezia Giulia. Li esiste una numerosa colonia di grifoni che spazia nei cieli di Friuli e Carinzia. Esiste il sito internet dove è possibile trovare informazioni.
    Avvistarli è sempre emozionante.
     

  6. 1
    Carlo Crovella says:

    Bellissimo intervento. La Natura ha in sé la potenza per tornare a dominare le giornate. Basta attendere e capiterà. La specie umana è un bluff: in realtà è fragile, vive su un castello di cartapesta imperniato sull’illusione tecnologica. Lo vediamo in queste giorni di emergenza. Invece lupi, avvoltoi, caprioli, boschi e perfino il pino mugo tanto inviso a Corona (Mauro Corona, non l’omonimo virus) sono inarrestabili e riprenderanno tutto il terreno apparentemente perso nel recente passato. Ce la farà la specie umana a integrarsi? Se non si integra, rischia ripetute crisi come l’attuale: a lungo andare potrebbero essere addirittura fatali. Per integrarsi nella natura il segreto è saper vivere in un mondo “naturale”. A parte che non dovrebbe neppure essere una forzatura, ma un piacere. Facciamo parte dello stesso “ambiente”, non siamo extraterrestri piombati qui da un altro pianeta, in conflitto con lupi, gipeti, boschi e pino mugo. Se non capiamo questo, la Natura avrà la meglio su di noi. Per il momento confido in una nuova era ideologica caratterizzata dalla consapevolezza umana di essere un tassello della natura e non i padroni della stessa. Da questo punto di vista,  l’infittirsi delle osservazioni di particolari specie, come nel caso dei gipeti, dà sollievo e riscalda il cuore. Un ringraziamento per questa bella testimonianza.

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