Una soluzione è la sobrietà

Contro la crisi climatica, una soluzione è la sobrietà
di Massimiliano Di Giorgio
(pubblicato su huffingtonpost.it il 13 maggio 2020

Come si fa a salvarci dalla crisi climatica riuscendo ad adottare soluzioni “sociali”, per rispondere alle preoccupazioni di chi teme di perdere il posto di lavoro o di veder peggiorare la propria qualità della vita? O alle aspettative delle popolazioni di quei paesi che hanno sperimentato solo da poco il benessere diffuso che l’Occidente vive invece da parecchio?

Non è una domanda facile, perché le risposte non sono scontate. Ma suggerire soluzioni, che sono prima di tutto politiche, è l’intento di Le trappole del clima, un libro scritto a quattro mani da Gianni Silvestrini e Giovanni Battista Zorzoli. Il primo esperto di clima, il secondo di energia; entrambi, con una cultura politica di sinistra. 

Non a caso, la premessa del libro, uscito nel periodo dell’emergenza CoViD-19, si ispira a un aforisma che generalmente si attribuisce ad Antonio Gramsci, ma che in realtà è di Romain Rolland, il francese premio Nobel per la letteratura che fu anche attivista antifascista: “il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà”.

Dato per scontato che non bisogna convincere qualcuno che il cambiamento climatico esiste, perché scientificamente dimostrato – e perché lo sanno benissimo anche le compagnie petrolifere, che per anni hanno speso un bel po’ di soldi per confondere le acque, come hanno raccontato diverse inchieste – Silvestrini e Zorzoli spiegano chiaramente che “occorre riconsiderare l’intero modello economico e modificare gli stili di vita”. 

Gianni Silvestrini

Nel farlo non si richiamano a Karl Marx (che in fondo era un “industrialista” di sinistra) quanto allo scomparso ecologista Alex Langer e a Papa Francesco, e alla sua enciclica Laudato Si’. E la loro stella polare, per così dire, si potrebbe riassumere in una parola: sobrietà. Un concetto molto francescano.

Non è vero che non si facciano progressi, nella sfida ai cambiamenti climatici, spiegano gli autori, citando diversi casi, dalla gestione della plastica allo sviluppo delle bioplastiche, dalla diversificazione degli investimenti di alcune aziende energetiche e delle società finanziarie fino all’utilizzo crescente della leva fiscale contro le emissioni. E anche la pratica delle “spinte gentili” (quella che in economia comportamentale si chiama “teoria del nudge”) sta dando frutti.

Alcune soluzioni invece hanno effetti controproducenti, come il calo di auto diesel, carburante che produce molte più polveri sottili, sostituito dall’aumento di veicoli potenti a benzina, che però hanno un maggiore impatto di CO2. L’energia rinnovabile è sempre più a buon mercato, ma consumare più energia comunque significa aumentare la produzione di calore, cosa che non ci possiamo permettere.

Ancora, la cosiddetta “’economia circolare” è più complicata di come la presentino i media, perché non si tratta solo di riciclare i rifiuti, ma di organizzare in un altro modo l’intera produzione di beni.

Il lavoro di Silvestrini e Zorzoli pone in discussione il concetto di “sviluppo” e di “crescita”, sostiene la tesi dell’equilibrio e critica il consumismo, esattamente come lo fa la cultura altermondialista almeno dagli anni Sessanta. Alcuni critici – anche su posizioni di centrosinistra – potrebbero liquidare la faccenda con una battuta sulla “decrescita civile”, da cui gli autori cercano peraltro di prendere le distanze, pur riconoscendo l’importanza del lavoro di Serge Latouche. Ma la chiave sta proprio in una frase di Langer: “La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile”. Conversione (termine che non ha a che fare solo con la religione), piuttosto che rivoluzione. 

Giovanni Battista Zorzoli

Una conversione che però deve viaggiare su tempi non troppo lunghi, per cercare di evitare i cataclismi associati a un aumento eccessivo della temperatura globale. E che deve anche sconfiggere la povertà, a partire da quella energetica.

Entrambi uomini di scienza, Silvestrini e Zorzoli non esitano a prendere le distanze da un nuovo “scientismo”, o meglio dal “tecnologismo”, cioè l’idea che c’è una soluzione iper-tecnologica per tutto, anche per la crisi climatica. E se parlano di “ottimismo della volontà” è perché ritengono possibile una green economy che conviva con la natura, e che aiuti lo sviluppo di una società inclusiva, la “green society”.

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Una soluzione è la sobrietà ultima modifica: 2020-06-25T04:32:54+02:00 da Totem&Tabù

6 pensieri su “Una soluzione è la sobrietà”

  1. 6
    Antonio Arioti says:

    Guarda non è mia intenzione farti cambiare idea, tantopiù che ho una macchina del 2007 (e questo te la dice lunga di quanto me ne possa fregare dell’automobile). Se fosse per me le case automobilistiche sarebbero già fallite o si sarebbero dovute riconvertire.
    Io con l’usato ho preso solo delle trombate e quindi preferisco comprare un nuovo a sconto (tanto se ne trovano sempre) e farci 15 anni.
    L’eccesso di elettronica fa girare i coglioni anche a me e sono uno di quelli che rifiuta, salvo casi rarissimi, perfino il navigatore.
    Ciò non toglie che le automobili odierne siano più sicure, se no dovremmo credere che i crash test servano soltanto per rottamare anzitempo gli scarti di produzione.

  2. 5

    Antonio, avevo una macchina recente dotata di mille diavolerie di sicurezza. I sistemi decidevano per me quanto accelerare, frenare e via dicendo. Risultato: per andare al lavoro, se sulla strada c’era la neve ci impiegavo di più perché  non potevo correre come volevo. A gennaio l’ho cambiata con un usato del 2005 che non ha i suddetti sistemi di guida “sicura”. Un’altra vita! Vado come voglio e con molta più sicurezza perché l’auto la guido io. A parte l’ABS, trovo gli altri dispositivi pericolosi. Sarò vecchio stampo, ma quando si scivola non mi va proprio di affidare la mia pelle a un sensore elettronico. Ho una figlia di 18 anni che guida già da anni (non in Italia) e ha imparato su un pickup Toyota di suo nonno che ha 800.000 (ottocentomila) km e non ha mai visto l’asfalto. Avesse imparato a guidare qui alla scuola guida sarebbe un’idiota patentata come ce ne sono troppe. Purtroppo per legge dovrà fare un sacco di inutili e costose ore di lezione di guida obbligatorie. Un altro sistema per alimentare burocrati e disonesti. 
    Il sistema che annulla la consapevolezza e reprime senza responsabilizzare è quello solito da combattere con l indispensabilità. 

  3. 4
    Antonio Arioti says:

    Quello dell’automobile è però un argomento un po’ delicato perché ne va di mezzo anche la sicurezza. Con questo non voglio dire che sia buono cambiare l’auto a ogni piè spinto, dico solo che certi accorgimenti come l’assistenza di frenata in un’automobile come la mia, del 2007, non ci sono. Poi anche qui, come in tutte le cose, c’è chi lavora meglio e chi peggio però in linea di massima è fuori discussione che le auto moderne siano più sicure di quelle di venti o trent’anni fa.
    Diverso invece è il discorso per elettrodomestici come frigorifero, lavatrice, aspirapolvere, ecc., di cui non si sente proprio il bisogno di novità.

  4. 3

    Un esempio: comprare automobili usate! Ce ne sono per tutti i gusti e produrne sempre più di nuove crea problemi d’ogni tipo. Il mancato lavoro della produzione è compensato da quello di riparazione del parco autoveicoli esistente. 

  5. 2
    Paolo Sebastiani says:

    Concordo, purtroppo i gruppi di potere non vogliono rinunciare allo spreco di risorse ed energie. Molti anni fa avevo inviato una lettera a Il Giornale dell’Ingegnere, con preghiera di pubblicazione, mai avvenuta. Occorre umiltà e chi ha potere non è umile. 

  6. 1
    Carlo Crovella says:

    Per un “parsimonioso” piementese come me, questa è musica per le mie orecchie. Sono almeno 20 anni che lo sto dicendo: occorre che riprendiamo l’antica abitudine del RIPARARE e non a buttar via il rotto per sostituirlo con prodotti nuovi. Quest’ultimo è invece l’assioma della civiltà industriale, che poi può essere sia di destra che di sinistra. Speriamo che l’epidemia (che ha prodotto tantissimi danni, non ultimo in termini di vite umane) lasci almeno questo insegnamento: riprendere la capacità di riparare, per consumare di meno e quindi produrre di meno. Da questo piccolo cambiamento potrebbero derivare profondi cambiamenti nello stile di vita di tutti, a vantaggio sia del Pianeta che dei suoi abitanti.

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