Una vita d’alpinismo – 25 – Guardia di Pubblica Sicurezza

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Guardia di Pubblica Sicurezza
Stavo prendendo le misure con la mia sistemazione nella nuovissima caserma delle Guardie di PS a Moena. Avevo un buon rapporto con tutti i miei colleghi “allievi”, anche perché di questi nessuno se la prendeva se vedeva evidenti differenze di trattamento. Rientravo ben oltre l’orario di rientro serale, non frequentavo se non marginalmente le lezioni, andavo ad allenarmi. Non solo ero il cocco del colonnello Cappello, anche con il mio capitano Lorenzo Cernetig, friulano, avevo subito instaurato un ottimo rapporto. Di lui, chissà perché, ricordo molto bene l’espressione quando mi disse che di lì a due anni sarebbe andato in pensione. Per me era giovanissimo, e non certo pensionabile. Ma non sapevo nulla delle baby pensioni che tanto scandalo avrebbero creato in seguito. Cernetig soprattutto mi aiutò a trovare un compagno fisso. Ho già detto di Nassutti, ma quando questo disse che l’alpinismo non faceva per lui fu giocoforza provare con Tognoli. L’arrivo di Nella era previsto per la metà di giugno, la casa era pronta, proprio nel centro storico di Moena (me l’aveva trovata l’amica Rina Chiocchetti): avevo portato lì anche tutti i miei libri e riviste, che nel frattempo avevo sgombrato da via Cavezzali e messo non ricordo più dove. Via Cavezzali 13/1: mi ricordo che tutte le sere che tornavo a casa passavo obbligatoriamente dal bar all’angolo e ascoltavo senza variazioni due pezzi al juke-box: Hey Joe, di Jimi Hendrix e Venus degli Shocking Blue.

Per il 15 giugno c’era anche un evento al quale mi spiacque non poter partecipare nonostante l’invito: il matrimonio di Silvana con Paolo Armando.

La caserma di Moena

Non ero il solo allievo ad essere qualificato tra gli “sportivi”: c’era un piccolo gruppetto di sciatori con il quale non ci fu mai un gran scambio a parte un torinese, Stefano Vaschetto, che il 23 giugno riuscii a portare sulla parete nord della Prima Torre di Sella. Facevano parte degli sportivi anche Gian Silvio Rolando e Angelo Radici: con loro due più Vaschetto feci una gita in ambiente abbastanza selvaggio, la via normale da nord-ovest della Cima delle Pope nel Latemàr (5 luglio).

L’umore di Nella era sempre un po’ altalenante, ma pian piano si faceva strada in lei una sempre maggiore sicurezza: “Ora sono convinta che l’amore non è autosuggestione, come pensavo una volta. Vorrei essere sempre con te, vorrei sapere cosa pensi quando viaggi da solo e sorpassi trecento camion. Vorrei imparare a capire quando sei triste e perché. Vorrei troppe cose? Forse, ma ormai posso proprio dire che la mia vita sei tu, per quanto sbagliato questo possa essere”.

A. Gogna in arrampicata sulla parete nord della Prima Torre di Sella

In una lettera del 13 giugno 1970 così racconto a Nella una mia giornata tipo a Moena.
«Questa mattina mi sono alzato come al solito alle 6.30 e come al solito sono sceso precipitosamente a fare colazione con la mia marmellata sottobraccio. Il caffelatte sapeva eccessivamente di cicoria. Subito dopo sono salito a cercare il Nassutti, che era ancora a letto senza la minima intenzione di alzarsi. Dice che ieri sera ha mangiato le ciliegie e ha vomitato durante la notte, così addio Micheluzzi al Piz Ciavazes. Debbo dire però che il rifiuto di Nassutti non mi ha fatto per nulla arrabbiare, anzi. Sono uscito dalla sua camera contento. Infatti oggi mi pesava un po’ andare ad arrampicare. Così sono venuto qui a casa nostra, dove ho trovato inalterato il finora moderato disordine. Ho scritto una lettera a un tizio di Cecina che vende il suo obiettivo per Icarex da 50 mm, nuovo, a lire 10.000. Gli ho detto di spedirmelo contrassegno. Avevo letto il suo avviso su Fotografare di giugno. Contrassegno, così almeno posso esaminarlo prima di accettarlo e pagarlo. Il 50 mm mi serve molto e credo d’averti già spiegato perché. Poi ho scritto a Cassin per le quietanze e infine a Reggio Emilia per la conferma della conferenza. Dopo di te scriverò a papà e a Paolo e Silvana. Ho fatto anche lo zaino per sabato sera, domenica e lunedì (il tentativo alla Quarta Pala di San Lucano con Nassutti, vedi UVA 24). Il che non è stato facile, ho dovuto infatti ristrutturare la gamma dei chiodi (ne ho molti tra cui scegliere) e soprattutto disinfestare dalla muffa il bidone di plastica da 5 litri che ovviamente è da 10 giorni sporco di aranciata e meritene (reduce dalla 1a ascensione della parete sud-ovest della Seconda Pala). Ho anche messo il nastro adesivo nero sui moschettoni.

Cima delle Pope (Latemàr), 5 luglio 1970. Gogna, Fausto Radici, Gian Silvio Rolando e Stefano Vaschetto

Mi fa un certo effetto scriverti dopo tanto tempo che non prendevo in mano la penna per te. Ad Orvieto ti scrivevo ogni giorno, ma laggiù ero veramente esasperato di tutto, tu eri l’unica àncora. La cosa per fortuna era facile, bastava portarsi carta e penna in aula. Ora invece ho sempre qualcosa da fare e alla sera sono certo più stanco che ad Orvieto. Ora, potresti rimproverarmi di scriverti solo quando mi sento giù di morale e sono da solo. Ma sai bene che questo non è vero.

Bepi De Francesch sulla via Steger alla parete est del Catinaccio, 14 luglio 1970

Ieri sera al Passo Pordoi abbiamo chiacchierato un po’, poi alle 22 sono sceso in valle. Questa sera vedrò le stampe delle fotografie. Ho fatto una cretinata, perché potevo benissimo spedire il rotolino a Rassegna Alpina, loro me lo avrebbero sviluppato e stampato gratis. Ma d’ora in poi farò così. A questo modo invece vengo a spendere parecchio, dato che non c’è più il fotografo di Famiglia Mese a farmi gli sconti… […] Cara, vorrei tanto che tu non fossi così distante, bensì seduta qui accanto a me. So che si tratta più solo di cinque giorni, ma mi sembrano eterni… […]. Vorrei tenere la tua testa tra le mani e carezzarti i capelli con la bocca. Ti voglio anche dire che sei ciò che di più caro ed esclusivo io abbia […]».

Era luglio ormai e più della Steger al Catinaccio con Bepi De Francesch non ero riuscito a fare (14 luglio). Ero triste, la morte di Gunther Messner sul Nanga Parbat e la cerimonia funebre a Funes mi avevano profondamente addolorato. Avevo raggiunto Funes con il mio scassatissimo Maggiolone, comprato da Claudio Cerruti perché non potevo più mantenere la costosa Fiat 125 che avevo rivenduto al Roberto Monti, socio di Leo Cerruti. Il 21 luglio salita collettiva della via dei Camini alla Prima Torre di Sella con il mio capitano Cernetig e gli allievi del quarto corso Applicazione Ufficiali. Ancora con loro due giorni dopo, il 23, sulla via normale della Torre Stabeler. Per fortuna, nello stesso giorno, riuscii a salire con Rina Chiocchetti lo spigolo Piaz alla Torre Winkler, una via ingiustamente poco nota.

30 luglio 1970, Alessandro Gogna in arrampicata sulla via Vinatzer al Sass de la Luesa, gruppo di Sella

Con Leo Breitenberger, l’amico di Merano compagno mio e di Paolo sulla via Philipp al Civetta, salii la via Messner alla parete nord della Seconda Torre di Sella (25 luglio) e la via Eisenstecken alla Parete Rossa della Roda di Vael (26 luglio), naturalmente di nascosto dal mio comando: non avevo il permesso di arrampicare con i civili. A questo proposito Cernetig (che comunque sapeva benissimo delle mie scappatelle) mi offrì Angelo Minute, un ragazzo di buo­ne possibilità; con lui feci qualche salita di allenamento, nell’ordine la via Gluck integrale alla parete ovest della Seconda Torre di Sella (28 luglio), la via Preuss alla parete est di Punta Grohmann (29 luglio), fino a che incontrai quell’uragano di vitalità che era Bruno Allemand, piemontese di Salice d’Ulzio, appena tornato dal servizio per il km lan­ciato di Cervinia. Iniziammo la nostra cordata con la via Vinatzer al Sass de la Luesa (30 luglio), dove impiegammo tre ore e sul Gran Mugon, sempre via Vinatzer, due ore (1 agosto)! Bruno aveva mosso i primi passi di arrampicata a maggio…

Alberto Dorigatti in arrampicata sulla via Vinatzer alla parete nord-ovest della Stevia, 5 agosto 1970
Alessandro Gogna all’uscita della via Vinatzer alla parete nord-ovest della Stevia (Odle), 5 agosto 1970
1 agosto 1970, A. Gogna in arrampicata sulla via Vinatzer al Gran Mugon

Nella foga del racconto ho tralasciato di dire qualcosa in più sulla via Messner alla Seconda Torre di Sella, la nostra era solo la quinta ascensione: non avevamo una relazione precisa e sulla salita di quella parete ci sembrò di essere come i primi salitori, con la differenza che loro sapevano che chiodi non ne avrebbero incontrati, noi avevamo qualche piccola speranza di individuarne qualcuno in quel mare di roccia grigio-scura… Ricordo anche che con Breitenberger mi trovavo proprio bene, di quelle persone che con il loro silenzio prevalente ti mettono a tuo agio. Puoi contare su di loro.

Sass Pordoi, Alessandro Gogna in arrampicata sulla via del Festival, 11 agosto 1970

Il 3 agosto con Bruno e Angelo ero appena tornato dalla Nord-est della Torre Winkler, 10a ascensione dell’impegnativa via Piaz, quando ricevetti la mazzata: Pao­lo Armando era morto con Andrea Cenerini, precipitati assieme sulla Nord del Mont Gruetta.

Per quanto possa sembrare cinico, mi accorsi che as­sorbivo bene la triste notizia. Ci pensai qualche giorno, ma poi, arrampicandomi, il ricordo si faceva sempre meno vivo. Ci voleva ben altro e soltanto in seguito mi accorsi di quanto fossi stato in realtà colpito.

Sass Pordoi, Alberto Dorigatti in arrampicata sulla via del Festival, 11 agosto 1970

Continuavo ad arrampicare, un giorno dopo l’altro: salii tre vie impegnative sul Sass Pordoi, la via De Francesch con Minute e Allemand, 4a ascensione in 6 ore (4 agosto), lo spigolo Gross (sud, via Momoli) con Allemand e Dorigatti il 7 agosto e la via del Festival (11 agosto, con Aldo Anghileri, Angelo Zoja, Alberto Dorigatti, Bruno Allemand e Angelo Minute). Grande conoscenza quella con Dorigatti: assieme liquidammo in poco più di due ore un vecchio chiodo fisso, la via Vinatzer della Stevia (5 agosto). Col Minute salii un altro grande itinerario, la via De Francesch al Gran Mugon in poco più di sei ore (12 agosto). Poi convogliai ogni energia sulla via nuova alla Marmolada.

Sass Pordoi, Alessandro Gogna in arrampicata sulla via Gross, 7 agosto 1970
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Una vita d’alpinismo – 25 – Guardia di Pubblica Sicurezza ultima modifica: 2019-10-23T05:47:26+02:00 da GognaBlog

5 pensieri su “Una vita d’alpinismo – 25 – Guardia di Pubblica Sicurezza”

  1. 5
    Paolo Panzeri says:

    Renato fai il bravo 🙂 , solo ogni tanto e solo tanto tempo dopo, appaiono anche le confessioni e i pentimenti, purtroppo non di tutti. A lui, così orgoglioso e osannato, devo riconoscerlo…. magari sono ben pensate e presentate, sopratutto per non confondere troppo i suoi fan complicando loro la visione della vita 🙂 

  2. 4
    Renato Bresciani says:

    Scusate se “remo contro”, ma… quale sensibilità! “La mazzata…Paolo Armando morto con Andrea Cenerini…; mi accorsi .ecc ecc”. Non una parola, non un pensiero per Silvana, vedova a un mese e mezzo dal matrimonio. Eppure, se Alessandro era così innamorato di Ornella, non aveva più alcun motivo per essere ostile o indifferente verso la sua ex, cui era toccato in sorte, a 24 anni,  di dover riconoscere il corpo di Paolo, dell’uomo che aveva appena sposato, ( precipitato per 300 metri..) nella chiesetta di Courmayeur.  Bleah!

  3. 3
    Maurizio says:

    Hai nominato una persona speciale il prefetto Lorenzo Cernetig ii mio comandante al 2 reparto celere di Padova persona di rara umanità e disponibilità friulano doc R. I. P. comandante

  4. 2
    Alberto Benassi says:

    … per una donna e per la montagna.
    Quale era più travolgente?

  5. 1
    Alberto Benassi says:

    una travolgente passione giovanile. Che bellezza!

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