Una voce in disaccordo

Una voce in disaccordo
(le mie ragioni per non essere d’accordo con Gogna & C., in ordine sparso su Eliski, Reality, Funivia Skyway)
di Roberto Rossi (dal suo sito http://www.mountain-passion.com/)

Nell’ultimo mese sono usciti alcuni articoli sul Gogna Blog che, a mio avviso, meritano un approfondimento e delle riflessioni serie e coscienziose, senza che finiscano in “caciara” nel giro di pochi commenti e relativi commenti ai commenti, come avviene sui social.

La premessa, dovuta, è che tutti noi Alpinisti, Guide, frequentatori di Montagna, amanti della natura, dei suoi spazi e della sua grandiosità siamo degli ambientalisti; tutti siamo contro il super consumismo, contro l’inquinamento, contro le funivie, contro l’eliski… ma poi c’è una cosa che si chiama “vita di tutti i giorni”.

Roberto Rossi
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1) Eliski. Mi sono arrabbiato molto con te, Alessandro, per il modo con il quale hai espresso la tua opinione contro l’eliski attaccando la posizione dichiarata dal Presidente delle Guide Alpine Italiane Cesare Cesa Bianchi. L’ho definita una meschinità e lo ribadisco.
Ribadisco il fatto che siamo tutti contro l’eliski, ma è molto facile attaccare tale attività, soprattutto per uno con la tua influenza e il tuo carisma senza entrare realmente nel merito…

Ecco qui alcune riflessioni.
In Valle d’Aosta l’eliski è regolamentato da una legge regionale che ne fissa periodo-orari-punti d’atterraggio. In Valgrisenche, il “Canada italiano”, lavorano circa sei-otto Guide per parecchie giornate; lavorano due alberghi con personale che fa la stagione, lavorano i bar e gli esercizi commerciali. Lavorano i piloti e i tecnici. Tutte persone che hanno famiglia, figli e una vita. Idem nelle altre valli. Ben inteso poi che ci sono tante altre attività che le Guide svolgono in inverno; dallo scialpinismo al fuoripista passando per le cascate di ghiaccio e le ciaspolate.

Le ditte di elicotteri si aggiudicano l’appalto per l’eliski nelle differenti valli fornendo al Comune di riferimento una cospicua cifra (migliaia di Euro) o l’equivalente in ore di volo.
Soldi e tempo che vengono reinvestiti sul territorio; in Valgrisenche ad esempio, tutte le falesie (nuove e risistemazione) vengono finanziate con i soldi provenienti dall’eliski; i comuni mettono a disposizione ore-volo per la pulizia e la manutenzione dei bivacchi; o per la sostituzione delle corde fisse sul Cervino, ad esempio. Il Comune di Valtournenche ha stanziato quest’anno 45.000 Euro per l’attività Io in Montagna con le Guide del Cervino, in cui bambini di età compresa dai 6 ai 14 andavano in giro con le Guide ad arrampicare, su ghiacciaio, su vie ferrate, a dormire nei rifugi, a conoscere il proprio territorio, avvicinandosi in maniera consapevole al meraviglioso mondo della Montagna.

In virtù delle cose da me elencate ti inviterei quindi a una riflessione profonda e ad andarci molto cauto nell’essere contro l’eliski in maniera così feroce. Io, pur essendolo in linea di massima, non me la sentirei proprio.

Infine, caro Alessandro, ti ho anche accusato di poca coerenza; deriva dal fatto che se sei contro l’uso degli elicotteri, non presenti un alpinista come Hervé Barmasse durante una serata a Milano o a Cervinia per i 150 anni del Cervino con grandi pacche sulle spalle, tarallucci e vino; perché Hervé, durante l’apertura delle sue vie sul Cervino, è stato spesso seguito da elicotteri per reportage fotografici. Ma si sa, io sono polemico ed estremista, e purtroppo ho anche tanta memoria!

Ma non è finita! L’attività in questione è paragonabile anche a quella dei gommoni o delle barche che accompagnano i turisti nelle varie calette tra Cala Gonone e Goloritzé, in Sardegna, ad esempio; calette che possono essere raggiunte anche dall’interno, camminando qualche oretta. Attività, però, che fa vivere la gente del posto e che non ho mai sentito criticare aspramente.

Milano Montagna, ottobre 2014: Hervé Barmasse presentato da Alessandro Gogna alla Statale
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2) Reality Monte Bianco. Avendoci partecipato credo di poter dire la mia con cognizione di causa.
Sarà un reality, o meglio un “adventure game”; quindi, per definizione, non una trasmissione a carattere prettamente culturale! Altrimenti sarebbe stato un documentario stile Quark. Non nascondo inoltre che, personalmente, ho tentennato molto prima di firmare il contratto, chiedendo garanzie alla produzione circa la serietà del programma e sui messaggi da esso proposti (garanzie che magari verranno disattese); durante lo svolgimento dello stesso ho criticato aspramente molte delle scelte degli autori e dei produttori, scelte che mi hanno creato imbarazzo personale e di cui probabilmente non andrò particolarmente fiero (ma che non posso qui elencare perchè sotto contratto fino al 31/01/2016).

Ma ecco i paladini della Montagna (Mountain Wilderness, CAI, ecc.) intervenire ergendosi a oracoli e parlando di etica della Montagna, di rispetto per i sentimenti di chi ha fatto, sulle Montagne incontaminate, investimenti affettivi e morali, ecc.

Ma anche se avessimo fatto a gara a chi riusciva a resistere di più nudo sotto la neve o a chi fosse riuscito a pisciare più lontano da una cima… che problema c’è? Di quale cultura e rispetto della Montagna state parlando?

E’ forse cultura quella del CAI in cui un ragazzino appena ventenne (forte arrampicatore di falesia) viene promosso ad aiuto istruttore senza nessuna esperienza di vie in Montagna e, lasciato in balia della stessa, combina un pasticcio durante una corda doppia e causa un incidente (fortunatamente non gravissimo) alla sua “allieva”?

E’ forse cultura di Montagna quella in cui, durante un corso d’alpinismo, tre cordate si trovano in fila indiana sulla Nord del Gran Paradiso, la prima scivola, investendo la seconda che si ferma grazie alla vite da ghiaccio messa dalla terza cordata, formando un estetico grappolo nel bel mezzo di uno scivolo bianco?

E’ forse cultura di Montagna andare sul Breithorn con il casco e i nodi a palla (che poi non sono nodi a palla ma semplici asole…)?
Sono forse cultura di Montagna le gare di scialpinismo dove noi Guide spesso attrezziamo i percorsi scalinando e mettendo corde fisse (con l’aiuto degli elicotteri, ovvio!) oppure i trail che tanto vanno di moda oggigiorno?

Lodovico Marchisio, presidente della Commissione TAM Piemonte e Valle d’Aosta, parla di rispetto dell’ambiente Montano; forse dimentica che sua figlia Stella, campionessa di boulder, ha passato gran parte della sua vita a spazzolare via muschi e licheni dai massi per poi poter arrampicarci sopra; chissà se ha causato più danno lei all’ecosistema distruggendo licheni la cui crescita è spesso di 1mm/anno oppure il sottoscritto a lavarsi in un torrente (senza shampoo, bien sur!) durante un reality! Oppure se il Professor Lovari, ordinario di Scienze Ambientali e Fauna all’Università di Siena (e con il quale iniziai la tesi di laurea) ha infastidito di più i camosci e gli stambecchi che ha seguito, radio-collarandoli, nella sua lunga carriera, piuttosto che le Guide che fanno eliski! (Lovari è uno dei firmatari del documento di Mountain Wilderness contro Skyway e Reality).

Questi esempi beceri e stupidi, che ho volutamente portato per abbassarmi al livello delle vostre critiche, vogliono solamente essere da monito su come sia estremamente facile alzare il ditino e puntarlo contro chicchessia (lungi da me criticare e scagliare la prima pietra); ce n’è per tutti, sempre e comunque.

Ora cerchiamo di vedere le cose positive di questo reality. Per la prima volta non si parla di tragedie ma si vive la montagna in maniera leggera. Sicuramente stupida ma leggera. Magari molta gente, vedendo le immagini mozzafiato che verranno riprodotte, verrà incuriosita dalla Montagna; magari se ne appassionerà; forse inizierà a frequentarla, avendo voglia di conoscerla e scoprirla, con un atteggiamento rispettoso. Magari si iscriverà ad un corso CAI, magari ingaggerà una Guida Alpina per una via ferrata o una semplice passeggiata su ghiacciaio. Nel giro di pochi anni magari diventerà un alpinista provetto. Probabilmente comprerà dell’attrezzatura specifica. Di sicuro acquisterà prodotti tipici… Tutto questo è uguale a turismo ecosostenibile. Starà a noi indirizzarlo nel rispetto dell’ambiente montano e delle sue tradizioni. Vi ricordo che quando Luna Rossa vinceva le gare, tutti in Italia erano diventati velisti… ma nessuno si è mai perso per mare o ha iniziato ad inquinarlo in maniera sistematica!

Roberto Rossi
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3) Skyway, la nuova Funivia di Punta Helbronner, Monte Bianco.
Su questo argomento valgono molte delle considerazioni fatte per il Reality, a cui ne aggiungo altre…

La vecchia funivia era da sostituire, erano oramai scaduti i termini. E’ stata realizzata un’opera grandiosa per la costruzione e all’interno della quale lavorano molte persone, cosa non da poco in questo periodo di crisi. Probabilmente porterà gente e quindi turismo. Chissenefrega se in infradito. Valgono tutte le considerazioni che ho scritto sopra per il reality, non voglio ripetermi.

La Svizzera è il paese che fa i maggiori scempi in Montagna; cime smantellate, ghiacciai modificati, treni che attraversano montagne…. Eppure è portata ad esempio per la bellezza dei suoi paesaggi, per la pulizia, per l’ordine. E’ all’avanguardia per il Turismo e le sue strutture. Possibile che noi in Italia, con le bellezze paesaggistiche che abbiamo (le più belle al mondo), non vogliamo cercare di seguire lo stesso esempio, magari con il nuovo collegamento Cervinia-Ayas che creerebbe il più grande comprensorio sciistico al mondo (e posti di lavoro!)? E magari facendo poi diventare una realtà come Cervinia totalmente pedonale, come fatto a Zermatt… chi lo sa!

A mente fredda e avendoci riflettuto molto, mi stupisce il fatto che tu, Alessandro, voglia proporre all’interno della categoria delle Guide Alpine due referendum circa eliski e collegamento Cervinia-Ayas; mi sembra totalmente fuori luogo! Immagina un po’ se la stessa cosa, (il referendum per il collegamento) venisse proposta all’interno dell’ordine dei Geologi, ad esempio. Che ridere! All’interno del consiglio direttivo del CONAGAI si discuteranno problematiche relative alla professione delle Guide Alpine come ad esempio stipula di assicurazioni, lotta all’abusivismo, nuove figure professionali, aggiornamenti, testi tecnici, comunicazione, esenzione IVA, equiparazione professioni a livello europeo… Ed è per questo che ti ho chiesto (in maniera provocatoria) perché ti sei candidato al Direttivo pur non facendo la Guida! Perché in quella sede si affronteranno questi temi e non quelli legati a una nuova funivia o a un collegamento; argomento su cui ognuno di noi avrà una sua precisa e ben definita idea, espressione del proprio modo di pensare, della propria cultura e del proprio libero arbitrio.

Rispettare l’ambiente non vuol dire non costruire, non evolvere, non ammodernare e/o ingrandire. Vuol dire farlo con un senso logico e di rispetto. E’ un dovere che abbiamo verso noi e verso le generazioni future. Vuol dire anche pensare a creare posti di lavoro e a incrementare un lavoro pulito e consapevole. Vuol dire combattere quotidianamente gli sprechi, non cambiare ogni tre giorni il cellulare, spegnere la luce quando si esce, privilegiare un’auto che consuma poco rispetto a un suv da 180 cavalli, combattere la TAV perché lì sì che c’è vera speculazione… e via discorrendo… Sobrietà, che non è austerità, per citare Mujica.

Caro Alessandro, cari vertici del CAI, cara MW, voi guardate al “macro” ma avete perso di vista il “micro”, il quotidiano; la vostra generazioni di sessanta e settantenni è stata la generazione (magari non voi direttamente, ma la vostra epoca) della Milano da bere, delle speculazioni edilizie, del super consumismo, del grande nero, del “tutti in pensione con 20 anni di contributi”. In una parola siete stati la generazione che ha reso necessaria la cultura del superfluo. Questa è stata la vostra grande responsabilità e colpa. Ed è per questo che io, da voi, non accetto sermoni né prediche; consigli sì, tutti quelli che volete. Ma senza il ditino alzato.

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Una voce in disaccordo ultima modifica: 2015-08-26T06:00:50+00:00 da GognaBlog

35 pensieri su “Una voce in disaccordo”

  1. 35
    Fabio Bertoncelli says:

    Posso dire la mia?
    L’eliski è una schifezza.
    Il “reality” Monte Bianco è una schifezza.
    La funivia del Monte Bianco è una schifezza.

    Sono stato chiaro? Sono stato conciso?

  2. 34
    Alberto Benassi says:

    Si Giando era un continuo, per tutto il giorno, uno dietro l’altro a distanza regolare questi piccoli aerei . Poi gli elicotteri anche questi in grande quantità che non credo sorvolavano solo per dare aiuto a qualcuno.

    Ne abbiamo parlato con i miei compagni mentre salivamo la via. Un casotto incredibile.

    Posso anche capire che tutti vogliano godersi le bellezze dell’alta montagna. Ma così è veramente troppo.

    Vuoi vedere la bellezza della nord delle Grandes Jorasses? Bene, giusto. Però cammini! come abbiamo fatto io e i miei compagni e tanti altri.

  3. 33
    Grimpeur says:

    Bisognerebbe iniziare a fare una petizione con raccolta firme per fermare l’Eliski. Nessuno ci ha ancora pensato?

  4. 32
    GIANDO says:

    Mi limito a parlare di eliski e lo faccio partendo da un’esperienza diretta che non c’entra apparentemente nulla. Tanti anni fa un mio cliente fumatore sostenne che il divieto di fumare in determinati ambienti (inizialmente pochi) era una forma di violenza da parte di chi non sopporta il fumo. Premesso che ciascuno è libero di manifestare le proprie opinioni credo che la stragrande maggioranza delle persone, probabilmente anche molti degli stessi fumatori, ritengano il punto di vista del mio cleinte alquanto bizzarro.
    A me l’eliski ricorda molto il fumo, nel senso che ci troviamo di fronte ad un qualcosa di assolutamente non necessario per godersi la vita. Con questo non voglio fare paragoni di tipo salutistico che sarebbero fuori luogo, anche se, ovviamente, un minimo di impatto ambientale c’è (non paragonabile però a quello prodotto da altre attività montane).
    Riporto quanto scritto da Alberto Benassi, che in poche parole dice molto “sono stato pochi giorni fa a scalare al Monte Bianco nel bacino del ghiaccio di Leschaux. Per tutto il giorno sono passati elicotteri e piccoli aerei da turismo. Arrivavano risalendo il ghiaccio di Leschaux fin contro la nord delle Grandes Jorasses poi viravano e ritornavano indietro. Una passaggio continuio di aerei e elicotteri uno dietro l’altro per tutto il giorno. Inquinanento da rumore e gas di scarico. A me sinceramente dopo un pò mi hanno rotto le SCATOLE oltre che i timpani.”
    Ha ragione! il vero problema dell’eliski è questo. L’eliski, per dirla in parole poverissime, rompe i coglioni a coloro i quali cercano nella montagna un ambiente diverso rispetto a quello cittadino, tipico della pianura, dove si vive perennemente nell’inquinamento di vario genere.
    Non serve fare ragionamenti arzigogolati. La tesi secondo cui con l’eliski ci vive della gente è molto debole. Ci sono persone che vivono anche di rapine e contrabbando, cosa vuol dire! Una cosa è comprendere e un’altra giustificare. Posso anche comprendere chi utilizza l’eliski come fonte di reddito, mica sta’ ammazzando qualcuno, ma non per questo mi sento in dovere di giustificarlo.
    Non serve nemmeno fare dei continui paragoni con altre strutture presenti in montagna, le quali consentono lo svolgimento di altre attività, perché bisogna entrare nel merito. Non si possono, per es., demonizzare tutti gli impianti di risalita perché, come ho detto in altre circostanze, non siamo nel Wyoming o nel Montana, paesi con una superficie non tanto più piccola dell’Italia ma con meno abitanti di Firenze.
    L’eliski è una di quelle attività di cui veramente non si sente il bisogno e che si può smettere di praticare dalla sera alla mattina. Basta dire NO, punto. I praticanti sono ancora pochissimi così come gli addetti ai lavori. Non è come riconventire una zona devastata dagli impianti sciistici e con interessi economici in ballo di una certa rilevanza.
    Lo stesso discorso andrebbe fatto con riguardo alle motociclette. Siamo agli inizi, è più facile dire NO.
    In montagna si possono già fare innumerevoli cose (alpinismo, escursionismo, sci e sci di fondo, scialpinismo tradizionale, ecc.), per quale motivo se ne debbono sempre aggiungere delle altre? Più se ne aggiungono e maggiore è la violenza che si esercita su coloro i quali vorrebbero muoversi in un ambiente il più possibile incontaminato, i quali alla fine si ritrovano solamente a subire l’arroganza altrui.

  5. 31

    ITINERALP: Non credo che un distinguo dai contorni definiti possa risolvere questa situazione, sempre che ci sia qualcosa da risolvere…
    Su oltre 1300 iscritti all’Albo Nazionale tra Guide e Aspiranti, come per qualsiasi posizione professionale, esistono oltre 1300 modi di pensare e agire. Sarebbe estremamente dannoso rompere in due ciò che di per sé è una ricchezza ovvero la diversità.
    PREMESSA:
    Culturalmente l’italiano medio è ormai propenso a basarsi nelle sue scelte, su ciò che riguarda il portafoglio: “Costa meno, prendo questo!”;
    senza valutare che tra un prodotto del supermercato ed un servizio offerto da un professionista la differenza è abissale.
    Tra due cioccolate di pari qualità posso permettermi di fare questo tipo di distinguo (lo faccio anch’io come tutti) ma quando si tratta di mettere in gioco altri fattori ci penso su molto bene e non faccio distinguo in base al prezzo…! Se devo rivolgermi ad un medico prima di tutto mi informo sulle sue qualifiche, mi baso magari sulle esperienze di amici e conoscenti, poi in ultima fase posso anche dare una sbirciatina alla tariffa, ma normalmente mi accorgerò che non vi sono differenze in quel senso e se ne trovo, ovviamente differenze con margini ampi, diffido di quella più bassa (chi non sa valutare la propria professione, non sa valutare il valore aggiunto che deriva dalle proprie responsabilità nei confronti della propria clientela, non lo reputo professionalmente valido).
    Allo stesso modo non valuto il professionista sulla base delle sue idee politiche né della sua vita privata, ma su ciò che dimostra sempre a livello professionale ovvero nei confronti di quel servizio per il quale voglio rapportarmi con lui.
    Questi semplici esempi, a definizione di una scelta che deve andare oltre alcuni parametri validi magari per altre situazioni.
    ——————————————–
    Spaccando ciò che già di per sé è e dev’essere estremamente variegato non si otterrebbe altro che un’offerta limitante, basata su fattori emozionali e non professionali.
    L’etica professionale è una cosa, quella nei confronti della vita di ogni giorno è un’altra! Possono essere valori che camminano assieme ma non vi è alcun obbligo in questo né chi segue una strada piuttosto che un’altra è migliore o peggiore in termini generali, sarà la nostra visione delle cose e la nostra sensibilità che ci farà propendere verso chi scegliere per farci accompagnare, quindi una valutazione del professionista per simpatia, magari, per curriculum, per scelte professionali che ci piacciono, ecc., e non della sua posizione in merito a questioni extra-professionali.
    Mi sono legato più volte con clienti italiani e/o stranieri che politicamente la vedevano all’opposto, abbiamo discusso, come in un qualsiasi contesto sociale ma al momento di salire una parete o di percorrere un sentiero particolarmente impegnativo tutto questo non è contato più ed è contata soltanto la sua scelta nei miei confronti e la mia di accettare l’incarico. Alcuni di questi rapporti sono ancora in essere…!
    Le scelte quindi vanno fatte su altri criteri rispetto a quelli generici di piccole convenienze o, appunto, fattori emozionali, considerando che parlare è facile, agire nella professione invece per nulla scontato…
    ———————————————
    Sono convinto invece che il dibattito su questi temi, che spesso sono in bilico tra emozionalità e professionalità, siano estremamente utili per quanto riguarda un’evoluzione futura della nostra figura ed una trasparenza nei confronti del pubblico che ci segue, ci odia e/o ci ama, ma per il quale rappresentiamo comunque una figura di spicco nel mondo della montagna.

  6. 30
    itineralp says:

    Da profano: mi pare che la situazione di conflitto all’interno del Corpo delle Guide non sia districabile.
    Forse una soluzione, senza giungere all’estremo gesto delle dimissioni come Miotti, potrebbe essere l’aggregazione di tutte quelle Guide che hanno deciso di rispettare alcuni principi (no eliski in primis) in un consorzio che, pur rimanendo all’interno del Corpo, si distingua per l’impronta etica. Un’etichettatura DOC, come avvenne per il vino di qualità durante lo scandalo del metanolo.
    Così i clienti più attenti avranno consapevolezza per scegliere con chi andare in montagna: le Guide del consorzio garantiranno un approccio più intenso e sincero con l’ambiente della montagna, le altre saranno libere di prostituirsi con lo scimmione di turno.

  7. 29
    Grimpeur says:

    Francamente mi sembrano riflessioni quantomeno contraddittorie e anche ipocrite.
    Rossi dice di essere contrario all’Eliski ma poi lo difende, perché con esso ci lavora e pecunia non olet.
    Ma non ho capito, perché io che salgo con le pelli mi devo sorbire rumore e nevi tracciate da un gruppo di ricconi scansafatiche che pagano profumatamente? Spaventando anche la fauna? Che vadano a piedi! Le guide non campano come dice Azzalea? Bene, nessuno le ha costrette a fare un lavoro che per la società è praticamente del tutto inutile!
    Rossi dice di essere contrario a quella cagata pazzesca che è il Reality ma poi ci lavora, perché pecunia non olet.
    Certo, il messaggio che passerà sarà quello per cui in montagna ci puoi andare anche se non hai esperienza..bel messaggio di cultura e di sicurezza (così caro alle Guide)!
    Mi sembrano tanto quei discorsi dei politici che dicono che gli sprechi sono una vergogna, i superstipendi sono una vergogna, etc., e poi dopo 5 anni di legislatura percepiscono laute pensioni!!
    Rossi ce l’ha con i corsi Cai dove ci sarebbero istruttori poco preparati, etc. Premetto che non sono istruttore del Cai ma che io sappia, dopo quasi 25 anni di montagna, gravi incidenti durante uscite di scuola o gite sociali non ce ne sono stati. Rossi e Raspo (visto che dicono che gli unici portatori di sicurezza sono le Guide) si facciano l’esame di coscienza, vogliamo parlare di tutti i gravi incidenti occorsi alla Guide in compagnia di clienti? Alla faccia della sicurezza!! Citiamone alcuni: Guida Alpina Simona Hosquet perita durante uscita di eliski (vedi anche http://www.montagna.tv/cms/76539/caso-hosquet-la-valanga-non-fu-provocata-dai-tecnici-ma-dalleliski), Luca Prochet perito in incidente di eliski, guida francese morta con cliente durante discesa Grandes Jorasses dopo aver fatto il Linceul (maltempo), Nando Rollando disperso per sempre sul Monte Bianco con un cliente per maltempo..Solo per citarne alcuni (purtroppo). E allora possibile che per le Guide l’incidente sia sempre e solo fatalità e per il dilettante incapacità e imprudenza? Non penso proprio..
    Non ho poi capito il “macro” e il “micro” citato da Rossi..Ma allora l’eliski è il macro? E poi mi parli di evasione fiscale, come se adesso fossero tutti santi, guide alpine comprese (lo spero anch’io che tutte tutte le prestazioni/salite fatte con clienti privati siano con fattura e con il cliente che paga il 22% in più).
    Il fatto è che molte Guide (non tutte per fortuna, ce ne sono ancora che esercitano il mestiere con passione e nobilmente, anche se guide alla Rebuffat o alla Giancarlo Grassi sono sempre meno..) vedono solo il business, alla faccia della tutela della montagna.
    L’articolo mi sembra confusionario, contradditorio e urlato.
    Però per farsi pubblicità va sempre bene..Nel più puro stile politico, non è importante che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli!
    Penso che nel mondo c’è chi debba scrivere e chi debba fare la Guida..

  8. 28

    Michelazzi si è servito dell’impianto della Aiguille du Midi più volte come si è più volte servito di quello a Punta Helbronner…
    Mai detto o scritto che vanno eliminati ma che una revisione del vecchio sarebbe bastata senza intaccare altre porzioni di territorio.
    Così si è espressa anche MW e altri, visto che immagino nessuno abbia interesse a mettere in ginocchio l’economia turistica di Courmayeur ma nemmeno si spererebbe il contrario come invece non è…
    La mia opinione a riguardo Roberto, la sapevi già in quanto ne abbiamo discusso insieme ad altri su Facebook la tua quindi è una provocazione che mi permette di specificare meglio ancora, se già non fosse così, che nessuno tra coloro i quali sono in disaccordo e lamentano una posizione favorevole da parte di chi dovrebbe essere custode del proprio ambiente di vita e lavoro, vogliono mandare in rovina i montanari (anche io come ben sai ci vivo e lavoro) ma decisamente cambiare rotta nei riguardi di una antropizzazione selvaggia e senza riguardo alcuno , la quale non ha tanti risvolti futuri se non l’auto distruzione…
    Di seguito il mio intervento su Facebook che appunto ben conoscevi.
    Devo riconoscere comunque che malgrado si abbiano opinioni diverse sei stato l’unico ad avere coraggio di discuterne senza porre paletti e a differenza di moltissimi altri non sei rimasto nell’ombra ad aspettare che la tempesta si plachi.

    Progetti alternativi ce ne sono di ogni… ovvio che se si vuole sfruttare il territorio a scopi puramente turistici casca l’asino e pure la sorella dell’asino…
    Per dirla solo sul punto Helbronner, l’impianto c’è da anni ed anni, è utile? Magari anche sì, da un sostegno al turismo e malgrado non si possa dire di poco impatto, nessuno ha chiesto di toglierlo anzi MW molto diplomaticamente a mio avviso, ha identificato nel suo scritto a riguardo, come non andava ampliato, ma al limite ristrutturato l’esistente…
    Evitare di continuare a distruggere pezzi di territorio e visto che già esistono, migliorare invece quelli più obsoleti, mi sembra una buona proposta.
    Sembra invece che si legga sempre e solo ciò che fa comodo senza entrare nel dettaglio… la moda del dare dei complottisti a chi si oppone per depistare e gettare il tutto nel caos continuando a farsi gli affari propri è dilagante… (non parlo di Roberto Rouge Rossi in questo caso)

  9. 27
    Roberto says:

    Michelazzi avvistato sulla funivia del monte bianco!!!

  10. 26
    Giuseppe Penotti says:

    Sottoscrivo integralmente quanto scritto da Stefano Michelazzi. Trovo anche veramente singolare che Rossi non avverta la pericolosa deriva del suo pensiero.

  11. 25
    Franca says:

    Bellissimo questo scambio di pensieri. Grazie. Mi aiuta a delineare il mio.
    Bellissimo leggere opinioni diverse che nascono da esperienze vissute, quindi per chi le esprime, verità. Tante verità. Sapete quel che mi rasserena? Leggere quanta passione c’è nei commenti. Siamo tutti innamorati della montagna per come l’abbiamo conosciuta, per cosa ha rappresentato e rappresenta per noi e questo mi fa ben sperare, anche per le persone che vivono di montagna.
    Proprio chi ama la montagna è l’unica persona in grado di trasmettere ad altri questa passione. Vivere la montagna semplicemente per come è. Arrivandoci piano piano.
    Non potrò mai amare una montagna arrivando in cima con altri mezzi che non siano i miei piedi. Non è lo stessa cosa. Non me la vivo. Non la capirei, non me la sentirei dentro forse perché non sentirei me. E chi è con me?
    Penso uguale. Non insegnerei l’amore per la montagna così. E forse non vivendola appieno non mi preoccuperei per il suo destino….
    Ma io amo la montagna e sono contenta che persone che la amano si interroghino scambiandosi verità differenti per cercare una verità comune. Anche chi vede difficoltà economiche nel vivere la montagna, credo che senta più forte la necessità di difendere l’ambiente che ama, proprio perché ne ha anche bisogno. E sono convinta che questi scambi di opinioni siano preziosi.
    Impianti? Per chi?
    Serve creare la coscienza del benessere di vivere la natura di montagna così come è. Senza artifici. Voi Guide Alpine avete un bel impegno. Accompagnando, arrampicando, insegnando a livelli differenti, con tutta la passione che avete dentro per la roccia, i fiori, gli animali, la storia, la cultura. Il vostro territorio. Valorizzare l’unicità dell’ambiente. Per creare coscienza della montagna. Per fare innamorare e per difendere. Iniziando dai bambini. Senza fretta. Confido in voi.

  12. 24
    Alberto Benassi says:

    nota bene. Non a caso ho usato i termini PREDONI e RAZZIATORI , perchè tali sono. Distruggono , portano via più che possono lasciando solo rifiuti , macerie e dal punto di vista economico briciole.

  13. 23
    Ugo Manera says:

    Non partecipo mai a questi dibattiti che non mi piacciono e lasciano quasi sempre il tempo che trovano ma le argomentazioni portate nell’articolo, per difendere elicotteri, reality e quant’altro, questa volta mi sembrano veramente fuori luogo. Voglio solo fare un commento esagerato e surreale: allora é sbagliato essere pacifisti e contro le guerre, pensa quanta gente resterebbe senza lavoro e quante famiglie stenterebbero a vivere se non si costruissero più armi.

  14. 22
    Daniele Piccini says:

    Caro Roberto, dando per scontata la tua buona fede e la passione per il lavoro che svolgi, vorrei dirti che ci sono donne e uomini che hanno subito ingiustizie, persecuzioni fino ad arrivare a perdere la vita per difendere ideali e principi grazie ai quali abbiamo costruito una società che seppur imperfetta e con mille contradizioni permette a noi ed ai nostri figli di vivere liberi; poi ci sono tutti gli altri (ed io mi metto tra questi) che per comodità e/o convenienza non si pongono il problema della coerenza fino in fondo, ma solo un po’, di giustificazioni se ne trovano sempre.
    Tranquillo, siamo in buona e numerosa compagnia, è importante però esserne consapevoli.

  15. 21
    Alberto Benassi says:

    Cara Mara io abito in montagna e so quanto è difficile la vita in montagna. Ma questo non giustifica lo scempio! la distruzione! ad esempio delle mie Apuane.

    Non giustifica che i primi ad avallare la loro distruzione, razziatura, pattume abbandonato nei tagli di cava, consegnadole ai predoni delle multinazionali estere, ai Bin Laden, siano gli stessi abitanti e montanari apuani perchè magari anche a loro gli piace avere il suv sotto il culo.

  16. 20
    Henry truchet says:

    Mi trovo in perfetta sintonia alle risposte di Roberto Rossi su questi temi molto importanti.

  17. 19
    Mara Dona says:

    Perfettamente d’accordo con il Sig.Rossi. Tutti che vorrebbero la montagna il più possibile selvaggia, senza infrastrutture , senza strade, senza la massa di gitanti, però con un soccorso alpino efficiente e magari boschi, prati e boschi tenuti bene. Insomma un mondo incantato dove i lavori periodici di sistemazione vengono fatti in silenzio nottetempo dagli elfi, ovviamente non retribuiti.
    Mai che qualcuno si ponga il problema di come fanno i montanari (che ci sono da sempre) a sopravvivere. Anzi c’è qualcuno che dal basso delle pianure indica alle genti di montagna la via da seguire (e parla di agricoltura e pastorizia) senza aver mai sperimentato personalmente fatiche , difficoltà e spesso impossibilità di quanto propone. Si dice che le guide debbano dare l’esempio, ma non potrebbe la combriccola di MW prendersi in gestione qualche paesino fantasma del piemonte montano e provare a ripopolarlo con attività che alla fine dell’anno facciano tornare i conti.
    Signor Visentini provi a gestire un rifugio nelle Dolomiti “fuori mano” , se poi riesce a guadagnare quanto ha speso ad inizio stagione ….complimenti !!
    “Mara Dona” 27 agosto ore 1.36

  18. 18
    Alberto Benassi says:

    sono stato pochi giorni fa a scalare al Monte Bianco nel bacino del ghiaccio di Leschaux. Per tutto il giorno sono passati elicotteri e piccoli aerei da turismo. Arrivavano risalendo il ghiaccio di Leschaux fin contro la nord delle Grandes Jorasses poi viravano e ritornavano indietro. Una passaggio continuio di aerei e elicotteri uno dietro l’altro per tutto il giorno. Inquinanento da rumore e gas di scarico.

    A me sinceramente dopo un pò mi hanno rotto le SCATOLE oltre che i timpani.

  19. 17
    Luca says:

    Sono convinto che tutti debbano avere la possibilità, magari non dappertutto e in quei pochi posti con regole ferree di vivere la montagna. costruire una funivia con 5 pali e 3 cavi in un vallone di sfasciumi non mi sembra una cosa errata purchè la stessa venga progettata ed inserita nell’ambiente nella maniera più ”leggera” possibile. Si dovrebbe applicare ( utopia immensa) lo stesso metro a tutto compresa la progettazione e costruzione di gallerie e città intere consumo del suolo e stili di vita insostenibili. sul reality sarei favorevole solo se fosse realizzato come reality / storico / documentario. Far vedere ragazze preparate e in forma che vanno in montagna costituirebbe un’autentica e sana attrazione a scarso impatto ambientale. Nello specifico trovo inoltre che alcuni bivacchi, piccoli, quasi invisibili, di forma appena percepibile e di colore tale e quale al contesto, costruiti con materiali naturali e dotati di impianti solari siano belli, sostenibili e che facciano da traino a un turismo pulito, di scoperta e di ammirazione della montagna.

  20. 16
    Patrick Raspo says:

    La Guida Alpina deve essere il portare di cultura sana dell’alpinismo, ma purtroppo sempre più le persone vengono iniziate da amici ed amici di amici che purtroppo non hanno un’esperienza e una capacità tale da insegnare i veri valori e strumenti di sicurezza. Mi trovo sempre più a disagio nel rimettere sulla buona strada abitudini sbagliate ormai consolidate ed educare al meglio chi vuole andare in montagna.
    Conosco bene Rossi e so con quale passione e entusiasmo accompagna clienti e amici in montagna, una passione coinvolgente che pochi hanno.
    Patrick Raspo (Guida Alpina) 26 agosto 2015 ore 12.49

  21. 15
    Luca Visentini says:

    Mamma mia, ancora qui a dover dire che in montagna si va a piedi e non con l’elicottero!
    E la Milano da bere, cioè il riflusso, sono venuti se mai dopo (il 68, il Nuovo Mattino, l’ambiente insieme allo sport) e tuttora, in nome del consumismo, imperversano e vedo che sono arrivati a corrompere anche diverse guide alpine.
    Qui da me in Dolomiti ci si mettono pure i rifugisti, che pretendono minimo un percorso attrezzato ad anello nel “loro” territorio.
    Finirà che gli alpinisti e gli escursionisti liberi verranno espulsi. Succederà come con gli stabilimenti balneari.

  22. 14
    Stefano Michelazzi says:

    Sfoghi qui…sfoghi là… intanto che ci si sfoga ci crolla il mondo attorno…! Punto per punto senza frizzi e lazzi e senza entrare in meriti o demeriti personali, puntando quindi soltanto sul nocciolo della questione la mia personale riflessione sui punti elencati da questo sfogo:
    – “tutti siamo contro il super consumismo, contro l’inquinamento, contro le funivie, contro l’heliski….ma poi c’è una cosa che si chiama “vita di tutti i giorni”. “
    Non concordo assolutamente sulla giustificazione universale di qualunque situazione mettendo davanti la “vita di tutti i giorni”… Se non siamo in grado di riconoscere ciò che è bene da ciò che è male e giustifichiamo il secondo in virtù della sopravvivenza, allora Totò Riina è una vittima della società che si è ribellato ai suoi aguzzini…!
    – “In Valgrisenche, il “Canada italiano”, lavorano circa 6-8 Guide per parecchie giornate; lavorano 2 alberghi con personale che fa la stagione, lavorano i bar e gli esercizi commerciali. Lavorano i piloti e i tecnici. Tutte persone che hanno famiglia, figli e una vita.”
    In Trentino ed in Alto Adige l’Heliski è proibito ormai da anni, il numero delle Guide Alpine presenti sul territorio e regolarmente iscritte all’Albo sono quasi la metà del totale di tutte le Guide italiane… a me non sembra che stiamo morendo di fame né noi né le nostre famiglie… sarà che la Valle d’Aosta mangia diverso e per questo morirebbero di fame??? Non credo…!
    – “L’attività in questione è paragonabile anche a quella dei gommoni o delle barche che accompagnano i turisti nelle varie calette tra Cala Gonone e Goloritzé, in Sardegna…”
    C’è già chi si occupa di quelle situazioni, parlando di montagna, vivendola e vivendone, interessiamoci di questa visto che è argomento in cui possiamo aver cognizione e causa… anche le fabbriche cinesi (sponsorizzate dai nostri marchi) scaricano infinite tonnellate di materiali tossici ogni giorno in fiumi e mari e anche là c’è chi se ne occupa… mica vorrai organizzare un meeting alpinistico di protesta a Pechino…!?
    – “durante lo svolgimento dello stesso ho criticato aspramente molte delle scelte degli autori e dei produttori, scelte che mi hanno imbarazzato e di cui mi vergogno profondamente (ma che non posso qui elencare perchè sotto contratto fino al 31/01/2016). “
    Detta così potrebbe apparire quasi la denuncia soffocata di una vittima sociale… ma non lo sei Roberto… se sei andato contro la tua coscienza e ne soffri, fai meglio a non dire nulla, non ti sei ribellato ed hai abbandonato il set per coerenza con te stesso ed i tuoi ideali, quindi da dove arriva la tua accusa nei confronti di chi ha espresso preoccupazione per una svendita di quest’ultimi??? Sei il primo ad averlo fatto…! E poi scusa tanto ma… ti contraddici piuttosto palesemente: “Ma anche se avessimo fatto a gara a chi riusciva a resistere di più nudo sotto la neve o a chi fosse riuscito a pisciare più lontano da una cima…che problema c’è? Di quale cultura e rispetto della Montagna state parlando?”
    – E’ forse cultura quella del CAI in cui un ragazzino appena ventenne (forte arrampicatore di falesia) viene promosso ad aiuto istruttore senza nessuna esperienza di vie in Montagna e, lasciato in balia della stessa, combina un pasticcio durante una corda doppia e causa un incidente (fortunatamente non gravissimo) alla sua “allieva”? E’ forse cultura di Montagna quella in cui, durante un corso d’alpinismo, 3 cordate si trovano in fila indiana sulla Nord del Gran Paradiso, la prima scivola, investendo la seconda che si ferma grazie alla vite da ghiaccio messa dalla terza cordata, formando un estetico grappolo nel bel mezzo di uno scivolo bianco? E’ forse cultura di Montagna andare sul Breithorn con il casco e i nodi a palla (che poi non sono nodi a palla ma semplici asole…)? “
    Tutto vero tutto giusto…! Ma magari domandarsi da dove arrivino queste situazioni e chi invece di contrastarle, scelga di non dire nulla piuttosto di proporre dei cambiamenti radicali che oltretutto sarebbero dovuti…??? Personalmente dal nostro organismo di rappresentanza non ho mai sentito contestare ufficialmente queste situazioni né ho alcun sentore di proposte alternative da caldeggiare… tra i tanti anche chi tu difendi in apertura della tua arringa…!
    – “La Svizzera è il paese che fa i maggiori scempi in Montagna “
    Condivisibile… ma non credo abbiamo nulla da farci insegnare… mi sa che la Apuane tra un po’ diventeranno un tavoliere, altro che Svizzera… ed il ragionamento è sempre lo stesso… posti di lavoro (ma non siamo capaci di ipotizzare e rendere poi in pratica un diverso modo di convivere con l’ambiente? E poi quanti sono i posti di lavoro a Punta Helbronner??? 10… 20…? Stagionali per lo più e quindi come da copione occupati da lavoratori occasionali che spessissimo arrivano da fuori località… Quindi di che parliamo? E anche se fossero tutti residenti… fino ad oggi che facevano? Aspettavano ibernati che si finisse la nuova funivia??? Una regione autonoma come la Valle d’Aosta, non è in grado di collocare una ventina (ma mi sa siano tanti) di lavoratori? Un’altra volta mi tocca guardare al Trentino-Alto Adige coma ad una perla dell’organizzazione dei fondi ( e sono gli stessi…) , ma non credo che sia questa la situazione… ! Chi ci ha guadagnato non è certo il territorio né i lavoratori e tanto meno la comunità… a raccontarsi le fiabe c’è sempre tempo… Quanto turismo porterà questo nuovo impianto? Come Chamonix? Follia il pensarlo… dal momento in cui il territorio d’oltr’alpe offre in poco spazio di tutto e di più e quindi con il minimo raggiungono il massimo, non a caso di colleghi che passano ogni giorno il tunnel non ne mancano… e Punta Helbronner esisteva anche prima…!
    – “combattere la TAV perchè lì si che c’è vera speculazione” Qual’è la differenza tra l’inutilità e la devastazione di un progetto rispetto all’altro? I figli dei ferrovieri possono crepare di fame???
    Ci sarebbero ancora dei punti su cui riflettere ma si commentano da soli..
    Stefano Michelazzi 26 agosto 2015, ore 11.54

  23. 13

    Interessante l’esperimento degli specchi che stai attuando, Alessandro.
    .
    Aggiungo due post pubblici da pagina di Roberto Rossi, dove sono interessanti alcuni commenti dei lettori:
    https://www.facebook.com/roberto.r.rossi.14/posts/1005021879528078
    https://www.facebook.com/roberto.r.rossi.14/posts/1005613189468947
    .
    Dico a tutti noi:
    Non facciamoci portare sul terreno del benaltrismo e della accusa di contraddizione che viene mossa. Non facciamoci trascinare sulla dialettica-alla-facebook dove vince chi fa la battuta più smart sui licheni. Alessandro Gogna ha espresso in lungo ed in largo nel corso degli anni come la pensa su questo e quell’altra questione (ambientale); ora sceglie dei terreni su cui portarci e lo fa a ragion veduta.
    .
    Ma non perdiamo di vista il tema su cui vale la pena concentraci per ragionare, ovvero le recenti affermazioni del presidente delle Guide Alpine (http://www.banff.it/le-opinioni-del-presidente-cesa-bianchi/).
    Ho già scritto la mia opinione ed ho posto delle domande a tutte le Guide Alpine del direttivo; rimando a mio commento: http://www.banff.it/le-opinioni-del-presidente-cesa-bianchi/#comment-16286
    .
    Ripeto che sarebbe interessante conoscere pubblicamente le opinioni di tutti i membri del direttivo, che sono:
    1. Cesare Cesa Bianchi
    2. Nicola Tondini
    3. Vincenzo Ravaschietto
    4. Andrea Sarchi
    5. Davide Anchieri
    6. Dario Segato
    7. Ermanno Salvaterra
    8. Fabrizio Pina
    9. Mauro Girardi
    10. Kurt Walde
    11. Roberto Rossi
    12. Marco Heltai
    13. Alessandro Gogna
    14. Simone Banal
    15. Jacopo Merizzi
    .
    Ovviamente il pensiero di Alessandro, Cesare e Roberto, è chiaro, ma gli altri ?
    So che Ermanno Salvaterra è contario all’eliski, ma sugli altri temi non ho idea.
    .
    Riescono i sopraelencati a trovare il tempo di scrivere due pensierini ? possono farlo in 2 minuti scrivendo un commento qui su questo blog per esempio; il tempo di una telefonata.
    grazie

  24. 12
    Alberto Benassi says:

    Si Roberto siamo tutti in contraddizione, ci dichiariamo ambientalisti ma indossiamo il pile che è fatto con la plastica, ect., ect.

    Ma non si può nemmeno dire quello che ha scritto Azzalea “non mi sono mai sognato di cambiare o salvare il mondo”.

    Chi dovrebbe cambiare per ALMENO CERCARE di salvare il mondo se non noi, il nostro comportamento ??

    questo non farsi seghe mentali di Azzalea è da menefreghisti e opportunisti.

  25. 11
    Roberto Rossi says:

    Ciao Alberto, grazie x il commento, hai colto in pieno; io cerco nel mio piccolo di essere un ambientalista. Purtroppo come dici tu è facile cadere in contraddizione quando si fa parte di una società.
    A presto e grazie!

  26. 10
    Alberto Benassi says:

    ….”siamo tutti contro l’Eleski”…. NON CREDO PROPRIO.

    Io sono contro.
    Te Roberto non lo sei affatto altrimenti in montagna con i tuoi clienti non ci andresti con l’ elicottero e cercheresti di farlo capire anche ai tuoi clienti del perchè SEI CONTRO….. e che è meglio andarci a piedi.

    Che poi ci siano delle GRANDI contraddizioni in tutti noi, Gogna compreso, ambientalisti compresi sono d’accordo con te.

    Ma credo sia giunto il tempo di cambiare. Questo mondo ha bisogno di un cambiamento da parte di tutti noi. E voi guide alpine dovreste dare l’esempio visto il ruolo che ricoprite.

  27. 9
    Giulio Aromolo says:

    Certo che argomentare col “c’ho famiglia” non mi sembra una gran risposta. Il fatto che si dia lavoro non può giustificare, né precludere critiche. L’ILVA di Taranto dà tanto lavoro e… morte, ad esempio, e mi fermo qui.
    Giulio Aromolo 26 agosto 2015 ore 7.48

  28. 8
    Guido Azzalea says:

    Quest’anno compio il mio quarantesimo anno di guida alpina. Nella mia beata ignoranza di montanaro faccio fatica a capire certi concetti espressi in vari commenti, so solo che per motivi fisici e stagioni di cattive condizioni della montagna un professionista fatica a portare a casa la pagnotta… Non mi sono mai sognato di cambiare o salvare il mondo per cui le seghe mentali le lascio a chi fa un altro lavoro. Buona montagna a tutti.
    Guido Azzalea 24 agosto ore 14.57

  29. 7
    Ines Millesimi says:

    Anche noi in Appennino centrale abbiamo questi casi: ci sono meno torte da spartire, meno progetti macroscopici e futuribili, ma non meno impatto su valli e piccoli comprensori. Le ragioni dello sviluppo economico, del lavoro alle famiglie, dell’indotto, del consumo che è moda di qualche anno, stanno facendo saltare le barriere dell’etica e della responsabilità, complici politici che cavalcano populistici consensi. Non si riesce ad avere una visione a lunga gettata. Altro che riconversione ambientale del paese Italia come si raccomandava firmando protocolli il ministro Del Rio! Tutte chiacchiere. Ma a nessuno viene in mente che si può fare la guida alpina come sempre si è fatto? Non è che ce ne sono troppe di guide alpine (troppa concorrenza) come ci sono troppi medici e avvocati? E che questi ultimi per lavorare praticano o vogliono rendere lecito il traffico d’organi o imbrogli giganteschi a discapito degli innocenti? Siamo ospiti di passaggio su questo pianeta e dobbiamo lasciare una bellissima eredità a figli e nipoti: nessuna traccia. Molti di noi hanno scelto lavori che non sconvolgono l’ambiente anche se sarebbe stato più facile e appetibile approfittare di questa caduta di etica antropologica, che nostro malgrado ci porterà ad essere i peggiori consumatori di questa terra. Quindi torniamo per favore ad avere una visione della montagna e battiamoci perché sia coerente e non ruffiana solo perché strumentale.
    Ines Millesimi 24 agosto 2015 ore 10.09

  30. 6
    Michele Comi says:

    A volte si ha la speranza che chi fa dell’ambiente (e della sua integrità) il fondamento del proprio lavoro (la guida alpina) possa percepire che ci sono i tempi, le esigenze e le consapevolezze per far crescere una concezione alternativa, capace di proporre indicazioni più idonee a consegnare a chi verrà dopo di noi una Montagna sempre meno degradata.
    A volte sfugge che le osservazioni critiche nei confronti dell’eliski e tutto il resto, contestano tali pratiche, ma non le persone che lo praticano per divertimento o per lavoro.
    Non è una contraddizione, occorre rispetto per chi la pensa diversamente. Sollevare il dubbio e una voce dissonante dall’adozione coatta di modelli d’uso della montagna omologanti, forse può indurre una riflessione e provocare spunti, ragionamenti e prospettive utili per un aggiornamento, nei confronti dell’Ambiente, autentico e personale.
    Chissà mai possa attivarsi un’illuminazione, una visione inedita delle cose per riconoscere gli schemi nei quali siamo prede, che impediscono di aprirsi alla percezione di una montagna, non solo intesa come contenitore di attività, ma luogo (fisico, mentale e culturale) sempre più desiderato per la ricerca del senso originario della natura e la riscoperta di identità perdute (con gli annessi non trascurabili risvolti economici).
    Tutti (guide incluse) hanno la sensibilità per riconoscere i valori ai quali ci si riferisce. Non tutti li hanno ancora incontrati sul loro percorso. E non mi si dica che senza eliski, reality e nuove maxi funivie non si mangia…
    Michele Comi 23 agosto 2015 ore 23.05

  31. 5
    Alberto Conserva says:

    I punti deboli delle tue motivazioni sono molti. Si cita l’esempio della Sardegna, come se lo scempio delle coste italiane fosse un modello per il turismo alpino. Si citano le cose orrende fatte in Svizzera per far passare che in fondo in Italia non siamo pessimi. Peraltro la Svizzera è anche val Bregaglia o val Maggia. Si citano i ritorni economici della Valgrisenche come fossero chissà che. Solo con quello che la regione sperpera nel Casinò si potrebbe fare 10 volte, quello che è ottenuto dall’eliski. Ho capito come la pensi e rispetto le tue opinioni, ma sostenere che sono solidamente argomentate, ce ne corre…
    Alberto Conserva 23 agosto 22.10

  32. 4
    Maurizio Redaelli says:

    Dopo aver letto una difesa (sic!) dell’eliski, delle nuove funivie e del reality sul Bianco, fatta con passione ed evidente buona fede da una Guida Alpina torinese, voglio fare qualche osservazione…
    Non riprendo l’articolo in questione perché è troppo “pasticciato” a livello di argomentazioni e mette insieme di tutto di più in un groviglio inestricabile…
    Il problema vero, che sta sotto a tante discussioni sul rispetto dell’ambiente delle “terre alte”, va al di là della singola questione e secondo me è questo: qual è il ruolo della Guida Alpina?
    Se la Guida Alpina è prima di tutto un Maestro, che insegna ai suoi clienti l’amore e il rispetto della montagna e che per questo mette al primo posto la montagna (quella concreta, non l’immagine che se ne ha nei salotti ambientalisti ma nemmeno quella che se ne ha nei vari comitati d’affari) e che mette quindi in secondo piano il suo interesse personale e anche gli interessi legittimi della gente di montagna, in nome di una responsabilità nei confronti di chi verrà dopo di noi… se è così allora si possono anche avere opinioni diverse sulle singole questioni, ma non si può accettare una commercializzazione selvaggia, che trasforma la montagna in un “luna park” e non si possono nemmeno chiudere gli occhi di fronte ad una logica di sfruttamento delle “terre alte” che sta obiettivamente andando in quella direzione.
    Da vecchio arrampicatore, da più di trent’anni “secondo” di una Guida Alpina Istruttore e anche da socio onorario del Gruppo Guide di Campiglio, ritengo che una Guida Alpina che non sappia più essere Maestro (nel senso descritto) non serva a niente e a nessuno… e che per questo le Guide Alpine debbano essere molto attente a non farsi strumentalizzare da chi il rispetto dovuto alla montagna manco sa che cos’è (col rischio fra l’altro di diventare gli “utili idioti” a cui poi toccano, al massimo, le briciole).
    Maurizio Redaelli, 23 agosto, ore 19.14

  33. 3
    Luigi Casanova says:

    Mai letto tanta pochezza. mi sembra di essere sul banco di un bar dove si lasciano scivolare banalità e totale assenza di riflessione, etica e coerenza. Io vivo in montagna, di montagna, nella montagna e non trovo bisogno di svenderla, violarla, né per creare lavori né per costruirvi circhi. Del resto MW la coerenza l’ha dimostrata in quasi trent’anni di lotte, anche in posizioni isolate. Ma dove impostate con tenacia vinte, dalla Marmolada a Dolomiti UNESCO ed altro ancora.
    Luigi Casanova 23 agosto 2015 ore 17.20

  34. 2
    Maurizio Redaelli says:

    Non metto in dubbio certo la buonafede e la passione di chi ha scritto l’articolo, ma l’argomentazione è francamente di una debolezza sconfortante… Dire “siamo tutti contro l’eliski” e poi giustificarlo con motivazioni esclusivamente economiche (magari non per interesse personale, ma questo non cambia nulla della loro caratterizzazione), dire di essere molto imbarazzato per scelte di cui ci si vergogna, di non poterne parlare per motivi contrattuali e poi comunque giustificare il “reality” dicendo che si fa di peggio, mettere insieme i gommoni, le ricerche dei naturalisti, l’uso dell’elicottero per riprese in montagna, l’eliski, il reality e non so che altro… fa solo confusione e nient’altro. Il problema vero è un altro: qual è il ruolo della Guida Alpina? Se la Guida Alpina è prima di tutto un Maestro, che insegna ai suoi clienti l’amore e il rispetto della montagna e che per questo mette al primo posto la montagna (quella concreta, non l’immagine che se ne ha nei salotti ambientalisti ma nemmeno quella che se ne ha nei vari comitati d’affari) e che mette quindi in secondo piano il suo interesse personale e anche gli interessi legittimi della gente di montagna, in nome di una responsabilità nei confronti di chi verrà dopo di noi… se è così allora si possono anche avere opinioni diverse sulle singole questioni, ma non si può accettare una commercializzazione selvaggia, che trasforma la montagna in un “luna park” e non si possono nemmeno chiudere gli occhi di fronte ad una logica di sfruttamento delle “terre alte” che sta obiettivamente andando in quella direzione. Da vecchio arrampicatore, da più di trent’anni “secondo” di una Guida Alpina Istruttore, da socio onorario di un Gruppo Guide, ritengo che una Guida Alpina che non sappia più essere Maestro (nel senso descritto) non serva a niente e a nessuno… e che per questo le Guide Alpine debbano essere molto attente a non farsi strumentalizzare da chi il rispetto dovuto alla montagna manco sa che cos’è (col rischio fra l’altro di diventare gli “utili idioti” a cui poi toccano, al massimo, le briciole). Per questo sono d’accordo con Alessandro Gogna.
    Maurizio Redaelli 23 agosto 2015 ore 18.51

  35. 1
    Luca Signorelli says:

    Pur nel mio (storico) apprezzamento e simpatia per Alessandro Gogna, su questi temi mi ritrovo quasi al 100% su quanto dice Roberto Rossi in questo pezzo.
    Nessuno sa spiegare per esempio in modo concreto che danno reale e permanente faccia un reality in montagna rispetto ad una stagione di gite del CAI.
    Luca Signorelli 23 agosto 2015 ore 12.21 + ore 15.03

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