Valle della Luce, intervista

Intervista di Eugenio Pesci ad Alessandro Gogna
(pubblicata su Up Climbing, mag-giu 2019)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Da dove nasce l’idea di Valle della Luce, cioè un libro sulla storia dell’arrampicata in valle del Sarca?
Tutte le idee non hanno una data e un luogo preciso di nascita, se vogliamo sono un po’ come i funghi: il giorno prima non ci sono, la mattina dopo spuntano nel sottobosco. Se si potesse conoscere per ciascuno di loro storia e geografia della produzione delle spore sarebbe facile prevederne l’apparizione, ma come per le idee, non è così. Il progetto di un libro storico sulle attività alpinistiche nella Valle della Sarca è nato nella nostra mente prima che ce ne accorgessimo, così da convincerci che l’idea fosse già un dato di fatto.

Non sta a noi giudicare, ma probabilmente quest’idea, nata da sola nella mente di Marco Furlani, è giustificata dall’effettiva enorme mole di imprese, avventure e fatti che si sono compiuti lì, tale da mettere la Valle sullo stesso piano di altri temi solo apparentemente più logici, come un libro di storia dell’alpinismo dolomitico o del Monte Bianco. In più, la quantità e le biografie dei protagonisti, scelti nelle differenti epoche, offrono un panorama umano così vasto da farne ipso facto una storia da raccontare.

Su questi luoghi è già stato scritto tanto, quali pensi siano i punti di forza originali del vostro nuovo libro?
Pur essendo d’accordo sul fatto che se ne sia già scritto assai, in realtà non si è mai andati oltre ai singoli gradini che costituiscono la scalinata. La totalità delle opere in bibliografia ha le caratteristiche di una guida, con la descrizione degli itinerari, i disegni e le caratteristiche tecniche. Alcuni autori, come ad esempio Diego Filippi, si sono spinti a commentare e comparare gli itinerari più importanti, distinguendo le diverse etiche di apertura e attrezzatura e facendo quindi un primo lavoro storico. Walter Polidori ha continuato questo lavoro, aggiungendo una significativa antologia di brani scritti dal pugno dei protagonisti stessi. La stesura della nostra tabella analitica dei 1.011 itinerari alpinistici e alpinistico-sportivi che abbiamo catalogato ha reso possibile una comparazione organica dei quasi 90 anni di storia di questo felice angolo di Prealpi. Ed è un peccato che parallelamente non abbiamo potuto occuparci, se non in piccola parte dedicata, dell’evoluzione dell’arrampicata sportiva, con le sue centinaia di monotiri e bi-tiri.

Come di fronte a tutti i lavori storici, qualcuno dopo lettura attenta potrà storcere il naso e non essere d’accordo su certi giudizi. Come autori, abbiamo messo in preventivo queste critiche e ricordiamo a tutti che non si può fare storia senza mai dare giudizio alcuno. Quello se mai è il mestiere della cronaca. Ci teniamo solo ad affermare la nostra assoluta buona fede nel tentativo di essere il più oggettivi possibile, naturalmente nel rispetto delle singole etiche che nel tempo si sono evolute nella Valle.

Salvatore Bragantini sulla via Calliope a San Paolo (Arco), 2a lunghezza

Tu e Marco Furlani avete vissuto in prima persona non solo la trasformazione dell’alpinismo delgli ultimi decenni, ma soprattutto la nascita e l’evolversi dell’arrampicata sportiva: quello che è accaduto è evidente ma secondo te qual è la prospettiva futura più probabile per queste discipline?
Ciò che è accaduto è sotto gli occhi di tutti. La nascita dell’arrampicata sportiva ai primi degli anni Ottanta, la sua evoluzione nell’indoor, nell’arrampicata di falesia e nelle competizioni (con approdo alle Olimpiadi), ma anche il suo sdoganamento nel campo propriamente alpinistico, con la nascita di due nuove e abbastanza precise discipline, prima inesistenti: l’arrampicata plaisir multipitch e l’alpinismo sportivo. La Valle della Sarca è stata una delle fucine più logiche ed evidenti di queste trasformazioni ed evoluzioni, e infatti abbiamo cercato di coglierne l’essenza nei vari decenni. Quanto al fare previsioni sul futuro, o sul prevalere di una disciplina su un’altra, oltre che sull’eventuale “invenzione” di qualcosa di ancora diverso, non è compito che affronto volentieri: io ci ho provato quaranta anni fa, e non posso dire di averla azzeccata… Dunque me ne astengo serenamente.

Adam Ondra e Marco Furlani, 2 settembre 2019

Allo stesso modo avete partecipato in prima persona agli inizi della arrampicata sportiva a Finale, nel Lecchese, e proprio ad Arco. Qual è secondo te il tratto distintivo dell’esperienza rispetto all’area di Arco? Cogli delle differenze rispetto ad esempio al Finalese?
Ci sono grandi differenze in ciò che è successo a Finale, nel Lecchese e nella Valle della Sarca (che comprende Arco), soprattutto all’inizio. Contrariamente al Finalese, gli altri due luoghi avevano una grande tradizione alpinistica. Così mentre a Finale si è passati senza traumi dall’alpinismo esplorativo delle prime aperture all’arrampicata sportiva di tipo francese, nel Lecchese e nella Sarca lo spit si è affermato soprattutto grazie alla pretesa impossibilità di progredire oltre nell’arrampicata libera estrema: con la “certezza” di aver ormai raggiunto un limite. L’assenza in quei luoghi orientali di filosofie tipo “Nuovo Mattino” ha favorito questo passaggio, ma ha anche provocato qualche contrasto, perfino “problemi di coscienza” nei singoli protagonisti. Risolti questi e sdoganato lo spit, nel Lecchese e in Valle della Sarca si è capito che l’arrampicata poteva ancora spingersi oltre, con a volte un allungamento “chilometrico” delle distanze sprotette e un esagerato risparmio sui colpi di trapano. L’avventura è stata preservata, semplicemente trasportandola su un altro livello.

Ivo Rabanser su Esculapio, 2a L, Parete di Padaro, Arco

Quali sono le figure di alpinisti e arrampicatori di cui parli nel libro che ti hanno colpito di più?
Sono almeno due centinaia i nomi che hanno fatto questa storia. Ciascuno ha le sue caratteristiche, qualcuno è più conosciuto, altri meno. Molto dipende dal poco o tanto che i diretti interessati hanno scritto su se stessi. Su alcuni abbiamo fatto delle ricerche quasi poliziesche, altri non ritenevano di dover essere neppure citati… Potrei fare i nomi più scontati, come quelli di Bruno Detassis, Giuliano Stenghel, Marco Furlani, Maurizio Giordani, Rolando Larcher. Ma vi assicuro che farei un torto enorme ai tanti che qui non posso elencare. Se un giorno leggerete Valle della Luce, questi nomi appariranno magicamente tra le righe. Non sarebbe una buona storia se non ci fossero queste gradite sorprese.

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Valle della Luce, intervista ultima modifica: 2019-09-17T05:24:35+02:00 da GognaBlog

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