Valle della Luce

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Ora che la grande fatica di scrivere Valle della Luce è terminata, ora che possiamo tenere tra le mani l’agognato volume per il quale abbiamo lavorato anni, possiamo fermarci un momento e chiederci se ne valeva la pena.

Mi viene da dire subito che già la stessa soddisfazione per aver finito questo lavoro meritava l’averlo pensato, intrapreso e gestito tra le vittorie e le sconfitte di ogni giorno. La liberazione da una schiavitù, sia pur volontaria, è di un’intensità tale da fare apparire al momento quasi nulle le altre motivazioni. Va da sé però che non si fanno le cose solo per la soddisfazione di finirle… E allora, cerchiamo di capire cos’è stata quest’avventura.

Arrampicare nella valle della Sarca è stato per me un modo per crescere. Sono stato testimone delle prime scorribande di Manolo, Mariacher e Bassi e in quei giorni ho avuto modo di “vedere” per la prima volta quel numero spropositato di pareti che compongono l’ossatura della valle. Già allora ero interessato alla storia delle prime esplorazioni, ma per un motivo o per l’altro le mie puntate in valle sono sempre state assai sporadiche, in ogni caso non certo superiori in numero ad altri luoghi che visitavo nello scorrere del tempo, dal Val di Mello alla Valle dell’Orco. Con la salita però in piena estate (era il luglio 1983) della via della Canna d’Organo al Piccolo Dain cominciai davvero a capire il significato di quelle grandi vie che erano state aperte in quei luoghi. Ripetei altri itinerari importanti ma lasciai la Valle a margine. Essa non era ancora così importante per me da costringermi a ideare prima o poi una prima salita da qualche parte. Nel frattempo gli scalatori si avvicendavano, i modi di scalata e le tecniche si autosuperavano, si accostavano le une alle altre, fino a creare un tessuto di vie impressionante per numero e qualità. Il campionario delle diverse tipologia di scalata, dall’arrampicata sportiva all’alpinismo, dal free climbing all’alpinismo sportivo, è qui rappresentato con dovizia di splendidi esempi. Il livello tecnico ai massimi livelli mondiali.

Mi spiaceva non essermi mai espresso con una prima ma nello stesso tempo capivo che il mio tempo era finito, quello spazio non sarebbe mai stato mio.

Pala delle Lastiele (Valle del Sarca), Marco Furlani e Alessandro Gogna su Isola del Nagual, 6 gennaio 2012. Foto: Alberto Rampini

Due sono stati i fattori del mio graduale appassionarmi successivo: l’opera immane di Heinz Grill (e compagni) e l’amicizia con Marco Furlani. Il primo sfornava e sforna ancora oggi bellissimi itinerari a ripetizione: certo, con la pulizia intensiva e la parziale attrezzatura fissa dei percorsi toglieva una parte di avventura, ma riusciva a nobilitarli con un valore aggiunto di estetica e di buon gusto come raramente è successo. Esiste una via del gruppo Grill-Kluckner-Heiss che si possa definire mediocre? No. Quelle vie hanno sempre fascino, si potrebbe pensare che hanno la stessa misteriosa bellezza interiore del loro ideatore, ma non è certamente solo questo.

Era il 2008, mi accorsi che sempre più spesso la meta dei miei weekend era la Valle della Sarca. Questa intensità di frequenza ebbe un’improvvisa accelerazione con la conoscenza più approfondita dell’amico Furly. Che con entusiasmo mi mise un piccolo appartamento a disposizione e tanta voglia di fare. La sua casa, il mitico “cameron” teatro di battaglie d’ogni tipo, in genere discussioni dal politico all’arrampicatorio, ma anche di mangiate e feste storiche, era ed è aperta a decine di amici che vengono da tutta Italia. Naturalmente tutto questo non sarebbe possibile se al suo fianco non ci fosse una moglie come Laura. Una donna può incoraggiare o frenare la generosità e l’ospitalità di un uomo. Nel primo caso le serate e i soggiorni sono indimenticabili, nel secondo c’è sempre qualcosa che alla fine ti trattiene dal ripetere l’esperienza.

Alla fine del 2012 Marco mi propose di scrivere assieme il libro di storia della Valle, ed io accettai. Furlani è la memoria vivente di questa valle, conosce tutti e si ricorda ogni particolare. E io avrei potuto, con la mia esperienza di storico, provare a mettere su carta le centinaia di vicende che hanno fatto grande questa Valle. Ben presto apparve chiaro che le vie arrivavano a un migliaio, i personaggi da prendere in considerazione erano centinaia, viventi e non viventi, per gli ottanta anni di storia che il 2013 avrebbe scandito.

Iniziò un lungo e paziente lavoro di raccolta, di scansione di ogni opera pubblicata, dei libri dei bar e delle guidine a fotocopie che erano circolate negli anni. Citazioni nelle cronache di Alp, Rivista della Montagna, Alpi Venete, Bollettino della SAT, ecc.

Maurizio Giordani e Rosanna Manfrini in Mandrea di Laghel, anni ’80.

C’era sempre un certo conflitto, nei giorni passati a Pietramurata a casa Furlani, tra l’andare ad arrampicare e il sedersi a tavolino o magari andare a intervistare i personaggi. Poi c’era il rito di mezzogiorno, quando tutto doveva interrompersi perché io potessi preparare la sospirata pasta aglio, olio e peperoncino che il Furly, con la peraltro ottima cucina serale di Laura, non può mai permettersi. Ore e ore a parlare con Marco, registrarlo, fissare negli appunti il fiume di ricordi che sgorgava dalla sua memoria. Lo mettevo anche alla prova, per esempio a distanza di tempo gli facevo ripetere un episodio facendo finta che non ne avessimo mai parlato, solo per vedere se i particolari erano invariati o se lui facesse magari delle aggiunte o varianti. Ha sempre brillantemente superato questi esamini subdoli.

Nel frattempo cresceva a dismisura anche la tabella riassuntiva di tutte le vie, non inferiori ai settanta metri di dislivello: complete di data, autori, nome della via, note particolari, bibliografia esageratamente meticolosa e completa, esposizione rigorosamente da sinistra a destra con segnalazione in caso di incroci.

Ci siamo imbattuti in piccoli misteri, alcuni crediamo di averli risolti, altri meno. In ogni caso abbiamo sviscerato le possibili interpretazioni. E in quella massa spaventosa di informazioni, certamente abbiamo corso il rischio di fare qualche errore, rischio accettato come ineluttabile.

Qualcuno collaborava più di altri. Non che i reticenti fossero maldisposti verso di noi: alcuni, semplicemente e in tutta onestà, non ritenevano il loro operato degno di una qualificazione storica, per appassionarli era necessario convincerli. E non bastavano le lodi sommarie, ci volevano argomentazioni. Quelle stesse che poi il mio racconto storico avrebbe sottolineato.

Dal 10 luglio al 31 agosto 2018 mi sono ritirato nel mio studio e ho finalmente scritto quanto avevamo raccolto, lavorando senza interruzione per 11-12 ore al giorno, sabato e domenica inclusi, con le sole eccezioni di due mie conferenze (tra l’altro una nella lontana Carnia) e della commemorazione in val Maira per il ventennale della morte dell’amico Gabriele Beuchod.

Dopo questa fatica che l’accurata programmazione giornaliera riusciva appena a mitigare è iniziato il round della ricerca delle immagini, una battaglia che ha rischiato di mettermi in ko depressivo più volte. Mi riprendevo solo dopo gli incitamenti di Marco e dopo essermi giurato e ri-giurato che mai più mi sarei impegnato in un libro storico su un argomento così vasto. Accanto a coloro che ci mandavano gentilmente e con sollecitudine le loro immagini, o in originale o in scansione digitale, ci sono stati alcuni più impreparati, o forse che semplicemente non avevano capito la portata di questo lavoro, che non solo rimandavano di giorno in giorno le promesse foto ma che talvolta ci recapitavano immagini inqualificabili, sto parlando anche di foto fatte con il telefonino a vecchie stampe sbiadite e poi trasmesse via whatsapp, neanche per e-mail che almeno non avrebbe ridotto la già scarsa definizione. Ma vaglielo a spiegare…

Dalla vetta del Piccolo Dain sul Lago di Toblino, Valle dei Laghi

Una lotta serrata, basti dire che di alcuni abbiamo dovuto procurarci su internet perfino le foto-ritratto…

Alla fine di dicembre 2018 anche questa terribile “lunghezza di corda” era terminata. La vetta era ormai a portata di mano. E qui abbiamo avuto il grande e insostituibile aiuto di Gianbattista Magistris e Luciano Riva, gli stessi che nel 2016 mi avevano redatto la seconda edizione di Cento Nuovi Mattini. Il loro non è stato soltanto un aiuto: loro sono stati protagonisti di questi ultimi “tiri di corda”.

L’uscita in vetta si è avuta con la scelta della foto di copertina, e qui dobbiamo ringraziare il disinteressato aiuto di Alessandro Beber.

Il paragone con la scalata finisce però qui, perché a differenza di un’ascensione, l’uscita di un libro è la vetta, una vetta che ti gratifica e che ti esime da una discesa magari impegnativa.

Marco Furlani già da tempo ha trovato casa in questa Valle. A libro finito, posso dire anche io di essermi un po’ accasato, proprio perché ho amato e amo ciò che ho avuto l’onore di raccontare. Cercando di essere imparziale e oggettivo, e amando il mio lavoro.

Valle della Luce, alpinismo nelle valli della Sarca e dei Laghi
di Alessandro Gogna e Marco Furlani
formato 23×28 cm, 288 pagine, Edizioni Alt(r)i Spazi – Montura Editing, aprile 2019.

8
Valle della Luce ultima modifica: 2019-04-29T05:19:59+02:00 da GognaBlog

6 pensieri su “Valle della Luce”

  1. 6
    Giuliano says:

    … semplicemente un grandissimo GRAZIE !!!

  2. 5
    Francesco Franz Salvaterra says:

    Ho quasi finito di leggere questo libro un po’ come fosse un romanzo. Penso che sia una pubblicazione di grande valore e interesse, una “bibbia” che non potrà mancare ad ogni appassionato della valle del Sarca ma anche a chi la frequenta saltuariamente.
    Conoscere la storia, i personaggi e le correnti che hanno interessato l’arrampicata in questa zona oltre a essere estremamente interessante e curioso è anche molto utile. In particolare è un testo che andrebbe letto da chi si appresta ad ideare nuovi itinerari, per decidere se è il caso di aprire e in quale stile.
    Le vie classiche, quelle aperte tra gli anni 40 e i primi anni 90 sono a parer mio le salite più belle perché salgono le “king line” della parete. Per gli appassionati di queste salite scoprire alcuni aneddoti riguardo all’apertura e alla storia personale dei primi salitori è veramente un valore aggiunto che stimola e invoglia alla cosa più importante: andare a scalare!

  3. 4
    Alessandra says:

    Grande Ale! Ti immagino al tavolino con cura e pazienza cistercense 🙂 Non vedo l’ora di vedervi giovedì alla presentazione alla Sosat!!!

  4. 3
    Matteo says:

    Il libro, oltre che di un certo peso, è sicuramente molto, molto bello e questa introduzione accattivante e sentita, però la foto di una serata nel cameròn avresti pure potuto mettercela!

  5. 2
    Alberto Benassi says:

    L’introduzione promette tanto, non vedo l’ora di averlo !

  6. 1
    Vittorio Detassis says:

    Introduzione davvero suggestiva per una lettura che si promette senz’altro interessante e stimolante, almeno per me che qualche incursione sulle falesie della valle mi è capitato di farla in tanti anni di attività. Mi sto procurando il volume. Agli autori un caro saluto, con un sincero grazie di cuore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.