Valle per tutti? No, grazie

Riprendiamo questo comunicato stampa nella sua versione integrale perché si distingue per la sua chiarezza di intenti e di motivazioni. E’ un esempio di come un’associazione dovrebbe sempre trattare i problemi che Le stanno a cuore, parlando perciò con semplicità delle profonde ragioni che muovono la sua reazione a una minaccia.

GognaBlog si è già occupato di questa questione il 12 marzo 2019 con l’articolo Disabili in Val di Mello.

Valley for All? No, grazie
a cura della Scuola Nazionale di Alpinismo, Scialpinismo, Arrampicata e Sciescursionismo Silvio Saglio
(comunicato stampa del 2 aprile 2019)

Lettura: spessore-weight(4), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

La Scuola Nazionale di Alpinismo, Scialpinismo, Arrampicata e Sciescursionismo “Silvio Saglio” della SEM, storica sezione del Club Alpino Italiano di Milano,

essendo visceralmente legata alla Val Masino e in particolare alla Val di Mello, sia dal punto di vista storico (uno dei rifugi dell’alta Valle, per esempio, è stato costruito dai nostri nonni ed è ancor oggi proprietà della nostra Sezione), sia dal punto di vista alpinistico (innumerevoli sono gli scalatori e gli alpinisti nostri soci che, per varie generazioni, hanno legato il loro nome a luoghi, sentieri, montagne, pareti e cascate di ghiaccio della Valle);

avendo ben presente che l’art. 1 dello Statuto del Club Alpino Italiano, associazione di cui siamo orgogliosa espressione tecnica, didattica e culturale, ha “per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”;

avendo esaminato i documenti progettuali (“Scheda valorizzazione turistica Val Masino” del 23 ottobre 2018) e attentamente valutato le interviste (stampa e radio) di alcuni dirigenti di ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, ossia l’Ente che dovrebbe tutelare la Riserva Naturale della Val di Mello)

esprime forte preoccupazione in merito ai pianificati “interventi infrastrutturali che andranno a interessare tutta la sinistra orografica della Val di Mello al fine di creare un circuito ad anello destinato a persone con disabilità” e manifesta quindi piena solidarietà al Comitato di difesa della Val di Mello, del quale condivide pienamente intenti, motivazioni e ragioni.

Il perché della nostra posizione
La Val di Mello, Riserva Naturale fin dal 2009, è un luogo straordinario: tra le sue pareti, così come nel fondovalle, è ancora possibile sperimentare il genuino e atavico rapporto tra uomo e natura.

Per cercare sensazioni simili, il più delle volte occorre recarsi in luoghi esotici, selvaggi e ben più lontani. Mentre la Val di Mello sta praticamente dietro casa, è il nostro “Giardino Incantato”. Una risorsa tanto preziosa quanto delicata che deve essere assolutamente preservata.

Nel merito dell’oggetto di discussione, ovvero il Progetto di ERSAF datato 23 ottobre 2018 che, al di là di propositi e intenti espressi verbalmente da alcuni dirigenti, ci risulta ad oggi “non superato” da successivi documenti, vogliamo ben rimarcare alcuni punti.

1) Quello della Val di Mello – soprattutto per quel che concerne il lato sinistro orografico – è un contesto naturale. Non un contesto antropizzato, né rurale né tantomeno urbano! Ripetiamo: contesto NATURALE.

2) Lo scopo del progetto, afferma ERSAF, è quello di permettere la fruizione di un (nuovo) percorso indirizzato a persone con disabilità. Sia ben chiaro che – per parte nostra – NESSUNO vuol negare l’inclusione, né tantomeno i sacrosanti diritti, di disabili e meno abili. E crediamo fermamente che sia GIUSTO pretendere che gli artefatti dell’uomo siano a misura di tutti, indipendentemente dalle abilità personali. TUTTI devono poter entrare in un ufficio postale, o godere dei servizi di una piscina pubblica, o poter visitare un museo. È una questione di civiltà, di equità sociale e di giusta attenzione verso tutte le persone. Ma qui stiamo parlando di un contesto naturale (vedi punto 1) rimasto incredibilmente intatto, almeno fino a oggi, rispetto alle opere dell’uomo. Stiamo quindi parlando di una cosa ben diversa.

3) Da un punto di vista concettuale, il voler “piegare” a proprio piacimento la natura (e con ciò devastare a colpi di ruspa una sezione del “Giardino Incantato” della Val di Mello), è secondo noi un atto di arroganza, anche se portato avanti – in buona fede – in nome dei disabili. Come altro si può chiamare infatti, se non “arrogante”, un progetto che, con l’intento di facilitare alcune persone, ne priverà altre (si pensi per esempio ai bambini, alle scolaresche, ai naturalisti, agli escursionisti, ecc.), per sempre, di un angolo meraviglioso creato nel corso dei secoli da Madre Natura? Non è forse un diritto anche quello dei bambini, di poter inseguire le farfalle per prati che non siano lastricati o ben spianati? O di imparare a scavalcare un sasso che ostruisce loro il cammino? O di saltellare da una pietra all’altra per guadare un rivolo d’acqua?

4) Nel comprensorio, esistono già due percorsi realizzati da ERSAF per persone con disabilità: un sentiero per ipovedenti ai Bagni di Masino inaugurato nel 2014 (che risulta essere costato circa € 80.000), e un sentiero sonoro (rispondente al progetto La Val Masino: il gioco dei silenzi e dei suonipassi, sassi, suoni del 2011) di fronte al Sasso di Remenno. Entrambi risultano oggi in stato di abbandono e la loro scheda illustrativa non è più disponibile sul sito di ERSAF. E questo già fa sorgere, a chiunque abbia un poco di buon senso, motivati dubbi sulle ragioni, sulle esigenze e sull’opportunità di un nuovo progetto di tal genere, ancor più costoso (400.000 euro!) e ancor più invasivo, per via dell’impatto ambientale devastante che avrebbe sul territorio.

5) A pochi metri distanza, sull’opposta sponda orografica, peraltro, c’è già – da sempre – un comodissimo e frequentatissimo sentiero, con pochi aggiustamenti tranquillamente percorribile con le joelettes. Un percorso “antropizzato”, con punti di ristoro, cartelli indicatori, pendenze e difficoltà di percorrenza minimizzate. Da un lato della valle abbiamo quindi l’Uomo (e qui, se proprio si vuole, potrebbero eventualmente concentrarsi i fondi del progetto), dall’altro la Natura. È così difficile capire che questa ambivalenza, questa “diversità” tra una sponda e l’altra del torrente è, di per sé, un valore? E che potremo consegnare ai nostri figli un luogo integro al pari di come ci è stato lasciato dai nostri predecessori, solo rispettando e lasciando intatti gli spazi naturali che ancora esistono in Val di Mello?

6) Voler intervenire per la cosiddetta “messa in sicurezza” della sponda orografica sinistra (in realtà con l’intento, come appare evidente dal progetto, di piegare e modificare la natura per scopi antropici) è cosa concettualmente erronea. La Natura è – di per sé – incertezza, imprevisto, insicurezza. Occorre che le istituzioni capiscano, con l’aiuto di chi vive per davvero la montagna e di chi per davvero ama la natura – e noi, istruttori del Club Alpino Italiano, certamente meritiamo di essere in questo novero – che in quei boschi, in quei prati, non c’è proprio niente da “rimuovere” o “adattare”: qui è l’Uomo che, semplicemente, deve adeguare i propri comportamenti al mutare delle condizioni della Natura. Non viceversa. E lo ripetiamo: no, non siamo in un contesto antropico. La proposta di ERSAF, in questo senso, è peraltro di ingannevole concezione perché, ipotizzando di costruire, spianare, e facilitare l’esperienza montana delle persone, in realtà finisce per mettere a repentaglio la loro stessa incolumità. In primis non educandole ai corretti comportamenti che l’Uomo ha da tenere nel rapporto con la Natura; in seconda specie, ammantando di una “falsa sicurezza” – attraverso facili scorciatoie e temporanee soluzioni costruttive – un ambiente naturale che, del tutto sicuro, non potrà comunque mai essere.

7) La petizione popolare promossa a difesa della Val di Mello su change.org ha raccolto quasi 30 mila firme di sostegno in pochi giorni. I professionisti dell’accompagnamento in montagna, le Guide Alpine, hanno manifestato la più forte e totale contrarietà al progetto. Numerose sezioni, enti e scuole del Club Alpino Italiano si stanno muovendo, compatte, con la stessa forte motivazione: impedire che il progetto – così come è stato pensato da ERSAF – trovi attuazione. Mountain Wilderness è sulla stessa linea. Perfino associazioni, professionisti e nomi noti del mondo della disabilità hanno pubblicamente bocciato il progetto. Vorrà dire qualcosa, tutto questo fermento? Verrà – a chi di dovere – quantomeno il dubbio che tale progetto possa essere fondato su idee, presupposti, e concezioni errati o fortemente rivedibili?

Cosa chiediamo
Il sentiero sulla sponda sinistra idrografica del Mello, nelle sue condizioni attuali, è – per tutte le sopra esposte ragioni – un patrimonio esperienziale raro e prezioso che non può essere dissipato, cancellato, antropizzato:sperimentare il limite, la diversa abilità che in natura riguarda tutti, l’approccio all’ostacolo come ricerca del proprio limite, come spinta al suo superamento (il che contempla anche l’eventualità della rinuncia), sono tutti temi fortemente necessari per lo sviluppo di una sensibilità verso azioni sostenibili. Intendendo come “sostenibile” un’azione che non riduce la funzionalità, e quindi il valore, di un bene. E tantomeno lo toglie ad alcuni per darlo ad altri.

Pertanto chiediamo
– che il sentiero esistente sulla sinistra idrografica della Val di Mello non venga modificato in nessuna sua tratta;

– che ogni tipo di informazione non strettamente collegata ad avvisi di sicurezza e di preservazione della salute degli escursionisti, posta su tabelloni o simili, venga circoscritta al parcheggio a inizio valle;

– che le risorse destinate al progetto vengano impiegate limitatamente al rifacimento dei ponti, alla piena accessibilità – anche per i diversamente abili – del tratto di strada che va dal paese di S. Martino all’imbocco della Valle e al miglioramento/adeguamento del sentiero ora già esistente sulla destra orografica della Valle;

e soprattutto

– che il tema fondante di ogni azione riguardante la Riserva Naturale della Val di Mello sia volto alla preservazione del suo stato naturale, nonché ad un rapporto sostenibile tra Uomo e Natura.

Firmato
Tutti i 115 istruttori di alpinismo, scialpinismo, arrampicata libera e sciescursionismo della Scuola “Silvio Saglio” – CAI SEM.

Nota
Per chiunque volesse ulteriormente documentarsi, mettiamo a disposizione una parziale e autonoma raccolta di documenti, comprensiva del progetto originale e delle principali prese di posizione di enti ed associazioni, a questo link: https://www.dropbox.com/s/4kb8l9o0g3lnolj/Val%20di%20Mello%202019.zip?dl=0

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Valle per tutti? No, grazie ultima modifica: 2019-04-12T05:32:33+02:00 da GognaBlog

15 pensieri su “Valle per tutti? No, grazie”

  1. 15
    emanuele menegardi says:

    Tutto perfettamente condivisibile!

  2. 14
    Beppe Guzzeloni says:

     
     
    “ Se uomo e montagna s’incontrano, grandi cose possono accadere” così scrive nei suoi diari il poeta inglese William Blake ( 1757-1827).
    Concordo pienamente con la presa di posizione della SEM ( sono socio) e della Silvio Saglio. Anch’io ho firmato l’appello in difesa della “Valle”.
    La disabilità è una potenzialità: tale positività venga utilizzata ( non strumentalizzata) per la salvaguardia e tutela dell’ambiente. La cura di sé, attraverso l’opportunità di frequentazione della montagna, passa attraverso la cura dell’ambiente alpino. E’ la conditio sine qua non. 
    Questa è la mia opinione.

  3. 13
    Egidio Bona says:

    Ma sì, il nostro Paese è letteralmente disseminato di opere inutili essenzialmente approvate per motivi elettorali o di bottega, che regolarmente vengono dimenticate per cadere in obsolescenza (strade, ponti, centri sportivi, ospedali ecc. ecc.). Sarebbe ora di finirla con questo che, come è stato detto, è diventato un sistema. E, quindi, pollice molto verso, a questo demenziale progetto permeato di falso buonismo  

  4. 12
    Luca Visentini says:

    Quelli che propongono e fanno queste cose le coprono sempre, pretestuosamente, con un motivo nobile per giustificarle.

  5. 11
    Andrea says:

    Salve a tutti,
    anche se l’argomento è spinoso, e io non vorrei mai discriminazioni per i disabili o per chicchessia, penso che le ragioni di chi vuole quest’opera siano strumentali e assolutamente al di là di ogni ragionevolezza.
    Ho firmato anch’io la petizione

  6. 10
    Giulia says:

    Ho firmato la petizione perché sono rimasta inorridita dall’assurdita’ di questo progetto. La Val di Mello è uno degli ultimi paradisi e va protetto da questi sciacalli. Perché invece non investono quei soldi nella riapertura della struttura ai bagni di Masino?
     

  7. 9
    Alberto Benassi says:

    O, meglio, il cattivo è un “sistema”.

    appunto !!  Un sistema che si autoalimenta.

  8. 8
    Paolo Panzeri says:

    E se qualche big rocchettaro, magari non nostrano, proponesse un concerto di due serate magari al raduno mellico annuale?3000 persone per 50 euri medi darebbe 150.000 euri……. troppo poco da dividersi fra i vari, ma se le persone fossero di più………..penso basterebbe il doppio.Ormai è andata!

  9. 7
    Luca Visentini says:

    Non funziona sempre così, non c’è sempre il cattivo di turno dietro a queste cose. O, meglio, il cattivo è un “sistema”.
    Qui da noi nelle Dolomiti mi vengono in mente diversi esempi di opere dannose che si sono originate per l’ambizione anche di singole persone, di studi di progettazione, di ditte varie. Questi spulciano le leggi e i possibili finanziamenti comunali, regionali, transnazionali o europei (adesso con l’Unesco ancora di più). Poi vanno dagli amministratori inetti e li sollecitano. Questi altri, a loro volta, con la scusa che se rinunci al finanziamento non fai lavorare la gente e a cascata non ne traggono beneficio le famiglie, deliberano gli obbrobri.
    Penso alla strada forestale della Valsorda nel Latemàr, al Cristo Pensante sul Castellazzo, all’inutile bivacco sopra Garés, al nuovo bivacco Fanton sulle Marmarole, ad altre strade e piste ciclabili o per lo sci di plastica nell’Oltrepiave, eccetera, eccetera.
    Così come dietro all’ennesimo percorso attrezzato, alle croci traliccio, ai cippi, alle targhe, ai bolli rossi dappertutto, c’è spesso la vanità personale.
    E’ purtroppo il sistema.

  10. 6
    Alberto Benassi says:

    ragazzi ma questa è solamente una bella scusa per poi mettere le mani sulla Val di Mello.
    Un pezzetto alla volta per non dare tanto nell’occhio. Intanto fa questo, poi un pò più avanti, vorrà fare un’altro intervento.Piano, piano.
    Certi personaggi non hanno il minimo pudore e pur di trovare un sistema per mettere le mani sopra la Val di Mello, usano la scusa della disabilità, che la valle deve essere per tutti.
    Perchè non si preoccupano di una sanità per tutti?
    Certa gente non prova  vergogna.

  11. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    Io non ho velleità cosmonautiche, ma il Cerro Torre è il mio sogno.
    Che si fa per me? Una bella funivia fino in cima?
     

  12. 4
    dario enrietti says:

    anch’io vorrei fare il cosmonauta. mi dicono che ci sono problemi di natura fisica (ho 70 anni, magari patisco le brusche accelerazioni, magari ho problemi alle alte quote….) mi rassegno. non andrò oltre i 2000 metri. non pretendo che la terra mi sia adeguata!
     

  13. 3

    I progetti scellerati che hanno il solo obiettivo di monetizzare la natura vanno sabotati in tutti i modi! Prima diplomaticamente e civilmente, ma se questo non funziona bisogna fare la rivoluzione. E mica sarebbe la prima….

  14. 2
    Rocco Amato says:

    Parole di grande buonsenso che è ancora necessario ribadire.

  15. 1
    Carlo Crovella says:

    Esprimo condivisione e solidarietà per il contenuto del comunicato stampa in questione. Basta con la “nuova antropizzazione”: come per gli impianti da sci (circa i quali ho già espresso, anche in questo blog, il concetto per cui teniamo quelli esistenti, ma NON aggiungiamone di nuovi) allargo il concetto all’ambiente naturale nella sua estensione massima. 
    Pertanto non dico che si debbano distruggere opere umane già esistenti (strade, rifugi, ponti, sentieri attrezzati, etc), ma non aggiungiamone di nuovi, perché abbiamo saturato il plafond.
    Inoltre, ora come ora, aggiungere nuove opere e strutture significa effettuare degli interventi profondi che incidono sensibilmente sullo stato dei luoghi.

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