Vero e falso sul MES: un decalogo

Vero e falso sul MES: un decalogo
di Angelo Deiana (presidente di Confassociazioni)
(pubblicato su huffingtonpost.it il 1 luglio 2020)

Dopo mesi e mesi discutiamo ancora dell’ormai famoso MES. Con una domanda chiave che tutti si stanno facendo: vale la pena di usarlo? Un domanda semplice che richiede ulteriore chiarezza perché il MES è diventato il simbolo di tutte le fake news di questo mondo dove tutti dicono tutto e il contrario di tutto, prima di aver letto contratti (il MES è un contratto con una banca privata), norme, trattati. Ecco perché, dopo aver letto, scritto e approfondito in passato, proveremo a fare chiarezza definitiva con il sistema del vero o falso. Attendendo eventuali smentite fattuali e non posizioni ideologiche pro o contro.

1. E’ vero che la Commissione UE ha detto che il MES pandemico è senza condizioni preventive? 
VERO – Nella lettera di Gentiloni e Dombrovskis del 7 maggio 2020, si scrive che, per la nuova linea di credito pandemica, la Commissione limiterà il suo controllo sull’uso effettivo dei fondi di sostegno alla crisi pandemica per coprire i costi sanitari diretti e indiretti per cui non si effettueranno “missioni” (la Troika) in loco per affrontare eventuali difficoltà strutturali interne, oltre a quelle standard che si svolgono regolarmente nell’ambito del semestre europeo. 

2. E’ vero che prendendo a prestito il MES non ci sono altre condizioni successive a cui sottostare? 
FALSO – L’accordo sull’utilizzo delle risorse per finanziare i costi sanitari sarà libero ma, dopo l’emergenza dice “letteralmente” il documento dell’Eurogruppo “lo Stato membro dovrà rafforzare i suoi fondamentali economici e finanziari, in coerenza con il quadro di coordinamento e di sorveglianza economica e di finanza pubblica dell’Ue”. Il che vuol dire che potrebbe essere attuata la clausola della cd. “Allerta Rapida”. Se ci fossero infatti potenziali problemi nella puntuale restituzione o nella non coerenza con il Quadro UE, il MES potrebbe far scattare le condizionalità di rientro di cui al Trattato TwoPack.

Ovvero interventi della Troika per assicurare comunque il rientro dal debito attraverso strumenti simili a quelli della Raccomandazione 1/2020 della UE, e cioè: a) utilizzare entrate straordinarie (patrimoniale) per accelerare la riduzione del rapporto Debito/PIL; b) ridurre le agevolazioni fiscali e riformare i valori catastali; c) attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica.

3. E’ vero che, come viene affermato, il MES pandemico potrebbe essere usato per rinforzare la sanità del nostro Paese attraverso l’assunzione di medici e infermieri? 
FALSO – E’ vero che con i 36 miliardi del MES si potrebbero rinforzare le infrastrutture reali e digitali del sistema sanitario, anche attraverso la sostituzione di parte di spesa del Fondo Sanitario Nazionale (circa 117 miliardi di € per il 2020). Ma è falso che tale prestito possa rappresentare la panacea per assumere medici e infermieri o per finanziare borse di studio per gli specializzandi. Certo si potrebbe anche fare, ma si tratterebbe di spesa corrente da finanziare tutti gli anni, a meno che non ci sia fin d’ora la volontà di licenziare tutti i nuovi assunti durante il piano di rientro dal MES. L’alternativa per mantenerli è quella di aumentare le tasse oppure il debito. 

In questo contesto, sarebbe poi bello comprendere quali sarebbero i piani di investimento effettuati con le risorse del MES da Regioni già gravate da importanti Piani di Rientro sanitari (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sicilia), o commissariate da anni proprio sulle spese sanitarie (Calabria, Campania, Lazio, Molise). Ricordando in ogni caso che il vero problema della spending review sanitaria è quello della spesa farmaceutica, e non quello delle prestazioni sanitarie o degli stipendi, come racconta dettagliatamente il monitoraggio 2019 della Ragioneria Generale dello Stato (MEF). 

4. E’ vero che, come viene affermato, il MES pandemico potrebbe essere usato per rinforzare la scuola, anche attraverso l’assunzione di professori e personale di supporto?
FALSO – Anche qui è vero con il MES si andrebbero potrebbero assumere docenti e personale ATA a seguito degli effetti della crisi Covid19, ma si tratterebbe ancora una volta di spesa corrente da finanziare tutti gli anni. Senza dimenticare che la Fondazione Agnelli stima che, per effetto dell’inverno demografico del nostro Paese, perderemo 1 milione di discenti nei prossimi 10 anni e, allo stato attuale di circa 22 alunni medi per classe, circa 45mila aule. E dunque, come facciamo, nei 10 anni in cui restituiamo il MES, con la spesa corrente dei docenti e con le aule vuote? Licenziamo progressivamente tutti i nuovi assunti? Vendiamo tutti gli immobili, così come proviamo a fare inutilmente da anni con le caserme vuote?

5. E’ vero che i prestiti del MES hanno condizioni più convenienti di quelle attualemente esistenti per l’Italia inn accesso ai mercati? 
VERO – I prestiti MES hanno, nella scadenza decennale, un tasso annuo di 0,08%, un costo “una tantum” di attivazione di 0,25% e un costo annuale per la gestione di 0,005%. Contro un tasso medio dei nostri BTP di 1,35/1,50% e quindi con un risparmio medio annuo di 500 milioni di euro.

6. E’ vero che il MES è una società anonima di diritto lussemburghese e non restituisce gli interessi delle somme depositate? 
VERO – Il MES, per quanto istituito da un Trattato intergovernativo, è una società anonima di diritto lussemburghese con 186 dipendenti al costo medio di 177.000 euro all’anno ciascuno (Bilancio 2019 appena approvato). Inoltre, contrariamente a quanto fa la BCE che, quando compra titoli italiani restituisce gli interessi alla Banca d’Italia azzerando in tal modo il costo del debito, il MES chiede la restituzione degli interessi che inizialmente esso corrisponde per il deposito delle somme del nostro Paese, ad oggi circa 14 miliardi di euro.

7. E’ vero che chi gestisce il MES gode dell’immunità dai procedimenti giudiziari e che verbali e decisioni sono segreti? 
VERO – Nell’esercizio delle loro funzioni, il Presidente, i governatori e i loro vice, gli amministratori e i supplenti, l’amministratore delegato e gli altri membri del personale sono immuni da procedimenti giudiziari in relazione ad atti da essi compiuti nelle loro funzioni, e godono dell’inviolabilità rispetto ai loro documenti. Il che vuol dire che tutti i verbali e le decisioni del MES sono secretati rispetto a qualsiasi decisione giudiziaria e parlamentare del Paesi aderenti con un’unica eccezione: quella relativa ai 709 deputati del Bundestag che, sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale tedesca di Karlshrue del 2012, li fa accedere a tutti i documenti preclusi agli altri cittadini UE. La stessa Corte della recente sentenza sulla BCE.

8. E’ vero che il MES è un creditore privilegiato rispetto agli altri debitori del nostro Paese? 
VERO – I crediti MES, anche quelli della linea sanitaria, in base al Trattato istitutivo sono privilegiati nel rimborso (alla stessa stregua dei prestiti del FMI) rispetto al nostro normale debito pubblico. Questo vuol dire che il nostro restante debito diventerà “di secondo livello”, junior, subordinato. In altri termini, il nostro debito sarà come un appartamento che ha 2 livelli di ipoteche: una di primo grado per il MES e una di secondo grado per tutti gli altri.

9. E’ vero che il MES rappresenta un rischio potenziale per il rating del nostro Paese? 
VERO – Lo status di creditore privilegiato e la valutazione sulla solvibilità del debito pubblico obbligatoria nei compiti MES prima di concedere il prestito (equivalente alla valutazione del merito di credito che effettuano le banche) espongono il nostro debito al rischio che le agenzie di rating lo declassino da BBB- (attuale valutazione) a “non investment grade”, ovvero junk. Ma cosa significa se il nostro debito diventa junk? Qualcuno potrebbe dire: gli italiani che detengono circa il 63% di quel debito continueranno a comprarlo, junk o meno, in ottica solidale.

Purtroppo il nostro debito è detenuto solo per il 3% in forma diretta dai cittadini. La parte preponderante (circa 1400 miliardi di €) è invece nel portafoglio degli italiani attraverso strumenti come fondi, sicav, etf oppure banche che non possono per regolamento investire in obbligazioni senza rating (junk) e dovrebbero disfarsene. Se questo dovesse succedere, cosa potrà fare la BCEche già detiene più di 400 miliardi di € di nostro debito e che potrà comprare debito junk solo fino a settembre 2021?

10. E’ vero che nessun altro Paese ha chiesto il MES? 
VERO – Nessun Paese ha ancora richiesto il MES come se la richiesta fosse un segnale di debolezza verso i mercati e le agenzie di rating. Strano, vero? Se il MES è così conveniente e senza condizionalità, perché nessun altro Paese in difficoltà lo ha già chiesto o si sta coordinando con noi per chiederlo, visto che molti hanno tassi di interesse sul debito simili o, in qualche caso, peggiori del nostri? Perché non lo chiedono Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo? E’ vero che lo hanno già provato ma adesso è senza condizionalità. E perché non lo chiede la Francia se, sulle scadenze settennali, il tasso è addirittura negativo (meno 0,07)? Ai posteri l’ardua sentenza…

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Vero e falso sul MES: un decalogo ultima modifica: 2020-07-09T04:02:00+02:00 da Totem&Tabù

6 pensieri su “Vero e falso sul MES: un decalogo”

  1. 6
    Antonio Arioti says:

    Temo che sarà la solita italianata anche se spero vivamente di sbagliarmi.

  2. 5
    Umberto Vilfredo says:

    I conti da pagare arriveranno alla fine e nessuno può dire a priori come saranno. Però la cosa più importante non è decidere se accettare o meno i 36-37 miliardi di euro del MES, ma elaborare un programma di interventi sulla sanità in funzione del quale programma chiedere i soldi del MES. Altrimenti sarà la solita italianata: arrivano dei soldi senza uno specifico piano, quindi i soldi finiscono nelle solite e poche tasche, ma i conti finali li pagheranno tutti i cittadini.

  3. 4
    Alberto Benassi says:

    C’è solo una (irragionevole) ragione per non prendere il prestito del Mes: perché alla scadenza pensi di non poterlo rimborsare. Questo sì mi pare un modo per dare al mondo il messaggio di un Paese inaffidabile.

    Premesso che io non ci capisco nulla in queste cose, mi domando?
    se così fosse? che alla scadenza non saremo in grado di restituirlo il prestito?
    Mi sembra onesto oltre che sano porsi il problema di essere o non essere in grado di sostenere un debito di poterlo ripagare.
    E’ normale e giusto fare debiti solo perchè ci fanno delle buone condizioni?

  4. 3
    Salvatore Bragantini says:

    C’è solo una (irragionevole) ragione per non prendere il prestito del Mes: perché alla scadenza pensi di non poterlo rimborsare. Questo sì mi pare un modo per dare al mondo il messaggio di un Paese inaffidabile. E per incoraggiare Olanda & C. a diffidare di noi.
    La Grecia, dopo la terribile esperienza con la Troika, ha il riflesso pavloviano di rifiutarlo; per ora, perché poi lo prenderà, come dobbiamo fare, e faremo, anche noi. Non lo prenderà invece chi oggi paga interessi negativi, e lo può fare perché è ritenuto Paese affidabile. E torniamo al punto di partenza.

  5. 2
    Giorgio Daidola says:

    L’analisi di Deiana mi sembra ben fatta ed obiettiva, ricca di informazioni per capire un po’ meglio cosa è il MES e perchè di conseguenza si sono creati tanti dubbi sull’opportunità di accettare il famoso prestito al tasso del 0,13 % di questa società anonima lussemburghese legata mani e piedi alla Germania. In particolare, alla luce dell’articolo, ridurre il problema di convenienza al prestito del MES  ad un confronto sui tassi di interesse mi pare una ambigua limitazione. In ogni caso, se proprio lo si vuol fare, non credo sia necessario dare dell’alunno delle scuole elementari a un leader politico di cui non si condividono le idee, come fa il giornalista Mola nell’intervento n.1. Se, dicevo, questo confronto di tassi lo si vuol fare, è necessario farlo bene e con onestà, senza barare. Credo sia infatti chiaro a tutti, anche agli alunni delle scuole elementari, che i Paesi che possono avere prestiti a tassi negativi non sono interessati economicamente al prestito MES. Ma ce ne sono altri,  come la Grecia, stranamente non citata nell’elenco di Mola,  che per ora non lo chiedono, pur essendo in una situazione di convenienza economica che giustificherebbe il farlo. Come l’Italia. Anche Spagna e Portogallo con tassi di mercato vicini a quelli del MES non lo chiedono,  e se si leggono attentamente tutti i pro e contro elencati nell’articolo di Deiana, in particolare i punti 2, 8, 9 e soprattutto il punto 7,  si può giustificare il loro atteggiamento, senza necessità di rimandare alle scuole elementari i loro leaders. Chiudo esprimendo tutta il mio stupore misto ad indignazione leggendo al punto 6 di Deiani che il costo medio dei 186 dipendenti del MES è di ben 177.000 euro caduno. Per dei bancari direi che non c’è male.
     

  6. 1
    Emilio Mola says:

    Vabbè, questa è meravigliosa.
    Intervistato il 7 luglio 2020 su Rai3 da Bianca Berlinguer, Matteo Salvini, con l’eleganza e l’educazione che gli sono propri, a un certo punto prende e sbotta: “Se lei vuole il MES se lo prenda e se lo paghi lei”.
    Ora, a parte i modi da peracottaro con cui si rivolge alla conduttrice che gli ha solo posto osservazioni in maniera pacata e professionale (cosa a cui non è evidentemente abituato) è interessante proprio da un punto di vista tecnico la frase: “Il MES se lo prenda e se lo paghi lei”.
    E per un semplice motivo: il MES è gratis. Non c’è proprio una mazza da pagare. Al massimo, da pagare c’è, se rinunciamo al MES.
    Spieghiamoci meglio.
    Ammettiamo che i 37 miliardi che servono immediatamente all’Italia per affrontare le spese dell’emergenza Covid, li prendiamo in prestito dai mercati come vuole Salvini, anziché dal MES.
    (dalla pagina facebook di Emilio Mola, 8 luglio 2020, ore 6)
    Per farlo dovremmo emettere ad esempio 37 miliardi di BTP a 10 anni, il cui costo per l’Italia è dell’1,3%. Vuol dire che, per farci prestare questi soldi dai mercati anziché dal MES, dovremo pagare ogni anno circa 400-500 milioni di interessi. Ogni anno, per 10 anni. Soldi che potremmo dare agli italiani, ma che Salvini vuole regalare a banche e mercati.
    Se prendessimo invece questi soldi dal MES, essendo il tasso del MES dello 0,1%, significa che all’Italia il MES costerebbe appunto praticamente zero. Ovvero 4-5 miliardi in meno rispetto al prestito voluto da Salvini.
    Di più: se i soldi li prendessimo dal MES a 7 anni anziché 10 i tassi sarebbero perfino negativi. Per cui sarebbe addirittura il MES a dare interessi all’Italia e non il contrario.
    Quindi da un punto di vista proprio tecnico siamo noi che dovremmo dire a Salvini: “Se non vuoi il MES gli interessi pagali tu”. Perché dire il contrario significa essere o ignoranti o in malafede.
    A margine, sempre in quel meraviglioso intervento, Salvini ha osservato che se tutti i paesi hanno detto di No al MES, un perché ci sarà.
    Il perché, caro fenomeno dell’economia, è che agli altri Paesi il MES non conviene perché a differenza nostra riescono già a finanziarsi sui mercati a tassi prossimi allo zero se non addirittura negativi.
    Prendiamo i tassi d’interesse di un finanziamento a 7 anni. Per l’Italia questo tasso di interesse è pari a +0,8%.
    Austria: -0,4% (notare il segno meno); Belgio: -0,3%; Francia: -0,37%; Germania: -0,6%; Irlanda: -0.2%; Olanda: -0,47%; Portogallo: 0,1%; Spagna: 0,1%; Italia: 0,8%.
    Bisogna quindi avere serissime difficoltà con la matematica delle scuole elementari per non capire che gli altri Paesi non chiedono il MES perché semplicemente già pagano tassi bassissimi sul mercato (o addirittura negativi!), mentre noi sul mercato paghiamo tassi tra i più alti di tutti.
    Matteo è più grande 0 o 0,8? Dai che se ti applichi ci arrivi su.
    Scuole elementari Matteo, elementari.

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