Una vita d’alpinismo – 20 – Corrispondenza con Reinhold Messner – 2

Una vita d’alpinismo – 20 – Corrispondenza con Reinhold Messner – 2 (2-2) (AG 1969 – 09)
(lettere del 1969, da Un alpinismo di ricerca e inedite)

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort**, disimpegno-entertainment***

Padova, 19 gennaio 1969
Caro Alessandro!
Grazie per la tua cartolina. Mi mancava il tempo per risponderti a lungo perché ieri ho avuto un compitino di meccanica razionale, per il quale dovevo studiare.
Nel frattempo ho anche saputo che sei socio del nostro club, il Bergland-Wien. Sono contento!
Poi, qualche parola sulla Philipp al Civetta. Sicuramente hai ricevuto la mia lettera che ti ho scritto prima di Natale. Noi il 26 dicembre ci siamo andati, abbiamo parlato con Livio (De Bernardin, il custode del rifugio Tissi, NdA) e due giorni dopo siamo andati al rifugio. Per la neve fresca in stile classico la parete non era possibile. Siamo ritornati a casa.

Mi chiedevo perché non sei venuto ad Alleghe. E te lo domando ancora. Ho saputo poi che stavi in Brenta qualche giorno. Via delle Guide! Dimmi come erano le condizioni. Quanto tempo ci avete messo, in quanti eravate. La via delle Guide è una bellissima invernale, fatta in stile classico però.

Intanto al Philipp non penso. E’ nevicato troppo. Con qualche settimana di vento però sarà possibile farla. Io spero soltanto di poter vederla fare in stile classico. Sì, sarei contento di poter partecipare, ma ci sono gli esami. Se alla fine di febbraio/inizio marzo sono libero per qualche giorno avrei intenzione di vedere un’altra meta. Prima ti scrivo. Spero che puoi venire.

Poi un’altra cosa. Siccome tu vuoi diventare giornalista ti è forse facile trovare su giornali (vecchi specialmente, Badile, Bonatti, Colibrì…) come il Gazzettino, la Gazzetta dello Sport e altri. Articoli che trattano le maggiori imprese alpinistiche degli ultimi anni. Forse riesci anche a sapere gli importi dei contratti fra editori e alpinisti. per esempio vorrei sapere quanto Walter Bonatti ha ricevuto per l’articolo sulla Nord del Cervino e quando ha fatto il contratto con Epoca. Se riesci a sapere qualcosa ti prego di dirmelo.

Sarei contento se tra qualche anno esisterà un giornalista che s’intende di ciò che scrive. C’è bisogno di un tale uomo. Voglio spiegare quest’idea in un articolo che devo fare per Alpinismus. Uscirà in settembre. Spero che tu mi aiuti. Devo prepararmi per l’esame di geometria, adesso. Saluti, Reinhold.

Ho risposto punto per punto il 27 gennaio 1969, ma non ho fatto copia. Nel frattempo su Famiglia Cristiana era uscito un articolo a firma di Gian Paolo Ormezzano sull’alpinismo di questi anni. Tra l’altro si ac­cennava a me come il ridicolizzatore dell’impossibile…

Marzo 1969. Andrej Mróz sul Philipp del Civetta, tentativo. Mentre noi chiacchieriamo, gli altri agiscono… Foto: Janusz Kurczab

Padova, 29 gennaio 1969
Ti saluto Alessandro, ridicolizzatore dell’impossibile!
Mi hai detto che sei per un alpinismo vero. Adesso lo so! Siccome stai con la testa in giù devo capovolgere tutti i tuoi pensieri per averli come li pensi tu. Perché non mi dici esatta­mente quanto hai guadagnato facendo la Nord-est del Badile? Perché Bonatti non dice quanto ha preso per la Nord del Cer­vino? Perché non mi rispondi?
Mi hanno portato oggi la Famiglia Cristiana. Mi vergo­gno. L’alpinismo è finito? Davvero in Italia hanno perduto la meta.

Tu che hai le idee chiare, perché non rispondi al signor Gian Paolo Ormezzano (scommetto che è un tuo amico il qua­le però non ha le idee chiare!)? Perché non scrivi una let­tera alla “Famiglia cattolica” per chiarire le cose? Devo far­lo io?

Se non dovessi fare esami adesso, scriverei. Gente che non s’intende mangia tutto, anche le imprese sensazionali di certe persone le quali l’alpinismo non sanno fare. Saluti, Reinhold

NB. Se hai aiutato G.P.O. a fare questo articolo, ti con­siglio di mandarlo anche ad Alpinismus. Così tutti noi al­pinisti tedeschi possiamo ridere. Adesso a Carnevale starebbe be­ne un lavoro simile. Forse hai paura delle critiche, ma perché? I preti di alpinismo non s’intendono, perciò non possono neanche criticare.

Mi dispiace di non aver fatto copia della mia lettera di risposta. In ogni caso, dalla successiva lettera di Reinhold, qui sotto riportata, si può facilmente capire il contenuto della mia replica.

Marzo 1969. il bivacco di Janusz Kurczab e Andrej Mróz al Philipp del Civetta, tentativo. Foto: Janusz Kurczab

Funes, 8 febbraio 1969
Caro Alessandro, ieri ho fatto l’esame di Geometria, subito dopo sono andato a casa. Resto per una settimana e poi di nuovo vado a Padova. Oggi nevica di nuovo. Con queste condizioni non è possi­bile fare invernali. Le Odle sembrano montagne di ghiaccio.

Scusami per l’ultima mia lettera. Sono contento che tu non hai saputo niente di quell’articolo. Forse farai tu un articolo lungo come quell’altro, per dire la verità. Forse hai ragione quan­do dici che non ha senso rispondere con lettere di protesta. Ma secondo me gente del genere è sempre esistita. Si distin­guono i tempi a seconda che vengano (tipi come G.P.O.) derisi o applauditi.

E poi l’alpinismo vero o falso. Esiste? Nei tuoi articoli dici con tanta chiarezza che cosa vale di più e che cosa vale di meno. Mi scrivi e mi piacciono i tuoi pensieri. Non applau­disco però per tutte le tue imprese. Tu mi scrivi che sul Croz­zon (via delle Guide) siete andati senza lasciare le corde fisse. Il Crozzon bisogna farlo in stile classico, altrimenti… Poi ho letto sul Berkgkamerad «… sul Crozzon hanno messo le corde fisse. Si sono decisi per lo stile spedizione...». Che cosa è la verità? Lotto per la verità, per i veri valori dell’alpinismo.

Forse noi tutti e due cerchiamo lo stesso. L’unico modo per capirci del tutto: dobbiamo fare qualche impresa assieme. Peccato che adesso il mio tempo è stretto. Se ho qualche set­timana libera e se fa bel tempo in quei giorni ti scrivo. La via delle Guide… Saluti, Reinhold

Milano, 14 marzo 1969
Caro Reinhold, tutto l’inverno abbiamo atteso un periodo di bel tempo con anche un po’ di buone condizioni, e abbiamo atteso in­vano. Scartata a priori l’idea del Philipp, mi sono gettato sulla via delle Guide, dove senz’altro sarei riuscito, se non ci fosse stato quel freddo direi eccezionale. Dopo dicembre sono ve­nute delle nevicate pazzesche (lo saprai meglio di me), e quin­di ho abbandonato anche l’idea della via delle Guide. Non così Gianni Rusconi, il quale era deciso a farla a tutti i costi, e c’è riuscito. A tutt’ora non so con quali mezzi sia stata fatta di preciso, e con che metodo. So solo che la via era completa­mente attrezzata fino alla cengia, quando loro sono partiti da Lecco.

Prima di partire mi hanno telefonato per invitarmi ad andare con loro. Ma io non sono andato, perché la via mi sembrava (quest’anno) impossibile con il metodo tradizionale. E quindi li ho lasciati partire, senza alcun rimpianto. Con il mio amico Leo Cerruti, di Milano, ci siamo diretti a qualcosa di più fattibile, e di meno impegnativo, la via dei Ragni al Grand Ca­pucin. Ne è risultata una bella avventura. Quando sono tornato, nel frastuono della stampa, radio e televisione, appena ho sen­tito che i Rusconi, Lanfranchi e Chiappa ce l’avevano fatta, ti dirò la verità, tutta la gioia che avevo dentro di me è com­pletamente svanita. E non perché me l’abbiano «fottuta», ma per­ché è per me un grande dispiacere capire di aver sbagliato a giudicarla impossibile. Tu mi dirai: d’accordo, ma se l’hanno fatta con sistema spedizione, tu non ti sei mica sbagliato! E invece, forse, non è vero. Chissà che, andando là, non avremmo potuto anche farla! Comunque ora sono passati due giorni e comincio già a non pensarci più tanto. In fin dei conti ce ne sono degli altri di problemi. Inoltre, quei quattro sono anche miei amici, e quindi sono contento per loro. Quattro volte, quest’inverno, erano andati su, e la fatica che hanno fatto la sanno solo loro.

Ti vorrei chiedere un grosso favore. Traducimi questo ar­ticolo in tedesco e spediscilo ad Alpinismus. So che ti por­terà via del tempo, ma io qui non so proprio come fare a tra­durlo! Fotografie neanche una, purtroppo, perché in parete abbiamo perso la macchina fotografica. Ho anche saputo che hai fatto una conferenza a Padova. Potevi telefonarmi o scrivermi, sarei venuto! Con questo ti saluto. Alessandro

Funes, 1 aprile 1969
Salve Alessandro, ho tradotto il tuo articolo. Sto ancora aspettando la risposta da Toni Hiebeler. Spero sia disposto a metterlo su Alpinismus. Altrimenti lo mando a un’altra rivista tedesca. Sono sicuro che da qualche parte lo pubblicano. Peccato che non hai fotografie.

Questa settimana sono stato a Innsbruck a una conferenza e ho conosciuto Hias Rebitsch, uno dei più grandi arrampicatori in libera tra le due guerre. E’ un uomo formidabile.
Ti prego di completare la lista, la quale allego a questa lettera, e di mandarla a Biely. Gli fai anche piacere se gli mandi il tuo nuovo indirizzo.
Come ti trovi a Milano? Vai spesso in Grigna? Da noi nelle Dolomiti c’è ancora molta neve. Quest’anno dovremo aspettare a lungo. Saluti, Reinhold.

Funes, 13 aprile 1969
Caro Sandro, Hiebeler mi ha risposto. E’ disponibile a pubblicare il tuo articolo, solo gli servono delle fotografie. Hai forse qualche diapositiva? Così lui può fare stampa in bianco&nero. Rispondi tu a Hiebeler, se hai qualcosa mandala.

Hiebeler si scusa per l’errore commesso negli ultimi numeri di Alpinismus. Si è accorto adesso che tu non figuri più tra i collaboratori: una svista, dice. Ti metterà di nuovo, almeno speriamo. Intanto se ne sta negli Stati Uniti. Tu come stai? Fino alla fine di giugno io sto a Padova. Poi ho intenzione di andare in montagna per un mese. Saluti, Reinhold.

La parete nord-ovest del Civetta in veste pienamente invernale

Milano 15 aprile 1969
Caro Reinhold, ti ringrazio per la tua velocissima traduzione e per il tuo interessamento. Ho sentito che hai tenuto una conferenza in italiano a Padova. Potevi avvertirmi, sarei senz’altro venuto a sentirti. Ho pensato, insieme con i miei amici del GAM-Uget Torino, che potresti venire, ottobre prossimo, a Torino, a tenere la tua conferenza. Tu sei disposto? Cosa chiedi? Vorrei anch’io conoscere Hias Rebitsch. Dev’essere veramente un grand’uomo. Io lo paragonerei solo a Vinatzer. Non ti sembra che siano tutti e due modesti allo stesso modo?

Per quanto riguarda Biely, provvederò senz’altro. A Milano mi trovo molto bene, riesco a mantenermi, il che non è poco. Sabato scorso sono andato in Apuane a ripetere una via che ha appena 15 giorni di vita e già 4 ripetizioni. Ti puoi già immaginare che tipo di via sia. Chiodi a pressione senza pietà, in linea diritta, fino alla vetta. Lo strano è che il capocordata dei primi salitori lo conosco molto bene, e se c’è uno che arrampica bene in libera è proprio lui. Non ho mai visto uno che superi con quella facilità i passaggi e tiri più tremendi in libera. Eppure ha la mentalità che tu tanto giustamente critichi nel tuo Assassinio dell’impossibile. La schifosa mentalità di tirare diritto ad ogni costo, fregandosene delle possibilità naturali che la roccia offre, a pochi metri. Io queste cose gliele ho dette, e penso mi abbia capito. Mi ha dato ragione perché ha molta stima di me. Forse il 25 aprile vado a fare la via vecchia sulla Scotoni. Complimenti per il Premio Primi Monti! Ciao, Alessandro.

Milano, 28 maggio 1969
Caro Reinhold, come ci eravamo ripromessi, Leo Cerruti ed io siamo ritornati alla Cima Scotoni, e questa volta, più allenati, l’abbiamo fatta. Si tratta indubbiamente di una via molto dura, molto in arrampicata libera. E’ molto importante per noi alpinisti moderni sapere quale fosse il limite raggiunto venti, trenta anni fa. Siamo usciti in cima alle otto di sera, dopo tutta una giornata senza la minima tregua, il 24 maggio. Mi servirebbe sapere la data in cui tu e i tuoi campagna l’avete fatta nel 1967. Poi mi servirebbero i tuoi seguenti giudizi:
1) In Dolomiti, tra le ripetizioni che tu hai effettuato, qual è quella che presenta i passaggi più difficili (nota bene, non parlo di impegno generale, parlo dei soli passaggi)?
2) In Dolomiti, tra le tue prime ascensioni, quale presenta i passaggi più difficili?
3) In Dolomiti, tra le salite di cui tu hai sentito parlare, quale presenta i passaggi più difficili?
4) In Dolomiti, infine e secondo te, qual è la via che presenta i passaggi più difficili?
Io non credo che tu mi dia quattro risposte diverse. Senz’altro qualcosa coinciderà. Per cui ti prego di mandarmi anche una relazione, se non ti faccio perdere troppo tempo, di quelle vie.

Funes, 10 luglio 1969
Caro Sandro, sono stato nelle Ande per sei settimane. Per questo il ritardo a rispondere. Eravamo in sette (sei alpinisti + un medico): Otto Wiedmann (capo), dr. Raimund Margreiter, Sepp Mayerl, Peter Habeler, Egon Wurm, Heli Wagner e io. Abbiamo fatto tre prime. Assieme a Peter Habeler (27 anni) ho potuto fare la prima ascensione alla parete est (direttissima) dello Yerupaja 6634 m. Una parete meravigliosa. Nelle Alpi non ci sono pareti di ghiaccio tanto ripide e tanto lunghe. Sepp Mayerl ed Egon Wurm hanno fatto la prima assoluta del grande pilastro sud-est dello Yerupaja, tentato più volte da Malcolm Slesser. Poi Habeler ed io abbiamo fatto ancora la parete sud-ovest dello Yerupaja Chico (1a assoluta). Anche Riccardo Cassin era in zona. Non so se hanno potuto fare la parete ovest dello Jirishanca 6126 m.

Congratulazioni per la Scotoni! E’ veramente una bellissima via. Noi l’abbiamo fatta il 4 luglio 1967, in 12 ore. E’ vero che Janusz Kurczab e Andrej Mróz hanno fatto la prima invernale quest’anno? [Kurczab e Mróz fecero nel marzo 1969 la prima invernale della via Dibona, non della via Lacedelli (o degli Scoiattoli), NdA].

Siccome parto fra poco, ho molta fretta nel rispondere alle tue domande:
1) devo citare più vie, non posso fissarmi su una! Philipp al Civetta, dove ora c’è il chiodo a pressione; Torre d’Alleghe, parete nord, placche in libera!; Via dell’Ideale in Marmolada (forse perché abbiamo fatto quasi tutto senza chiodi!); Stevia, via Vinatzer, tutta la fessura, friabile, libera; Cima Scotoni, passaggio dove ho dovuto mettere il cordino (che tu avrai trovato lì) alla fine della zona gialla; Pilastro Monte Cavallo, via Livanos: dopo il terzo tetto nella seconda parte (mi mancava un cuneo di legno).
2) Pilastro del Monte Cavallo: due passaggi in libera.
3) Philipp al Civetta; Vinatzer alla Marmolada, Carlesso e Cassin alla Torre Trieste, Furchetta via Vinatzer.
4) Non conosco tutte le vie, non posso rispondere. Potrei parlare con te su questo ultimo punto. Hai ancora voglia di andare al Cervino? In agosto potrei venire con te (se vuoi, naturalmente). Saluti, Reinhold.

Milano, 20 settembre 1969
Caro Reinhold, ti scrivo per varie ragioni. Prima di tutto per dirti bravo per la magnifica tua solitaria al Philipp. Hai compiuto un’impresa tra le più grandi della storia dell’alpinismo, di cui parlerò a suo tempo in tutte le riviste che potrò. E’ troppo una cosa importante! Poi volevo dirti che a Genova ti vorrebbero per una conferenza ai primi di febbraio. Dovresti comunicare se sei disponibile, quanto vuoi, l’argomento della tua chiacchierata, a questo indirizzo: Vittorio Pescia – STILFAR – via XII Ottobre – Genova.

Poi volevo chiederti se avevi voglia di tradurre per Alpinismus un mio articolo sulla solitaria del Monte Rosa. Ancora volevo chiederti come devo comportarmi con i pagamenti all’abbonamento di Alpinismus. Li devo pagare o no? Io finora non ho pagato una lira.

Comunica infine ad Alpinismus che io ricevo attualmente due copie per numero. Una a Genova, e una a Milano. Desidererei, per amore dell’ordine, riceverne solo una, in via Castelfidardo 8 – 20121 Milano, con tanti ringraziamenti. Dovresti anche raccontarmi, in breve, le tue solitarie di quest’anno.

Milano, 31 ottobre 1969
Caro Reinhold, come va? Qui si tira avanti. Sono andato a Chamonix per comprare dei chiodi Charlet-Moser, che qui in Italia non ci sono, appositamente per il Philipp. Noi tre, Calcagno, Cerruti ed io, siamo sempre più decisi a tentare e naturalmente contiamo sulla tua presenza, come mi hai detto al Festival di Trento. Aspetto una tua risposta e conferma. Tu dovresti occuparti del Sanddorn, che qui a Milano non riesco a trovare. Per i sovrapantaloni imbottiti, non ti preoccupare, te li procuro io, devi solo comunicarmi la tua taglia. Dovresti elencarmi tutta la roba che secondo te è necessaria, molto precisamente. Così possiamo provvedere in tempo. Altrimenti finisce che ognuno porta quello che ha e ci troviamo a Listolade o Alleghe a decidere quale chiodo sia meglio portare. Mi raccomando l’elenco preciso, secondo la tua esperienza.
Altre faccende spicciole: ora
Alpinismus mi arriva solo a Genova, mentre invece vorrei che mi arrivasse a Milano. Hai tradotto i miei due articoli? Li hai dati a Tonii Hiebelker? Novità? Cari saluti, Alessandro.

Milano, 13 novembre 1969
Caro Reinhold, d’accordissimo per le condizioni normali. Ma cosa intendi tu per condizioni normali? Non pretenderai che non ci sia neve o freddo? Certo, non ci deve essere neve fresca.

Comunque, anche senza portare niente di speciale, occorrono i sovrapantaloni imbottiti. Tu non conosci i nostri, ti garantisco che non sono assolutamente ingombranti. A quelli comunque ci penso io, e non mi preoccupano. Quello che vorrei stabilire con te è invece il numero dei chiodi (non tanti) e il loro tipo. Il numero dei moschettoni, ecc., proprio come faremmo se io abitassi sotto di te.  Non ci si può ridurre a farlo all’ultimo momento. Purtroppo però per Natale non può andare.

So che per te sarebbe un gran pasticcio per febbraio con gli esami. Ma Gianni Calcagno a Natale e Capodanno proprio non può, e cosi anche Leo Cerruti. Non puoi proprio avere un po’ di giorni a febbraio o fine gennaio? Io non mi preoccuperei per le altre cordate. Primo non è detto che la facciano, e se la fanno noi cambiamo meta. Ce ne sono ancora tante di pareti e creste! Al momento comunque vorrei veramente avere la lista completa e particolareggiata di ciò che tu porteresti su. Salutoni, Alessandro.

Funes, 21 novembre 1969
Caro Alessandro, ringraziando per la tua lettera voglio subito elencare il materiale necessario per il Philipp. Sono però deciso come prima ad attaccare a Natale, sempre se le condizioni sono buone. Intendo: non neve fresca, poca neve all’inizio della via. Altrimenti direi di aspettare marzo: secondo la fisica, la neve si scioglie anche d’inverno.

D’accordo con i pantaloni imbottiti. Chiodi: 20 (grandi, tipo Cassin), 10 (americani, tipo a U), 10 speciali (piccoli, sottili, ecc.), 10 (misti, da lasciare in parete); chiodi da ghiaccio: 5 viti (Stubai, tre misure), 2 viti (Marwa), 2 normali da ghiaccio; piccozza, una sola; ramponi, due paia; moschettoni: 20-25 per cordata; corde: una da 100 m, 3 corde normali; staffe: due per ciascuno. Il resto del materiale è quello solito. Logico che bisogna portare un fornello, ecc.

Una domanda molto importante: avresti voglia di lavorare, no, meglio, di organizzare una scuola di alpinismo? E’ tempo ora di fare una cosa del genere anche in Italia. In Austria ne esistono dodici, in Svizzera tre, in Norvegia due, in Germania tre, ecc. Forse è meglio fare più di una scuola, una specie di Alpincenter. In Norvegia tutti i professori di ginnastica devono obbligatoriamente partecipare ad uno dei corsi, devono fare un esame sulla materia “alpinismo”. In Austria tra poco sarà così. Ti ho fatto due esempi.

Poi ci sono tutti i test da fare sul materiale. Sarebbe un lavoro davvero interessante per noi. Esiste una scuola alpina a Innsbruck che lavora con quaranta guide circa. Che ne dici? Mi piacerebbe lavorare e organizzare assieme a te.

Per il 1970 c’è però un ostacolo. Vado al Nanga Parbat in aprile. La via del versante Rupal sarà la più alta via del mondo (4500 m). Sarà molto difficile farla. La speranza c’è. Pensaci, all’Alpincenter! Saluti, Reinhold.

Funes, 6 dicembre 1969 (cartolina)
Caro Alessandro, ho provato più volte a telefonarti oggi. Non c’eri. C’è molta neve adesso, se non tira un vento forte Natale è troppo presto. Sei disposto di aspettare gli ultimi giorni invernali per il Philipp? Sarei libero il 18, 19, 20 e 21 marzo. Penso che serva una corda da 100 m e due corde per cordata (100 m + due corde per tutti e quattro). Saluti, Reinhold.

Milano 10 dicembre 1969
Caro Reinhold, ho ricevuto la tua cartolina. Per Natale te l’ho detto, Leo e Gianni non possono. Io solo potrei, ma non credo che in due convenga andare. Sappimi dire qualcosa a questo proposito, altrimenti resta inteso che andiamo il 18, 19, 20 e 21 marzo. Ma se per quella data fa brutto tempo o le condizioni sono cattive? Io ti posso assicurare che, se non andiamo per Natale, noi non andremo al Philipp senza di te, cioè ti aspettiamo per marzo. Nel frattempo vedremo di fare qualcosa nel gruppo del Bianco.

Sovrapantaloni: li ho già, anche per te, taglia 48, che ti va bene senz’altro.

Rispondimi subito al più presto se per Natale tu puoi tirare fuori altri compagni. E poi tienimi informato sulle condizioni. Prendi nota del mio nuovo indirizzo:
via Cavezzali, 13/1 Milano. Cari saluti, Alessandro.

Funes, 15 dicembre 1969
Caro Alessandro, sta nevicando di nuovo. Penso che per Natale non c’è da preoccuparsi per il Philipp. Così proporrei di aspettare gli ultimi giorni dell’inverno, come si era detto, perché prima non posso. Se sarà possibile all’ultimo momento, magari ne approfittiamo. T’informerò. Troveremo molta fresca, se va avanti così.

Anche io forse vado a fare qualche salita di allenamento durante le vacanze natalizia. Dopo non mi resta altro che la domenica. Bisogna fare una salita per poter attaccare poi la Civetta. Penso di fare una via lunga, non troppo difficile. Ho intenzione di farla nei primi giorni del 1970. Per i compagni non ci sarebbero difficoltà, al contrario della neve fresca, che quest’anno cade ogni settimana.

Per Natale ti mando auguroni e se per il Philipp sento la necessità ti mando un telegramma. Saluti, Reinhold.

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Una vita d’alpinismo – 20 – Corrispondenza con Reinhold Messner – 2 ultima modifica: 2018-03-31T05:27:03+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Una vita d’alpinismo – 20 – Corrispondenza con Reinhold Messner – 2”

  1. 4
    LUCIANO RATTO says:

    BELLISSIMA ED OPPORTUNA QUESTA TUA RIPRESENTAZIONE DEL DIALOGO CON MNESSNER

    COMPLIMENTI E GRAZIE

     

  2. 3
    Andrea says:

    Secondo capitolo di una bella storia alpinistica, raccontata come se fosse quasi in diretta!! Bellissimo!

  3. 2
    Andrea P says:

    Davvero molto interessante. Grazie Alessandro per la condivisione! I problemi pratici relativi all’organizzazione non sono cambiati poi molto, se non nel tempo impiegato per gli accordi che per altro erano straordinariamente rapidi in tempi di posta e non di e-mail…
    Bella la stima reciproca fra voi due e la passione, il sacro fuoco vissuto alla ricerca della purezza e dell’onestà nella realizzazione dell’impresa. Ciao, grazie ancora.

    PS: ma alla fine si è saputo quanto Walter ha preso per l’articolo sulla nord del Cervino?  🙂

  4. 1
    Giancarlo Venturini says:

    Dialoghi..e Cartoline..!  leggere il tutto e bellissimo, tra due grandi Amici e Alpinisti. di cui la Storia ” parla da sola..! Saluti e Auguri..Alessandro “…..

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