Weekend a Caramanico Terme

Weekend a Caramanico Terme

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Con Guya in treno scherzavamo: senza avere idea di cosa in realtà fosse la Casa del Lupo, la foresteria che il Parco Nazionale della Majella mette a disposizione degli ospiti, ed essendo pieno inverno con neve prevista e freddo intenso, quando al Nord invece splendeva un sole quasi innaturale, scherzavamo sul freddo che anche questa volta l’avrei costretta ad affrontare: “la solita Siberia, mai una volta in terre calde e marittime (per Siberia lei intende sempre un misto di lager staliniano e freddo polare-continentale)!”.

A Caramanico Terme (CH), appena la Range Rover del Parco ci deposita verso le 14 di sabato 23 febbraio 2019 davanti al grazioso complesso degli uffici, dell’accoglienza e della foresteria, un gelo condito da un vento freddo e grigio ci fa desiderare di entrare al più presto nella stanza a nostra disposizione. Che si rivela carinissima, funzionale… e mostruosamente riscaldata, con l’impossibilità fisica di regolare la temperatura. Siamo costretti a spalancare le finestre! Fuori nevischia e probabilmente siamo a 0°.

Il Monte Marsicano al tramonto. Foto: Marco Pantanella.

Dopo quattro chiacchiere al bar con due degli organizzatori di Majella, l’Altra Neve, Maurizio Monaco e Marco Carafa, l’amico Luciano Pellegrini ci preleva per una visita del tutto fuori programma ad Alina (vedi https://www.gognablog.com/alina/). A non molti km di distanza, in Valle Giumentina, situata fra i comuni di Abbateggio (PE) e Caramanico Terme, nel Parco Nazionale della Majella, c’è una pastora di 37 anni che con il marito Paolo accudisce un gregge di pecore e capre. Il suo nome è Alina, nata a Iasi in Romania. E’ una donna coraggiosa, produttrice anche di ottimi formaggi, ricotte, primo sale e pecorini. Un’allevatrice che ha chiesto in assegnazione lo stazzo comunale di proprietà del comune di Abbateggio, per destinarlo alle pecore, capre, asini e cavalli.

Luciano, munito dei suoi occhiali dalle lenti gialle, ci guida allo stazzo: con noi c’è anche il suo amico Francesco Giannini, un magro, allampanato e barbuto signore piuttosto silenzioso che invece in serata, complice l’allegria del buffet, si rivelerà molto socializzante e desideroso di rivelarci gli esiti dei suoi studi e delle sue ricerche sui tanti nomi e toponimi della Majella, tutti legati ad antiche leggende e in genere rimandanti a un significato ben diverso da quello letterale.

Foto: Marco Pantanella

La visita ad Alina è istruttiva, semplice ed essenziale, a suo modo indimenticabile: sei ore prima aveva fatto nascere un agnello ed è con lui in braccio e con gli occhi truccati che lei si presenta per salutarci. Intorno gatti (funzionali nella guerra ai topi) e cani (solo uno legato) ci mostrano la loro curiosità nel freddo siberiano che ci circonda. Le capre e le pecore si addossano a una balla di fieno, l’agnello appena nato sembra essere un piccolo pupazzo inerte nelle forti braccia di Alina, rossa in viso e coperta da una tuta mimetica e chissà quanti strati di maglia sotto. Tra lei, il marito Paolo e Luciano c’è grande confidenza, il dialogo si svolge a battute su questioni note solo a loro, ma dopo un po’ riusciamo a entrare anche noi nelle problematiche di questa coppia indubbiamente lontana dall’essere in regola ma di certo per nulla favorita, né dalle istituzioni che la perseguitano né dagli altri pastori che remano contro in ogni modo, lecito e illecito. Siamo ai margini di una vita civile qui e, per quanto riguarda le condizioni igieniche, un po’ oltre.

Alessandro Gogna, Alina e Guya Spaziani. Foto: Luciano Pellegrini.

E’ a malincuore che dobbiamo ritornare a Caramanico, l’inizio di Majella, l’Altra Neve è previsto alle 17.30 all’ex-Convento secentesco delle Clarisse: una serata dedicata alla Majella innevata.

Majella, l’Altra Neve è alla sua quarta edizione, è una iniziativa del Parco Nazionale della Majella, con il patrocinio di Legambiente, ed è nata con lo spirito di promuovere le attività sportive invernali sostenibili, legate alla neve.

Partita come educational rivolto ad operatori turistici, guide, operatori del Parco, il progetto, da quest’anno ha subito una evoluzione, avendo rivolto a tutti le attività proposte e rendendo una serata come questa, non solo un’occasione di condivisione di tematiche importanti legati al mondo della neve, ma anche una serata con elementi di carattere culturale.

Ciaspolata sul Monte Rotella. Foto: Angelo Monti.

Nei tre giorni dell’evento, ieri, oggi e domani, il Parco propone otto diverse tipologie di attività sulla neve: con le ciaspole, con gli sci, con le fat bike, con lo snow kite, a cavallo, con professionisti del settore ed operatori del Parco, per quanti vogliono avvicinarsi alla montagna d’inverno. E questa sera sarà un momento di riflessione comune sull’idea di montagna e sul rispetto ad essa dovuto.

Questo è quanto ci dice subito Luciano Di Martino, il Direttore facente funzione del Parco. I “saluti” che seguono questa breve introduzione sono sintetici ed espressivi: parlano Claudio d’Emilio, Presidente Vicario del Parco Nazionale della Majella, Alessandro d’Ascanio, Presidente della Comunità del Parco Nazionale della Majella. Mi piacciono particolarmente le sentite parole di Simone Angelucci, Sindaco del Comune di Caramanico Terme, che ci fa ritrovare per una volta, in un discorso politico, le ragioni fondanti del nostro vivere insieme alla ricerca di una montagna che sia madre e non bene da consumare.

Sono schierato in prima fila ed è la volta di Livia Mattei. Questo Colonnello del Raggruppamento Carabinieri Parchi, nella sua elegante divisa, ci fa sognare quell’efficienza che ci si deve aspettare dalle funzioni e dai compiti di vigilanza dei Carabinieri Forestali. E’ fuori di dubbio che il suo fascino femminile incanta la platea, ma lei non ci gioca su, evidentemente abituata a non confondere la sua natura con la sua professione.

Il Monte Amaro. Foto: Marco Pantanella.

Giunge solo ora la presentatrice, la giornalista RAI Roberta Mancinelli, che dopo essersi scusata per un ritardo di cui non ha colpa, invita Maurizio Monaco, tecnico del Parco Nazionale della Majella, a presentare nel dettaglio le attività outdoor programmate dal Parco, anche quelle per il giorno dopo. E’ lui a chiamare sul palco quei rappresentanti delle varie associazioni che devono firmare le varie convenzioni con il Parco stesso, cerimonia che ci fa capire quanto lungo sia stato il cammino per arrivare a questi accordi.

Tra gli altri il Presidente Vicario del Parco, Claudio d’Emilio e il Presidente del Collegio Regionale Guide Alpine d’Abruzzo, Davide di Giosaffatte, firmano il Protocollo di Intesa tra Parco Nazionale della Majella e Collegio Regionale Guide Alpine Abruzzo. Di Giosaffatte relaziona sul tema del frequentare la montagna in sicurezza con la competenza e la professionalità delle Guide Alpine.

Luciano Pellegrini. Foto: Francesco Mattaioli.

Antonio Nicoletti, Responsabile Nazionale di Legambiente per le Aree Protette, illustra il progetto Turismo Attivo & Sostenibile. La Regione Abruzzo ha affidato infatti a Legambiente la realizzazione del Marchio e del Disciplinare per questo progetto, prima sperimentazione e azione pilota sull’Abruzzo, replicabile ed estensibile in altre regioni in Italia ed in Europa.

Inframmezzati a queste brevi relazioni ci sono anche due momenti dedicati al ricordo di chi ha contribuito con la propria opera e la propria idea a far nascere e crescere l’idea di un’area protetta per i massicci della Majella e del Morrone.

Majella, L’Altra Neve, 23 febbraio 2019. Roberta Mancinelli e Alessandro Gogna. Foto: Luciano Pellegrini.

Il primo è Paolo Barrasso, biologo del Corpo Forestale dello Stato, poeta, tragicamente scomparso nel 1991 sulla montagna del Morrone, figura importante e centrale del processo che ha portato alla costituzione del Parco Nazionale della Majella ed alla salvaguardia del suo straordinario patrimonio di biodiversità faunistica. Paolo Barrasso curava in particolare i progetti scientifici delle Riserve naturali della Maiella. Grazie al suo impegno nacque, proprio a Caramanico, il Centro visitatori della Valle dell’Orfento, che oggi porta il suo nome, una perfetta sintesi delle emergenze naturalistiche e archeologiche dell’intera Majella, diventata tappa obbligata per i tanti turisti e studiosi che ogni giorno visitano questo territorio. A lui, il Parco ha voluto dedicare la lettura di alcune sue poesie, a testimonianza della straordinaria sensibilità dell’uomo, prima che del biologo e ricercatore. Ed è il giovane Lorenzo Cipollone, allievo dell’Accademia di Doppiaggio di Pescara, a leggerci con bravura Fratello lupo e E non lo sapevo.

La seconda figura è quella di Lelio Porreca che negli anni ‘70, da Presidente della Pro Loco di Torricella Peligna, si batté per salvare la Majella da progetti di speculazione edilizia. Indro Montanelli aveva dato risalto alle battaglie di Porreca in un articolo pubblicato su Il Giornale dal titolo I pastori della Majella. Carlo Iacovella, del Club Alpino Italiano – Tutela Ambiente Montano, ricorda l’amico Porreca. Scopriamo che anche lui era poeta, e tocca ancora a Cipollone leggerci tre sue bellissime poesie.

Gola dell’Orfento

Dopo l’intermezzo musicale del Coro degli Alpini di Montenerodomo (CH) Voci della Majella, è la volta di Marco Carafa, tecnico del Parco Nazionale della Majella, che ci relaziona sui problemi di tutela della fauna selvatica nel periodo invernale e la coesistenza con gli sport invernali. Paola di Martino invece, anche lei operatore del Parco, sviluppa il tema dedicato all’importanza della formazione, informazione ed interpretazione ambientale, curata dagli Operatori del Parco, ovvero da coloro che giornalmente accolgono visitatori e turisti presso i Centri Visita, i Musei, le aree faunistiche.

Sono le 19.45 quando la Mancinelli mi chiama sul palco, chiamandomi la “star” della serata. Data la prevista mezz’oretta di chiacchiere, a noi due vengono fornite anche due confortevoli sedie…

Gola dell’Orfento

Non ho l’impressione che la numerosa platea sia stanca e particolarmente vogliosa di mangiare e bere, così affronto questo mio dovere con particolare serenità. L’intervista non è per nulla concordata, ma con Roberta mi trovo a mio agio e nel rispondere alle sue centrate domande trovo modo di ribadire quelle considerazioni che da qualche tempo ritengo importanti nella gestione di un ambiente naturale e nella frequentazione di ambienti innevati. Parto dalla ricerca della felicità, che è cosa ben diversa dalla soddisfazione, mi avventuro in una filippica sulla mia contrarietà all’uso della parola “fruizione” e dei suoi derivati, denunciandone la passività insita nel suo significato, contraria a quell’attività che invece caratterizza l’azione outdoor. Parlo di libertà, di sicurezza, di responsabilità, di pericolo, di recupero delle nostre funzioni istintuali. Parlo della tecnologia che, nell’illusione di dotarci di armi fantastiche, in realtà moltiplica le nostre incapacità e le nostre insicurezze in terreno aperto. Parlo di amore e di paura che caratterizzano il vero rispetto, la vera ricerca della felicità e in definitiva della libertà. Parlo insomma di quelle cose che i lettori di questo GognaBlog hanno ben familiari.

Ciò che segue è un bel buffet organizzato dal ristorante La Noce, apprezzato da tutti senza riserve. Con i miei colleghi guida, Davide di Giosaffatte e Agostino Cittadini, appoggiamo i piatti di plastica e il bicchiere di vino sull’orlo del pozzo situato al centro del chiostro. Più freddo che in sala, ma molto più comodo… E’ opinione di tutti che il convegno sia stato pieno d’interesse, in alcuni momenti anche emozionante. Tutti dicono “bravi” agli organizzatori. Intanto noi tre, con un giornalista di Repubblica, originario di Torino, discutiamo nientemeno che sull’opportunità di istituire un “patentino” per chi vuole andare in montagna. Lui ne è convinto, noi tre guide siamo convinti del contrario, ma non si arriva ad alcuna conclusione: tutto rimandato ad un apposito convegno!

Gola dell’Orfento

Nella notte Guya ed io sopravviviamo al calore grazie alle finestre spalancate, pure quella del bagno per fare corrente. Il mattino si presenta sempre grigio e rigido, Maurizio, Luciano e Marco sono in partenza con i loro gruppetti per le previste gite di scialpinismo e ciaspolate. Assieme a Luciano decido che nell’attesa di ripartire andremo a fare una visita alla parte bassa della Gola dell’Orfento, un posto magnifico di cui non sospettavo neppure l’esistenza: acqua trasparente che scorre nel verde e tra le rocce, con sei (o forse otto) ponti di legno e tra sciabolate di luce di un sole che dura un attimo. Per terra non è gelato, dunque anche ieri siamo stati sopra lo zero, ma fa davvero freddo: Guya ed io però siamo caldi dentro, anche quando, raggiunto il grande ponte stradale, ci isoliamo nelle stradine del vecchio borgo di Caramanico, inseguiti da qualche cane ed evitati da gatti che ci scappano davanti, fino a concludere con le meravigliose specialità abruzzesi del ristorante La Noce.

L’autista di ieri, Luciano Santone, ci riaccompagna a Pescara: e qual è la nostra sorpresa nello scorgere, dietro una curva della strada, la figura imponente di Alina a cavallo, seguita da uno dei suoi cani! Davanti a loro una pecora stava inerpicandosi sul ciglio della strada, la dovevano inseguire e braccare. Ma lei non ci vede e noi non ci fermiamo.

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Weekend a Caramanico Terme ultima modifica: 2019-03-09T05:38:24+02:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Weekend a Caramanico Terme”

  1. 3
    mmpirrami says:

    a quando una cosa del genere sui Sibillini?

  2. 2
    Luciano pellegrini says:

    E’ COINVOLGENTE IL TUO RACCONTO. NON HAI DIMENTICATO NULLA E LI HAI IDENTIFICATI CON SERIETÀ E PROFESSIONALITÀ’.
    LA TUA BREVE VISITA A QUESTO BORGO, CARAMANICO TERME, CIRCONDATO DALLE MONTAGNE MAIELLA E MORRONE, TI HA OFFERTO ANCHE LA BELLA ESCURSIONE NELLA VALLE DELL’ORFENTO. Farò leggere ad Alina il tuo poetico e genuino racconto, rimarrà certamente contenta. Meno male che l’erba sta nascendo ed i prati sono verdi. Il gregge sta gustando questa provvidenza, abbandonando il fieno secco.  Fra poche settimane Alina inizierà a mungere le capre e le pecore e con il latte farà dei gustosi formaggi: i caprini e la ricotta.  

  3. 1

    Si capisce, piacevolmente, che ogni racconto alla Gogna, è iniziato tanto tempo fa con La Parete. Si ha quel senso del dettaglio che non stufa e delle sensazioni di ogni momento precise e nitide. Forse è uno stile privo di scuole e tecnica (dico così perché mia moglie lavora per una scuola di scrittura) che però è efficace e rassicurante. Un grande comunicatore!
    Punti di vista alla Sergio Leone nei suoi film, dove il più piccolo dettaglio si inserisce alla perfezione in un panorama vastissimo senza fare perdere all’osservatore ogni piano e la sua importanza nel contesto generale.

    E una volta porta la povera Guya a S.Maria Navarrese che vi date una scaldatatina. Ciao a entrambi.

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